Nicole Bassett
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Stamattina, solo vestendoci, tutti abbiamo danneggiato il pianeta. (Risate) (Applausi) Sempre peggio. (Risate) L’impatto ambientale stimato nella realizzazione degli indumenti indossati in questo auditorium, corrisponde a circa 84.000 kg di carbone. I nostri indumenti hanno richiesto l'uso di più di 80 milioni di litrii d'acqua e 42.000 kg di sostanze chimiche tossiche. Ci è voluto così tanto per fare qualcosa che di fatto si sta concedendo una pausa mentre lo indossiamo, e che richiederà ancora più tempo alla Terra per smaltirlo. Il 99% degli indumenti in questa sala è destinato a finire in una discarica. Sono circa 2.200 kg. L’America crea 10,5 milioni di tonnellate di rifiuti tessili all’anno. Questo incredibile pianeta che ci ha fornito tutte le risorse necessarie per creare questi indumenti, è lo stesso al quale abbiamo voltato le spalle. Ci ha donato ciò di cui abbiamo bisogno per vivere e noi lo stiamo privando di ciò che serve a lui per sopravvivere. Ogni giorno, già solo vivendo, tutti noi danneggiamo il pianeta. Per questo motivo, il nostro pianeta è malato. Quando notiamo che un amico, un bambino o un animale domestico stanno male, ci precipitiamo a chiedere: “Come posso aiutarti? Cosa posso fare per farti stare meglio?" È ora di porci le stesse domande per il bene del nostro pianeta: “Cosa posso fare per farlo stare meglio?”. Possiamo guarire il nostro pianeta modificando quella cosa che abbiamo sbagliato nel 1760. Possiamo ricondurre il comportamento umano che ha causato questa malattia a uno strumento che usiamo ogni giorno: l’economia. Sono una capitalista, ruolo di cui i miei eco-fanatici genitori ambientalisti non vanno molto fieri, credo però che possiamo usare l'economia per guarire questo pianeta. Credo anche in un mondo in cui uomini, animali e piante hanno diritto a una vita dignitosa. Lo credo nel profondo del cuore. Potrei essere nata così. Sono cresciuta nel nord della British Columbia, dove la vita all'aperto era il mio habitat e il mio cane mi faceva da babysitter. Sono cresciuta anche nel territorio inesplorato del popolo Witsuitan, dove ho appreso che il rapporto che lega le persone e la terra è fluido e intriso d’onore. Ho dedicato la mia vita professionale a trasferire tali principi nel commercio, più precisamente a un settore economico che si distingue per essere l'antitesi a quei principi: l’industria del tessile e dell’abbigliamento. Lasciate che vi porti indietro al 1760. 230 anni fa iniziò la Rivoluzione Industriale, e il settore tessile fu l’industria dominante di quella rivoluzione. Prima di allora, l'uomo lavorava entro i limiti consentiti dalla natura; gestiva risorse come alberi, colture e pesci in maniera tale che si rigeneravano più in fretta di quanto all’uomo servisse. Nel 1760, tutto questo cambiò. La Rivoluzione Industriale ha cambiato il nostro rapporto con la natura, perché abbiamo scoperto cosa succede quando si applicano ritmi vorticosi su larga scala usando la Terra. Questi ritmi applicati su larga scala hanno dato vita all’economia moderna. Utilizziamo l’economia di scala per prelevare materie prime dalla Terra e farne prodotti, come indumenti. Li vendiamo, li indossiamo, e infine li gettiamo, creando un percorso lineare. E ha funzionato alla grande; abbiamo introdotto alcune delle innovazioni più sorprendenti come i servizi igienico-sanitari, la mobilità e l'assistenza sanitaria, ma l’abbiamo spinta al limite, creando danni inimmaginabili. Questo perché, in un'economia lineare, fingiamo che esistano risorse infinite quando, di fatto, viviamo su un pianeta con dei limiti. In un'economia lineare, facciamo finta di poter gettare le cose quando, in realtà, ciò non ha senso. È qui dove abbiamo perso il nesso, dove abbiamo perfezionato un sistema di come facciamo le cose in contrasto con quello naturale che ci ha consentito di utilizzarlo fin dalle origini. Anche noi pensavamo di avere avuto successo, avendolo misurato utilizzando un solo parametro: i profitti. Nella corsa ai profitti lineari, le imprese scendono a compromessi, laddove lavoratori, fornitori e il pianeta stesso sono sfruttati. Il problema non consiste nella valutazione del successo economico; consideriamo un solo segno vitale, che non ci spiega la reale condizione di un sistema nella sua interezza. I profitti anteposti alle persone e al pianeta hanno un impatto reale, non solo sulla nostra economia ma sulle nostre vite. La natura sta riaffermando il suo potere attraverso inondazioni, innalzamento del livello del mare e incendi. Le economie lineari, non solo stanno creando oneri ambientali ma qualcosa per cui pagheremo lo scotto ogni giorno. L’aumento dei prezzi delle materie prime rende le cose più costose. I costi reali del cambiamento climatico ridurranno il PIL del 10% entro il 2030. Sono i nostri soldi di contribuenti che pagano per i rifiuti gestiti da un’economia lineare. Ecco cosa succede quando usiamo una mentalità vecchia di 230 anni, dove l’unico modo di aumentare le entrate, in un’economia lineare, è quello di aumentare la produzione. È insostenibile. Ma un giorno, Wikipedia segnerà il 2019 come l’anno in cui è scoppiata una rivoluzione. (Applausi) L’anno in cui l’economia è diventata circolare. Se la linearità ci ha fatto del male, la circolarità ci guarirà. La sua bellezza e la sua efficienza ci girano intorno continuamente, in