Ryan Martin
2,337,270 views • 13:06

Immaginate di ricevere un messaggio da un amico che dice "Non crederai MAI ciò che è appena successo! Sono COSÌ ARRABBIATO!" Così fate il vostro dovere da amici e chiedete i dettagli. E vi raccontano ciò che è appena successo in palestra o al lavoro o all'appuntamento della sera prima. Ascoltate e cercate di capire perché sia così arrabbiato. Magari valutate anche segretamente se dovrebbe essere arrabbiato o no.

(Risate)

E magari gli date anche qualche consiglio. In quel momento, starete essenzialmente facendo ciò che faccio io ogni giorno, perché io studio la rabbia, e come ricercatore, passo gran parte della mia vita professionale — ma chi voglio prendere in giro, anche la mia vita personale — a studiare il motivo per cui la gente si arrabbia. Studio i pensieri che si hanno quando ci si arrabbia, e studio perfino cosa si fa quando si è arrabbiati, che sia fare un rissa o rompere qualcosa, o gridare alla gente su Internet in lettere maiuscole.

(Risate)

E come potete immaginare, quando le persone sanno che studio la rabbia, vogliono parlarmi della loro rabbia, vogliono condividere le loro storie di rabbia. E non perché abbiano bisogno di un terapeuta, anche se a volte è così, è perché la rabbia è davvero universale. La proviamo tutti ed è di facile immedesimazione. L'abbiamo provata sin dai primi momenti di vita, quando non abbiamo ottenuto ciò che volevamo coi capricci, tipo, "Dai, papà, perché non raccogli il sonaglino, lo voglio!" (Risate)

Proviamo rabbia durante l'adolescenza, come mia madre può confermare.

Scusa, mamma. La proviamo fino alla fine. In effetti, la rabbia è stata con noi nei momenti peggiori della nostra vita. È una parte intrinseca e comune del nostro dolore. Ma è stata con noi anche nei momenti migliori della nostra vita, nelle occasioni speciali come i matrimoni e le vacanze spesso rovinati da queste frustrazioni quotidiane — brutto tempo, ritardi — che ci fanno sentire male in quel momento, ma che poi dimentichiamo quando le cose vanno meglio. Parlo molto con la gente della loro rabbia

ed è attraverso queste conversazioni che ho imparato che tanti, tra cui molti di voi qui, vedono la rabbia come un problema. Guardate il modo in cui interferisce nella vostra vita, in cui rovina le relazioni, il modo in cui spaventa. Anche se capisco tutto ciò, vedo la rabbia in maniera diversa, e oggi, voglio dirvi una cosa davvero importante sulla vostra rabbia, ed è questa: la rabbia è una forza potente e salutare nella vostra vita. Provarla è un buon segno. Avete bisogno di sentirla. Ma per capire tutto ciò, dobbiamo tornare indietro

e parlare prima di tutto del motivo per cui ci arrabbiamo. Questo possiamo ritrovarlo nel lavoro del ricercatore della rabbia il Dott. Jerry Deffenbacher, che ne scrisse nel 1996 in un capitolo del libro su come affrontare i problemi di rabbia. Per molti, e scommetto per la maggior parte di voi, è semplicemente così: mi arrabbio quando mi provocano. Lo sentiamo nel linguaggio comune. Dicono cose tipo, "Che rabbia quando la gente guida così piano," o, "Mi sono arrabbiato perché ha lasciato di nuovo il latte fuori." O la mia preferita, "Non ho problemi di rabbia; la gente deve solo smettere di infastidirmi." (Risate)

Per capire meglio questi tipi di provocazione,

chiedo a molte persone, compresi i miei amici, colleghi e famigliari, "Quali sono le cose che ti irritano? Cosa ti fa arrabbiare?" Questo è il momento giusto per menzionare uno dei vantaggi di essere uno studioso della rabbia, ovvero che ho speso più di un decennio a stillare una lista di tutte le cose che irritano i miei colleghi. In caso ne avessi bisogno. (Risate)

Ma le loro risposte sono affascinanti,

perché dicono cose come, "quando la mia squadra perde," "le persone che masticano troppo rumorosamente." È molto comune, a proposito. "La gente che cammina troppo piano," questa è mia. E ovviamente, "le rotonde." Le rotonde. (Risate)

Vi posso dire onestamente, che la rabbia per le rotonde è la peggiore.

(Risate)

A volte le loro risposte non sono affatto insignificanti.

