Johan Rockström
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Viviamo su un pianeta dominato da esseri umani che esercitano una pressione finora mai vista sui sistemi della Terra. Questa è la brutta notizia ma.... ...anche in parte buona. Siamo la prima generazione, grazie alla scienza, a sapere che stiamo minacciando la stabilità e l'abilità del pianeta Terra di sostenere lo sviluppo umano odierno. La buona notizia è che, dati i rischi planetari che sono enormi, non si può più andare avanti così. Anzi, viviamo una fase di trasformazione necessaria. Questo spiana la strada all'innovazione, alle nuove idee e ai nuovi paradigmi. Un viaggio scientifico tra le sfide per l'umanità nella fase della sostenibilità globale.

In questo viaggio vorrei portare oltre a voi, una buona amica, un'azionista sempre assente dalle discussioni sull'ambiente, un'azionista che rifiuta i compromessi... la Terra. L'ho portata con me oggi sul palco a fare da testimone di questo viaggio particolare, che umilmente ci ricorda del periodo di grazia concessoci negli ultimi 10.000 anni. Ecco le condizioni di vita negli ultimi 100.000 anni. Un periodo molto importante. Metà del periodo della permanenza dell'homo sapiens sul pianeta. Abbiamo oggi più o meno le stesse doti che hanno creato le civiltà che conosciamo. Ecco le condizioni ambientali sul pianeta.

L'indicatore che uso è la temperatura. Fu un viaggio alterno. 80.000 anni fa dopo una crisi lasciamo l'Africa, colonizziamo l'Australia durante un'altra crisi, 60.000 anni fa lasciamo l'Asia verso l'Europa ed ancora circa 40.000 anni fa siamo entrati... ...in una una fase piuttosto stabile, l'Olocene l'unico periodo nella storia del pianeta, favorevole allo sviluppo umano. Mille anni dopo l'inizio di questa fase, smettiamo di fare i cacciatori-raccoglitori. Si va da circa due milioni di persone agli attuali sette miliardi di umani. Ecco la cultura Mesopotamica, l'agricoltura, piante e animali addomesticati. Poi ci sono i Romani, i Greci e la storia conosciuta. E' l'unica fase... ...favorevole allo sviluppo umano.

Il guaio è l'aver stressato per ben 4 volte questo povero pianeta, 4 stress di cui il primo, è l'aumento di popolazione. Ma non sono solo i numeri. Non è solo il fatto che siamo 7 miliardi... ...e tra poco 9 miliardi. C'entra l'uguaglianza. I maggiori danni ambientali al pianeta sono stati causati da ricche minoranze, quel 20% che ha lanciato la rivoluzione industriale a metà del 18° secolo. La maggioranza degli abitanti sul pianeta che aspira allo sviluppo e ne ha diritto, aspira poi a uno stile di vita insostenibile, e la pressione sarà spaventosa.

Il secondo stress è la questione climatica, è il problemone, dato che i dati scientifici vengono interpretati per dire che basterebbe stabilizzare i gas a effetto-serra sulle 450 parti per milione per evitare aumenti di temperatura media superiori ai due gradi, e per evitare il rischio di destabilizzare la calotta glaciale antartica Ovest, che vale 6 metri di aumento del livello del mare. e per non destabilizzare la calotta della Groenlandia, che farebbe salire di 7 metri il livello del mare. Era preferibile che la pressione climatica colpisse un pianeta forte, capace di reagire, ma invece il terzo stress è il declino dell'ecosistema. Negli ultimi 50 anni mai abbiamo visto un declino così deciso delle funzioni dell'ecosistema del pianeta: l'auto-regolazione climatica a lungo termine delle nostre foreste, del terreno. La biodiversità.

Il quarto stress può sorpenderci, è l'idea ormai provata che dovremo abbandonare il vecchio paradigma che vede l'ecosistema come lineare, prevedibile, controllabile in, come dire, sistemi lineari, e che, di fatto, la sorpresa è universale, mentre i sistemi perdono stabilità rapidamente, senza preavviso e spesso in modo irreversibile. Questa è la pressione umana sul pianeta. Un effetto di scala enorme. Potrebbe iniziare una nuova era geologica, l'Antropocene, con gli umani come principali agenti di cambiamento a livello planetario.

