Per qualsiasi specie l'evoluzione culturale è un figlio pericoloso da lasciar circolare liberamente nel proprio pianeta. Non fai in tempo ad accorgertene e il bimbetto sgambetta già e combina guai, ed è troppo tardi per rimetterlo a posto. Noi umani siamo la specie di Pandora della Terra. Siamo quelli che hanno lasciato uscire dal vaso il secondo replicatore, e non possiamo ricacciarcelo dentro. Ne vediamo le conseguenze ovunque intorno a noi.
Ora, secondo me, è questa la scena che viene fuori se si prende la memetica sul serio. Ed essa ci offre un modo nuovo di pensare non solo a ciò che succede sul nostro pianeta, ma anche a cosa potrebbe stare succedendo altrove nel cosmo. Così, per prima cosa vorrei dire qualcosa sulla memetica e sulla teoria dei memi, e in secondo luogo, come essa potrebbe rispondere a domande su chi c'è altrove, se qualcuno c'è.
Allora, la memetica. La Memetica si fonda sul principio del Darwinismo universale. Darwin ebbe questa straordinaria idea. In effetti qualcuno dice che sia la migliore idea che si abbia mai avuto. Non è un pensiero meraviglioso, che ci possa essere una cosa come la migliore idea che qualcuno abbia mai avuto? Pensate che ci possa essere? Pubblico: No. (Risate) Susan Blackmore: Qualcuno dice no, molto forte, da quella parte. Bene, io dico sì, e se c'è per me il premio va a Darwin.
Perché? Perché l'idea è così semplice, eppure spiega ogni progetto nell'universo. E direi non solo il progetto biologico, ma ogni progetto che noi pensiamo come progetto umano. Succedono esattamente le stesse cose. Che cosa ha detto Darwin? Lo so che conoscete l'idea, la selezione naturale, ma lasciatemi solamente parafrasare l'”Origine della Specie”, 1859, in poche parole.
Quello che ha detto Darwin suona circa così -- se hai delle creature che variano, in modo inconfutabile -- sono stato alla Galapagos e ho misurato la dimensione dei becchi e la dimensione del carapace delle tartarughe e così via, e via, e via. E 100 pagine dopo -- (Risate) E se c'è lotta per l'esistenza, di modo che quasi tutte queste creature muoiono -- anche questo provato in maniera inconfutabile, ho letto Malthus e ho calcolato quanto tempo ci vorrebbe perché gli elefanti coprissero tutta la terra se si riproducessero senza limiti, e via, e avanti e avanti. E dopo altre 100 pagine. E se i pochissimi che sopravvivono passano alla loro prole quel qualcosa che li ha aiutati a sopravvivere, allora quei discendenti devono essere più adatti alle circostanze in cui tutto questo è accaduto di quanto lo fossero i loro progenitori.
Vedete l'idea? Se, se, se, allora. Lui non aveva nessuna idea di un algoritmo. Ma è quello che ha descritto in quel libro, ed è ciò che oggi conosciamo come algoritmo evolutivo. Il principio è che c'è bisogno di tre sole cose -- variazione, selezione, ereditarietà. E per dirla con Dan Dennet, se quelle ci sono, allora deve esserci evoluzione. O progetto dal caos senza l'aiuto della mente.
C'è una parola che amo su quella diapositiva. Quale pensate che sia la mia parola preferita? Pubblico: Caos. SB: Caos? No. Cosa? Mente? No. Pubblico: Senza. SB: No, non è senza. (Risate) Provatele tutte in ordine: Mmm? Pubblico: devono. Devono, devono. Devono, devono. Questo è quello che lo rende così sorprendente. Non c'è bisogno di un progettista, o di un piano, o di preveggenza o qualunque altra cosa. Se c'è qualcosa che viene copiato con variazione e viene selezionato, allora si deve ottenere un disegno che emerge da nessun luogo particolare. Non si può fermare. La mia parola preferita lì è devono.
Ora, che c'entra tutto questo con i memi? Bene, questo principio si applica a qualunque cosa che venga copiato con variazione e selezione. Siamo così abituati a pensare in termini biologici, che pensiamo ai geni in questo modo. Darwin no naturalmente, dei geni non sapeva niente. Lui parlava soprattutto di animali e piante, ma anche di lingue in evoluzione e in estinzione. Ma il principio del Darwinismo universale è che ogni informazione che subisca variazioni e sia selezionata produrrà progetto.
