Tanya Menon
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Ho iniziato a insegnare agli studenti del corso MBA 17 anni fa. A volte, per caso, a distanza di anni capita che incontri i miei studenti e quando ciò accade, succede una cosa divertente. Non ricordo solo i loro visi; mi ricordo anche il posto esatto in cui si sedevano in classe. E ricordo anche vicino a chi erano seduti. Questo non perché io abbia particolari superpoteri mnemonici. La ragione per cui li ricordo è perché gli studenti sono soggetti abitudinari. Si siedono vicino ai loro amici preferiti e ai loro posti preferiti. [Rete Sociale] Trovano amici simili a loro, e rimangono con loro per tutto l'anno.

Così facendo, i miei studenti rischiano di lasciare l'università conoscendo solo poche persone esattamente uguali a loro. Perderanno così l'opportunità di avere una rete variegata e internazionale. Com'è possibile che ciò accada? Si tratta di persone di larghe vedute. Si iscrivono alle business school proprio per crearsi dei network eccellenti.

Tutti restringiamo la nostra sfera sociale nella vita, a scuola, nel lavoro, vi invito perciò a riflettere su ciò che vi chiederò. Quanti di voi sono venuti a vedere questo talk insieme a un amico? Vi chiedo di guardare un attimo questo vostro amico. È della vostra stessa nazionalità? Stesso sesso? Stessa etnia? Guardatelo con più attenzione. In qualche modo, non assomiglia voi?

(Risate)

I palestrati stanno insieme, le persone con lo stesso taglio di capelli e le camicie a quadretti.

Tutti lo facciamo. Continuiamo a farlo e in realtà, non c'è nulla di sbagliato. Stare con persone simili a noi ci fa sentire a nostro agio. Il problema è quando ci troviamo sull'orlo di un precipizio, vero? Quando siamo nei guai, in cerca di nuove idee quando ci serve un nuovo lavoro o nuove risorse... è allora che paghiamo lo scotto di vivere in una cerchia ristretta.

Mark Granovetter, il sociologo, scrisse un famoso saggio "La forza dei legami deboli" in cui chiedeva a un gruppo di persone come avevano trovato lavoro. Apprese così che la maggior parte delle persone non trova lavoro tramite i legami più forti, come il padre, la madre o il partner, bensì tramite legami deboli, grazie, cioè, a persone appena incontrate. Pensate un attimo a quali sono i problemi dei legami forti, prendiamo, ad esempio, al vostro partner. La rete di conoscenze è ridondante. Entrambi conoscete le stesse persone. O almeno così si spera. No? I vostri legami deboli, gente appena incontrata, sono il vostro biglietto per viaggiare verso un nuovo universo sociale.

Disponiamo di fantastici biglietti per viaggiare verso questi universi ma non ne facciamo buon uso. A volte preferiamo restare troppo vicini a casa. Oggi vorrei parlarvi proprio di questo: quali sono le abitudini che tengono gli esseri umani così vicini a casa e come sia possibile trovare maggiore motivazione per viaggiare, invece, nel nostro universo sociale

Diamo un'occhiata alla prima strategia. La prima strategia prevede un uso imperfetto dei motori di ricerca sociale. Quando parlo di motore di ricerca sociale intendo il nostro modo di trovare e di filtrare le nostre amicizie. Mi sento sempre dire, ad esempio, "Voglio trovare fortuna nella mia rete. Voglio trovare un nuovo lavoro. Una grande opportunità." Rispondo dicendo. "È una cosa molto difficile, perché le vostre reti sono sostanzialmente prevedibili." Provate a fare una mappa del vostro solito percorso quotidiano; probabilmente scoprirete che partite da casa, per andare a scuola o al lavoro, forse salite per la stessa scala oppure con l'ascensore, andate al bagno - sempre lo stesso bagno - usando sempre la stessa postazione, per finire poi in palestra, e infine tornare a casa. Come le fermate di un treno. Piuttosto prevedibile. Funziona, certo, ma il problema è che incontrate sempre le stesse persone. Provate a rendere la vostra rete leggermente più inefficiente. Provate ad andare al bagno di un piano diverso. Incontrerete una rete di persone completamente nuova.

Così facendo, in realtà, stiamo creando dei filtri. E lo facciamo in modo automatico. Nell'istante in cui incontriamo qualcuno, quando lo guardiamo, ciò che vediamo inizialmente è, "Sei interessante." "Non sei interessante." "Sei rilevante." Lo facciamo in automatico. Non possiamo evitarlo. Vorrei incoraggiarvi invece a combattere i vostri filtri. Vorrei che vi guardaste intorno in questa stanza, identificando la persona per voi meno interessante, per poi entrare in contatto con lei durante la prossima pausa caffè. Ma vorrei che vi spingeste anche oltre. Potreste cercare la persona che vi sembra più irritante cercando poi una connessione.

