Marina Abramović
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Dunque... torniamo indietro nel tempo. È il 1974. C'è una galleria da qualche parte nel mondo, e c'è una ragazza, di 23 anni, che sta in mezzo allo spazio. Di fronte a lei c'è un tavolo. Sul tavolo ci sono 76 oggetti di piacere e di dolore. Alcuni di questi oggetti sono un bicchiere d'acqua, un cappotto, una scarpa, una rosa. Ma anche il coltello, la lametta, il martello e la pistola con un proiettile. Ci sono istruzioni che dicono, "Io sono un oggetto. Puoi usare su di me tutto ciò che si trova sul tavolo. Mi prendo tutta la responsabilità — puoi anche uccidermi. E il tempo è di sei ore."

L'inizio di questa performance è stato facile. La gente mi dava il bicchiere d'acqua da bere, mi porgeva la rosa. Ma ben presto, un uomo ha preso le forbici e mi ha tagliato i vestiti, poi hanno preso le spine della rosa e le hanno conficcate nella mia pancia. Qualcuno ha preso la lametta, ha tagliato sul collo e bevuto il sangue, ho ancora la cicatrice. Le donne dicevano agli uomini cosa fare. E gli uomini non mi hanno violentata perché era una normale inaugurazione, era tutto aperto al pubblico, ed erano con le loro mogli. Mi hanno portata in giro, messa sopra il tavolo, e mettevano il coltello tra le gambe. Qualcuno ha preso pistola e proiettile e me l'ha puntata alla tempia. Un'altra persona ha preso la pistola e hanno cominciato a litigare.

Trascorse le sei ore, io... ho cominciato a camminare verso il pubblico. Ero un disastro. Ero seminuda, ricoperta di sangue e le lacrime mi rigavano il volto. E tutti sono fuggiti, semplicemente sono scappati via. Non potevano affrontarmi, come un normale essere umano. E poi... sono andata in albergo erano le due del mattino. E mi sono guardata allo specchio, avevo una ciocca di capelli grigi. Va bene — per favore togliete le bende dagli occhi.

Benvenuti nel mondo della performance. Innanzitutto, spieghiamo cos'è la performance. Così tanti artisti, così tante diverse spiegazioni, ma la mia spiegazione sulla performance è molto semplice. La performamce è una costruzione mentale e fisica che l'interprete realizza in un tempo specifico in uno spazio di fronte a un pubblico e poi accade il dialogo con l'energia. Il pubblico e l'interprete realizzano insieme il pezzo. La differenza tra performance e teatro è enorme. Nel teatro, un coltello non è un coltello, e il sangue è solo ketchup. Nella performance, il sangue è materiale, e la lametta o il coltello sono strumenti. Sta tutto nell'essere lì, nel tempo reale, e non si può provare la performance, perché non si può mai fare due volte questo genere di cose. Il che è molto importante, la performance è — come dire, tutti gli esseri umani hanno sempre paura delle piccole cose. Abbiamo paura della sofferenza, abbiamo paura del dolore, abbiamo paura dell'essere mortali. Quindi quello che faccio— metto in scena queste paure di fronte al pubblico. Uso la vostra energia e con questa energia posso spingere il mio corpo più lontano possibile. E poi mi libero da queste paure. Sono il vostro specchio. Se posso farlo per me, potete farlo per voi stessi.

Dopo Belgrado, dove sono nata, sono andata ad Amsterdam. E ho fatto performance negli ultimi 40 anni. E qui ho conosciuto Ulay, lui era la persona di cui mi sono innamorata. Per 12 anni, abbiamo fatto performance insieme. Il coltello, le pistole e i proiettili, li ho scambiati per amore e fiducia. Per fare questo lavoro devi avere cieca fiducia in qualcuno perché questa freccia è puntata al mio cuore. Il cuore batte e l'adrenalina scorre e via dicendo, si tratta di fiducia, la totale fiducia in un altro essere umano.

