Si sa che la cultura è nata dall'immaginazione, e che l'immaginazione - per come la conosciamo è nata quando la nostra specie, discesa dal nostro progenitore Homo erectus e infusa di coscienza ha iniziato il viaggio che l'avrebbe portata in ogni angolo del mondo abitabile. Per un po' abbiamo condiviso il palco coi nostri cugini lontani Neandertal che chiaramente avevano una scintilla di consapevolezza, ma che sia stato l'aumento della massa cerebrale o lo sviluppo del linguaggio o qualche altro catalizzatore evolutivo, abbiamo presto lasciato i Neandertal senza fiato per sopravvivere. Quando l'ultimo Neandertal è scomparso dall'Europa 27.000 anni fa, i nostri avi diretti stavano già da ben 5.000 anni brulicando nel ventre della terra, dove alla luce di candele di sego, avevano dato vita alla grande arte del Paleolitico Superiore.
E ho trascorso due mesi nelle grotte della Francia sud orientale col poeta Clayton Eshleman che ha scritto un libro meraviglioso "Juniper Fuse". E si può guardare quest'arte e, ovviamente, vedere la complessa organizzazione sociale del popolo che l'ha fatta nascere. Ma soprattutto, parla dell'anelito più profondo, qualcosa di molto più sofisticato della magia della caccia. E Clayton la mette così: dice "Si sa, chiaramente, ad un certo punto, eravamo tutti di natura animale, e poi non lo siamo stati più". Ed egli vede il proto-sciamanesimo come un tentativo originale, attraverso il rito, di ravvivare un collegamento irrevocabilmente perduto. Quindi non vede quest'arte come magia correlata alla caccia, ma come cartoline nostalgiche. E vista sotto questa luce, assume una valenza completamente diversa.
E la cosa più sorprendente dell'arte del Paleolitico Superiore e che come espressione estetica è durata quasi 20.000 anni. Se queste sono cartoline nostalgiche, il nostro è stato un addio davvero molto lungo. Ed è stato anche l'inizio del nostro malcontento, poiché, volendo distillare tutta la nostra esperienza a partire dal Paleolitico, arriviamo a due parole: come e perché. E questi sono frammenti di intuizione sulle quali si sono forgiate le culture. Ora, tutti i popoli condividono gli stessi imperativi naturali, adattivi. Abbiamo tutti dei figli. Dobbiamo tutti affrontare il mistero della morte, il mondo che ci attende dopo la morte, la decadenza associata alla vecchiaia. E questo è parte dell'esperienza che ci accomuna e non deve sorprenderci, poiché dopo tutto, i biologi hanno finalmente provato che è vero - ciò che i filosofi hanno sempre sognato fosse vero: ed è il fatto che siamo tutti fratelli e sorelle. Siamo tutti fatti della stessa stoffa genetica. E tutta l'umanità, probabilmente, discende da un migliaio di persone che abbandonarono l'Africa circa 70.000 anni fa.
Ma il corollario di tutto ciò è che se siamo tutti fratelli e sorelle e condividiamo lo stesso materiale genetico, tutte i popoli umani condividono lo stesso genio naturale, la stesso acume intellettuale. E allora che questo genio sia posto nella stregoneria tecnologica è il vero coronamento dell'Occidente - o per contrasto, nel dipanare gli intricati fili della memoria inerente ad un mito, è solo questione di scelta e di orientamento culturale. Non esiste un progresso degli eventi nell'esperienza umana. Non esiste la traiettoria del progresso. Non esiste una piramide che situa opportunamente l'Inghilterra Vittoriana all'apice e che discende lungo i fianchi fino ai cosiddetti primitivi del mondo. Ogni popolo è semplicemente un'opzione culturale, una diversa visione della vita. Ma cosa intendo per visioni diverse della vita che creano possibilità completamente diverse per l'esistenza?