Ed è questo quel che intendeva Richard Dawkins nel suo bestseller del 1976, "Il Gene Egoista". Lui chiamò l'informazione che viene copiata il "replicatore", che egoisticamente copia. Non vuol dire che si piazzi in giro dentro alle cellule dicendo "voglio essere copiato". Ma se possibile sarà copiato, indipendentemente dalle conseguenze. Non si preoccupa delle conseguenze perché non può, perché è solamente informazione che viene copiata. E siccome voleva evitare che tutti pensassero sempre ai geni, chiese, "C'è un altro replicatore là fuori, sul pianeta?" Ah, sì, che c'è.
Guardatevi intorno, basta qui, in questa stanza. Tutto intorno a noi, ancora goffamente alla deriva nel suo brodo di coltura primordiale, è un altro replicatore. L'informazione che copiamo da persona a persona per imitazione, con il linguaggio, parlando, raccontando storie, indossando abiti, facendo cose. Questa è informazione copiata con variazione e selezione. Questo è processo di progettazione in corso. Dawkins voleva un nome per il nuovo replicatore. Così prese il termine greco mimeme, che significa ciò che è imitato. Ricordiamolo, è il cuore della definizione. Ciò che è imitato. E lo ha abbreviato in meme, semplicemente perché suona bene e lo rende un buon meme, un meme efficace da diffondere. Così, ecco come è venuta fuori l'idea. E' importante attenersi a quella definizione.
L'intera scienza della memetica è molto calunniata, molto fraintesa, molto temuta. Ma molti problemi possono essere evitati ricordando la definizione. Un meme non è equivalente a un'idea. Non è un'idea, non è equivalente a nient'altro, in realtà. Atteniamoci alla definizione. E' ciò che viene imitato. O informazione che viene copiata da persona a persona. Così, andiamo a vedere qualche meme.
Bene, lei signore, lei con gli occhiali appesi al collo in quel modo così attraente. Mi chiedo, se l'è inventata da solo quell'idea, o l'ha copiata da qualcun altro? Se l'ha copiata da qualcun altro, è un meme. E cosa dire di, ooh, non vedo memi interessanti qui. Ascoltate tutti, chi ha qualche meme interessante per me? Oh bene, i suoi orecchini, non penso che lei abbia inventato l'idea degli orecchini. Probabilmente è uscita e li ha comprati. Ce ne sono tanti altri nei negozi. Quello è qualcosa che è stato passato da persona a persona. Tutte le storie che stiamo raccontando, e sì, naturalmente TED è un grande festival di memi, masse di memi.
Pensare ai memi tuttavia vuol dire chiedersi: perché si diffondono? Sono informazione egoista, saranno copiati se potranno. Ma alcuni di essi saranno copiati perché sono buoni, o veri, o utili, o belli. Alcuni di essi saranno copiati anche se non lo sono. Alcuni, ed è difficile dire perché.
C'è un meme speciale e curioso che mi diverte abbastanza. E sono lieta di dire, come mi aspettavo, che l'ho trovato quando sono venuta qui, e sono sicura che anche tutti voi l'avete trovato. Andate nel vostro elegante hotel internazionale da qualche parte, entrate e deponete i vostri abiti e andate in bagno, e cosa vedete? Pubblico: Saponetta. SB: Come? Pubblico: Del sapone. SB: Sapone, sì. Cos'altro vedete? Pubblico: (Impercettibile). SB: Mmm mmm. Pubblico: Lavandino, gabinetto! SB: Lavandino, gabinetto, sì, questi sono tutti memi, sono tutti memi, ma sono in qualche modo di quelli utili, e poi c'è questo. (Risate). Che ci fa questo? (Risate) Questo si è diffuso in tutto il mondo. Non è sorpendente che voi tutti l'abbiate trovata quando siete entrati in bagno qui. Ma ho fatto questa fotografia in un bagno dietro a una tenda nel camping ecologico nella jungla in Assam. (Risate) Chi ha portato quella roba fin lassù, e perché? (Risate) Qualcuno si fa prendere la mano. (Risate) Altri sono solamente pigri e fanno errori. Alcuni hotel sfruttano l'opportunità di aggiungere ancora più memi con un piccolo adesivo. (Risate) Di che si tratta? Suppongo che sia lì per dire che qualcuno ha fatto le pulizie. E pensate, in realtà tutto quello che vi dice è che un'altra persona ha potenzialmente propagato germi da un posto all'altro. (Risate)
Provate a pensarla così. Immaginate un mondo pieno di cervelli e tanti memi in più rispetto a quelli che possono trovare casa. I memi stanno tutti cercando di essere copiati, cercando, tra virgolette, cioè è una scorciatoia per dire che se possono essere copiati, lo saranno. Essi stanno usando voi e me come loro macchina copiatrice da propagazione, e noi siamo le macchine memetiche.
