Bill Gates
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Oggi parlerò di energia e clima. Può sembrare strano, visto che nel mio lavoro alla fondazione mi occupo perlopiù di vaccini e semi, cose da inventare e dare al mondo per aiutare i due miliardi di persone più povere a vivere vite migliori. Ma il clima e l'energia, in realtà, sono estremamente importanti per questa gente, anzi, sono più importanti per loro che per chiunque altro al mondo. Un peggior clima significa, per molti anni, perdita di raccolti. Cadrà troppa pioggia, o troppo poca. Le cose cambieranno in modi che il loro fragile ambiente semplicemente non può sostenere. Il che porta alla fame. All'incertezza. Ai conflitti. I cambi climatici, dunque, saranno per loro terribili.

Anche il costo dell'energia è, per loro, importante. In effetti, se poteste abbassare il prezzo di una cosa sola, per ridurre la povertà, scegliereste di gran lunga l'energia. Il prezzo dell'energia è sceso nel tempo. E una civiltà progredisce grazie al progresso in campo energetico. La rivoluzione del carbone ha alimentato quella industriale. E anche nel XX secolo abbiamo assistito ad un rapido declino nel prezzo dell'elettricità, il che spiega perché abbiamo frigoriferi, condizionatori, possiamo creare materiali moderni e fare così tante cose. Nel mondo ricco, quindi, siamo per quanto riguarda l'elettricità in una situazione eccellente. Ma mentre il prezzo scende, per esempio della metà, dobbiamo rispettare un nuovo vincolo, il vincolo delle emissioni di CO2.

La CO2 sta scaldando il pianeta, e la sua equazione è molto semplice. La CO2 emessa causa un aumento di temperatura, che induce effetti molto negativi. Effetti sul clima e, forse anche peggio, effetti indiretti, nel senso che gli ecosistemi naturali non riescono ad adeguarsi a questi rapidi cambiamenti e quindi collassano.

La valutazione di quanto aumenti la temperatura a causa di un dato aumento di CO2, e come ciascuna delle due cose peggiori l'altra, e' incerta, ma non molto. E c'è sicuramente incertezza su quanto negativi saranno tali effetti, ma certo saranno estremamente negativi. Al riguardo, ho spesso chiesto ai migliori scienziati: dobbiamo davvero ridurre le emissioni quasi a zero? Non possiamo solo ridurle a metà o a un quarto? E la risposta è che, finché non scendiamo quasi a zero, la temperatura continuerà a salire. È una grande sfida, quindi. Non è come dire: "Facciamo passare un camion alto 3,5 m sotto un ponte alto 3." Non si tratta di "abbassarlo un po'". Si tratta di dover scendere a zero.

Ora, noi emettiamo molta CO2 ogni anno, oltre 26 miliardi di tonnellate. Circa 20 tonnellate per ogni americano. Per gli abitanti dei paesi poveri, è meno di una tonnellata pro capite. La media mondiale è di circa 5 tonnellate pro capite. E in qualche modo, dobbiamo fare progressi che portino quella quantità a zero. Le emissioni sono costantemente aumentate. Solo alcuni cambiamenti economici hanno cambiato questa tendenza, quindi dobbiamo passare dall'aumentare rapidamente al diminuire fino a zero.

Questa equazione ha quattro fattori. E' una serie di moltiplicazioni. Abbiamo la quantita' a sinistra, il CO2, che dev'essere azzerata, e i fattori sulla destra sono la popolazione, i servizi che in media ogni persona usa, l'energia media richiesta da ciascun servizio e la CO2 emessa per unità di energia. Analizziamo ciascun fattore e vediamo come possiamo azzerarlo. Probabilmente, uno di questi numeri deve abbassarsi fin quasi a zero. È algebra delle superiori. Vediamo un po'.

Il primo fattore è la popolazione. Il mondo ha oggi 6,8 miliardi di abitanti. Ci dirigiamo verso i 9 miliardi. Se facciamo un buon lavoro con i nuovi vaccini, la sanità, la salute riproduttiva, possiamo diminuirlo forse del 10, 15 %, ma qui registriamo un aumento di circa il 30%.

