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Oggi mi trovo qui per fare la rivoluzione. Ma prima di correre alle armi, o cantare insieme, o scegliere il colore preferito, vi voglio dare la mia definizione di rivoluzione. Per me rivoluzione è un cambiamento radicale e lungimirante del modo in cui pensiamo e in cui ci comportiamo -- del modo in cui pensiamo e in cui ci comportiamo. Mi chiederete, per quale motivo, Steve, ci vuole una rivoluzione? Ci vuole una rivoluzione perché le cose non stanno funzionando; semplicemente per questo. E questo mi rende davvero triste, perché sono stufo di vedere cose che non funzionano. Sapete, sono stufo di vedere come non sfruttiamo il nostro potenziale. Di arrivare sempre ultimi.
E siamo all'ultimo posto in tante cose -- ad esempio nei fattori sociali. Ultimi in Europa per innovazione. Eccoci lì, in fondo alla lista, una cultura che non da' credito all'innovazione. Ultimi nella sanità pubblica, che se funzionasse saremmo tutti più tranquilli. Eccoci lì, non solo ultimi nella U.E., ma ultimi in Europa, proprio in fondo alla graduatoria. E cosa ancor peggiore, una notizia di 3 settimane fa, l'avrete senz'altro letta, pubblicata da The Economist. Siamo il luogo più triste del pianeta riguardo al prodotto interno lordo pro capite -- il più triste della terra. Questo per quanto attiene al sociale, e ora passiamo all'educazione. Dove ci trovavamo 3 settimane fa in un altro rapporto dell'OCSE? Ultimi in lettura, matematica e scienze, ultimi. Commercio: La più bassa percezione nella U.E. che gli imprenditori apportino vantaggi alla società. E qual è la conseguenza? La più bassa percentuale di nuove imprese. Questo non ostante il fatto che tutti sappiamo che le piccole imprese sono il motore dell'economia. Assumiamo più di tutti, imponiamo più tasse di tutti. Ma che succede se si rompe il motore? Il PIL più basso d'Europa. Ultimi. Allora non meravigliamoci se il 62% dei Bulgari manca di ottimismo per il futuro. Non siamo felici, abbiamo un pessimo sistema educativo, le peggiori imprese commerciali.
E questi sono fatti, gente. Non sono favole che vi voglio propinare. Non lo sono. E non sto nemmeno cospirando contro la Bulgaria. Questi sono fatti. Credo che dovrebbe essere assolutamente chiaro che il nostro sistema è in avaria. Il nostro modo di pensare, di comportarci, il nostro sistema operativo di comportamento non funziona. Ci vuole un cambiamento radicale nel modo di pensare e di comportarci per trasformare la Bulgaria in una nazione migliore, migliore per noi, per i nostri amici, per le nostre famiglie e per il nostro futuro. Come è potuto succedere? Ma ora pensiamo positivo. Cambieremo il nostro modo di pensare. Come è successo? Credo che siamo ultimi perché -- e sembrerà un'affermazione drastica a qualcuno di voi -- perché ci facciamo del male da soli. Rimaniamo indietro perché non diamo importanza al gioco. Ho detto proprio gioco.
Semmai qualcuno si fosse dimenticato di cosa parlo, ecco cos'è il gioco. I neonati giocano, i bimbi giocano, gli adulti giocano. Ma noi non diamo valore al gioco. Anzi lo screditiamo. E lo facciamo in tre ambiti. Diamogli un'occhiata. Ambito sociale: 45 anni di cosa? Di comunismo -- la società e lo stato sono più importanti dell'individuo, e inavvertitamente sono stati calpestati creatività, espressione individuale e innovazione. E noi a cosa diamo importanza? Perché è dimostrato che il modo in cui applichiamo, creiamo e usiamo la conoscenza è influenzato dal contesto sociale e istituzionale, che cosa ci veniva detto durante il comunismo? Di essere seri. Di comportarci in modo serio. Era così. (Applausi) Essere seri. Non so quante volte sono stato ripreso ai giardini pubblici perché permettevo ai miei bambini di giocare per terra. Per carità, giocano in terra, o ancora peggio nel kal, nell'acqua, e i germi li uccideranno. Le baba ed i dyado, le nonne ed i nonni, mi dicevano che non dovremmo far giocare tanto i bambini, perché la vita è una cosa seria e dobbiamo prepararli in modo adeguato ad affrontare la vita.
