Return to the talk Return to talk

Transcript

Select language

Translated by Paola Buoso
Reviewed by Francesco Sardo

0:11 Nel 1975 ho incontrato a Firenze il professor Carlo Pedretti, mio ex professore di storia dell’arte, oggi studioso di fama mondiale di Leonardo da Vinci. Mi ha chiesto se potevo trovare una tecnologia in grado di svelare un mistero datato cinque secoli relativo a un capolavoro perduto di Leonardo da Vinci, la “Battaglia di Anghiari”, che si presume si trovi nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, a Firenze. A metà degli anni '70 non c’erano grosse opportunità per un bioingegnere come me, soprattutto in Italia, e così ho deciso, insieme ad alcuni ricercatori statunitensi e dell’Università di Firenze, di mettermi a investigare gli affreschi che il Vasari dipinse sui lunghi muri del Salone dei Cinquecento alla ricerca del Leonardo perduto.

1:01 Purtroppo, allora non sapevamo che quello non era esattamente il luogo in cui dovevamo cercare, perché dovevamo andare molto più a fondo, e così la ricerca si arrestò, e fu ripresa solo nel 2000 grazie all’interesse e all’entusiasmo della famiglia Guinness. Bene, questa volta ci siamo riproposti di ricostruire il Salone dei Cinquecento prima della ristrutturazione e la denominata Sala Grande, che venne costruita nel 1494, e di scoprire le porte e le finestre originali, e per farlo, prima abbiamo creato un modello 3D, e poi, con la termografia, abbiamo scoperto le finestre nascoste. Queste sono le finestre originali del salone della Sala Grande. Abbiamo anche scoperto l’altezza del tetto, e quindi siamo riusciti a ricostruire tutta la pianta originale di questo salone proprio com'era prima dell’arrivo del Vasari, e a ricostruire il tutto, compresa una scalinata molto importante per collocare con esattezza “La Battaglia di Anghiari” in un’area specifica di uno degli strumenti.

2:13 Siamo anche venuti a sapere che il Vasari, che fu incaricato di rimodellare il Salone dei Cinquecento tra il 1560 e il 1574 dal Granduca Cosimo I della famiglia dei Medici, tentò almeno due volte di salvare i capolavori collocando un muro di mattoni di fronte e lasciando una piccola intercapedine per l’aria. Uno dei tentativi si vede qui, con Masaccio nella chiesa di Santa Maria Novella a Firenze, e quindi ci siamo detti che forse il Vasari aveva usato questo stratagemma anche con l’opera di Leonardo, visto che era un grande ammiratore di Leonardo da Vinci.

2:47 E così abbiamo costruito delle antenne radio molto sofisticate per analizzare entrambi i muri alla ricerca di un’intercapedine. E ne abbiamo trovate molte nel pannello di destra del muro orientale, ecco un’intercapedine, e qui è dove pensiamo sia localizzata “La Battaglia di Anghiari”, o almeno la parte che sappiamo esser stata dipinta, e che si chiama “La lotta per lo stendardo”.

3:11 Purtroppo, però, nel 2004 il progetto è stato sospeso. Per tante ragioni politiche. Così ho deciso di tornare dalla mia università di appartenenza e, alla University of California, a San Diego, e ho proposto di aprire un centro di ricerca in scienze ingegneristiche per il patrimonio culturale. Nel 2007 abbiamo creato CISA3, un centro di ricerca per il patrimonio culturale, nello specifico per quello artistico, architettonico e archeologico. Gli studenti hanno iniziato ad arrivare, e abbiamo iniziato a ideare varie tecnologie, perché essenzialmente è quello di cui avevamo bisogno per andare avanti e fare ricerca sul campo.