ogni microsecondo, mese e anno. Circolare è lo scambio di ossigeno con anidride carbonica nei polmoni. È il cambiamento dell’acqua dall’evaporazione alla condensazione. È il mutare delle stagioni. E se l’economia agisse più come la natura, misurando nel lungo periodo la qualità dell’intero sistema mediante la valutazione di tutte le sue parti e non solo di una, adottando una strategia basata sull'ecosistema per costruire e gestire le imprese del futuro? Un’impresa circolare tiene conto sin dall’inizio: questo da dove proviene e dove andrà a finire? In un’economia circolare non c’è spreco, esiste solo un impatto positivo sul pianeta e sulle persone che producono. Un’economia circolare muove materiali attraverso un sistema virtuoso. In un’economia circolare, rivoluzioniamo l’idea di spreco, uso e valore. In natura non c’è spreco. Pensateci. In ottobre, le foglie che cadono dagli alberi, non le chiamiamo spazzatura. Quelle foglie assumono un nuovo ruolo: fornire nutrienti al suolo. In un'economia circolare, progettiamo con l’idea di non sprecare e pensiamo: “Come passiamo dall'utilizzo di un materiale al successivo?”. Il libro “Dalla culla alla culla”, classifica i materiali in base a due sistemi: biologico e tecnico. I materiali biologici sono atossici e possono facilmente essere riassorbiti dalla terra. I materiali tecnici come la plastica, il poliestere, il nylon e lo spandex, rimangono in circolazione in un sistema a circuito chiuso. L'altra caratteristica dell’economia circolare è nell’ ”uso”. Potreste già aver partecipato ad alcuni di questi recenti modelli d’impresa di condivisione: Airbnb ha trasformato in un’impresa la vostra casa vuota, permettendo a qualcun altro di usarla, o un’applicazione di car sharing vi dà accesso a un'auto senza doverne acquistare una o addirittura farvela costruire. Un altro esempio è prolungare la vita di un prodotto attraverso il rinnovamento. Un prodotto esistente viene pulito, riparato, collaudato, e rimesso sul mercato per un’altra vendita. Più a lungo usiamo qualcosa, meno abbiamo bisogno di crearne una nuova. Ci permette di gestire responsabilmente le risorse della Terra, e creare nuove imprese innovative. Nell’economia circolare, creiamo una diversa strategia di successo. Preleviamo le materie prime da una fonte sostenibile, ne realizziamo prodotti come indumenti, che vendiamo, noleggiamo o condividiamo, per poi riusarli ripetutamente. Si muovono lungo diverse attività e diverse forme, generando ricchezza fluida e colma d’onore, lungo tutto il percorso. In un mondo circolare, la mattina, vestendoci, ripristiniamo il pianeta. Risparmiamo l’equivalente in carbonio di 84.000 kg di carbone, con quegli 80 milioni di galloni di acqua, invece, ci dissetiamo, soprattutto, riduciamo la necessità di produrre 42.000 kg di sostanze tossiche. In un mondo circolare, prendiamo quello che ci serve e lo rendiamo rigenerativo. Un marchio di abbigliamento produce una maglia di cotone e poliestere, il cotone è commercio equo e biologico, il poliestere proviene da una fonte riciclata, il lavoro e il design sono valorizzati nella sua realizzazione, lo comprate, lo amate e lo indossate sempre, fino a quando magari vi stufate o non vi sta più bene. Ma poiché quella maglia è stata realizzata all'interno di un'impresa circolare, sapete che potete restituirlo al marchio per un suo prossimo utilizzo. Anche il maglione porta con sé la sua storia; contiene alcuni dati, che comunicano al marchio di cosa è fatto o come si chiama, a quanto viene venduto o come ripararlo. Il marchio ripara, rinnova, e rivende quel maglione, forse proprio alla persona seduta dietro di te. Questo succede ripetutamente, generando valore finanziario per l'azienda e valore ambientale, riducendo la necessità di realizzare nuovi maglioni. Nel tempo, il maglione ha una lunga vita, forse cinque di voi in questa sala hanno posseduto questo maglione, che però comincia a deteriorarsi, ed è ora di passare al suo prossimo uso. Il marchio estrae i materiali dal maglione, creando nuove fibre, che generano nuovi filati dando vita a un maglione nuovo. Il ciclo continua, e il sistema si alimenta da solo, creando valore lungo tutto il percorso, e lo 0% degli indumenti in questa sala finisce in una discarica. Oggi, tutti voi siete costretti a far parte di un sistema, dove, in qualità di consumatori siete costretti a comprare oggetti che sono monouso e creano rifiuti, e siete costretti a sovvenzionare quel sistema, per gestire tutti i rifiuti che le imprese lineari producono. Ma oggi, le cose cambiano. Tutti noi abbiamo il potere di cambiare il sistema. Potete impegnarvi a non gettare via di nuovo gli indumenti, contattare il vostro marchio preferito invitandolo ad assumersi la responsabilità di tutto quello che produce per tutta la vita, e oggi potete sostenere modelli di attività circolari, come la condivisione e il rinnovo. C'è un percorso da seguire per salvaguardare questo pianeta, e tutti noi siamo la medicina. La vostra voce, i vostri dollari sono importanti. L'economia lineare non può sopravvivere se non ci sono consumatori per questo. (Pubblico) Sì. (Applausi) Facciamo tutti parte del sistema. Le nostre scelte lo hanno reso possibile, le nostre scelte possono cambiare le cose. Rumi dice: "Perché resti in prigione quando la porta è spalancata?" Aggiungerei, "Quella porta spalancata è circolare". Grazie. (Applausi) (Approvazioni)