Stewart Brand
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Considerato quello che sto per dire, devo far valere le mie credenziali da ambientalista. Quando ero piccolo, ho fatto il giuramento, come statunitense, di salvare e difendere dalla rovina le risorse naturali del mio paese. La sua aria, il suolo ed i minerali, le sue foreste, l'acqua e gli animali. Ho mantenuto quel giuramento. A Stanford mi sono laureato in ecologia ed evoluzione. Nel 1968 ho pubblicato il Whole Earth Catalog. Sono stato "Mister Ambientalismo" per un po'.

Poi ho lavorato con Jerry Brown [Governatore della California dal 1975 al 1983]. L'amministrazione Brown, ed un gruppo di miei amici, in pratica hanno stabilizzato l'efficienza energetica della California. Infatti è ancora la stessa 30 anni dopo, anche se l'economia è cresciuta dell'80% pro capite. Emettiamo anche meno gas serra di ogni altro stato. La California in questo è in pratica al pari dell'Europa.

Quest'anno, Whole Earth Catalog avrà un supplemento che oggi vi mostro in anteprima: si chiama Whole Earth Discipline. L'evento demografico dominante dei nostri tempi è l'urbanizzazione spaventosamente rapida in atto al momento. Entro la metà del secolo la popolazione sarà all'80% urbana. Per la maggior parte ne sono coinvolti i paesi in via di sviluppo. E' interessante perché la storia è guidata in modo significativo dalle dimensioni delle città. I paesi in via di sviluppo ora ospitano tutte le città più grandi. Stanno cambiando tre volte più velocemente di quelle dei paesi sviluppati, diventando nove volte più grandi. La differenza è qualitativa. Le città sono i motori della storia, e lo vediamo osservandola.

Mille anni fa il mondo aveva questo aspetto. Ora abbiamo una distribuzione di potere urbano simile a quella di mille anni fa. In altre parole la crescita dell'ovest, per quanto imponente, è finita. I numeri complessivi sono assolutamente stupefacenti. 1,3 milioni di persone alla settimana si trasferiscono in città, un decennio dopo l'altro. Che sta succedendo in realtà? Beh, sta succedendo che i villaggi in tutto il mondo si svuotano. L'agricoltura di sussistenza sta scomparendo.

Le persone cercano opportunità nelle città. Ed ecco perché. Una volta avevo una visione molto romantica dei villaggi, ma solo perché non ci avevo mai vissuto. (Risate) Perché è nelle città, - questa è la frenetica baraccopoli di Kibera, vicino Nairobi - è nelle città che c'è azione, c'è opportunità. Le persone vedono un'economia, basata sul denaro, a cui non potevano partecipare quando vivevano nei villaggi.

In questi luoghi ci sono molti stimoli visivi, e tante cose succedono. Sono poveri, ma intensamente urbani... e incredibilmente creativi. I numeri complessivi attuali ci dicono che sono gli abitanti delle baraccopoli, un miliardo di persone, che stanno costruendo il mondo urbano. In pratica stanno costruendo il mondo intero. Personalmente, uno per uno, famiglia per famiglia, gruppo per gruppo, quartiere per quartiere. Cominciano con costruzioni deboli che col tempo migliorano. Creano anche le infrastrutture... beh, all'inizio le rubano. TV via cavo, acqua, tutta la gamma viene rubata. Poi gradualmente torna la legalità.

Non è vero che le baraccopoli minano la prosperità. Le baraccopoli in cui si lavora creano a loro volta prosperità. Una città come Mumbai, composta per metà da baraccopoli, da sola vale 1/6 del PIL dell'India. Il capitale sociale nelle baraccopoli è all'apice dell'urbanizzazione e della densità. Queste persone hanno valore in quanto gruppo. Ecco come funziona.

Ci sono molte persone che pensano a questi poveri in questo modo: "Oh... succedono cose terribili. Dobbiamo sistemare le loro case." Una volta il problema era "Oh... dobbiamo procurargli dei telefoni." Adesso sono loro che ci fanno vedere come usare i telefoni al meglio. Le carestie adesso sono un problema delle campagne. Queste sono le cose di cui si preoccupano. Ecco come possiamo aiutarli. Anche le nazioni dove vivono possono aiutare. Ma si stanno anche aiutando tra loro a risolvere i problemi.