Il secondo fattore sono i servizi che usiamo. Il che comprende tutto, il cibo che mangiamo, il vestiario, la TV, il riscaldamento. Sono cose desiderabili, e liberarsi della povertà significa fornire questi servizi per quasi tutti al mondo. Ed è una cosa positiva che questo numero aumenti. Nel mondo ricco, nel miliardo più ricco, probabilmente potremmo risparmiare ed usare meno, ma in media, ogni anno, questo numero salirà. E quindi, complessivamente, la quantità di servizi erogati pro capite sarà più che doppia. Questo è un esempio molto semplice di servizio. Voi avete l'illuminazione in casa vostra, per fare i compiti, ma questi ragazzi no, quindi escono e leggono i loro compiti sotto i lampioni stradali.

Quanto all'efficienza — E, l'energia per unità di servizio erogato — qui finalmente ci sono buone notizie. Questo fattore non sta aumentando. Grazie a molte invenzioni, nuovi modi di illuminare, automobili fatte diversamente, costruzioni realizzate diversamente, per molti servizi si può diminuire considerevolmente l'energia consumata. In alcuni servizi si può ridurre del 90%. Ci sono invece altri servizi, come i fertilizzanti, o il trasporto aereo, dove i margini di miglioramento sono molto, molto inferiori. Quindi, complessivamente, nel migliore dei casi, l'energia consumata potrà ridursi da tre a forse sei volte. Ma questi primi 3 fattori riducono le emissioni da 26 a, nel migliore dei casi, forse 13 miliardi di tonnellate. Non è abbastanza.

Guardiamo il quarto fattore, il fattore chiave, la quantità di CO2 emessa per unità di energia. La domanda è, possiamo ridurla a zero? Se si brucia carbone, no. Se si brucia gas naturale, no. Quasi tutti i modi per produrre oggi l'elettricità, a parte le rinnovabili e il nucleare, emettono CO2. Quello che dovremo fare su scala globale, dunque, è creare un nuovo sistema. E ci servono "miracoli" energetici.

Col termine "miracolo", non intendo qualcosa di impossibile. Il microprocessore è un miracolo. Il personal computer è un miracolo. Internet, ed i suoi servizi, sono un miracolo. Le persone oggi qui hanno partecipato alla creazione di molti miracoli. Di solito non abbiamo una scadenza, una data entro cui consegnare il miracolo. Di solito, si sta alla finestra e qualcosa avviene, qualcos'altro no. In questo caso invece dobbiamo guidare a tutta velocità, e realizzare un miracolo in tempi molto ristretti.

Mi sono chiesto: come illustrare questo concetto? C'è qualche esempio naturale, qualche dimostrazione che catturi l'immaginazione della gente? Ho ripensato ad un anno fa, quando portai delle zanzare, e la gente lo trovò divertente. (Risate) Li rese partecipi del fatto che, nel mondo, ci sono persone che convivono con le zanzare. Questa invece è la mia idea per l'energia. Ho deciso che far volare delle lucciole sarebbe stato quest'anno il mio contributo all' ambiente. Ecco qui delle lucciole. Mi dicono che non pungono, anzi potrebbero non uscire nemmeno dal barattolo. (Risate)

...ora, possiamo inventarci trucchi come questo, ma non saranno d'aiuto. Ci servono soluzioni, una o tante che siano, che funzionino su grande scala e molto affidabili, e sebbene si stia esplorando in molte direzioni, penso che solo cinque potranno sortire effetti importanti. Ho escluso le maree, il geotermico, la fusione nucleare, i biocombustibili. Potrebbero anche dare qualche contributo, e se possono fare più di quanto mi aspetto, tanto meglio, ma qui mi interessa sottolineare che dovremo lavorare su ciascuna di queste cinque, e non rinunciare a nessuna, per quanto arduo, perché tutte pongono sfide difficili.

Analizziamo per prima la combustione di combustibili fossili, carbone o gas naturale che sia. Qui il nostro compito sembra semplice, ma non lo è, ed è catturare la CO2, dopo la combustione, all'uscita dal camino, pressurizzarla, liquefarla, metterla da qualche parte, e sperare che ci rimanga. Oggi ci sono tecnologie sperimentali che catturano il 60 - 80 % di CO2, ma raggiungere il 100% sarà molto complicato e sarà difficile anche mettersi d'accordo su dove conservare tutta questa CO2. La questione più spinosa è comunque quella del lungo periodo. Chi si fiderà? Chi garantirà qualcosa che è letteralmente miliardi di volte più voluminoso di ogni altro tipo di rifiuto immaginabile, come il nucleare o altro? È un volume enorme. Quindi è un problema difficile.