Abbiamo a che fare con un meme molto preoccupante. Siamo minacciati dal meme sociale. Un meme difficile da combattere. Sono già 45 anni che conviviamo con quello che chiamo il fattore nonna. (Risate) (Applausi) Ecco come funziona. Punto 1: la donna dice, "Voglio un bambino. Iskam bebe." Punto 2: ecco che arriva il bambino, evviva! Ma poi che succede al punto 3? Voglio tornare al lavoro, vuoi per la carriera, vuoi per socializzare. Dovrò affidare bebko, il bambino, alla nonna. Ma non dobbiamo dimenticarci che sono 45 anni che la nonna è stata infettata dal meme. E allora cosa succede? Trasmette il virus al bambino, e poi ci vuole un tempo estremamente lungo - un tempo da sequoie - perché quel meme venga espulso dal nostro sistema operativo.
E poi che accade? Va a scuola dove persiste un sistema antiquato, immutato negli ultimi 100 anni, che esige l'apprendimento meccanico, la memorizzazione e la standardizzazione, mentre non tiene conto dell'espressione individuale, dell'esplorazione di sé, delle domande, della creatività, del gioco. Un sistema fallimentare. La mia storia: stavo cercando una scuola per mio figlio. Siamo andati in questa piccola scuola prestigiosa dove mi hanno detto che la matematica veniva insegnata 10 volte la settimana e le scienze otto volte, e la lettura cinque volte al giorno e così via. E noi, "E quando c'è l'intervallo, quando giocano?" E loro, "Ah, ma non è previsto." (Risate) E noi, "Ma ha solo 5 anni." Che orribile misfatto. E' un misfatto che il nostro sistema educativo sia così serio perché l'educazione è seria, e che creiamo operai robot senza cervello che inseriscono bulloni nei fori predisposti. Mi dispiace, ma i problemi di oggi non sono quelli dei tempi della rivoluzione industriale. Abbiamo bisogno di adattabilità, di imparare ad essere creativi e innovativi. Non abbiamo bisogno di lavoratori automa. Ma no, adesso il meme si diffonde nell'ambiente di lavoro dove il gioco è bandito. Creiamo automi che cataloghiamo come fossero dei beni societari, da usare e poi disfarsene.
Come riteniamo debba essere l'organizzazione del lavoro? Autocratica - fa' quel che dico perché io sono il capo. Io sono il capo e ne so più di te. Non si fida - dato che sicuramente sei un criminale devo usare le telecamere. (Risate) Devo controllare - ovviamente sei un idiota, per cui creerò per te un miliardo di piccole procedure così non farai errori. Pone dei limiti - non usate il cellulare, non usate il laptop, non andate su internet, non usate le chat. Tutto questo non sembra professionale ed è negativo. Dopo tutto è un sistema improduttivo, perché sei controllato, sei limitato, non vieni apprezzato e non sei nemmeno divertente. Nel sociale, nell'educazione e nelle attività lavorative non diamo importanza al lavoro. Per questo siamo ultimi, perché non apprezziamo il gioco.
