George Monbiot
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Quando ero ragazzo ho vissuto sei anni di avventure selvagge ai tropici lavorando come giornalista di inchiesta in una delle zone più incantevoli del mondo. Ero spericolato e incosciente come solo un ragazzo può essere. Questo è il motivo per cui si fanno le guerre. Ma mi sono anche sentito vivo come non mai fino ad allora. Quando sono tornato a casa, ho visto il motivo della mia esistenza svanire gradualmente al punto che caricare la lavastoviglie sembrava una sfida interessante. Mi sono trovato come quasi ad arrampicarmi sui muri della vita, come se stessi cercando una via di uscita verso uno spazio più ampio, oltre. Credo di essere stato annoiato ecologicamente.

Ora, ci siamo evoluti in tempi notevolmente più difficili di questi in un mondo di corni, zanne e artigli. E ancora possediamo la paura ed il coraggio e l'aggressività necessaria per navigare questi tempi. Ma nelle nostre confortevoli, sicure e popolose terre, abbiamo poche occasioni di esercitarli senza fare del male ad altre persone. Questo era la specie di costrizione con cui mi sono scontrato. Vincere sull'incertezza, sapere cosa succede dopo, è stato quasi lo scopo principale delle società industrializzate, e nell'arrivarci, o esserci quasi, ci siamo imbattuti in una nuova serie di bisogni inattesi. Abbiamo privilegiato la sicurezza rispetto all'esperienza e abbiamo guadagnato molto facendo questo, ma credo che abbiamo anche perso qualcosa.

Non sto rendendo romantiche le epoche evolutive. Sono gia oltre l'aspettativa di vita della maggior parte degli uomini primitivi, e il risultato di un combattimento mortale tra me che mi aggiravo in modo incerto e miope con una lancia a punta di pietra e un uro gigante arrabbiato non è molto difficile da immaginare. Non lo era nemmeno l'autenticità che stavo cercando. Non trovo che sia un concetto utile e neanche comprensibile. Volevo solamente una vita piu ricca e naturale di quella che ero stato in grado di condurre in Gran Bretagna, o che possiamo condurre nella maggior parte del mondo industrializzato.

Ed è stato solo quando mi sono imbattuto in una parola poco familiare che ho iniziato a capire cosa stavo cercando. E appena ho scoperto quella parola, ho capito che volevo dedicarvi gran parte del resto della mia vita.

La parola e "rinaturalizzazione" e sebbene rinaturalizzazione sia una parola giovane ha già diverse definizioni. Ma ce ne sono due in particolare che mi affascinano. La prima e la risanazione di massa degli ecosistemi.

Una delle scoperte scientifiche piu interessanti della scorsa metà del secolo è stata la scoperta di cascate trofiche diffuse. Una cascata trofica è un processo ecologico che parte all'inizio della catena alimentare e ruzzola giù fino alla fine. Il classico esempio è quello che è accaduto nel Parco Nazionale dello Yellowstone, negli Stati Uniti quando sono stati reintrodotti i lupi nel 1995. Sappiamo tutti che i lupi uccidono diverse specie di animali, ma forse siamo poco a conoscenza del fatto che danno la vita a molti altri. Suona strano, ma seguitemi solamente per un po'. Prima che i lupi comparissero, erano stati assenti per 70 anni. Il numero dei cervi, dato che non c'era nessuno che desse loro la caccia era cresciuto nel Parco dello Yellowstone, e nonostante gli sforzi umani nel controllarli, sono riusciti a ridurre di parecchio la vegetazione fino a ridurla a niente, l'hanno proprio pascolata via. Ma appena arrivati i lupi, sebbene fossero inferiori di numero, hanno iniziato ad avere i piu notevoli effetti. Primo, naturalmente, hanno ucciso alcuni dei cervi, ma questa non è stata la cosa più importante. Soprattutto, hanno cambiato radicalmente il comportamento dei cervi. I cervi iniziarono ad evitare certe zone del parco, i posti dove potevano rimanere intrappolati più facilmente, in particolare le vallate e le gole, e immediatamente questi posti hanno inziato a rigenerarsi. In alcune aree, l'altezza degli alberi è quintuplicata in appena sei anni. Lati di vallate sono velocemente diventate foreste di pioppi, salici e pioppi neri. Non appena si è verificato, gli uccelli hanno cominciato a tornare. Il numero di uccelli canterini, di uccelli migratori, ha iniziato ad aumentare enormemente. Il numero dei castori ha iniziato a crescere, perché ai castori piace mangiare gli alberi. E i castori, come i lupi, sono ingegneri dell'ecosistema. Creano nicchie per altre specie. E le dighe che costruiscono nei fiumi hanno fatto da habitat per lontre, topi muschiati, anatre, pesci, rettili e anfibi. I lupi hanno ucciso i coyote, e di conseguenza il numero di conigli e topi è iniziato e salire, Il che ha significato più falchi e donnole, più volpi, più tassi. Corvi imperiaili e aquile calve sono scese per mangiare sulla carcassa che i lupi hanno lasciato. Gli orsi ne hanno mangiato anche loro, e la loro popolazione è cresciuta in parte anche perché c'erano più bacche cresciute nei cespugli in rigenerazione, e gli orsi hanno dato man forte ai lupi uccidendo alcuni cuccioli di cervo.