A volte parlano di razzismo, sessismo, bullismo e di disastri ecologici — grandi problemi globali che tutti affrontiamo. Ma a volte, le loro risposte sono molto specifiche, anche stranamente specifiche. "Quella linea umida che si forma sulla maglietta quando ti sporgi sul lavandino di un bagno pubblico." (Risate)

Disgustoso, vero?

(Risate)

O "Le chiavette usb: ci sono solo due modi di inserirle,

quindi perché devo fare sempre tre tentativi?" (Risate)

Che sia importante o meno, generico o specifico,

possiamo vedere questi esempi e tirare fuori degli argomenti comuni. Ci arrabbiamo in situazioni spiacevoli, che sembrano ingiuste, quando i nostri obiettivi vengono boicottati, che si sarebbero potute evitare, e che ci fanno sentire impotenti. Questa è la ricetta della rabbia. Ma potrete anche dire che la rabbia non è l'unica cosa che si prova in queste sensazioni. La rabbia non arriva dal niente. Possiamo essere arrabbiati mentre siamo anche spaventati o tristi, o proviamo un mare di altre emozioni. Ma vi dirò una cosa:

queste provocazioni — non ci fanno arrabbiare. O almeno non da sole, e lo sappiamo, perché se così fosse, ci arrabbieremmo tutti per le stesse cose, ma non è così. Le ragioni per cui mi arrabbio sono diverse dalle vostre, quindi ci deve essere qualcos'altro. Cosa? Sappiamo che ciò che facciamo e proviamo in quel momento conta. La chiamiamo "fase pre-rabbia" — avete fame, siete stanchi, siete ansiosi per qualcosa, siete in ritardo per qualcosa? Quando provate ciò, quelle provocazioni sembrano peggiori. Ma ciò che conta di più non è la provocazione, non è la fase pre-rabbia, bensì questo: è come interpretiamo quella provocazione, è il senso che le diamo nella nostra vita. Quando ci succede qualcosa,

stabiliamo prima di tutto, è una cosa buona o cattiva? È giusto o ingiusto, è biasimevole, è punibile? Questa è la valutazione di base, quando valutiamo l'evento in sé. Decidiamo cosa significa nel contesto delle nostre vite e poi decidiamo quanto è negativo. Questa è la valutazione secondaria. Diciamo, "È la cosa peggiore che mi sia mai capitata, o posso affrontarla?" Ora, per mostrarvelo, voglio che immaginiate di guidare.

E prima di andare avanti, devo dirvi che se fossi un genio del male e volessi creare una situazione che vi facesse arrabbiare, la situazione sarebbe proprio quella della guida. (Risate)

È vero.

State andando da qualche parte in macchina, e succede di tutto — traffico, altri conducenti, cantieri stradali — tutto ciò vi impedisce di arrivare al traguardo. Ci sono tutte queste regole della strada scritte e orali, e quelle regole sono costantemente violate da altre persone, di solito senza conseguenze. E chi viola queste regole? Persone anonime, che non vedrete mai più, rendendole un obiettivo facile per la vostra collera. (Risate)

State guidando, quindi inclini alla rabbia,

e la persona di fronte a voi guida pianissimo. Ed è frustrante perché non sapete il motivo per cui lo stia facendo. Questa è la valutazione di base. Guardando ciò, vi dite che è negativo e biasimevole. Ma magari avete deciso che non è una tragedia. Non andate di fretta, non importa. Questa è la valutazione secondaria, non vi arrabbiate. Ma immaginate di andare a un colloquio di lavoro.

Ciò che sta facendo quella persona non cambia, vero? Quindi neanche la prima valutazione; ancora negativa e biasimevole. Ma la vostra abilità di affrontarla sì. Perché di colpo, sarete in ritardo al colloquio. Di colpo, non avrete il lavoro dei vostri sogni, quello che vi farà guadagnare soldi a bizzeffe. (Risate)

Qualcun altro otterrà quel lavoro

e voi sarete al verde. Sarete poveri. Potete anche fermarvi, svoltare e ritornare dai vostri genitori. (Risate)

Perché?

"A causa di quella persona davanti a me. Non è una persona, è un mostro." (Risate)

E quel mostro è lì per rovinarvi la vita.

