Prumsodun Ok
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"Robam kbach boran," o l'arte della danza classica Khmer, ha più di 1000 anni. Fu sviluppata come preghiera in movimento per la pioggia e la fertilità, e la prosperità che significava per una società agricola. I ballerini, uomini e donne, venivano offerti ai templi in cui servivano da ponti viventi tra il cielo e la terra. I loro corpi danzanti portavano le preghiere della gente agli dei, e la volontà delle divinità veniva riportata tramite loro alla gente e alla terra.

La danza Khmer è fatta di tante curve. Le schiene sono inarcate, le ginocchia piegate, le dita dei piedi raccolte, i gomiti piegati e le dita curvate all'indietro. Tutte queste curve creano l'impressione di una serpentina, è importante perché prima dell'introduzione delle grandi religioni, i Khmer e la gente in tutto il mondo praticavano l'animismo. I serpenti era particolarmente importanti in questo sistema di credenze perché nel loro movimento fluido e curvilineo, imitavano il flusso dell'acqua. Per invocare un serpente con il corpo tramite la danza bisognava evocare l'immagine di fiumi che attraversano la terra: ispirare il flusso delle acque rigeneranti.

Come potete vedere, la danza classica Khmer è una trasformazione della natura, sia del mondo fisico intorno a noi che del nostro universo interno. Usiamo quattro gesti principali delle mani. Possiamo farli insieme? Sì? Ok.

Questo è un albero. Quell'albero crescerà, e poi cresceranno le foglie. Dopo le foglie, avrà i fiori, e dopo i fiori, avrà i frutti. I frutti cadranno e crescerà un altro albero. In questi quattro gesti c'è il ciclo della vita.

Questi quattro movimenti vengono poi usati per creare tutta una lingua con cui noi ballerini ci esprimiamo. Per esempio, posso dire, "Io." "Io." Nella danza sarebbe... "Io." O posso dire... "Ehi tu, vieni qui, vieni qui." Nella danza... "Vieni qui," o, "Vai, vai."

(Risate)

"Vai." E tutto da... l'amore... alla tristezza, alla —

(Passo pesante)

rabbia possono essere espressi anche attraverso la danza.

C'è una certa magia nel modo in cui le cose vengono filtrate, trasformate e messe insieme per creare possibilità senza limiti nell'arte. La parola Khmer per arte, silapak, di fatto, nella sua radice, significa "magia." L'artista — il silapakar, o i silapakarani, non sono altro che dei maghi. Sono orgoglioso di dire che appartengo a una lunga stirpe di maghi, dalla mia insegnante, Sophiline Cheam Shapiro, ai suoi insegnanti, stelle del palazzo reale, agli antichi danzatori di Angkor agli antichi paesani da cui l'arte ha preso vita.

Detto questo, la nostra amata eredità una volta è stata completamente distrutta. Se indossate gli occhiali, per favore alzatevi. Se parlate più di una lingua, alzatevi in piedi. Se avete la pelle chiara, per favore alzatevi in piedi. I vostri occhiali significano che vi potete permettere cure mediche. La seconda e terza lingua indicano la vostra educazione d'élite. La pelle chiara significa che non avete dovuto lavorare sotto il sole. Durante gli Khmer rossi, che si sono impossessati della Cambogia tra il 1975 e il 1979, ora saremmo tutti morti, obiettivo prescelto per i nostri privilegi. Vedete, gli Khmer rossi guardavano la Cambogia e vedevano secoli di rigida ineguaglianza. Il re e le poche élite intorno a lui avevano tutte le comodità del mondo mentre la maggioranza soffriva per il lavoro massacrante e la dura povertà. Non serve un libro di storia per provarlo.

La parola Khmer per "Io", per "me", è khnhom. Questa stessa parola significa anche "schiavo" e i ballerini erano in effetti noti come knhom preah robam, o "schiavi della danza sacra." Gli Khmer Rouge cercarono di porre fine alla schiavitù in Cambogia, eppure in qualche modo per fare questo trasformarono tutti in schiavi. Diventarono l'oppressione che cercavano di fermare. Evacuarono la capitale e forzarono la gente ai campi di lavoro. Divisero famiglie e fecero il lavaggio del cervello ai bambini contro i genitori. Ovunque, la gente moriva e veniva uccisa, a causa di malattie, duro lavoro, esecuzioni e fame. Il risultato è la perdita di un terzo della popolazione cambogiana in meno di quattro anni, e in quel numero c'era il 90 per cento dei ballerini Khmer. In altre parole, nove su 10 visioni per la tradizione e il futuro andati persi.

Per fortuna però gli insegnanti dei miei insegnanti, Chea Samy, Soth Sam On e Chheng Phon, hanno guidato la rinascita della forma d'arte dalle ceneri della guerra e del genocidio: uno studente, un gesto, una danza alla volta. Hanno scritto l'amore, la magia, la bellezza, la storia e la filosofia della nostra discendenza nei corpi della generazione successiva.

Quasi 40 anni dopo, la danza classica Khmer è rinata a nuovi livelli. Eppure in qualche modo esiste ancora in un ambiente vulnerabile. Gli effetti disastrosi della guerra perseguitano ancora gli Khmer. È scritto nei nostri corpi, si manifesta in un passaggio genetico del DPTS e in famiglie che affrontano la povertà ciclica e in immense fratture culturali e barriere linguistiche.

Eppure la bellezza è la cosa più resiliente. La bellezza ha la capacità di crescere ovunque in qualunque momento. La bellezza connette le persone nel tempo e nello spazio. La bellezza è liberazione dalla sofferenza. Mentre gli artisti Khmer cercano di rivitalizzare la nostra cultura e il nostro paese, vediamo che ci sono tante strade per procedere in futuro. In una tradizione in cui spesso non sappiamo il nome dei ballerini, chi erano, come vivevano, cosa provavano, suggerisco che procediamo con onestà e apertamente da "khnhom." Khnhom non come in schiavo, ma come in servizio cosciente. Khnhom: "I", "me", "in fiore."

Mi chiamo Prumsodun Ok. Sono Khmer, e sono americano. Sono figlio di rifugiati, creatore, guaritore, e costruisco ponti. Sono il primo studente maschio del mio insegnante in una tradizione vista da molti come femminile, e ho fondato la prima compagnia di danza cambogiana gay. Sono l'incarnazione della bellezza, dei sogni e dei poteri di coloro che sono venuti prima di me. La convergenza di passato, presente e futuro, degli individui e della collettività.

Fatemi interpretare quel ruolo antico e senza tempo dell'artista come messaggero, condividendo le parole di Chheng Phon "Un giardino con solo un tipo di fiore, o fiori di un solo colore, non va bene." Questo è per ricordare che la nostra forza, la crescita, la sopravvivenza e l'esistenza stessa, stanno nella diversità. Tuttavia si tratta anche di un messaggio di coraggio. Perché un fiore non chiede il permesso di sbocciare. È nato per offrirsi al mondo. L'amore impavido è la sua natura.

Grazie.

(Applausi).