La nostra relazione è durata 12 anni, abbiamo lavorato su tanti temi, energia femminile e maschile insieme. E come ogni relazione anche la nostra è arrivata al termine. Non abbiamo fatto telefonate come fanno i normali esseri umani per dirsi, "è finita." Abbiamo percorso la Grande Muraglia in Cina e ci siamo salutati. Io ho cominciato dal Mar Giallo, e lui è partito dal Deserto del Gobi. Ognuno di noi ha camminato, per tre mesi, 2500 chilometri. Erano montagne, è stato difficile. Scalare, tra le rovine. Attraversare le 12 province cinesi, prima che la Cina fosse aperta nell'87. E siamo riusciti ad incontrarci nel mezzo per dirci addio. Poi la nostra relazione è finita.

E ha completamente cambiato il mio modo di considerare il pubblico. Un'opera davvero importante che ho prodotto a quel tempo è "Balkan Baroque". Era il periodo della guerra nei Balcani, volevo creare un'immagine molto forte, carismatica, qualcosa che potesse servire per qualunque guerra, in qualsiasi epoca, perché le guerre dei Balcani sono finite, ma c'è sempre un'altra guerra, da qualche parte. Quindi qui sto lavando due mila cinquecento enormi ossa di mucca, sanguinolente e morte. Non puoi lavare il sangue, la vergogna delle guerre non va via. Lavo per sei ore al giorno, sei giorni, e le guerre vengono via dalle ossa, e diventa possibile — una puzza insopportabile. Ma qualcosa rimane nella memoria.

Voglio farvi vedere ciò che mi ha cambiato la vita, la performance al MoMa, che ho fatto di recente. Questa performance — quando ho detto al curatore, "Mi siedo sulla sedia, e ci sarà una sedia vuota di fronte, e chiunque del pubblico può sedersi per quanto vuole." Il curatore mi ha detto, "È ridicolo, capisci, questa è New York, la sedia rimarrà vuota, nessuno ha tempo di starti di fronte."

(Risate)

Ma mi sono seduta lì per tre mesi. E mi sono seduta ogni giorno, per 8 ore — all'apertura del museo — e 10 ore il venerdì, quando il museo rimane aperto per 10 ore e non mi sono mai mossa. Ho tolto il tavolo e sono rimasta seduta, e questo ha cambiato tutto. Per questa performance, forse 10 o 15 anni fa — non sarebbe successo nulla. Ma il bisogno della gente di vivere effettivamente qualcosa di diverso, il pubblico non era più in gruppo — la relazione era uno a uno. Osservavo queste persone, venivano a sedersi di fronte me, ma dovevano aspettare per ore e ore e ore per arrivare qui, e infine, sedersi.

E cosa succedeva? Venivano osservati da altre persone, fotografati, ripresi dalla videocamera, osservati da me e non avevano altro posto per fuggire eccetto che in loro stessi. E questo fa la differenza. C'era così tanto dolore e solitudine, ci sono così tante cose incredibili quando guardi negli occhi di qualcuno, perché nello sguardo con quel perfetto sconosciuto con cui non hai mai scambiato una paroła, è accaduto tutto. E ho capito quando mi sono alzata da quella sedia dopo tre mesi; che non ero più la stessa. E ho capito di avere una missione forte, di comunicare questa esperienza a tutti.

E così per me è nata l'idea di creare un istituto di arti performative immateriali. Perché pensando all'immaterialità, la performance è un'arte basata sul tempo. Non è come la pittura. Hai il quadro appeso alla parete, e il giorno dopo è lì. Con la performance, se ti perdi, hai solo il ricordo, o la storia che ti racconta qualcuno, ma di fatto ti sei perso tutto quanto. Quindi devi essere lì. E secondo me, se parli di arte immateriale, la musica è la più alta — certamente la più alta di tutte, perché è la più immateriale. E poi viene la performance, e poi tutto il resto. È il mio punto di vista personale.

Questo istituto sarà a Hudson, a nord dello stato di New York, stiamo cercando di costruire un'idea con Rem Koolhaas. È molto semplice. Se volete acquisire dell'esperienza, mi dovete dedicare del tempo. Dovete firmare un contratto prima di entrare nell'edificio, per il quale passerete lì sei ore piene, mi dovete dare la parola d'onore. È qualcosa di così antiquato, ma se non rispettate la parola d'onore e ve ne andate prima — non è un mio problema. Ma l'esperienza è di sei ore. E alla fine ottienete un certificato di partecipazione, così potete andare a casa e incorniciarlo.