Mi direte, "Ma è ridicolo, Steve, che strane idee. Non può essere per via del gioco. Solo per il gioco, è una stupidaggine." Il meme sta dentro di noi. Bene, vi dico che vi sbagliate. Ora vi dimostrerò come il gioco sia il catalizzatore, l'elemento rivoluzionario che possiamo usare per trasformare la Bulgaria. Il gioco: il nostro cervello è fatto per il gioco. L'evoluzione ha favorito in milioni, miliardi di anni, l'attitudine al gioco negli animali e negli uomini. E sapete? L'evoluzione è anche molto brava a cancellare i tratti che non presentano vantaggi per noi e a privilegiare quelli che ci avvantaggiano di più. La Natura non è stupida, e ha scelto il gioco. Guardiamo ad esempio il regno animale: anche le formiche giocano. Forse non lo sapevate. Ma quando giocano apprendono l'ordine sociale e la dinamica delle cose. I ratti giocano, ma forse quello che non sapevate è che i ratti che giocano di più hanno cervelli più grandi e imparano meglio i loro compiti e sviluppano altre abilità. I mici giocano, lo sappiamo tutti. Ma potreste non sapere che se li private del gioco non saranno in grado di interagire socialmente. Riescono ancora a cacciare, ma non sono sociali. Gli orsi giocano. Ma forse non sapete che gli orsi che giocano di più sono più longevi. I più longevi non sono quelli che catturano più pesci. Sono quelli che giocano di più.
Infine uno studio interessante ha mostrato una correlazione tra gioco e dimensioni del cervello. Più si gioca, più il cervello si ingrandisce. I delfini, cervelli notevoli, giocano tantissimo. Ma chi credete che giochi di più tra quelli col cervello più grande? Ma gli esseri umani!. I bimbi giocano, noi giochiamo - appartenenti a qualsiasi nazionalità, razza, colore, religione, è un fatto universale - noi giochiamo. E non solo i bambini, ma anche gli adulti.
Ora un vocabolo nuovo: la neotenia - il permanere del gioco e di aspetti più giovanili negli adulti. Chi dimostra più neotenia? Gli umani. Noi facciamo sport. Lo facciamo per divertimento, o per le Olimpiadi, o per competizione. Suoniamo strumenti musicali. Danziamo, baciamo, cantiamo, facciamo gli scemi. La natura ci ha resi adatti al gioco dalla nascita alla vecchiaia. Siamo fatti per farlo di continuo - giocare e giocare molto, senza smettere mai. Ci fa molto bene. Come ne beneficiano gli animali, ne beneficiano anche gli esseri umani. Per esempio si è visto che stimola la crescita neurale nell'amigdala, l'area che controlla le emozioni. Aiuta lo sviluppo della corteccia prefrontale, area preposta ai processi cognitivi. E qual è il risultato? Che sviluppiamo maggiore maturità emotiva se giochiamo di più. Incrementeremo la capacità di decidere se giochiamo di più.
Signori, questi sono fatti. Non sono storie, racconti, non sto cercando di convincervi; sono puri dati scientifici. Questi sono i benefici che traiamo dal gioco. Si tratta di un diritto genetico acquisito, come camminare o parlare o vedere. E se ci neghiamo la possibilità di giocare, è come se ci negassimo uno degli altri diritti genetici donatici alla nascita. Siamo noi a voler restare indietro. Facciamo insieme un breve esercizio: chiudete gli occhi e provate a immaginare un mondo senza gioco. Senza teatri, senza le arti, senza canto, senza danza, né calcio, né football, senza risate. Cosa ve ne pare? Un po' deprimente. Malinconico.
Ora pensate al vostro ambiente di lavoro. E' divertente? stimolante? O magari quello dei vostri amici - allarghiamo un po' i confini. E' gaio? giocoso? O è una schifezza? Autocratico, che controlla, limitativo, che non si fida e che non da' soddisfazione? Noi abbiamo questo concetto che il contrario di gioco è lavoro. Ci sentiamo perfino in colpa se ci vedono giocare al lavoro. "Oh, se i miei colleghi vedono che rido pensano che non abbia niente da fare," oppure, "Mi devo nascondere altrimenti il capo mi vede. Penserà che non lavoro sodo." Ma ho delle novità per voi: il nostro pensiero è obsoleto.