Se andate in un posto affollato come questo quartiere di Mumbai e guardate quella fila sulla destra, potreste chiedervi "OK, che sta succedendo là?" La risposta è "Tutto!" E' meglio di un centro commerciale, molto più affollato e molto più interattivo. Succede su scala impressionante. Il punto è che queste persone non sono schiacciate dalla povertà: sono impegnatissime ad uscire dalla povertà il più in fretta possibile. E si aiutano tra loro. Lo fanno attraverso uno strumento illegale: l'economia informale. L'economia informale è un po' come l'energia oscura in fisica: non dovrebbe esserci, ma è enorme. Non sappiamo ancora come funziona, ma dobbiamo scoprirlo.

In più, le persone all'interno dell'economia informale, l'economia fantasma, per tutto il tempo, vedono il crimine tutto intorno a loro. E potrebbero unirsi al mondo del crimine... oppure potrebbero entrare nel mondo della legalità. Noi dovremmo rendere più facile possibile la scelta di entrare nella legalità. Perché se non lo facciamo, si rivolgeranno al crimine. Ci sono attività di tutti i tipi.

La baraccopoli di Dharavi si occupa non solo di molti servizi per la baraccopoli stessa, ma anche di altri servizi per tutta la città di Mumbai. Uno dei servizi più importanti sono le scuole improvvisate. I genitori raccolgono il denaro necessario ad assumere insegnanti locali presso una piccola scuola privata non ufficiale. Avere un'istruzione è più facile in città. E questo cambia il mondo. Qui vediamo alcune interessanti scene tipicamente urbane.

Ecco una cosa spiaccicata contro un'altra, qui siamo a Sao Paulo. Questo fanno le città. Ecco come creano valore: costringono le cose a stare vicine. In questo caso, l'offerta accanto alla domanda. Le cameriere, i giardinieri e le guardie che vivono nella parte vivace della città sulla sinistra camminano per andare a lavorare nella parte noiosa e ricca.

La vicinanza è incredibile. Non abbiamo ancora visto tutto, in termini di vicinanza. I collegamenti tra città e campagna sono quello che mantiene in salute la campagna. Il fatto è che la città fa alcune cose in modo molto interessate. E' questo che rende le città... (Applausi) E' questo che rende le città dei paesi in via di sviluppo così ecologiche.

Le persone abbandonano la trappola della povertà, quel disastro ecologico che è l'agricoltura di sussistenza, e vanno in città. E non appena se ne sono andati, la natura si riprende gli spazi molto rapidamente. In più, quelli che rimangono nel villaggio possono entrare nell'agricoltura di mercato e mandare il cibo nei nuovi mercati cittadini. Quindi se volete salvare un villaggio gli costruite una buona strada, e gli fornite una rete cellulare affidabile. E magari anche i cavi dell'elettricità.

Il fatto è questo: siamo un pianeta di città. E' una cosa recente. Più della metà del pianeta. I numeri sono considerevoli. Un miliardo di persone vivono nelle baraccopoli e un altro miliardo è previsto. E' più di un sesto dell'umanità a vivere in questa maniera. E questo determinerà il modo di funzionare della società.

Per noi ambientalisti, forse, la cosa più ecologica delle città è che disinnescano la bomba della popolazione. Le persone arrivano in città e immediatamente hanno meno bambini. Non devono neanche arrivare ad essere ricchi. Le opportunità che si presentano fanno in modo che avranno meno bambini, ma "migliori", ed il tasso di natalità si abbassa radicalmente.

Un effetto collaterale molto interessante si vede in questo grafico di Philip Longman. Ci fa vedere cosa sta succedendo. Ci sono sempre più persone anziane, come me, e sempre meno bambini. Le cose sono anche separate geograficamente. Stiamo arrivando ad un mondo nel quale le persone vecchie, in vecchie città, fanno le cose alla vecchia maniera a nord. E persone giovani in città nuovissime inventano, fanno cose nuove, a sud. Dove pensate che sarà tutta l'azione?

Cambiamo argomento. Due parole veloci sul clima. Le notizie sul clima, mi dispiace dirlo, continueranno a peggiorare più di quello che pensiamo, più in fretta di quanto pensiamo Il clima è un sistema profondamente complesso, non lineare, pieno di informazioni positive che spariscono, soglie nascoste e punti di non ritorno irreversibili. Qui ci sono solo alcuni esempi. Continueranno ad esserci sorprese. E praticamente saranno tutte negative.