Ora, perché questo è importante? Perché è utile, o cos'altro ci dice? Ci dà una vista completamente nuova delle origini umane e di cosa voglia dire essere umani. Tutte le teorie convenzionali dell'evoluzione culturale, delle origini degli umani, e di cosa ci rende così diversi dalla altre specie. Tutte le altre teorie che spiegano il grosso cervello, e il linguaggio e l'uso di arnesi e tutte queste cose che ci rendono unici, sono basate sui geni. Il linguaggio deve essere stato utile per i geni. L'uso di arnesi deve aver migliorato la nostra capacità di sopravvivenza e di accoppiamento, etc. Si torna sempre lì, come si lamentava Richard Dawkins già così tanto tempo fa, si torna sempre ai geni.
Il punto della memetica è di dire, "Oh no non è così". Ora ci sono due replicatori su questo pianeta. Dal momento in cui i nostri antenati, forse due milioni e mezzo di anni fa o giù di lì, incominciarono a imitare, ci fu un nuovo processo di copia. Copia con variazione e selezione. Un nuovo replicatore era stato scatenato, e non può darsi mai -- da capo, non può darsi mai che hanno scatenato questa nuova creatura potessero copiare solamente ciò che è utile, bello, le cose vere, e non copiare le altre cose. Mentre i loro cervelli stavano ottenendo vantaggi dalla capacità di copiare -- accendere fuochi, tenere accesi i fuochi, nuove tecniche di caccia, questo tipo di cose -- inevitabilmente copiavano anche il fatto di mettersi le piume nei capelli, o di vestire strani abiti, o di dipingersi il viso, o qualunque cosa.
Così ci troviamo con una corsa agli armamenti tra i geni che stanno cercando di fare in modo che gli umani abbiano piccoli cervelli economici e convenienti e non perdano il loro tempo copiando tutta quella roba, e i memi stessi, come i suoni che la gente ha fatto e copiato -- in altre parole, ciò che poi è risultato essere linguaggio -- in concorrenza per ottenere cervelli sempre più grossi. Quindi secondo questa teoria il cervello grande è spinto dai memi.
E' per questo che, in "La macchina dei memi" io l'ho chiamata pressione memetica, memetic drive. Con l'evolvere dei memi, come inevitabilmenete sono costretti a fare, essi premono per un cervello più grande che sia migliore nel copiare i memi che stanno producendo la spinta. E' per questo che alla fine ci troviamo con cervelli così particolari, che ci piace la religione, e la musica, e l'arte. Il linguaggio è un parassita a cui ci siamo adattati, non qualcosa che era originalmente là per i nostri geni, secondo questa visione. E come molti parassiti può essere pericoloso all'inizio, ma poi co-evolve e si adatta e finiamo con una relazione simbiotica con questo nuovo parassita.
E così dalla nostra prospettiva, noi non ci rendiamo conto che è così che è cominciato. Questa è una visione di ciò che gli umani sono. Tutte le altre specie sul pianeta sono solamente macchine genetiche, non imitano affatto bene, anzi, quasi per niente. Solo noi siamo macchine genetiche e anche macchine memetiche. I memi hanno preso una macchina genetica e l'hanno trasformataa in una macchina memetica.
Ma non è tutto. Adesso abbiamo nuovi tipi di memi. Mi sono chiesta per tanto tempo, da quando penso molto ai memi, se ci sia una differenza tra i memi che copiamo -- le parole che ci diciamo l'un l'altro, i gesti che copiamo, le cose umane -- e tutte queste cose tecnologiche intorno a noi? Li ho sempre chiamati tutti memi, finora, ma onestamente credo che ora abbiamo bisogno di un nuovo termine per i memi tecnologici.