Con questo esercizio vi state costringendo a vedere ciò che non volete vedere, a entrare in contatto con chi non desiderate contattare, per ampliare il vostro universo sociale. Per ampliare davvero questo universo, la cosa da fare è andare contro il nostro personale senso di scelta. Dobbiamo combattere le nostre scelte. I miei studenti detestano farlo quindi che faccio? Non li faccio sedere ai loro posti preferiti. Li faccio cambiare di posto uno a uno. Li obbligo a lavorare con persone diverse in modo da creare più incontri casuali nel network in cui le persone riescono a connettersi l'un l'altra. All'università di Harvard abbiamo studiato proprio questo tipo di intervento. Osservando come si formano i gruppi negli alloggi a Harvard, nessuno sceglie i propri compagni dai gruppi delle matricole, ad esempio. Sono tutti di razzie ed etnie diverse e forse all'inizio non ci si sente a proprio agio con loro ma stranamente, dopo un anno trascorso con questi studenti il disagio iniziale viene superato. Si riesce a trovare cose in comune a un livello più profondo.

La lezione qui non è soltanto "invita qualcuno a prendere un caffè." È un po' più sottile. Ed è "vai nella stanza del caffè." I ricercatori parlano di hub sociali la particolarità di un hub sociale, è che non si può scegliere; non si può prevedere chi si incontrerà in quel luogo. Negli hub sociali si verifica un interessante paradosso, vale a dire che per ottenere la casualità è necessario pianificarla in qualche mdo. In una delle università in cui ho lavorato, c'era un reparto corrispondenza ad ogni piano. Quindi, le uniche persone che potevano incontrarsi erano quelle che lavoravano su quel piano, e che si sarebbero incontrate comunque. In un'altra università dove ho lavorato, c'era un unico reparto corrispondenza quindi tutte le facoltà presenti in quell'edificio si sarebbero potute incontrare in quel polo sociale. Un semplice cambiamento nella pianificazione, comportò una grande differenza nel movimento delle persone e negli incontri casuali all'interno della rete.

A questo punto vi chiedo: cosa fate per uscire dagli schemi delle vostre abitudini sociali? In quali luoghi scegliete di ritrovarvi per ricevere queste iniezioni di imprevedibile diversità? I miei studenti riportano degli ottimi esempi. Mi raccontano di partite di basket organizzate allo scopo di rimorchiare, o il mio esempio preferito, di quando portano i cani al parco. Dicono sia perfino meglio dell'online dating.

La cosa più importante su cui vorrei rifletteste è che dobbiamo combattere i nostri filtri. Dobbiamo renderci un po' più inefficienti, creando così un motore di ricerca sociale più impreciso creando quella casualità, quella fortuna che amplierà i nostri viaggi all'interno del nostro universo sociale.

Ma, in effetti, c'è dell'altro. A volte compriamo biglietti di seconda classe per viaggiare in questo universo. Ci manca il coraggio quando entriamo in contatto con gli altri. Vi faccio un esempio. Qualche tempo fa, ebbi un anno molto movimentato. Quell'anno, persi un lavoro, riuscii a trovare il lavoro dei miei sogni oltreoceano, e accettai. Il mese successivo ebbi un bambino mi ammalai gravemente

e persi il lavoro dei miei sogni. Era accaduto tutto in poche settimane: avevo perso la mia identità di membro della facoltà, assumendo invece la nuova, e molto stressante, identità di mamma. E ricevevo anche tanti consigli. Quello che più detestavo era "Devi formare una rete di contatti con tutti". Quando la tua psiche sta crollando la cosa più difficile da fare è provare a stabilire dei contatti e costruire la tua vita sociale.

Abbiamo studiato proprio questa idea, su larga scala, osservando il comportamento di persone di alto e basso livello socioeconomico in due tipi di situazioni. Prima, li abbiamo osservati in una condizione di base, quando erano abbastanza agiati. Abbiamo scoperto che la persone di profilo socioeconomico più basso quando erano in situazione agiata, si relazionavano con più persone. Pensavano a più persone. Erano anche meno limitati nei loro contatti sociali. Pensavano a vari tipi di persone rispetto al gruppo di status più elevato. Poi, abbiamo chiesto loro di immaginare di perdere il lavoro. Li abbiamo intimiditi. Dopo averci pensato, abbiamo visto che generavano reti completamente differenti. Le persone di status inferiore si chiudevano in se stesse. Pensavano a meno persone. Pensavano a persone meno diverse. Le persone di status più elevato pensavano a più persone, a una rete più vasta, si predisponevano in modo da riprendersi da quel contrattempo.