Dal vostro punto di vista [il discorso è per funzionari del Dipartimento di Stato USA] questo vuol dire molti più rifugiati nel corso dei prossimi decenni. Con tutti gli annessi e connessi, che sono le guerre per le risorse e le guerre civili, come sta succedendo in Darfur. Ecco le conseguenze della siccità. Impoverisce le capacità di trasporto, al punto che non sono più sufficienti all'approvvigionamento delle persone. E qui cominciano i guai.

Ora guardiamo la situazione dell'elettricità. Il livello base di elettricità è quello che serve a mandare avanti una città, o un pianeta pieno di città. Al momento il livello base è fornito da tre sole fonti: carbone (e un po' di gas naturale), nucleare e idroelettrico. Di queste, solo il nucleare e l'idroelettrico sono ecologiche. E' il carbone a causare problemi al clima. Ma tutti continueranno a bruciarlo perché non costa niente, a meno che i governi non lo rendano costoso. L'eolico ed il solare non possono aiutare perché non sappiamo ancora come immagazzinare l'energia prodotta.

Quindi, con l'idroelettrico sfruttato al massimo, o usiamo il carbone e perdiamo il clima, o usiamo il nucleare, che al momento è la fonte con minori emissioni, e forse salviamo il clima. E se un giorno riusciamo ad ottenere energia solare dallo spazio aiuterà anche quello. Ricordiamocelo, è questo che alimenta la prosperità nel mondo in via di sviluppo, nei villaggi e nelle città.

Quindi, tra carbone e nucleare, confrontiamo le loro emissioni di scorie. Se tutta l'elettricità che usate nel corso della vostra vita venisse dal nucleare il totale delle scorie prodotte starebbe comodamente dentro una lattina di CocaCola. Una centrale a carbone invece, una normalissima da 1 GigaWatt, brucia 80 vagoni di carbone al giorno, ognuno pesante 100 tonnellate. Ed emette 18mila tonnellate di anidride carbonica nell'aria. Quindi quando confrontate le emissioni sul lungo periodo delle varie forme di energia, il nucleare è quasi pari al solare ed all'eolico. Ed anche meglio del solare. Oh, scusate... pari all'idroelettrico ed all'eolico, e meglio del solare.

Il nucleare può davvero competere col carbone? Basta chiederlo ai minatori in Australia. Ecco uno degli aspetti di quella fonte, e non ad opera dei miei colleghi ambientalisti, ma mostrato dalle stesse persone che si sentono minacciate dal nucleare. Beh, la buona notizia è che il mondo in via di sviluppo, ma in realtà tutto il mondo, sta costruendo, o cominciando a costruire, reattori nucleari. Questo è positivo per l'atmosfera. E' positivo per la prosperità di quei paesi.

Vorrei sottolineare un punto interessante, cioè che gli ambientalisti amano quelle che vengono chiamate microcentrali. Potrebbero essere, tanto per dire, energia solare ed eolica locale in cogenerazione, o altre combinazioni positive come questa. Ma in realtà i micro reattori che cominciano ad essere sviluppati ora potrebbero funzionare anche meglio.

I russi, che hanno dato il via, stanno costruendo reattori galleggianti nei loro nuovi territori al nord, dove il ghiaccio si sta sciogliendo. E stanno anche vendendo questi reattori galleggianti, solo 35 MegaWatt, ai paesi in via di sviluppo. Qui c'è un progetto della Toshiba di qualche tempo fa. E' interessante prenderne uno da 25 MegaWatt, 25 milioni di watt, e confrontarlo con un reattore standard, uno di quelli Westinghouse o Ariva, da 1,2 - 1,6 miliardi di watt. Questi sono molto più piccoli, molto più adattabili. Qui c'è un progetto americano del Lawrence Livermore Lab. Eccone un altro che viene da Los Alamos, attualmente in commercio.

Praticamente sono tutti non solo piccoli, ma anti proliferazione. Di solito sono collocati sotto terra. E l'innovazione è molto rapida. Penso che i micro reattori saranno molto importanti per il futuro. In termini di proliferazione, l'energia nucleare ha fatto di più di ogni altra attività per smantellare le armi nucleari. Ecco perchè il 10% dell'elettricità in questa stanza... scusate, il 20% dell'elettricità in questa stanza è di origine nucleare. E la metà di esso proviene da testate russe smantellate, che tra poco saranno raggiunte dalle nostre. Mi piacerebbe anche vedere il programma GNEP, sviluppato durante l'amministrazione Bush, avanzare aggressivamente. E ho apprezzato che il presidente Obama abbia parlato in favore delle riserve di combustibile nucleare nel suo intervento della settimana scorsa a Praga.