Il contrario di gioco non è lavoro. Il contrario di gioco è depressione, la depressione. Di fatto il gioco migliora il nostro lavoro. Proprio come ci sono vantaggi per uomini e animali, ci sono dei vantaggi se si gioca al lavoro. Per esempio stimola la creatività. Aumenta la nostra disponibilità al cambiamento. La nostra capacità di apprendimento. Ci dà un senso di scopo e di professionalità - due importanti fattori di motivazione che aumentano la produttività, attraverso il gioco. Quindi se pensate che il gioco non sia una cosa seria, giocare non vuol dire essere frivoli. Sapete, l'atleta professionista che ama sciare, lo fa seriamente, ma adora farlo. Si diverte, sta nel suo ambiente, fa quello che gli piace. Anche se i dottori sono seri, si sa che le risate sono un'ottima medicina. Il nostro modo di pensare è superato. Ma non dovremmo sentirci in colpa. Dovremmo anzi celebrare il gioco.
Un rapido esempio dal mondo corporativo. FedEx, il loro motto è: persone, servizio, profitto. Se si trattano le persone come tali, se le fate sentire importanti, si sentiranno meglio, contente, motivate e con un senso di controllo delle cose. Che succede? Forniscono un servizio migliore - non peggiore, migliore. E quando arrivano i clienti e hanno a che fare con impiegati contenti che possono prendere decisioni e si sentono realizzati, come si sentiranno i clienti? Sicuramente bene. E cosa faranno dei clienti che sono contenti del servizio? Vi richiederanno ancora più servizi e ne parleranno ai loro amici, il che porta a un maggiore profitto. Persone, servizio, profitto. Il gioco aumenta la produttività, non il contrario.
Mi potreste dire, "Ehi, questo funziona per la FedEx negli Stati Uniti, non può funzionare in Bulgaria. Non se ne parla. Noi siamo diversi." Ma io vi dico che funziona anche in Bulgaria, per due motivi. Il primo è che il gioco è universale. Non c'è niente che impedisca ai Bulgari di giocare, a parte il cattivo meme di cui dobbiamo sbarazzarci. Secondo, io l'ho sperimentato, alla Sciant. Quando ho cominciato, clienti soddisfatti zero. Nessun cliente avrebbe parlato bene di noi. L'ho chiesto a tutti. I nostri profitti erano marginali. Guadagnavamo poco e i nostri partners erano insoddisfatti. Con pochi semplici cambiamenti, come aumentare la trasparenza, facilitare l'autodeterminazione e la collaborazione, incoraggiando la collaborazione e non l'autocrazia, e col puntare al risultato. Non voglio sapere quando arrivate in ufficio o quando ve ne andate. Mi interessa che squadra e clienti siano contenti, e facciate tutto in funzione di questo. Perché dovrebbe importarmi se attaccate alle 9? Abbiamo messo l'accento sul divertimento. E abbiamo creato un'atmosfera fantastica che ci ha permesso di trasformare Sciant nel giro di tre brevi anni - sembra un tempo lungo, ma ci vuole un po' per cambiare - e tutti i clienti hanno cominciato a parlare di noi, abbiamo avuto profitti superiori alla media e partner felici. E mi direte, " Va bene, ma come sai se sono veramente felici?" Beh, ogni volta che abbiamo partecipato al concorso del migliore datore di lavoro abbiamo sempre vinto. In base ai dati ricavati da indagini anonime indipendenti. Dunque in Bulgaria il sistema funziona. Non c'è nulla che ci possa trattenere, tranne i nostri preconcetti sul gioco.