Bene, entriamo per un attimo nella più grande sfera culturale che sia mai stata creata dall'immaginazione - quella della Polinesia. 10.000 chilometri quadrati, decine di migliaia di isole sparse come gioielli sui mari del sud. Ho recentemente navigato a bordo dell'Hokulea, dal nome della stella sacra delle Hawaii, attraverso il Pacifico meridionale per fare un filmato sui navigatori. Uomini e donne che, a tutt'oggi, conoscono per nome 250 stelle nel cielo notturno. Uomini e donne che percepiscono la presenza di atolli lontani, di isole poste oltre l'orizzonte visibile solo osservando il riverbero delle onde sullo scafo delle imbarcazioni, perfettamente coscienti che ogni gruppo di isole nel Pacifico possiede un proprio schema di riverbero che può essere letto con la stessa perspicacia con la quale un medico legale legge un'impronta. Marinai che al buio, nello scafo delle loro imbarcazioni, sanno distinguere non meno di 32 diverse onde di marea spostarsi sulle canoe in qualsiasi momento, e che distinguono le alterazioni delle onde locali dalle grandi correnti che pulsano negli oceani, che sanno seguire con la stessa facilità con cui un esploratore terrestre segue un fiume fino al mare. Certamente, se si prendesse tutto il genio che ci ha permesso di portare l'uomo sulla luna e lo si applicasse alla comprensione degli oceani, quel che si otterrebbe sarebbe la Polinesia.
E se ci affrettiamo dal regno dei mari fino al regno dello spirito dell'immaginazione, entriamo nel regno del Buddismo Tibetano. E recentemente ho fatto un film: "La scienza buddista della mente". Perché abbiamo usato la parola "scienza"? Cos'è la scienza se non ricerca empirica della verità? Cos'è il Buddismo se non 2.500 anni di osservazioni empiriche sulla natura della mente? Ho viaggiato per un mese in Nepal col nostro buon amico Matthieu Ricard e ricorderete la frase famosa detta da Matthieu a tutti noi una volta qui al TED, "La scienza occidentale è una risposta considerevole a bisogni trascurabili". Passiamo tutta la vita a cercare di arrivare a 100 anni senza perdere i denti. I Buddisti passano tutta la vita a cercare di capire la natura dell'esistenza.
I nostri cartelloni celebrano bimbi nudi in mutande. I loro cartelloni sono manuali, preghiere per il benessere di tutte le creature senzienti. E con la benedizione di Trulshik Rinpoche, abbiamo intrapreso un pellegrinaggio verso una destinazione inusuale, accompagnati da un grande medico. E la destinazione era un'unica stanza in un convento dove una donna si era ritirata per tutta la sua esistenza 55 anni prima. E nel cammino siamo stati alla presenza di Rinpoche, e si è seduto con noi e ci ha detto delle quattro nobili verità, l'essenza del cammino Buddista. Tutta la vita è sofferenza. Ciò non significa che tutta la vita è negativa. Significa che le cose accadono. Che la causa della sofferenza è l'ignoranza. Con questo il Budda non intendeva la stupidità, ma il fatto di aggrapparsi all'illusione che la vita è statica e prevedibile. La terza nobile verità è che l'ignoranza può essere superata. E la quarta e la più importante, ovviamente, è la descrizione della pratica contemplativa che non solo racchiude la possibilità di trasformare il cuore umano, ma che ha 2.500 anni di prove empiriche che dimostrano che questa trasformazione è certezza.
E così quando la porta si è aperta sul volto di una donna che non era uscita da quella stanza in 55 anni, non abbiamo visto una pazza. Abbiamo visto una donna più limpida di una pozza d'acqua in un ruscello di montagna. E ovviamente, questo è quello che i monaci tibetani ci hanno detto: hanno detto, ad un certo punto, "non crediamo veramente che siete andati sulla luna, ma è così. E voi forse non credete che arriviamo all'illuminazione nell'arco di una vita, ma è così". E se ci spostiamo dal regno dello spirito a quello fisico, alla geografia sacra del Perù, sono sempre stato interessato alle relazioni dei popoli indigeni che credono letteralmente che la terra è viva reattiva a tutte le loro aspirazioni, a tutti i loro bisogni. E logicamente la popolazione umana ha obblighi di reciprocità.
Ho trascorso 30 anni vivendo tra i popoli del Chincherro e ho sempre sentito di un evento al quale ho da sempre voluto partecipare. Una volta l'anno, al ragazzino più veloce di ogni villaggio è dato l'onore di diventare donna. E per un giorno indossa gli abiti della sorella e diventa un travestito, un "waylaka". E per quel giorno conduce tutti gli uomini abili in una corsa, ma non è una corsa ordinaria. Si inizia a 3.500 metri. Si corre giù fino alla base della montagna sacra, Antkilka. Si corre su fino a più di 4.500 metri, si scendono altri 1.000 metri e si sale nuovamente, nel giro di 24 ore. E chiaramente la Wayalakamaspin, la traiettoria della rotta, è segnata da cumuli sacri di Terra dove viene data coca alla terra, libagioni di alcol al vento, il vortice del femminile è portato in cima alla montagna. E la metafora è chiara: si va nella montagna come individui, ma mediante spossatezza e sacrificio, si emerge come comunità che ha ancora una volta riaffermato il senso del proprio posto nel pianeta. E a 48 anni, sono stato l'unico outsider ad averlo mai fatto, l'unico ad aver finito la corsa. E ce l'ho fatta solo masticando più foglie di coca in un giorno di chiunque nella storia di 4.000 anni di questa pianta.