Un'altra fonte sarebbe il nucleare. Ma anche il nucleare presenta tre grandi problemi. Il costo, specialmente nelle nazioni molto regolamentate, è alto. La questione della sicurezza, il sentirsi sicuri che nulla può andare storto, malgrado l'impianto sia manovrato da operatori umani, e che il combustibile non venga utilizzato a scopo bellico. E come poi gestire le scorie? Malgrado la quantità ridotta, le preoccupazioni sono tante. La gente ha bisogno di essere rassicurata. Tre problemi molto difficili, dunque, che si potrebbero risolvere, e sui quali si dovrebbe lavorare.

Le ultime tre delle cinque fonti le ho raggruppate. Sono quelle che la gente spesso definisce "rinnovabili". E a dire il vero, malgrado il grande vantaggio di non richiedere un combustibile, presentano alcuni svantaggi. Il primo è che la densità d'energia prodotta con queste tecnologie è decisamente inferiore a quella di una centrale elettrica. Si tratta di "raccogliere energia", e quindi di molti chilometri quadrati, di aree migliaia di volte più estese di una normale centrale elettrica. Inoltre queste fonti sono intermittenti. Il sole non splende tutto il giorno, né tutti i giorni, e neanche il vento soffia sempre. Pertanto, se si dipende da queste fonti, bisogna trovare un modo di erogare energia elettrica anche quando la fonte non produce. Grosse sfide ci attendono sul fronte dei costi. E sulla distribuzione. Per esempio, diciamo che questa fonte energetica si trova all'estero. Allora non solo vi serve la tecnologia, ma dovete anche fare i conti coi rischi legati all'approvvigionamento dall'estero.

E infine, il problema dell'accumulo. Per stimare le dimensioni del problema, ho analizzato tutti i tipi di batterie realizzate oggi, per auto, computer, telefoni, torce, di qualsiasi tipo, le ho confrontate con la quantità di energia elettrica usata (all' anno) nel mondo e ho scoperto che tutte le batterie ora in produzione potrebbero immagazzinare meno di 10 minuti di tutta quell'energia. Quindi ci serve davvero un grosso passo avanti, un miglioramento di 100 volte rispetto agli approcci ora in uso. Il che non è impossibile, ma certo non è molto semplice. Questo problema si manifesta già quando le fonti "intermittenti" producono più del, diciamo, 20 o 30 % dell'energia consumata. Se poi ci si affida a quelle fonti per il 100%, serve una batteria "miracolosa".

Ma come avanzeremo su questa strada? Qual è il giusto approccio? È un Progetto Manhattan? Che cosa potrebbe risolvere il problema? Molte aziende, a centinaia, devono mettersi al lavoro. Abbiamo bisogno di almeno cento persone in ciascuno di questi cinque settori. Molti di loro, osservandoli, li definireste pazzi. Il che è un bene. E penso che qui, nel gruppo di TED, molte persone stiano già lavorando in questi campi. Bill Gross ha diverse aziende, tra cui una chiamata eSolar che vanta grandi tecnologie nel solare termico. Vinod Khosla sta investendo in dozzine di aziende che stanno facendo grandi cose ed hanno potenzialità interessanti, e io sto dando il mio supporto a tutto questo. Nathan Myhrvold ed io stiamo finanziando un'azienda che, vi sorprenderà, segue la strada del nucleare. Ci sono state alcune innovazioni nel ramo, il nucleare modulare, il nucleare liquido. Ma da un bel po' di tempo, il settore è fermo, che ci siano alcune buone idee in giro non è poi così sorprendente.

L'idea di Terrapower è che, invece di bruciare solo parte dell' uranio, l' U235, l'1% dell'uranio disponibile, abbiamo deciso di bruciare anche l' U238, il 99% È un'idea folle, in un certo senso. Per la verità se ne parla da molto tempo, ma non e' mai stato adeguatamente provato se avrebbe funzionato o no, Solo grazie all'avvento dei supercomputer moderni oggi si può fare una simulazione e vedere che sì, con i materiali giusti, sembra che funzionerebbe.