Un altro argomento. Le coltivazioni geneticamente modificate, secondo il mio parere di biologo, non hanno motivo di essere controverse. I miei colleghi ambientalisti, su questo argomento, sono stati irrazionali, anti scientifici e perfino dannosi. Nonostante gli sforzi degli ambientalisti, gli OMG sono l'innovazione agricola con il successo più rapido che si sia mai visto. Sono positivi per l'ambiente perché permettono al "sod seeding", tecnica che lascia il terreno praticamente intatto, di diventare più salutare di anno in anno, inoltre fa in modo che sempre meno anidride carbonica venga liberata nell'atmosfera. Gli OMG riducono l'uso di pesticidi. Aumentano anche la produttività, il che vuol dire che le aree coltivate possono essere più piccole, lasciando di conseguenza più spazio alla flora selvatica.

Tra l'altro, questa mappa del 2006 non è aggiornata perché mostra l'Africa ancora sotto la pressione di Greenpeace e Friends of the Earth dall'Europa. Finalmente ne stanno uscendo, e le biotecnologie stanno crescendo rapidamente in Africa.

E' una questione morale. Il Nuffield Council sulla Bioetica si è riunito due volte scendendo in dettaglio sull'argomento e ha stabilito che è un imperativo morale rendere gli OMG disponibili il prima possibile. Parlando di imperativi, la geo-ingegneria adesso è un tabù specialmente nei circoli governativi, anche se penso ci sia stato un meeting della DARPA un paio di settimane fa. Ma se ne parlerà molto spesso, magari non quest'anno ma molto presto. Dovremo accettare cose spiacevoli, qui ce ne sono alcune.

In pratica le novità saranno sempre più spaventose. Ci saranno eventi come l'ondata di calore che ha ucciso 35.000 persone qualche tempo fa, o come i cicloni che si avvicinano al Bangladesh. Oppure guerre per l'acqua come nell'area dell'Indo. Mentre queste cose accadono dovremo chiederci "Ok, cosa possiamo fare realmente in questo caso?"

Ma c'è un piccolo problema con la geo-ingegneria: quale organismo ha potere decisionale? Chi realizza i progetti? Quanti se ne realizzano? Dove? Il fatto è che tutti sono a valle, o sottovento a qualunque cosa si faccia. Ma se la dichiariamo completamente tabù potremmo perdere delle civiltà intere. D'altra parte, se diciamo "Ok Cina, voi avete un problema, risolvetelo. Voi fate geo-ingegneria a modo vostro, noi a modo nostro", questo potrebbe essere considerato un atto di guerra da entrambe le nazioni. C'è della diplomazia molto interessante all'orizzonte... La geo-ingegneria in realtà è più pratica di quello che sembra.

Ecco un esempio che piace molto ai climatologi, una delle dozzine di idee di geo-ingegneria possibili ispirata dall'anidride solforosa eruttata dal Monte Pinatubo nel 1991. Ha raffreddato il pianeta di circa mezzo grado. C'era così tanto ghiaccio l'anno successivo che ci fu un incremento notevole di cuccioli di orso polare, che poi vennero chiamati i cuccioli Pinatubo. Immettere anidride solforosa nell'atmosfera costerebbe circa un miliardo di dollari all'anno. Praticamente nulla in confronto a tutte le altre cose che si potrebbero fare in materia energetica.

Un alto progetto: l'idea è aumentare la capacità riflettente delle nuvole sugli oceani atomizzando l'acqua del mare, aumentando così l'albedo di tutto il pianeta. Un'idea interessante, perché potrebbe essere realizzata in tanti modi diversi e in tanti luoghi diversi, sarebbe quella di copiare gli antichi indiani in Amazzonia: creavano ottima terra coltivabile da residui vegetali attraverso pirolisi e combustione latente. Il biochar [carbone vegetale] assorbe grandi quantità di carbonio e contemporaneamente migliora il suolo.

Questo è il punto a cui siamo. Il climatologo Premio Nobel Paul Crutzen chiama la nostra era Anthropocene, "Era dominata dall'uomo." E dobbiamo fare i conti con le responsabilità che ne derivano. Le mie prime parole nel Whole Earth Catalog furono: "Siamo come Dei, sarebbe ora che capissimo come usare i poteri." Le prime parole di Whole Earth Discipline sono: "Siamo come Dei, dobbiamo capire come usare i poteri." Grazie. (Applausi)