Ma questi rituali localizzati diventano pan-Andini, e queste festività fantastiche, come quella del Qoyllur Rit'i, che ha luogo quando le Pleiadi riappaiono nel cielo invernale. E' come una Woodstock delle Ande: 60.000 Indiani in pellegrinaggio fino alla fine di una strada sterrata che porta alla valle sacra detta Sinakara, dominata da tre lingue di quel vasto ghiacciaio. La metafora è chiarissima. Si portano le croci della propria comunità, in una meravigliosa fusione di concezioni Cristiane e pre-Colombiane. Si mette la croce nel ghiaccio all'ombra di Ausangate, la più sacra di tutte le Apu, o sacre montagne Inca. E poi si fa la danza rituale per conferire alle croci la forza.
Ora, queste idee e questi eventi ci permettono di decostruire quei luoghi iconici che molti di voi hanno visitato, come Machu Picchu. Machu Picchu non è mai stata una città perduta. Al contrario, era completamente collegata ai 14.000 chilometri di strade reali che gli Inca costruirono in meno di un secolo. Ma, cosa più importante, era legata alla nozione andina della geografia sacra. Intihuatana, il palo dove s'imbriglia il sole, è in realtà un obelisco che riflette costantemente la luce che cade sul sacro Apu di Machu Picchu, che è il Pan di Zucchero, detto Huayna Picchu. Se si va a sud di Intihuatana, si trova un altare. Scalando Huayna Picchu, si trova un altro altare. Seguendo l'orientamento nord-sud, si scopre con meraviglia che biseca la pietra di Intihuatana, va verso la linea di orizzonte, colpisce il cuore di Salcantay, la seconda montagna per importanza dell'impero Inca, e poi oltre Salcantay, ovviamente, dove la croce del sud raggiunge il punto più a sud del cielo, direttamente nello stesso allineamento che la Via Lattea sovrasta. Ma cosa avvolge Machu Picchu da sotto: il fiume sacro, l'Urubamba, o il Vilcanota, che è esso stesso l'equivalente terrestre della Via Lattea, ma che è anche la traiettoria percorsa da Viracocha all'alba dei tempi, quando creò l'universo. E dove sorge il fiume? Proprio sui pendii del Koiariti.
Quindi 500 anni dopo Colombo, questi ritmi antichi del paesaggio sono ancora rappresentati ritualmente. Ora, quando sono stato al primo TED, ho mostrato questa foto - due maschi dei fratelli maggiori, i discendenti, sopravvissuti di Eldorado. Questi, chiaramente, sono i discendenti dell'antica civiltà Tairona. Alcuni di voi ricorderanno che dissi che erano ancora governati da un clero rituale, ma che la formazione del clero aveva dello straordinario. Portati via dalle famiglie, sequestrati in un mondo buio popolato da ombre per 18 anni - due periodi scelti appositamente per evocare i nove mesi trascorsi nell'utero materno. Per tutto questo tempo, il mondo esiste solo come astrazione, mentre apprendono i valori della loro società. Valori che rivendicano che le loro preghiere, e unicamente le loro preghiere, mantengono l'equilibrio cosmico. Ora, il criterio di valutazione di una società non è solo ciò che fa, ma la qualità delle proprie aspirazioni.
E ho sempre voluto ritornare tra queste montagne per vedere se ciò era proprio vero, come era stato riportato dal grande antropologo Reichel-Dolmatoff. Quindi, esattamente due settimane fa, sono rientrato dopo sei settimane tra i fratelli maggiori chiaramente il viaggio più straordinario di tutta la mia vita. Questo è davvero un popolo che vive e respira il regno del sacro, una religiosità barocca semplicemente stupefacente. Consumano più foglie di coca di qualsiasi altro popolo umano più di due etti, a persona, al giorno. La zucca che vedete qui è - tutto nella loro vita è simbolico. La loro metafora centrale è il telaio. E dicono, su questo telaio tesso la mia vita. Chiamano i movimenti dello sfruttamento delle nicchie ecologiche del gradiente "fili". Quando pregano per i morti, lo fanno con gesti delle mani, come se filassero il pensiero verso il cielo.