E siccome si brucia il 99 per cento dell'uranio, la struttura dei costi migliora drasticamente. Si bruciano le scorie, e si usano come combustibile anche le scorie dei reattori di oggi, che diventano, dal problema che erano, una risorsa da sfruttare. Si consuma l'uranio mentre la combustione procede. È una specie di candela. È come un ceppo di legno che brucia. Spesso viene chiamato reattore a onda progressiva. Dal punto di vista del combustibile il problema è risolto. Ecco una foto di un posto nel Kentucky. Questo è lo scarto, il 99 per cento dell' uranio, cui è stata tolta la parte ora utilizzata come combustibile, e perciò viene chiamato uranio impoverito. Questi "scarti" darebbero energia agli Stati Uniti per secoli. E filtrando l'acqua di mare, con un processo economico, ci sarebbe abbastanza combustibile per il resto della vita di questo pianeta.

Molte sfide ci attendono, dunque, ma questo è un esempio delle centinaia e centinaia di idee che ci servono per progredire. Come dovremmo misurare il nostro progresso? Cosa dovrebbero contenere le 'pagelle'? Identifichiamo l'obiettivo, e poi valutiamo i passi intermedi. Avrete sentito molta gente parlare di una riduzione dell'80% per il 2050, È davvero molto importante riuscirci. Il 20% sarà prodotto dalle nazioni povere, e da un po' di agricoltura. A quel punto, si spera, avremo risolto la deforestazione e la produzione del cemento. Per arrivare all'80%, quindi, le nazioni sviluppate, incluse nazioni come la Cina, avranno dovuto sostituire completamente la loro produzione elettrica. L'altra domanda è: stiamo realizzando questa tecnologia a emissioni zero? L'abbiamo messa in pratica nelle nazioni sviluppate? La stiamo diffondendo anche altrove? È un aspetto importantissimo. È un elemento chiave della pagella.

Andando a ritroso, che aspetto dovrebbe avere la pagella del 2020? Anche quella dovrebbe avere gli stessi due aspetti. Dovremmo implementare delle misure di efficienza per iniziare ad ottenere delle riduzioni. Meno emettiamo, minore sarà la quantità totale di CO2, e quindi la temperatura. Ma il voto in questa materia, fare cose che non comportano grandi riduzioni, ha un peso solo pari, o perfino leggermente inferiore, all'altro, che è la velocità dell'innovazione delle nuove invenzioni.

Dobbiamo spingere questi progressi a tutta velocità, e possiamo misurare la velocità dal numero di aziende, progetti pilota, modifiche di regolamenti. Molti ottimi libri sono stati scritti al riguardo. Il libro di Al Gore, "La scelta", e quello di David McKay, "Sustainable Energy Without the Hot Air." Questi libri approfondiscono il problema e creano un contesto nel quale svolgere il dibattito perché queste cose necessitano di un sostegno diffuso. Molte cose devono avvenire contemporaneamente.

Ho un desiderio, dunque. Un desiderio molto concreto che inventeremo la tecnologia necessaria. Se dovessi scegliere un solo desiderio per i prossimi 50 anni, tra: poter scegliere il presidente del paese, la realizzazione di un vaccino, cui pure tengo molto, oppure realizzare questa cosa che costa la metà e non produce CO2, sceglierei quest'ultima. Sarebbe quella col maggiore impatto. Se questo desiderio non si realizzerà, la frattura tra chi pensa a breve e chi a lungo termine, tra gli Stati Uniti e la Cina, tra nazioni povere e ricche, sarà terribile, e soprattutto, la vita di quei due miliardi di persone sarà di gran lunga peggiore.

Cosa dobbiamo fare, dunque? In cosa vi sto invitando a prendere l'iniziativa e procedere? È necessario un maggiore sostegno alla ricerca. Quando le nazioni si riuniscono in posti come Copenhagen, non dovrebbero parlare solo di CO2. Dovrebbero discutere anche il programma delle innovazioni, e vi stupireste di quanto ridicolmente poco investiamo in questi approcci innovativi. Ci servono incentivi, tasse sulla CO2, il "cap and trade", strumenti che evidenzino il costo dell'inquinamento. Dobbiamo diffondere il messaggio. Dobbiamo rendere questo dialogo più razionale e comprensibile, e deve includere le scelte del governo. È un desiderio impegnativo, ma credo realizzabile.

Grazie. (Applausi) Grazie.

Chris Anderson: Grazie. Grazie. (Applausi) Grazie. Solo per saperne di più su Terrapower, ecco... prima di tutto, puoi darci un'idea della dimensione degli investimenti?

