Uri Hasson
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Immaginate di aver inventato un dispositivo che registri i miei ricordi, i miei sogni, le mie idee, e li trasmetta al vostro cervello. Sarebbe una tecnologia rivoluzionaria, no? In realtà questi dispositivi ce li abbiamo già, e sono il sistema della comunicazione umana e la narrazione efficace. Per capire come funzionano, dobbiamo analizzare il nostro cervello, e formulare la domanda in modo diverso.

Dobbiamo chiederci come le oscillazioni neurali del mio cervello, associate ai miei ricordi e alle mie idee, vengono trasmesse al vostro cervello. Pensiamo ci siano due fattori che ci permettono di comunicare. Il primo è l'associazione fisica del vostro cervello all'onda sonora che gli sto trasmettendo. Il secondo è lo sviluppo di un protocollo neurale comune che ha reso possibile la comunicazione.

Come facciamo a saperlo? Nel mio laboratorio a Princeton, con la risonanza magnetica esaminiamo i cervelli dei candidati mentre raccontano o ascoltano storie realmente accadute.

Per darvi un'idea dello stimolo che diamo loro, vi faccio ascoltare 20 secondi di una storia che abbiamo usato, raccontata da un narratore molto bravo, Jim O'Grady.

(Audio) "Ho sfornato la mia storia e so che è buona, poi ho cominciato a migliorarla,

(Risate)

aggiungendo un elemento decorativo. I giornalisti lo chiamano "inventare cazzate"

(Risate)

E raccomandano di non superare quel confine. Ma io avevo appena visto superare il confine tra un preside autorevole e una torta in faccia. E forse mi è piaciuto."

Ok, ora esaminiamo il vostro cervello e vediamo cosa succede quando ascoltate queste storie. Partiamo da un solo ascoltatore e una sola area cerebrale: la corteccia uditiva che elabora i suoni provenienti dall'orecchio. Come potete vedere, in quest'area cerebrale, le risposte allo stimolo vanno su e giù, al proseguimento della storia. Se prendiamo queste risposte e le confrontiamo con quelle di altri ascoltatori nella stessa area cerebrale, possiamo chiederci: Quanto si somigliano le risposte tra tutti gli ascoltatori?

Qui abbiamo cinque ascoltatori. Abbiamo analizzato i loro cervelli prima dell'inizio della storia, mentre sono sdraiati al buio e aspettano che la storia inizi. Come potete vedere, in ognuno di loro, l'area cerebrale va su e giù, ma le risposte sono molto diverse, e non sono sincronizzate. Tuttavia, appena la storia comincia, succede qualcosa di incredibile.

(Audio) "Ho sfornato la mia storia e so che è buona, poi ho cominciato a..."

Notate anche voi che, immediatamente, le risposte di tutti i soggetti aderiscono alla storia, e vanno su e giù in modo molto simile in tutti gli ascoltatori. Questo è esattamente ciò che sta succedendo nel vostro cervello, mentre ascoltate la mia voce. Questo effetto si chiama "sincronizzazione neurale". Ma per spiegarvi cos'è, devo prima parlarvi di sincronizzazione fisica.

Osserviamo cinque metronomi. Pensate a questi cinque metronomi come cinque cervelli. Proprio come gli ascoltatori prima dell'inizio della storia, questi metronomi si muoveranno, ma si muoveranno fuori sincrono.

(Clic)

Ora guardate cosa succede se li mettiamo in relazione posizionandoli su questi due cilindri.

(Clic)

I due cilindri cominciano a ruotare. La vibrazione della rotazione si propaga attraverso il legno e sincronizza il movimento di tutti i metronomi. Ascoltate il suono.

(Clic sincronizzato)

Ecco cos'è la sincronizzazione fisica. Ma torniamo al cervello umano, e chiediamoci: Cosa provoca questa sincronizzazione neurale? Sono forse i suoni che l'oratore genera? O sono le parole? O magari è il significato che si cerca di esprimere parlando?

Per saperlo, abbiamo fatto il seguente esperimento. Per prima cosa, abbiamo riprodotto la storia al contrario. Così facendo, molte delle caratteristiche uditive originali sono rimaste intatte, ma non c'era più un senso. Suona più o meno così.

(Audio) JO: (Incomprensibile)

Abbiamo evidenziato con dei colori nei due emisferi le aree cerebrali simili nelle loro risposte tra la gente. Come potete vedere, il suono emesso ha indotto i cervelli all'allineamento o sincronizzazione nella corteccia uditiva che elabora i suoni, ma non è andato oltre.