Vedete gli accumuli di calcio sulla zucca Poporo. La zucca è l'aspetto femminile, la cannuccia è il maschio. Si mette la cannuccia nella polvere per prendere la cenere sacra -- ebbene, non è cenere, è calcare bruciato -- per far sì che la foglia di coca modifichi il pH della bocca per facilitare l'assorbimento della cocaina cloridrato. Ma se si rompe una zucca, non la si può semplicemente gettare, poiché ogni movimento di quella cannuccia che ha accumulato il calcare, è la misura della vita di un uomo, e cela un'intenzione. I campi sono seminati in modo talmente straordinario, che un lato del campo è seminato così dalle donne. L'altro lato è seminato così dagli uomini, metaforicamente, se lo si ribalta, si ottiene un pezzo di stoffa. E sono i discendenti dell'antica civiltà Tairona, i più grandi orefici del Sud America, che sulla scia della conquista, si ritirarono in questo massiccio vulcanico isolato che svetta fino a oltre 6.000 metri sulla pianura costiera dei Caraibi.
Ci sono quattro società: i Kogi, i Wiwa, i Kankuamo e gli Arhuacos. Ho viaggiato con gli Arhuacos, e la cosa meravigliosa di questa storia è stata che quest'uomo, Danilo Viathanya - facciamo un salto indietro per un attimo. Quando ho conosciuto Danilo, all'ambasciata colombiana di Washington, Non ho resistito e ho detto, sai, assomigli moltissimo ad un mio vecchio amico. Bene, salta fuori che era il figlio del mio amico Aroberto, dal 1974, poi ucciso dalle FARC, e ho detto: Danilo, tu non ricorderai, ma quando eri molto piccolo, ti ho portato in spalla su e giù per le montagne. E per questo, Danilo ci ha invitati ad andare fino al cuore del mondo, dove nessun giornalista aveva mai avuto il permesso di recarsi. Non soltanto sui fianchi delle montagne, ma fino ai picchi ghiacciati che sono il destino dei pellegrini.
E quest'uomo che siede a gambe incrociate è ora un adulto Yuhenio, un uomo che conosco dal 1974. E questo è uno degli iniziati. No, non è vero che sono tenuti al buio per 18 anni, ma sono tenuti all'interno del cerchio cerimoniale dei maschi per 18 anni. Questo bimbo non uscirà mai dai sacri campi che circondano le capanne dei maschi per tutto quel tempo fino al momento del suo viaggio iniziatico. Per tutto quel tempo, il mondo esiste solo come astrazione, mentre apprende i valori della società, inclusa la nozione che soltanto quelle preghiere mantengono l'equilibrio cosmico. Prima che potessimo iniziare il viaggio, abbiamo dovuto fare le abluzioni alle porte della terra. Ed è stato stupefacente essere portati da un sacerdote - e vedete che il sacerdote è sempre scalzo poiché i sacri piedi - non ci dev'essere nulla tra piede e terra per un Mamo. E questo è proprio il luogo dove la grande madre inviò nel mondo il fuso che elevò le montagne e creò la patria che chiamano il cuore del mondo.
Abbiamo viaggiato in alto nel Potomo, e valicando i monti ci siamo resi conto che gli uomini interpretavano ogni alterazione del paesaggio sempre secondo la loro intensa religiosità. E poi ovviamente, al raggiungimento della destinazione finale, un luogo chiamato Mananakana, un'altra sorpresa, poiché le FARC ci attendevano per rapirci. E così siamo stati portati in queste capanne, e tenuti nascosti fino al calar della notte. E poi, abbandonata tutta l'attrezzatura, siamo stati costretti alla ritirata nel cuore della notte, in una scena davvero spettacolare. Sembrerà un western alla John Ford. E siamo incappati in una pattuglia delle FARC all'alba, davvero straziante. Sarà un film molto interessante. Ma la cosa più affascinante è che nel preciso istante in cui si è percepito il pericolo, i Mamo hanno fatto un cerchio divinatorio.