Ma ecco dove la cosa si fa davvero interessante. I lupi hanno cambiato il comportamento dei fiumi. Hanno iniziato a vagabondare di meno. C'è stata meno erosione. Il letto del fiume si è ristretto. Si sono formati più laghetti, più rivoli, ciascuno dei quali è stato un grande habitat per la vita selvatica. Il fiume è cambiato in risposta ai lupi e la ragione è stata che la rigenerazione delle foreste ha stabilizzato gli argini in modo tale da farle cedere meno spesso, in questo modo i fiumi sono diventati più stabili nel loro corso. Analogamente, portando i cervi fuori da certe zone e con la ripresa della vegetazione sui lati delle vallate, c'è stata meno erosione del terreno, perché la vegetazione ha stabilizzato anche questo. Quindi i lupi, in numero limitato, hanno trasformato non solo l'ecosistema del Parco Nazionale dello Yellowstone, questa enorme area, ma anche la sua geografia.

Le balene degli oceani del sud hanno effetti di portata simile. Una delle tante scuse illogiche fatte dal governo giapponese per uccidere le balene è che: "Beh, il numero di pesci e crostacei crescerà e quindi ci sarà più cibo per le persone." È una scusa stupida, ma in un certo modo è sensata, no? Perché potreste pensare che le balene mangiano enormi quantità di pesci e crostacei, e ovviamente togliendo le balene, ci saranno più pesci e crostacei. Ma è accaduto il contrario. Togliete le balene, e la quantità di crostacei crolla. Come è potuto accadere'? Ora si è capito che le balene sono fondamentali per sostenere l'intero ecosistema, e una delle ragioni è che spesso si nutrono in profondità e poi salgono in superficie e producono ciò che i biologi chiamano educatamente creste di escrementi, enormi esplosioni di feci sulla superficie dell'acqua, su nella zona fotica, dove c'è abbastanza luce per il verificarsi della fotosintesi, e queste grandi creste di fertilizzante stimolano la crescita del fitoplancton, il plancton vegetale alla base della catena alimentare, che stimola la crescita dello zooplancton, che nutre il pesce e i crostacei e tutto il resto. Le balene fanno un'altra cosa: tuffandosi su e giù attraverso la colonna d'acqua, spingono il fitoplancton verso la superficie dove può continuare a sopravvivere e riprodursi. La cosa interessante è che sappiamo che il plancton vegetale negli oceani assorbe carbonio dall'atmosfera — più plancton vegetale c'è, più carbonio viene assorbito — e alla fine lo filtrano giù negli abissi e tolgono il carbonio dal sistema atmosferico. Sembra che quando la popolazione di balene era ai massimi storici fossero responsabili del sequestro di alcune decine di milioni di tonnellate di carbonio all'anno dall'atmosfera.

Vedendo la cosa in questo modo, si pensa, aspetta un attimo, i lupi cambiano la geografia fisica del Parco Nazionale dello Yellowstone. Le balene cambiano la composizione dell'atmosfera. Si inizia a vedere che probabilmente, le prove che supportano l'ipotesi Gaia di James Lovelock, che concepisce il mondo come un coeso, organismo autoregolante, inizia ad accumularsi a livello di ecosistema.

Le cascate trofiche ci dicono che il mondo naturale è persino più affascinante e complesso di ciò che pensavamo. Ci dicono che se eliminiamo i grandi animali, resta un ecosistema radicalmente differente rispetto a quello che mantiene i grandi animali. Per come la vedo io, costituiscono un caso, a favore della reintroduzione delle specie perdute. Rinaturalizzazione, per me, significa riportare alcune delle piante e degli animali perduti. Significa abbattere i recinti, significa fermare i canali di drenaggio, significa prevenire la pesca commerciale in alcune grandi aree del mare, altrimenti fare un passo indietro. Non ha ideadi quale sia un corretto ecosistema o un corretto insieme di specie. Non cerca di produrre una brughiera o un pascolo o una foresta pluviale o un prato di alghe o una barriera corallina. Lascia che sia la natura a decidere, e la natura, in linea di massima, è piuttosto brava a prendere decisioni.