3:48 Siamo tornati nel Salone dei Cinquecento nel 2011, e questa volta, con un folto gruppo di studenti, e il mio collega, il Professor Falko Kuester, ora direttore del CISA3, siamo tornati perché già sapevamo dove cercare per trovare quel che ancora era rimasto. Dunque eravamo confinati, o dovrei dire piuttosto limitati, per svariati motivi che non vale la pena spiegare, alla sola indagine endoscopica, tra tutte le opzioni possibili, con una videocamera di 4mm attaccata alla sonda, e siamo riusciti a documentare e a prelevare alcuni frammenti di color rossiccio, nero, e ci sono anche frammenti di beige che poi abbiamo sottoposto a esami molto più sofisticati, fluorescenza a raggi X, diffrazione a raggi X, e i risultati sono molto positivi, per ora. Pare indichino che ci troviamo veramente in presenza di pigmenti, e poiché sappiamo di certo che nessun altro artista ha dipinto su quella parete prima dell'arrivo del Vasari, risalente a circa 60 anni dopo, quei pigmenti sono saldamente correlati alla presenza di un dipinto e con molta probabilità a Leonardo.

5:05 Bene, stiamo cercando la più importante e la più elogiata opera d’arte mai realizzata dall’uomo. Difatti, si tratta dell'opera più importante mai commissionata a Leonardo, e per la realizzazione di questo capolavoro, è stato definito l’artista numero uno più influente dell’epoca.

5:28 Ho anche avuto il privilegio, negli ultimi 37 anni, di lavorare con vari capolavori, come potete vedere dietro di me, ma essenzialmente per fare cosa? Be’ per valutare, ad esempio, lo stato di conservazione. Qui vedete il volto della Madonna della Seggiola sul quale, proiettando un raggio di luce UV, compare una diversa figura femminile , o meglio più anziana. Ci sono ancora molta vernice, vari ritocchi, e delle puliture esagerate. Diventa ben visibile.

5:57 La tecnologia ci ha anche permesso di scrivere nuove pagine della nostra storia o perlomeno di aggiornare alcune pagine. Ad esempio, la “Dama con l’unicorno”, un altro dipinto di Raffaello, ecco, vedete l’unicorno. Si è detto e si è scritto tanto dell’unicorno, ma se lo sottoponete ai raggi X, diventa un cucciolo di cane. E – (Risate) – nessun problema, ma, purtroppo, continuando l’esame scientifico del quadro si è scoperto che Raffaello non ha dipinto l’unicorno, non ha dipinto il cagnolino, anzi ha lasciato il quadro incompleto, quindi tutto ciò che si è scritto sul simbolo esotico dell’unicorno – (Risate) – sfortunatamente, non ha molto fondamento. (Risate)

6:38 Bene, poi c’è la questione dell’autenticità. Pensate solo un istante se la scienza potesse davvero muoversi nel campo dell’autenticità delle opere d’arte. Si scatenerebbe una rivoluzione culturale, a dir poco, ma anche, direi, una rivoluzione nel mercato, se me lo consentite. Vi faccio un esempio: Prendete la “Natura morta” di Otto Marseus, un bel quadro alla Galleria Pitti, ed osservatelo con una telecamera ad infrarossi: fortunatamente per gli storici dell’arte, è stata confermata la presenza di una firma di Otto Marseus. Ci dice persino quando e dove è stato realizzato. Un bel risultato davvero, ma non è sempre così. Dunque, autenticità e scienza potrebbero andare a braccetto e cambiare il modo in cui vengono fatte non tanto le attribuzioni, ma almeno dare una base più obiettiva, o meglio meno soggettiva, all’attribuzione, rispetto a quanto si fa oggi.