Ora, invece, prendiamo questi suoni e formiamoci delle parole. Mescolando le parole di Jim O'Grady, si ha una lista di parole.

(Audio) JO:.. un animale... svariati fatti... e proprio... uomo torta... potenzialmente... le mie storie".

Notiamo che le parole inducono all'allineamento solo le aree del linguaggio di base. Prendiamo ora le parole e formiamoci delle frasi.

(Audio): E raccomandano di non superare quel confine. Lui mi dice: "Caro Jim, la storia funziona, bei dettagli. Lei è venuta a saperlo da me?"

Potete vedere che le risposte in tutte le aree linguistiche che elaborano la lingua emessa, sono ora allineate o simili in tutti gli ascoltatori. Ma solo quando usiamo l'intera storia le risposte si espandono nel cervello nelle aree di ordine superiore, che comprendono la corteccia frontale e la corteccia parietale, rendendo così le loro risposte tutte simili tra loro. Noi crediamo che queste risposte nelle aree di ordine superiore diventino simili tra gli ascoltatori per il significato delle parole dell'oratore, e non per le parole o per il loro suono. Se la nostra teoria è fondata, ciò vorrebbe dire che se vi parlassi delle stesse idee con parole diverse, le risposte del vostro cervello continueranno ad essere simili.

Per provarlo, abbiamo condotto questo esperimento in laboratorio: La storia, raccontata in inglese, è stata tradotta in russo. Otteniamo, così, due diversi suoni e sistemi linguistici che esprimono lo stesso significato. Dopo aver fatto ascoltare agli inglesi la storia in inglese e ai russi la storia in russo, ne confrontiamo le risposte. Al che, abbiamo notato che le risposte non erano simili nella corteccia uditiva del linguaggio, perché le lingue e i rispettivi suoni sono diversi. Tuttavia, le risposte nelle aree di ordine superiore continuavano ad essere simili tra i due gruppi. La storia, infatti, è stata percepita quasi nello stesso modo, come abbiamo avuto modo di verificare tramite un test, ad esperimento concluso.

Riteniamo che questo allineamento sia essenziale per la comunicazione. Per fare un esempio, come avrete già capito, non sono un madrelingua inglese. La mia lingua madre è un'altra, come forse anche per molti di voi. Ma riusciamo ugualmente a comunicare. Come mai? Forse è perché facciamo uso di questo codice comune che ci trasmette il senso.

Fino ad ora, ho parlato di ciò che succede nel cervello di chi ascolta, nel vostro cervello, mentre ascoltate discorsi. Ma cosa accade nel cervello di chi parla, nel mio cervello, mentre parlo con voi? Per esaminare il cervello di chi parla, abbiamo chiesto all'oratore di sottoporsi alla risonanza, per poterne analizzare il cervello, e per poi confrontarne le risposte con quelle dei cervelli degli ascoltatori mentre ascoltano la storia. Dovete ricordare che la produzione e la comprensione orale sono processi molto diversi. La domanda è: "Fino a che punto sono simili? Inaspettatamente, abbiamo scoperto che il complesso andamento del cervello degli ascoltatori, proviene, in realtà, dal cervello di chi parla. Quindi, produzione e comprensione orale prevedono processi molto simili. Inoltre, abbiamo scoperto che più marcata è la somiglianza tra il cervello di chi ascolta e quello di chi parla, migliore è la comunicazione. Perciò, se in questo momento non riuscite a capirci più nulla, e spero non sia questo il caso, le vostre risposte cerebrali sono diverse dalle mie. Se, invece, riuscite a seguirmi, vorrà dire che il tuo cervello, il tuo, e anche il tuo sono molto simili al mio.

Ora, raccogliamo tutte queste informazioni e chiediamoci: "Come possiamo usarle per trasmettere un mio ricordo dal mio cervello ai vostri?" Così abbiamo fatto un nuovo esperimento: Alcune persone hanno guardato per la prima volta un episodio della serie BBC "Sherlock", mentre ne esaminavamo il cervello. Poi abbiamo chiesto loro di ritornare nello scanner, e raccontare l'episodio ad un altro che non aveva mai visto la serie. Andiamo più nel dettaglio: pensate a questa scena, in cui Sherlock, a Londra, sale sul taxi guidato proprio dall'assassino che sta cercando.