Bill Gates: Realizzare il software, acquistare il supercomputer, assumere tutti i grandi scienziati, cosa che già abbiamo fatto, richiede solo decine di milioni, e anche quando avremo testato i materiali in un reattore russo, per essere sicuri che funzionino a dovere, parleremo solo di centinaia di milioni. La cosa difficile è costruire il reattore pilota, trovare svariati miliardi, l'autorità competente, il luogo in cui verrà costruito il primo esemplare. Una volta costruito il primo, se funziona come annunciato, sarà l'uovo di Colombo, perché i costi, la densità di energia generata, sono completamente diversi dal nucleare che conosciamo oggi.

CA: Quindi, se capisco bene, questo implica la costruzione, ben sottoterra, di un serbatoio verticale pieno di combustibile nucleare, di questo tipo di uranio impoverito. Poi il processo comincia dall'alto e progredisce verso il basso?

BG: Giusto. I reattori, oggi, vengono riforniti continuamente, molte persone, molti controlli che possono non funzionare, aperture continue, cose che entrano ed escono... Non va bene! Se invece il combustibile è molto economico e puoi farne scorta per 60 anni (pensalo come un ceppo di legno), mettilo dentro e dimenticati tutte quelle complessità. Resta lì, brucia per sessant'anni, e poi finisce.

CA: Un impianto nucleare che fa da discarica di sé stesso!

BG: Sì. Beh, i rifiuti si possono lasciare lì (con questa tecnologia se ne producono molti meno) poi li si può prendere, metterli in un altro reattore e bruciarli. E inizieremo con i rifiuti già esistenti, ora conservati in vasche di raffreddamento o in contenitori vicino ai reattori. Saranno il nostro primo combustibile. Quindi quello che era un problema dei reattori convenzionali sarà il carburante dei nostri, e il volume dei rifiuti si ridurrà in modo impressionante, non appena questo processo sarà realtà.

CA: Ma quando parli in giro per il mondo del potenziale di questa tecnologia, dove riscuoti maggior interesse alla sua realizzazione?

BG: Beh, non c'è un posto in particolare, e ci sono tutte queste interessanti regole di trasparenza su tutto ciò che è definito nucleare, quindi riscuotiamo molto interesse. Il nostro staff è stato in Russia, India, Cina. Ho appena incontrato il Segretario per l'Energia. Abbiamo parlato di come quest'idea si adatti all'attuale programma. Sono ottimista. Francesi e giapponesi hanno fatto del lavoro in questo campo. È una variazione su qualcosa che è già stato fatto. Si tratta di un miglioramento sostanziale ma è un tipo di reattore veloce, che molte nazioni hanno già costruito, quindi chiunque abbia già costruito un reattore veloce è un buon candidato ad accogliere il nostro.

CA: A tuo avviso, quali sono i tempi e la probabilità che una cosa del genere si realizzi?

BG: Beh, per uno di questi progetti a scala intera, che produce energia, che non costa molto, parliamo di 20 anni per progettarlo e 20 per costruirlo. È questa la scadenza che i modelli ambientali dimostrano essere tassativa. Terrapower, se tutto procede bene, che non e' chieder poco, potrebbe facilmente soddisfare questo obiettivo. E ora ci sono, fortunatamente, dozzine di aziende nel settore, (ma devono essercene centinaia) che analogamente, se la loro ricerca funziona, se i finanziamenti per i loro impianti pilota saranno erogati, potranno competere. Ed è meglio se molte soluzioni avranno successo, perché a quel punto si potrà ricorrere ad un insieme di soluzioni. E' necessario che almeno una abbia successo.

CA: Parlando di innovazioni importanti, rivoluzionarie, questa è la più grande che tu conosca?

BG: Una rivoluzione energetica è la cosa più importante. Lo sarebbe stata anche senza i vincoli ambientali, ma i vincoli ambientali la rendono davvero molto più importante. Nel ramo del nucleare ci sono altri innovatori. Non conosciamo il loro lavoro bene come questo, ma uno è il nucleare "modulare", un approccio diverso. C'e' un reattore a liquido. Mi sembra difficile da realizzare, ma forse loro dicono la stessa cosa di noi. Ce ne sono diversi, dunque, ma il bello è che una molecola di uranio sprigiona un milione di volte più energia di una molecola di, diciamo, carbone quindi, se riesci a gestire gli aspetti negativi (che sono essenzialmente le radiazioni, l'impronta ecologica ed il costo), il potenziale, in termini di effetti sull'ambiente ed altro, ne fa quasi una classe a sé stante.