Ora, da scienziato chiedo: dove sono le prove di ciò? Le prove purtroppo sono molte. Non è solo il diossido di carbonio che accelera nel cambiamento. Prendendo un qualunque parametro relativo al benessere umano, l'ossido di diazoto, il metano, la deforestazione, la pesca eccessiva, l'impoverimento del terreno, le specie estinte, mostrano tutti lo stesso andamento nel corso degli ultimi 200 anni. Si separano in sincrono a metà degli anni 50, 10 anni dopo la seconda guerra mondiale, mostrano che lo sviluppo umano accelera a metà degli anni 50. Per la prima volta si notano effetti globali. E posso dirvi che, le ricerche svolte su tali effetti mostrano elementi significativi e la conclusione è che potremmo essere al punto in cui occorre piegare queste curve, che siamo in un decennio di grandi sfide ed emozioni per la storia dell'umanità sul pianeta, la decade in cui vanno piegate le curve.

Come se non bastasse.... piegare le curve e capire gli stress sul pianeta... va anche riconosciuto che il sistema si compone di equilibri multipli, separati da soglie — illustrate qui da una sfera e un diagramma. La profondità dell'incavo mostra la resilienza del sistema. Gradualmente il sistema può... ...sotto la pressione del clima che cambia, l'erosione, la perdita di biodiversità... registrare una perdita di resilienza pur sembrando sana ma poi sembrare, rispetto alla soglia di un altro parametro... ...destabilizzarsi improvvisamente. Scusate. Vedete come cambia stato per trovarsi letteralmente in uno stato indesiderabile, in cui emerge una nuova logica biofisica, nuove specie prevalgono, e il sistema si blocca.

Ne abbiamo le prove? Sì, le barriere coralline. Sistemi di coralli duri, biodiversi, a bassa nutrizione, sottoposti a molteplici stress: troppa pesca, turismo insostenibile, cambiamenti climatici. Si supera la soglia e quel sistema si destabilizza, perde la sua resilienza, i coralli morbidi prendono il sopravvento e si sviluppano sistemi indesiderabili che non aiutano lo sviluppo economico e sociale. Lo splendido sistema Artico un bioma che bilancia l'intero pianeta, ma subisce colpo su colpo il cambio di clima, sembrava essere in buono stato. Nessuno scienziato poteva prevedere nel 2007 il superamento della soglia del cambiamento. All'improvviso invece, con sorpresa di tutti, il sistema perde il 30-40 percento di copertura estiva di ghiaccio. E il dramma sta nel fatto che quando il sistema fa così, tutta la logica può cambiare. Può bloccarsi in uno stato indesiderato, perchè cambiando colore si assorbe più energia, e il sistema può bloccarsi. E' la bandiera rossa d'allarme per l'umanità che rivela la nostra situazione precaria. In realtà l'unica bandiera rossa che è comparsa qui fu portata da un sottomarino di un paese che non dico che piantò una bandiera rossa sul fondo dell'Artico per poterne controllare le risorse petrolifere.

Ora abbiamo le prove che le zone paludose, le foreste, le foreste pluviali, si comportano in modo non lineare. Circa 30 scienzati da tutto il pianeta si sono chiesti per la prima volta: "Ma il pianeta va messo in un vaso?" Dobbiamo quindi chiederci: stiamo minacciando la grande stabilità dell'Olocene? Ci stiamo mettendo in condizione di avvicinarci troppo alla soglia che potrebbe portare a un deleterio e indesiderato... ...cambiamento forse catastrofico per lo sviluppo dell'umanità? Non vi consiglio di stare in quel posto. Non è nemmeno permesso starci , sul quella soglia schiumosa e scivolosa d'acqua. Infatti c'è uno steccato ben prima di questa soglia che avverte che si entra in una zona pericolosa. E questo è il nuovo paradigma che abbiamo capito circa tre anni orsono riconoscendo che il nostro vecchio paradigma che consisteva nell'analizzare per poi predire i valori di alcuni parametri futuri per minimizzare l'impatto ambientale, è cosa passata.

Ora dobbiamo chiederci: quali sono i processi ambientali planetari di cui dobbiamo diventare custodi per soppravvivere durante l'Olocene? Grazie ad alcuni grandi progressi nelle scienze della Terra, potremmo identificare i valori soglia, i punti da cui potrebbe avere inizio un cambiamento non lineare? Potremmo forse cercare di definire un confine planetario, uno steccato entro il quale gli umani possano agire in sicurezza? Questa ricerca, pubblicata su "Nature" verso la fine del 2009 dopo anni di lavoro di analisi ha condotto alla conclusione che possiamo identificare nove confini, limiti planetari che se rispettatti attivamente potrebbero consentirci di operare entro dei margini di sicurezza. Ovviamento includono il clima. Puo sorprendervi il fatto che non sia solo il clima. Siamo interconnessi. Come molti altri sistemi del pianeta, con tre grandi sistemi, il cambiamento climatico, la perdita di ozono e l'acidificazione degli oceani sono i tre grandi sistemi che, scientificamente, registrano soglie di ampia scala rispetto ai dati raccolti sul nostro pianeta.