Cerchiamo di considerare cosa ciò significhi, in realtà. Immaginate di di aver perso improvvisamente tutte le amicizie della vostra rete ad eccezione di vostra madre, vostro padre e il vostro cane.

(Risate)

Questo è ciò che facciamo, in sostanza, nei momenti in cui abbiamo più bisogno della nostra rete. Pensateci... questo è ciò che facciamo, lo facciamo a noi stessi. Riduciamo mentalmente le nostre reti quando siamo molestati, bullizzati, quando siamo di fronte alla minaccia di perdere il lavoro, quando ci sentiamo giù e deboli, tendiamo a chiuderci, a isolarci, creando un angolo cieco, dove non possiamo vedere le nostre risorse. Non vediamo i nostri alleati, non vediamo le opportunità.

Come possiamo fare a superarlo? Ci sono due semplici strategie. Una consiste nel guardare la lista dei propri amici su Facebook e su Linkedin per ricordare a se stessi che esistono altre persone oltre a quelle che ci vengono in mente automaticamente. Nella nostra ricerca, inoltre, abbiamo anche tenuto conto dello studio di Claude Steele sull'auto affermazione: pensando semplicemente ai propri valori, facendo rete da un punto di forza. Leigh Thompson, Hoon-Seok Choi e io siamo riusciti a scoprire che chi si era autoaffermato prima era capace di seguire i consigli altrui, che avrebbe altrimenti avvertito come una minaccia.

Infine, ecco un ultimo esercizio da fare. Controllate la vostra casella di posta elettronica e vedete quando è stata l'ultima volta che avete chiesto un favore a qualcuno. Osservate il tipo di linguaggio usato. Avete detto cose tipo: "Oh, sei un'immensa risorsa" oppure "ti devo un favore" "sono obbligato nei tuoi confronti". Tutte queste espressioni rappresentano una metafora. Si tratta di una metafora di tipo economico, che allude a un bilancio, alla contabilità, è di natura commerciale. Pensare alle relazioni in termini commerciali, è estremamente spiacevole per noi in quanto essere umani. Dobbiamo pensare alle relazioni umane e a entrare in contatto con gli altri in maniera più umana.

Ecco un'idea su come farlo. Considerate parole come "per favore", "grazie", "prego" in altre lingue. Osservatene la traduzione letterale. Ognuna di queste parole ci aiuta a imporci sugli altri nelle nostre reti sociali. E così, la parola "grazie", se la guardate in spagnolo, italiano, francese, "Gracias", "Grazie", "Merci" in francese. Suona come "Grazia" e "Misericordia" Sono parole divine. Non c'è nulla di economico o commerciale in queste parole. "You're welcome", "sei benvenuto" in inglese è interessante. Il grande teorico della persuasione Robert Cialdini dice che dobbiamo farci restituire i favori. Dobbiamo cioè enfatizzare un po' di più la natura commerciale. Spiega: "Non dobbiamo dire 'prego'. Diciamo invece: "So che avresti fatto lo stesso per me". Ma talvolta può essere d'aiuto non pensare in modo commerciale eliminare la natura commerciale, renderla un po' più invisibile. Infatti, se considerate la lingua cinese, la parola "bú kè qì", "prego" in cinese, significa "Non essere formale, siamo in famiglia. Non c'è bisogno di formalità" E "kembali" in indonesiano significa "torna da me". Quando dici "prego" la prossima volta, pensa a come potresti eliminare la natura commerciale e rafforzare invece il nodo sociale. Forse "È bello collaborare," o, "A questo servono gli amici."

Pensate a come considerate il biglietto che possedete per viaggiare nel vostro universo sociale. Ecco una metafora. Una metafora comune: "La vita è un viaggio". Giusto? È una corsa in treno, tu sei un passeggero del treno, ci sono alcune persone con te. Alcune persone salgono sul treno, alcune stanno con te, alcune scendono alle fermate, e altre possono entrare. Amo questa metafora, è molto bella. Ma vorrei che ne consideraste un'altra. Questa metafora è passiva, ci vede passeggeri del treno ed è piuttosto lineare. Siete diretti verso una certa destinazione. Perché invece non pensate a voi stessi come atomi, che collidono con altri atomi, scambiando forse energia, creando qualche legame, creando forse qualcosa di nuovo nei vostri viaggi attraverso l'universo sociale.

Grazie mille. E spero di incontrarvi ancora.

(Applausi)