Da spettatore, nel mio cervello si creano specifici schemi cerebrali, vedendo l'episodio. E riesco a riprodurre lo stesso schema nel mio cervello, se pronuncio le parole: Sherlock, Londra, assassino. Nel momento in cui trasmetto queste parole al vostro cervello, voi le riproducete nella vostra mente. Questo schema, infatti, sta emergendo adesso nei vostri cervelli. Ci siamo molto stupiti nel vedere che lo schema presente nel vostro cervello mentre vi descrivo queste scene, è molto simile al mio mentre guardavo la puntata qualche mese fa, nello scanner. Questo inizia a farvi capire il meccanismo con cui raccontiamo storie e trasmettiamo informazioni. Per esempio, ora state cercando di ascoltarmi e di capire quello che dico. Perché so che non è facile. Ma spero che a un certo punto siate giunti a comprendermi. E credo che tra poche ore, pochi giorni o pochi mesi, incontrerete qualcuno ad una festa, e gli racconterete di questa conferenza, e improvvisamente sarà come se fosse qui con noi, adesso. Adesso sapete come riusciamo ad usare questo meccanismo per cercare di trasmettere ricordi e informazioni alle persone, ed è meraviglioso, no?

Ma la nostra capacità di comunicare dipende dalla possibilità di avere una base comune. Per esempio, infatti, se usassi il sinonimo inglese "carrozza da trasporto" al posto di "taxi", so che la maggior parte di voi non mi capirebbe. La comprensione non dipende solo dalla capacità di capire il concetto principale, ma anche dalla nostra abilità nel creare una base comune per il dialogo e un insieme di valori condivisi. Perché si sa che molte volte le persone recepiscono la stessa storia in modi molto diversi.

Per verificarlo in laboratorio, abbiamo condotto questo esperimento: Abbiamo scelto una storia di J.D. Salinger, in cui un uomo perde le tracce della moglie nel bel mezzo di una festa. Così chiama il suo miglior amico, chiedendogli: "Hai visto mia moglie?". A metà delle persone abbiamo detto che la moglie aveva una relazione con il miglior amico. All'altra metà, invece, abbiamo detto che la moglie era fedele e il marito molto geloso. Una tale premessa alla storia ha fatto sì che le risposte cerebrali di chi aveva creduto all'infedeltà della moglie fossero molto simili nelle aree di ordine superiore e diverse da quelle dell'altro gruppo. Se è sufficiente una frase a rendere il vostro cervello simile a quello di chi la pensa come voi, e molto diverso da chi, invece, la pensa diversamente da voi, pensate a quanto sarà amplificato questo effetto nella vita reale, quando tutti ascoltiamo la stessa identica notizia, dopo aver dato retta per giorni e giorni ai più disparati canali d'informazione, come Fox News o il The New York Times, che ci offrono prospettive molto diverse sulla realtà.

Dunque, per fare il punto, se tutto è andato come previsto stasera, ho usato la mia capacità di dare voce a un suono per associarlo al vostro cervello. Ho usato quest'associazione, per trasmettere i miei schemi mentali, connessi ai ricordi e alle idee, al vostro cervello. Così facendo, inizio a svelarvi il meccanismo neurale nascosto con cui comunichiamo. Sappiamo che in futuro ciò ci permetterà di migliorare e facilitare la comunicazione. Ma questi studi rivelano anche che la comunicazione necessita di una base comune. Dovremmo seriamente preoccuparci, come società, se perdessimo questa base comune e l'abilità di parlare con le persone anche leggermente diverse da noi, perché permettiamo a pochi media molto influenti di prendere il controllo, e di manipolare e padroneggiare il nostro modo di pensare. Io non so come rimediare, perché sono solo uno scienziato. Ma, forse, un modo per farlo è di tornare al metodo di comunicazione più naturale, il dialogo, in cui non sono solo io a parlare con voi, ma la comunicazione è più naturale, perché parlo e ascolto, e insieme cerchiamo di giungere ad una base comune ed a nuove idee. Dopotutto, la gente a cui ci associamo definisce chi siamo. Ed il desiderio di associarci a un altro cervello è una caratteristica basilare che inizia fin dai primi anni di vita.

Permettetemi di concludere con un estratto della mia vita privata, che credo mostri perfettamente come il legarsi ad altre persone definirà davvero chi siamo.

Questo è mio figlio Jonathan da piccolo. Guardate come ha sviluppato un gioco vocale con mia moglie, solo per il desiderio e la pura gioia di associarsi ad un'altra persona.

(Vocalizzi)

(Risate)

Ora, immaginate come la capacità di mio figlio di associarsi a noi e ad altre persone nella sua vita darà forma alla sua personalità in futuro. E pensate a quanto cambiate voi quotidianamente, con l'interazione e l'associazione ad altre persone nella vostra vita.

Perciò continuate a legarvi agli altri. e a diffondere le vostre idee, perché la somma di tutti noi insieme, è maggiore delle singole parti.

Grazie.

(Applausi)