Ma se consideriamo anche le cosiddette variabili lente ossia quei sistemi meno evidenti che regolano la resilienza del pianeta e fanno da ammortizzatori quali l'interferenza dei grandi cicli di azoto e di fosforo, il cambiamento d'uso dei terreni, il tasso di perdita di biodiversità l'utilizzo di acque dolci tutte funzioni che regolano la biomassa del pianeta, la diversità e il ciclo del carbonio. Abbiamo 2 parametri che non possiamo quantificare — l'inquinamento atmosferico inclusi i gas serra e i sulfiti e i nitrati inquinanti e l'inquinamento da prodotti chimici. Questi parametri costituiscono un insieme per guidare l'uomo attraverso l'Antropocene per comprendere che il pianeta è un sistema complesso che si autoregola. Infatti la ricerca scientifica mostra che questi 9 parametri fanno come i Tre Moschettieri — "Uno per tutti. Tutti per uno." Degradando le foreste superiamo i limiti posti dalla terra distruggendo ciò che serve al sistema climatico per rimanere in equilibrio. Il fatto drammatico è che il cambiamento climatico potrà rivelarsi il problema minore nell'insieme dell'intera sfida che affrontiamo: lo sviluppo sostenibile.

Qui vedete l'equivalente del Big Bang per lo sviluppo umano entro i limiti planetari con cui si può operare in sicurezza. La linea nera traccia il confine di sicurezza, i confini quantificabili, come evidenziato da questa analisi. Il punto giallo qui in mezzo è il punto di partenza il periodo pre-industriale dove eravamo ancora ben dentro i limiti di sicurezza. A partire dagli anni '50 cominciamo a deviare. Già negli anni 60 si sviluppa l'agricolutura con il procedimento Haber-Bosch che consente di catturare l'azoto dall'atmosfera — non tutti sanno che l'uomo estrae più azoto dall'atmosfera di quanto non ne estragga l'intera biosfera. Il confine climatico viene superato all'inizio degli anni '90 in pratica dopo Rio. E tornando ad oggi, si stima che siano stati violati tre confini il tasso di perdita di biodiversità cioé il sesto periodo di estinzione nella storia dell'umanita — uno periodo che coincide con l'estinzione dei dinosauri — nonchè il confine dell'azoto e del cambiamento climatico. Abbiamo qualche margine entro gli altri limiti, ma avanziamo rapidamente verso il limite massimo per l'uso della terra, dell'acqua, del fosforo e per gli oceani. Questo aiuta a creare il nuovo paradigma che deve guidare l'umanità per mettere in luce il nostro eccessivo apparato industriale che opera come se fossimo tutti su una lunga strada buia.

La domanda da porsi è questa: quanto è tetra questa visione? Lo sviluppo sostenibile è solo un'utopia? La scienza non dice questo. Al contrario la scienza indica che possiamo realizzare questo cambiamento, che abbiamo la capacità di innescare una nuova marcia innovativa a 360° gradi. Il grande problema è che, ovviamente, 200 paesi su tutto il pianeta dovrebbero cominciare a muoversi nella stessa direzione. Cambierebbe del tutto il nostro paradigma di governance dall'attuale modello lineare, il modello comanda-e-controlla, al fine di ottimizzare e rendere efficiente un modello molto più flessibile, un approccio più adattabile che riconosca la ridondanza sia nei sistemi ecologici che sociali come il segreto per far fronte a un'era di cambiamenti globali. Dobbiamo investire sul persistere, sull'abilità dei sistemi ecologici e sociali di resistere agli shock ma rimanere negli incavi accettabili. Dobbiamo investire sulle capacità di trasformazione, spostandoci dalla crisi all'innovazione per rialzarsi dopo una crisi e adattarci a cambiamenti inevitabili. Questo è un nuovo paradigma. A nessun livello di governance si cerca di fare tanto.