E chiaramente, questa è una foto fatta precisamente la sera in cui eravamo nascosti, mentre procedevano le divinazioni per trovare la rotta per portarci fuori dalle montagne. Abbiamo potuto, poiché avevamo insegnato ad alcuni a filmare, procedere col nostro lavoro, e inviare i nostri registi Wiwa e Arhuaco fino ai sacri laghi per le ultime riprese del film, e siamo rientrati col resto degli Arhuaco fino al mare, portando gli elementi delle montagne fino al mare. E qui vedete come il loro paesaggio sacro è stato ricoperto di bordelli e alberghi e casinò, eppure, ancora pregano. Ed è un fatto incredibile pensare che così vicino a Miami, a due ore da Miami, c'è un'intera civiltà di persone che pregano ogni giorno per il vostro benessere. Si definiscono i fratelli maggiori. Considerano noialtri che abbiamo rovinato il mondo i fratelli minori. Non riescono a capire perché facciamo quel che facciamo alla terra.
Andiamo velocemente verso un altro capo del mondo. Ero nell'Alto Artico per raccontare una storia sul riscaldamento globale, ispirata in parte dal libro meraviglioso dell'ex Vice Presidente. E quel che mi ha colpito in modo straordinario è stato essere ancora con gli Inuit - popolo che non teme il freddo ma che ne trae vigore. Un popolo che trova il modo, con l'immaginazione, di ricavare vita da quel gelo. Un popolo per cui il sangue sul ghiaccio non è segno di morte ma affermazione di vita. Eppure, tragicamente, quando si va in queste comunità del nord, si scopre con stupore che mentre il ghiaccio del mare si formava in settembre e rimaneva fino a luglio, in luoghi come Kanak, nella Groenlandia del nord, ora, letteralmente, arriva a novembre e rimane fino a marzo. Quindi il loro anno è stato dimezzato.
Ora, sottolineo che nessuno di questi popoli che ho brevemente menzionato fa parte di mondi che stanno scomparendo. Questi non sono popoli agonizzanti. Al contrario, sapete, se si ha cuore per sentire e occhi per vedere, si scopre che il mondo non è piatto. Il mondo rimane un sontuoso arazzo. Rimane una ricca topografia dello spirito. Queste miriadi di voci dell'umanità non sono tentativi falliti di essere nuovi, tentativi falliti di essere moderni. Sono sfaccettature uniche dell'immaginario umano. Risposte uniche ad una domanda fondamentale: Cosa significa essere umani ed essere vivi? E a questa domanda rispondono con 6.000 voci diverse. E collettivamente, tali voci diventano il repertorio umano per far fronte alle sfide che ci attendono nei millenni che seguiranno.
La nostra società industriale ha meno di 300 anni. Questa storia poco profonda non dovrebbe suggerire a nessuno che disponiamo di tutte le risposte a tutti i quesiti che ci attendono nei millenni che seguiranno. Le voci dell'umanità, miriadi, non sono tentativi falliti di essere noi. Sono risposte uniche a quella domanda fondamentale: Cosa significa essere umani ed essere vivi? E c'è davvero un fuoco che brucia sulla terra, che porta con sé non solo piante ed animali, ma l'eredità del genio umano.
Ora, mentre sediamo in questa stanza, di quelle 6.000 lingue parlate il giorno in cui siete nati, metà non sono più insegnate ai bambini. Quindi viviamo un tempo in cui praticamente ci stiamo lasciando sfuggire metà dell'eredità sociale e spirituale dell'umanità. Le cose non devono per forza andare così. Questi popoli non sono tentativi falliti di essere moderni - pittoreschi e colorati e destinati a dissolversi nel nulla come se questa fosse una legge naturale.
In ciascun caso questi sono popoli dinamici, viventi che stanno per soccombere per mano di forze identificabili. Questa è invero un'osservazione ottimista, poiché suggerisce che se gli esseri umani sono gli agenti della distruzione culturale, possiamo anche essere, e dobbiamo esserlo, facilitatori della sopravvivenza culturale.
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Una meditazione dell'antropologo Wade Davis sulla rete mondiale, fatta di credenze e rituali, che fa di noi degli umani. Immagini mozzafiato illustrano le storie dei Fratelli Maggiori, un gruppo di indiani della Sierra Nevada le cui pratiche spirituali tengono in equilibrio il mondo.
A National Geographic Explorer-in-Residence, he has been described as “a rare combination of scientist, scholar, poet and passionate defender of all of life’s diversity.” Full bio »
Translated into Italian by federica bonaldi
Reviewed by Franco Sacchi
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22:01 Posted: Jan 2007
Views 974,232 | Comments 293
16:17 Posted: Apr 2007
Views 557,190 | Comments 124
18:35 Posted: Jan 2007
Views 266,651 | Comments 53
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