7:35 Ma devo dire che la scoperta che ha davvero attirato la mia immaginazione, la mia ammirazione, è l’incredibilmente vivido disegno, che si trova sotto a questo strato marrone, dell’”Adorazione dei Magi”. Ecco ora vedete uno scanner XYZ fatto a mano con una telecamera a infrarossi montata sopra, che scruta sotto allo strato marrone di questo capolavoro per rivelare ciò che potrebbe trovarsi sotto. Bene, questo è anche il dipinto più importante di Leonardo da Vinci che abbiamo in Italia. Guardate queste meravigliose immagini di volti che nessuno aveva piu' visto per cinque secoli. Guardate questi ritratti. Sono spettacolari. Vedete Leonardo al lavoro. Vedete la genialità della sua creazione, direttamente sullo strato iniziale del pannello, e scoprite cose incredibili come questo elefante. (Risate) Per via di questo elefante, sono uscite più di 70 immagini, mai viste per tanti secoli. È stato l’inizio. Abbiamo capito che lo strato marrone che vediamo oggi non è stato fatto da Leonardo da Vinci, che ci ha lasciato solo l’altro disegno che per cinque secoli non abbiamo potuto vedere. Ma ora sì grazie, alla tecnologia.

8:56 E adesso vediamo il tablet. Abbiamo pensato che se tutti noi abbiamo il piacere, il privilegio di vedere tutto questo, di assaporare tutte queste scoperte, cosa possiamo fare per tutti gli altri? Così abbiamo pensato a un’applicazione di realtà aumentata da usare con il tablet. Lasciate che vi mostri con una simulazione quello che si può fare, che chiunque potrebbe fare, all’interno di un museo. Supponiamo di andare in un museo con un tablet, ok? Puntiamo la telecamera del tablet sul dipinto che ci interessa, così. D’accordo? Ora faccio clic, metto in pausa, e ora lo rigiro verso di voi così nel momento stesso in cui l’immagine, o meglio, la telecamera, ha messo a fuoco il dipinto, le immagini che avete appena visto sul dipinto vengono caricate. E ora, guardate. Come vi ho detto, possiamo ingrandire, farle scorrere. Ok? Andiamo a cercare l’elefante. Tutto quello che ci serve è un dito. Una strofinatina e vediamo l’elefante. (Applausi) E poi, se lo desideriamo, possiamo continuare a scorrere per trovare, per esempio, che, sulla scala, tutta l’iconografia verrà cambiata. Gente comune sta ricostruendo un nuovo tempio dalle rovine di un tempio antico, e appaiono molte altre figure. Vedete?

10:32 Non si tratta solo di curiosità, perché cambia non solo l’iconografia, ma anche l’iconologia, il significato del dipinto, e riteniamo sia un sistema fantastico, e semplice, a cui tutti dovrebbero avere accesso, per diventare protagonisti delle proprie scoperte, e non essere solo spettatori passivi, come ora siamo quando passiamo tra le innumerevoli stanze dei musei. (Applausi)

11:02 Un altro concetto è il grafico clinico digitale, che sembrerebbe ovvio se parlassimo di veri pazienti, ma quando parliamo di opere d’arte, sfortunatamente, non è mai stata un'idea sfruttata. Be’, noi crediamo che debba essere l’inizio, il primo passo, per una tutela vera e propria, e per consentirci di esplorare e capire realmente tutto ciò che è relativo allo stato di conservazione, alle tecniche, ai materiali e anche al se, al quando e al perché dovremmo restaurare, o piuttosto, intervenire sull’ambiente che circonda il dipinto.

11:36 Bene, la nostra visione mira a riscoprire lo spirito del Rinascimento, a creare una nuova disciplina in cui l’ingegneria per l’eredità culturale sia a tutti gli effetti un simbolo di unione tra arte e scienza. Abbiamo decisamente bisogno di una nuova stirpe di ingegneri che faccia questo tipo di operazioni e riscopra per noi questi valori culturali di cui abbiamo tanto bisogno, soprattutto oggi.

12:00 E se volete riassumerlo in una sola parola, ecco ciò che stiamo cercando di fare, stiamo cercando di dare un futuro al nostro passato per poter avere un futuro. Fino a che vivremo una vita piena di curiosità e passione, ci sarà un po’ di Leonardo in tutti noi. Grazie. (Applausi) (Applausi)