Ma ci sta provando almeno qualcuno? Abbiamo esempi di successo di questo modo di pensare che è cambiato? Si, qualcuno c'è. La lista comincia ad allungarsi. Ci sono buono notizie ad esempio dall'America Latina dove i sistemi agrari ad aratura profonda degli anni '50 e '60 hanno fermato la crescita dell'agricoltura con raccolti decrescenti, perdita di materia organica e problemi di sopravvivenza a tutti i livelli in Paraguay, Uruguay, e altri paesi tra cui il Brasile si sollecita ora innovazione e imprenditoria tra i contadini che insieme agli scienziati hanno rivoluzionato l'agraria col dissodamento zero unendo la fertilizzazione organica con tecnologie localmente adattate che oggi in alcuni paesi hanno fortemente aumentato la superficie trattata a concime organico senza dissodamento che non solo produce più cibo ma trattiene anche il carbonio.

La Barriera Corallina Australiana. Altra storia di successo. Dato che gli operatori turistici e i pescatori e l'Autorità della Grande Barriera Corallina e gli scienziati sanno che la Grande Barriera è condannata seguendo l'attuale modello di gestione. I cambiamenti globali, la cultura dell'abbellimento, la pesca eccessiva e il turismo insostenibile concorrono a rendere questo sistema... ...in crisi. L'opportunità è l'innovazione, una nuova mentalità che ha portato a una nuova strategia di gestione che aumenti la resilienza del sistema, prenda in considerazione la ridondanza e investa sull'intero sistema come insieme unico, e tolleri ridondanze molto maggiori.

La Svezia, il mio paese, offre altri esempi i terreni paludosi del sud erano considerati... come altrove, aree inquinate soggette ad allagamenti un disturbo per le regioni periurbane. E di nuovo, una crisi, nuovi accordi iniziative locali che le hanno trasformate in un elemento essenziale di pianificazione urbanistica sostenibile. Quindi, ogni crisi porta delle opportunità.

Ora cosa dire del futuro? Il futuro ci lancia una sfida enorme: nutrire nove miliardi di persone. Ci serve una nuova rivoluzione verde e i confini planetari ci mostrano che l'agricoltura da fonte di gas a effetto serra deve diventare un pozzo. E deve farlo solo col terreno attualmente in uso. Non possiamo espanderci oltre, perchè erodiamo i limiti del pianeta. Non si può consumare tanta acqua come si fa oggi con il 25% dei fiumi che non raggiungono il mare. Ci serve una trasformazione. Il mio lavoro insieme ad altri in Africa, dimostra che la semplice irrigazione ad acqua piovana con innovazioni e irrigazione agiuntiva per evitare la siccità sistemi sanitari per chiudere il cerchio nutritivo dai gabinetti ai campi dei contadini e innovazioni nei sistemi di irrigazione possiamo triplicare o quadruplicare i raccolti sui terreni esistenti.

Elinor Ostrom recente premio Nobel in economia dimostra empiricamente al mondo che possiamo governare risorse comuni investendo sulla fiducia sull'azione locale e sulle innovazioni istituzionali dove agenti locali possono affrontare il bene comune. su larga scala. Anche sulle grandi linee di scelta ci sono innovazioni. Sappiamo di dover ridurre la dipendenza dal fossile e attivare economie a basso carbonio a tempi di record. Cosa dobbiamo fare? Tutti parlano di tasse sul carbone ma non basta. Una regola funziona. Una tassazione sull'energia che già si applica oggi dalla Cina con i sistemi eolici fino agli Stati Uniti dove il prezzo per chi investe in energia rinnovabile è fisso ma si può finanziare l'elettricità per i poveri. Riducendo la povertà... ... si risolve il problema del clima rispetto all'energia e allo stesso tempo si stimola l'innovazione... esempi di cose rapidamente implementabili a livello planetario.

Senza dubbio ci sono opportunità qui, possiano elencare tanti esempi di opportunità trasformative sul pianeta. La chiave di tutto ciò, il filo rosso, è il cambio di mentalità, allontanandoci dall'andare spinti verso un futuro buio, dove invece il futuro ci fa dire: "Dove si gioca questa partita? Quali sono i limiti planetari entro i quai possiamo agire in sicurezza?" e poi rivedere le innovazioni entro quest'ottica. La cosa drammatica è chiaramente che i cambi a piccoli incrementi non bastano.

Esistono prove scientifiche. Ci mostrano le notizie tristi, che siamo di fronte al più grande sviluppo trasformativo dai tempi della prima industrializzazione. Quello che dobbiamo fare per i prossimi 40 anni è più drammatico ed eccitante di quello che facemmo quando ci mettemmo in questa situazione che abbiamo oggi. La scienza ci mostra come possiamo raggiungere un futuro prospero entro una spazio operativo sicuro se ci muoviamo insieme, collaborando a livello locale a globale, su scelte trasformative che aumentino la resilienza del pianeta.

Grazie.

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