(Risate)

Quel processo di pensiero,

si chiama "catastrofizzare", quando ingigantiamo le cose. Ed uno dei primi pensieri che sappiamo essere associati alla rabbia cronica. Ma ce ne sono altri due. Rapporto di attribuzione errata. Le persone arrabbiate danno la colpa a chi non ce l'ha. Non solo alle persone, anche agli oggetti inanimati. E se pensate sia ridicolo, pensate all'ultima volta che avete perso le chiavi e avete detto, "Dove sono finite le chiavi?" Perché sapete che sono andate via da sole. (Risate)

Tendono a generalizzare troppo, usano parole come "sempre",

"mai", "ogni", "succede sempre a me", "non ottengo mai ciò che voglio" o "tutti io li prendo i semafori oggi". Le esigenze: mettono le loro prima di quelle degli altri. "Non mi importa perché stia andando piano, deve accelerare o togliersi, così posso fare il colloquio." E infine, l'etichettatura provocatoria. Gli danno dello stupido, idiota, mostro, e molti altri aggettivi che non posso menzionare durante il mio discorso. (Risate)

Quindi per molto tempo,

gli psicologi hanno fatto riferimento a questi come distorsioni cognitive o credenze irrazionali. E sì, a volte sono irrazionali. Forse anche il più delle volte. Ma talvolta, questi pensieri sono completamente razionali. C'è ingiustizia nel mondo. Ci sono persone egoiste e crudeli, e non va solo BENE essere arrabbiati quando veniamo trattati male, è giustissimo quando lo fanno. Se c'è una cosa che voglio che ricordiate del mio discorso, è questa:

la vostra rabbia esiste in voi come emozione perché si è offerta ai vostri antenati, umani e non, con un vantaggio evolutivo. Come la paura vi avvisa del pericolo, la rabbia vi avvisa dell'ingiustizia. È uno dei modi con cui il cervello vi comunica che ne avete avuto abbastanza. In più, vi dà energia per affrontare quell'ingiustizia. Pensate per un secondo all'ultima volta che vi siete arrabbiati. Il vostro battito cardiaco è accelerato. Il respiro è aumentato, avete cominciato a sudare. Questo è il vostro sistema nervoso simpatico, anche noto come "sistema lotta o fuga", che scalcia per offrirvi l'energia per reagire. E questo è solo ciò che avete notato. Allo stesso tempo, l'apparato digerente rallenta per conservare energia. Ecco perché vi si secca la gola. E i vasi sanguigni si dilatano per portare sangue alle estremità. Ecco perché diventate rossi. Fa tutto parte di questa struttura complessa di esperienze fisiologiche che esiste oggi perché ha aiutato i vostri antenati ad affrontare le crudeli e spietate forze della natura. E il problema è che ciò che i vostri antenati facevano

per affrontare la rabbia, per affrontarla fisicamente, non è più ragionevole o appropriato. Non potete e non dovreste dare un colpo di manganello ogni volta che vi provocano. (Risate)

Ma ecco la buona notizia.

Siete capaci di qualcosa di cui i vostri antenati non umani non erano capaci. Ed è l'abilità di regolare le vostre emozioni. Anche quando volete attaccare, potete fermarvi e trasformare la rabbia in qualcosa di più produttivo. Quindi spesso quando parliamo di rabbia, parliamo di come evitare di arrabbiarsi. Diciamo alle persone di calmarsi e rilassarsi. Diciamo perfino di lasciar stare. E tutto ciò ci fa pensare che la rabbia sia negativa e sbagliata. Ma invece, mi piace pensare alla rabbia come un motivatore.

Lo stesso modo in cui la sete vi motiva a bere, lo stesso modo in cui la fame vi spinge a mangiare, la rabbia può motivarvi a rispondere alle ingiustizie. Perché non dobbiamo pensare troppo per trovare cose per cui arrabbiarsi Tornando al principio, alcune di quelle cose sono stupide e non vale la pena arrabbiarsi. Ma il razzismo, il sessismo, il bullismo, i disastri ecologici,

quelle cose sono reali, sono terribili, e l'unico modo per risolverle è arrabbiarsi in primis e poi trasformare quella rabbia in lotta. E non dovete lottare aggredendo, con ostilità e violenza. Ci sono infinite maniere di esprimere la vostra rabbia. Potete protestare, potete scrivere lettere agli editori, potete donare e diventare volontari di cause, potete creare arte, letteratura, potete creare poesia e musica, potete creare una comunità in cui ci si aiuta l'un l'altro e faccia in modo che non accadano delle atrocità. Quindi la prossima volta che provate rabbia,

invece di spegnerla, spero che ascoltiate ciò che vi dice. E spero che la trasformerete in qualcosa di positivo e produttivo. Grazie.

(Applausi)