Chiamiamoli tecnomemi o temi. Perché i processi si stanno differenziando. Cominciammo, forse 5000 anni fa, con la scrittura. Abbiamo messo il magazzino dei memi là, su una tavoletta di argilla, ma per avere dei veri tecnomemi e delle vere macchine da tecnomemi, ci vuole variazione, selezione e copia, tutto fatto al di fuori degli umani. E ci stiamo arrivando. Ora siamo in quello straordinario punto in cui quasi ci siamo, che ci siano macchine così. Ed effettivamente, nel breve tempo passato qui a TED, vedo che ci siamo anche più vicini di quanto fossimo prima.
Così realmente ora i memi stanno costringendo i nostri cervelli a diventare più simili a macchine da tecnomemi. I nostri bambini crescono imparando molto rapidamente a leggere, imparando a usare macchinari. Avremo presto ogni tipo di dispositivo impiantabile farmaci che ci costringeranno a stare sempre svegli. Penseremo di essere noi a scegliere queste cose, ma saranno i "temi", i tecnomemi, che ce le faranno fare. E ora siamo a questo culmine, in cui abbiamo un terzo replicatore sul nostro pianeta. Ma, che succede là fuori nell'universo? C'è qualcun altro là fuori? La gente si fa questa domanda da tanto tempo. L'abbiamo già fatta anche qui a TED. Nel 1961, Frank Drake creò la sua famosa equazione, ma io penso che lui si sia concentrato sulle cose sbagliate. Quell'equazione è stata molto produttiva. Voleva stimare N, il numero di civiltà comunicative che ci sono nella nostra galassia. E vi ha incluso il tasso di formazione delle stelle, il tasso dei pianeti, ma soprattutto l'intelligenza.
Penso che sia il modo sbagliato di affrontare la questione. L'intelligenza appare in tutti i posti, in tutte le forme. L'intelligenza umana ne rappresenta solo un tipo. Ma quel che conta davvero è che replicatori ci sono e i livelli di replicatori, ognuno dei quali si sostiene sul precedente. Così suggerisco che non pensiamo all'intelligenza, pensiamo ai replicatori.
E su quella base, ho suggerito un'equazione di diverso tipo. Un'equazione molto semplice. N è la stessa cosa, il numero di civiltà comunicative che ci possiamo aspettare nella nostra galassia. Cominciamo con il numero di pianeti che ci sono nella nostra galassia. La frazione di questi che ha un primo replicatore. La frazione di quelli che si trovano con il secondo replicatore. La frazione di quelli che hanno il terzo replicatore. Perché è solo il terzo replicatore quello che uscirà dai confini -- inviando informazione, mandando sonde, uscendo di là, e comunicando con qualunque altro luogo.
Bene, così prendiamo l'equazione, ma perché non abbiamo sentito niente da nessuno là fuori? Perché ogni passo è pericoloso. Avere un nuovo replicatore è pericoloso. E' possibile venirne fuori, noi ne siamo venuti fuori, ma è pericoloso. Prendiamo il primo passo, appena la vita è apparsa su questa terra. Possiamo usare la visione di Gaia. Mi è piaciuto il discorso di Peter Ward's ieri -- non è sempre gaiano. In realtà le forme di vita producono cose che le uccidono. Bene, noi ce l'abbiamo fatta su questo pianeta.
Ma, molto tempo dopo, miliardi di anni dopo, ci siamo trovati con un secondo replicatore, i memi. Era pericoloso, d'accordo. Pensate al cervello grosso. Quante mamme ci sono qui? Voi sapete tutto dei grossi cervelli. Sono pericolosi da far nascere. E' un'agonia farli nascere. (Risate). Il mio gatto ha dato alla luce quattro gattini, facendo le fusa tutto il tempo. Ah, mm -- lievemente diverso. (Risate).