(Risate)

Questa è la hall di orientamento. Il pubblico entra, e la prima cosa da fare è indossare camici da laboratorio. È questa l'importanza di passare dall'essere mero spettatore a sperimentatore. E poi si va agli armadietti e vi si ripongono l'orologio, l'iPhone, l'iPod, il computer e tutto ciò che è digitale, elettronico. Avete del tempo libero per voi stessi per la prima volta. Perché non c'è niente di male nella tecnologia, il nostro approccio alla tecnologia è sbagliato. Perdiamo il tempo che abbiamo per noi stessi. Questo effettivamente è un istituto per restituire il tempo.

Quello che si fa qui, consiste prima nel camminare lentamente, cominciando a rallentare. Si torna alla semplicità. Dopo il camminare piano, si impara a bere l'acqua — molto semplice, bere acqua per forse una mezz'ora. Dopo di questo, si passa alla camera del magnete dove si creano dei flussi magnetici sul corpo. Dopodiché, si passa alla camera dei cristalli. Dopo la camera dei cristalli, la camera dello sguardo, dopo la camera dello sguardo, una stanza dove ci si sdraia. Sono le tre posizioni di base del corpo umano, seduto, in piedi, sdraiato. E la camminata lenta. C'è una camera del suono. Dopo aver visto tutto questo, e essersi preparati mentalmente e fisicamente si è pronti a vedere qualcosa di lunga durata, come l'arte immateriale. Può essere la musica, l'opera, un pezzo teatrale, un film, video di danza. Si va alle sedie di lunga durata perché ora si è a proprio agio, sulle sedie di lunga durata, e si viene trasportati al grande luogo dove si vedrà l'opera. E se ci si addormenta, cosa molto probabile perché è stata una lunga giornata si viene trasportati al parcheggio.

(Risate)

Dormire è molto importante. Nel sonno, si riceve ancora l'arte. Si resta nel parcheggio per un certo periodo, e poi, semplicemente, si torna indietro, si possono rivedere le cose che interessano o si va casa con il proprio certificato.

Al momento questo istituto è virtuale. In questo momento, sto creando il mio istituto in Brasile, poi in Australia, poi arriverà qui, in Canada e dappertutto. E questo è per sperimentare una specie di metodo semplice, come tornare alla semplicità nella propria vita. Contare il riso sarà un'altra cosa.

(Risate)

Se si conta il riso, si può anche creare la vita. Come contare il riso per sei ore? È incredibilmente importante. Si attraversa di tutto, dall'essere annoiato, essere arrabbiato, totalmente frustrato, senza finire la manciata di riso che si sta contando. E poi l'incredibile quantità di pace quando il lavoro è terminato — o contare la sabbia nel deserto. O vivere l'isolamento dal suono — quando si indossano cuffie che non fanno sentire nulla, e si è semplicemente lì insieme senza suono, con le persone che sperimentano il silenzio, il semplice silenzio.

Stiamo sempre facendo le cose che ci piacciono nella vita. Ed è il motivo per cui non si cambia. Si fanno delle cose nella vita e non accade nulla se si fanno sempre allo stesso modo. Il mio metodo è fare le cose di cui ho paura, le cose che temo, le cose che non conosco, per andare in territori, in cui nessuno è stato.

E anche per includere il fallimento. Credo che il fallimento sia importante perché sperimentando, si può fallire. Se non si entra in quell'area e non si fallisce, ci si ripete ancora e ancora. Penso che gli esseri umani ora abbiano bisogno di un cambiamento, e l'unico cambiamento da fare è un cambiamento a livello personale. Dovete fare il cambiamento su voi stessi. Perché l'unico modo per cambiare coscienza e cambiare il mondo intorno a noi, è partire da se stessi. È facile criticare quanto è diverso, le cose nel mondo non sono giuste, i governi sono corrotti, c'è la fame nel mondo ci sono le guerre — le uccisioni. Ma quello che facciamo a livello personale — qual è il nostro contributo a tutto questo?

Potete rivolgervi al vostro vicino, quello che non conoscete, e guardarvi negli occhi per due minuti pieni?

(Brusio)

Vi chiedo due minuti del vostro tempo, è così poco. Respirate piano, cercate di non sbattere gli occhi, non siate imbarazzati. Rilassatevi. Guardate semplicemente un completo sconosciuto negli occhi.

(Silenzio) Grazie della fiducia.

(Applausi)

Chris Anderson: Grazie. Grazie mille.