Ho detto che ci sono due definizioni di rinaturalizzazione, che mi interessano. L'altra è la rinaturalizzazione della vita umana. E non lo vedo come una alternativa alla civilizzazione. Credo che possiamo godere dei benefici della tecnologia avanzata, come facciamo ora, ma allo stesso tempo, se lo vogliamo, avere accesso ad una più ricca e selvaggia vita di avventura quando vogliamo, perché ci saranno di nuovo bellissimi habitat selvaggi.

E le occasioni per questo si stanno sviluppando più rapidamente di quanto possiate immaginare. C'è una stima che suggerisce che negli Stati Uniti, due terzi della terra che era una volta foresta e che poi è stata ripulita è diventata di nuovo foresta man mano che coltivatori e boscaioli si sono ritirati, in particolare dalla metà orientale del paese. Ce n'è un'altra che suggerisce che 30 milioni di ettari di terra in Europa, un'area grande quanto la Polonia, sarà abbandonata dagli agricoltori tra il 2000 e il 2030.

Avendo di fronte occasioni come questa, non sembra essere un po' modesto pensare solamente di riportare lupi, linci, orsi, castori, bisonti, cinghiali, alci, e tutte le altre specie che stanno già gradualmente iniziando a spostarsi piuttosto rapidamente attraverso l'Europa? Forse dovremmo anche iniziare a pensare al ritorno di parte della nostra megafauna perduta.

Quale megafauna, dite? Beh, ogni continente ne ha avuta una, tranne l'Antartide. Quando sono stati fatti gli scavi per Trafalgar Square la ghiaia del fiume era piena di ossa di ippopotami, rinoceronti, elefanti, iene, leoni. Si, signore e signori, c'erano i leoni a Trafalgar Square molto prima che la Colonna di Nelson fosse costruita. Tutte queste specie hanno vissuto lì nell'ultimo periodo interglaciale, quanto la temperatura era abbastanza simile alla nostra. Per lo più non è il clima che ha eliminato la megafauna del mondo. È stata la pressione della popolazione umana che cacciava e distruggeva i loro habitat.

E anche così si vedono ancora le ombre di queste grandi bestie nei nostri attuali ecosistemi. Perché così tanti alberi caduchi sono in grado di germogliare in qualunque punto il tronco sia spezzato? Perché riescono a sopportare una perdita così importante di corteccia? Perché alberi del sottobosco, che sono meno soggetti alle forze del vento e devono sopportare meno peso degli alberi a grande chioma, perché sono più resistenti e difficili da spezzare degli alberi a grande chioma? Elefanti. Sono adattati agli elefanti. In Europa, per esempio, si sono evoluti per resistere allo strofinare delle zanne degli elefanti, elephas antiquus, che erano bestioni. Era un parente dell'Elefante Asiatico, ma era un animale dei climi temperati, una creatura delle foreste temperate. Era molto più grande dell'Elefante Asiatico. Ma perché alcuni dei nostri comuni cespugli hanno spine che sembrano anche troppo ingegnose per resistere al curiosare del cervo? Forse perché si sono evoluti per resistere al curiosare dei rinoceronti.

Non è fantastico pensare che ogni volta che vi aggirate per un parco o per una viale o in una strada piena di foglie, potete vedere le ombre di questi bestioni? Paleocologia, lo studio degli ecosistemi del passato, sono fondamentali per capire il nostro, e sembra come una porta di accesso attraverso cui entrare in un regno incantato. E se veramente vediamo zone di terra della dimensione di cui ho parlato diventare disponibili perché non reintrodurre alcune delle nostre specie di megafauna perdute, o almeno specie imparentate con quelle che si sono estinte ovunque? Perché tutti noi non abbiamo un Serengeti davanti alla porta di casa?

E forse questa è la cosa più importante che la rinaturalizzazione ci offre, la cosa più importante che manca alle nostre vite: la speranza. Nel motivare le persone ad amare e difendere la natura, un grammo di speranza vale una tonnellata di disperazione. La storia della rinaturalizzazione ci dice che il bisogno di cambiamento ecologico non sempre procede in una direzione. Ci offre la speranza che la nostra primavera silenziosa possa essere sostituita da una estate rumorosa.

Grazie.

(Applausi)