Ma non è solo doloroso, uccide anche un sacco di neonati, uccide un sacco di mamme, ed è molto dispendioso da produrre. I geni sono costretti a produrre tutta quella mielina, tutto il grasso che serve per mielinare il cervello. Sapete che, mentre ve ne state seduti, il vostro cervello sta usando circa il 20 percento dell'energia del vostro corpo, eppure è il due percento del vostro peso corporeo? E' un organo davvero costoso da mantenere. Perché? Perché sta producendo i memi.
Orbene, avrebbe potuto ucciderci -- avrebbe potuto farci fuori del tutto, e forse l'ha quasi fatto, ma vedete, non lo sappiamo. Ma forse l'ha quasi fatto. E' mai stato tentato prima? Che ne è di tutte quelle altre specie? Louise Leakey ieri ha detto che siamo gli unici rimasti su questo ramo. Che è successo agli altri? Potrebbe darsi che questo esperimento di imitazione, questo esperimento di un secondo replicatore, sia abbastanza pericoloso da far fuori la gente?
Bene, noi ce l'abbiamo fatta, e ci siamo adattati. Ma ora stiamo toccando, come vi ho appena descritto, stiamo toccando il punto del terzo replicatore. E questo è ancora più pericoloso -- ossia, è di nuovo pericoloso. Perché? Perché i "temi" (i tecnomemi), sono replicatori egoisti e non si preoccupano di noi, del nostro pianeta, o di altro. Non sono nient'altro che informazione -- perché dovrebbero? Ci usano per succhiare le risorse del pianeta per produrre più computer, e più di quelle straordinarie cose di cui sentiamo parlare qui a TED. Non pensate, "Oh, abbiamo creato Internet a nostro vantaggio". Sembra a noi che sia così. Pensate ai "temi", tecnomemi che si diffondono perché devono diffondersi. Noi siamo macchine vecchie.
Ebbene, ce la caveremo? Che succederà? Che vuol dire cavarsela? Ora, ci sono un paio di modi per cavarsela. Uno che sta ovviamente avendo luogo tutto intorno a noi, è che i "temi" (i tecnomemi) ci trasformano in macchine da "temi", con dispositivi implantologici, con i farmaci, con noi che ci fondiamo con la tecnologia. E perché dovrebberlo farlo? Perché noi siamo autoreplicanti. Facciamo bambini. Ne facciamo di nuovi, e quindi è conveniente starci a cavalcioni, perché su questo pianeta non siamo ancora a uno stadio in cui l'altra opzione sia praticabile. Anche se è più vicina, come ho sentito stamattina, più vicina di quanto pensassi. Quando le macchine da tecnomemi si replicheranno da sole. In quel modo, non importerà se il clima del pianeta sarà completamente destabilizzato, e se non sarà più possibile per gli umani vivere qui. Perchè loro, quelle macchine da "temi", non ne hanno bisogno -- non sono creature molliccie, umide, che respirano ossigeno, e hanno bisogno di calore. Possono andare avanti senza di noi.
Quindi, ci sono due possibilità. Per quanto riguarda la seconda, non credo che ci siamo così vicini. Sta arrivando, non ci siamo ancora. Anche la prima sta arrivando. Ma il danno che è già stato fatto al pianeta ci mostra quanto sia pericoloso quel terzo punto, quel terzo passaggio pericoloso, avere un terzo replicatore. E ce la caveremo anche con questo terzo passaggio pericoloso, come ce la siamo cavata con il secondo e come ce la siamo cavata con il primo? Forse ce la faremo, forse no. Non ne ho idea. (Applausi) Chris Anderson: E' stato un discorso incredibile. SB. Grazie. Mi sono spaventata da sola. CA: (Risata)
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Susan Blackmore studia i memi: idee che replicano se stesse da cervello a cervello come un virus. Fa un ragionamento nuovo e coraggioso: l'umanità ha deposto un nuovo tipo di meme, il teme, che si diffonde attraverso la tecnologia -- e inventa modi per mantenersi in vita.
Susan Blackmore studies memes -- those self-replicating "life forms" that spread themselves via human consciousness. We're now headed, she believes, toward a new form of meme, spread by the technology we've created. Full bio »
Translated into Italian by Paolo Santinello
Reviewed by Paola Natalucci
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20:00 Posted: Nov 2006
Views 600,872 | Comments 127
21:48 Posted: Apr 2007
Views 1,310,954 | Comments 340
17:25 Posted: Feb 2008
Views 633,422 | Comments 146
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