Per concludere, cosa dobbiamo fare per cambiare le cose attraverso il gioco. Per prima cosa dovete credermi. Se non mi credete, beh allora andate a casa e pensateci sopra o pensate ad altro. Secondo, se dentro di voi non vi sentite il senso del gioco, allora dovete riscoprirlo. Qualunque cosa vi piacesse da bambini, oppure solo sei mesi fa, ma che ora che avete avuto la vostra promozione non riuscite più a gustare, perché credete che dovete essere persone serie, riscopritela! Che so, andare in mountain bike o leggere un libro o fare un gioco, riscopritelo. Perché da voi dipende l'innovazione, il cambiamento del modo di pensare. Tocca a voi tornare nei vostri uffici o parlare agli amici e far divampare il fuoco del cambiamento nella rivoluzione del gioco. Siete voi che dovete farlo, perché se non ve la sentite voi, non se la sentiranno nemmeno i vostri colleghi e dipendenti. Dovete andare da loro e dire, "Ehi, hai tutta la mia fiducia." Strano concetto. Ti ho assunto e dunque dovrei fidarmi di te. Lascerò che tu prenda delle decisioni, lo farai a tua discrezione. E voglio delegare ai miei subordinati, non ai miei colleghi e superiori. Incoraggerò la critica costruttiva. Vi lascerò mettere in discussione le decisioni dei capi. Perché è proprio ripensando quello che abbiamo sempre dato per scontato che potremo spezzare le barriere della consuetudine e creare soluzioni innovative per i problemi di oggi.
L'essere leader non vuol dire aver sempre ragione. Dovremo sradicare la paura. E' la paura il nemico del gioco. E faremo cose come eliminare le limitazioni. Sapete cosa, lasciate che usino il cellulare per le chiamate personali - per carità. Lasciateli andare su internet. Lasciateli chattare. Che prendano pause pranzo più lunghe. La pausa pranzo serve per staccare dal lavoro. E' quando andate tra gli altri e ricaricate il cervello, incontrate amici, vi fate una birra, qualcosa da mangiare, e parlate, che nascono le idee che magari prima non vi venivano in mente. Lasciateglielo fare. Date loro un po' di libertà. E in generale, lasciateli giocare. Fate sì che l'ambiente di lavoro sia divertente. Trascorriamo così tanto tempo al lavoro, e se lasciamo che le nostre vite ne vengano triturate cosa diremo di qui a 20 anni, "Tutto qui? non c'era altro che questo?" Inaccettabile. Nepriemliv. (Risate)
Riassumendo, abbiamo bisogno di un gran cambiamento nel modo di agire e di pensare, ma non serve la rivoluzione dei lavoratori. Non abbiamo bisogno della rivoluzione dei lavoratori. Quello di cui abbiamo bisogno sono frotte di giocatori. Che siano in tanti a decidere di giocare. Tanti tanti giocatori. Davvero, dobbiamo essere uniti. Possiamo cominciare oggi. Quello che dobbiamo fare è alimentare il fuoco della rivoluzione. Dovete condividere le vostre idee e le vostre storie di successo su cosa ha funzionato e ha rinvigorito le nostre vite, le nostre scuole e il nostro lavoro attraverso il gioco; su come il gioco promuova un senso di promessa e di appagamento; su come promuova l'innovazione e la produttività; e infine su come il gioco dia un significato alle cose. Perché non ci possiamo riuscire da soli. Dobbiamo farlo insieme. E insieme, condividendo queste idee sul gioco, trasformeremo la Bulgaria in un paese migliore.
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Al TEDxBG di Sofia, Steve Keil combatte il "preoccupante meme" che ha infettato la sua Bulgaria -- e invita tutti a riscoprire il gioco per rivitalizzare l'economia, l'educazione e la società. Un discorso frizzante con un messaggio universale rivolto a tutti perché le persone reinventino l'ambiente di lavoro, la scuola e la vita in tutto il mondo.
Based in Bulgaria, Steve Keil creates companies around big social and environmental goals. Full bio »
Translated into Italian by Daniele Buratti
Reviewed by Els De Keyser
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We develop more emotional maturity if we play more. We develop better decision-making ability if we play more.” (Steve Keil)
07:01 Posted: Mar 2011
Views 251,450 | Comments 217
26:42 Posted: Mar 2009
Views 492,378 | Comments 92
27:58 Posted: Nov 2008
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