CA: E se non funziona, cosa facciamo? Non dovremmo forse iniziare ad adottare misure di emergenza per cercare di mantenere la temperatura terrestre stabile?

BG: Se ti trovi in quella situazione, è un po' come quando hai mangiato troppo, e stai per avere un attacco cardiaco. Dove vai a quel punto? Potresti aver bisogno di un chirurgo o qualcosa di simile. C'è tutta una linea di ricerca sulla cosiddetta geoingegneria, che sono varie tecniche che rallenterebbero il riscaldamento facendoci guadagnare 20 o 30 anni nei quali coordinare l'azione. È come stipulare una polizza assicurativa. Speri di non averne bisogno. Alcuni dicono che non si dovrebbe nemmeno lavorare alla polizza perché ti potrebbe impigrire, facendoti continuare a mangiare perché tanto il chirurgo ti salverà. Non penso sia una scelta saggia, vista l'importanza del problema, ma ora nell'ambito della geoingegneria ci si chiede se serva tenere pronte delle soluzioni nel caso in cui gli eventi precipitino, o le innovazioni arrivino più tardi del previsto.

CA: Clima-scettici: se avessi una frase o due da dir loro, come potresti persuaderli che hanno torto?

BG: Beh, purtroppo ci sono diversi tipi di scettici e quelli che avanzano argomenti scientifici sono molto pochi. Alcuni dicono che c'è un feedback negativo grazie alle nuvole che smorzano gli effetti del riscaldamento. Sono molto, molto poche le cose su cui si possa anche solo dire che ci sia una probabilita' su un milione che si avverino Qui il problema principale assomiglia all'AIDS. Commetti un errore ora e ne paghi le conseguenze solo molto dopo.

E quindi, quando sei pressato da mille emergenze, l'idea di fare sacrifici di cui vedrai i risultati solo dopo... sacrifici per giunta non ben noti. In effetti, il rapporto dell'IPPC non prospetta necessariamente il caso peggiore; c'è gente nel mondo ricco che guarda all'IPPC e dice: ok, non è poi cosi' male. Il fatto è che proprio quell'incertezza dovrebbe spingerci all'azione. Ma il mio sogno è che, se riusciamo a realizzarlo economicamente, e a rispettare i vincoli sulla CO2, allora gli scettici diranno: ok, non mi importa se non emette CO2, quasi preferirei che ne emettesse, ma lo accetterò perché è più economico delle tecnologie precedenti. (Applausi)

CA: Sarebbe questa la tua risposta al ragionamento di Bjorn Lomborg, che se investi tutte le tue energie cercando di risolvere il problema della CO2, i tuoi altri obiettivi (come la lotta alla povertà, alla malaria e così via), saranno sacrificati, E che metterci del denaro, quando ci sono cose migliori da fare, significa sprecare risorse in modo stupido?

BG: Beh, la spesa effettiva in ricerca e sviluppo... diciamo che gli U.S.A dovrebbero spendere 10 miliardi in più di quanto facciano ora non è così ingente. Non dovrebbe distrarre risorse destinate ad altri scopi. Le cose che comportano molto denaro, e qui anche gente ragionevole potrebbe dissentire, sono i finanziamenti a soluzioni anti-economiche. Per me è soprattutto quello, lo spreco. A meno che tu non stia finanziando la curva di apprendimento, avvicinandoti al punto in cui diventerà molto economico, credo che gli sforzi vadano concentrati in tecnologie che hanno il potenziale di abbassare drasticamente i costi. Se l'alternativa fosse: "rendiamo l'energia costosissima, in modo che solo i ricchi possano permettersela", tutti i presenti possono permettersi di pagare l'energia cinque volte tanto senza cambiare stile di vita. Il disastro sarebbe per quei due miliardi.

Ed anche Lomborg ha rivisto le sue posizioni. Il suo argomento ora è: "Perché non si sta discutendo di più di Ricerca e Sviluppo?" Per il suo passato ancora lo si colloca tra gli "scettici", ma ha capito che è un gruppo abbastanza ristretto, e quindi sta sollevando la questione della Ricerca e Sviluppo. Ed è una questione che penso sia appropriato sollevare. È incredibile quanto poco si investa in ricerca e sviluppo.

CA: Beh Bill, credo proprio di parlare a nome delIa maggioranza del pubblico dicendo che spero di vedere il tuo desiderio diventare realtà. Grazie.

BG: Grazie. (Applausi)