Vorrei parlarvi di come vedo i robot invadere le nostre vite, a vari livelli e su diverse scale temporali. Quando penso al futuro, ai prossimi 500 anni, non riesco a immaginare un mondo dove non ci siano robot dappertutto. Assumendo, malgrado tutte le funeste previsioni che molta gente ha fatto sul nostro avvenire, che ci saremo ancora, non riesco proprio a immaginare un mondo senza robot. Quindi la domanda è: se tra 500 anni avranno già invaso il mondo, li troveremo ovunque anche prima di allora? Si saranno già diffusi tra 50 anni? Penso che sì, sia abbastanza probabile. Avremo molti robot ovunque. Credo anzi che l'invasione accadrà molto prima: a mio avviso, la diffusione dei robot è imminente, come negli anni 1978-1980 lo era l'arrivo dei personal computer, e i primi robot stanno già cominciando ad apparire.
I computer fecero il loro primo ingresso attraverso giochi e giocattoli, e il primo computer che la maggior parte della gente ha avuto in casa forse è stata la consolle per giocare a Pong, con un piccolo microprocessore inserito, e poi gli altri giochi che arrivarono in seguito. E stiamo cominciando a vedere lo stesso fenomeno con i robot: LEGO Mindstorms, Furbies... Nessuno ha un Furby, tra voi? Ne hanno venduti 38 milioni di esemplari nel mondo. Sono piuttosto comuni, e sono dei piccoli, semplici robot, con qualche sensore, che processano un po' di azioni.
Sulla destra vedete un'altra bambola robot, in vendita un paio di anni fa. E proprio come ai primi tempi del computer, che videro molta sperimentazione amatoriale, adesso puoi procurarti kit e manuali per smanettare. A sinistra vedete una piattaforma della Evolution Robotics, alla quale potete collegare un PC e, tramite una GUI, programmare questo oggetto in modo che giri per casa vostra, facendo varie cose. C'è inoltre una categoria più costosa, una specie di giocattoli robot - Aibo della Sony. E sulla destra, uno sviluppato dalla NEC, il PaPeRo, che non credo abbiano intenzione di distribuire. Nondimeno, questo tipo di aggeggi esistono.
Sono anche apparsi, negli ultimi 2 o 3 anni, robot tagliaerba: Husqvarna in basso, Friendly Robotics in alto, un'azienda israeliana. Negli ultimi 12 mesi circa, poi, sono usciti molti robot per le pulizie domestiche. In alto a sinistra ce n'è uno davvero ottimo, fatto da un'azienda chiamata Dyson, nel Regno Unito. Solo che era troppo costoso (3.500 dollari) e non l'hanno distribuito.
In basso a sinistra potete vedere quello dell'Electrolux, in vendita. Un altro della Karcher. Quello in basso a destra l'ho costruito nel mio laboratorio circa 10 anni fa, e finalmente l'abbiamo messo in produzione. Fatemelo presentare. Cominceremo a distribuirlo, mi pare che Chris l'abbia già detto, dopo la presentazione. Questo è un robot in vendita. Pulisce il pavimento. Parte girando in tondo, in cerchi sempre crescenti. E se colpisce qualcosa... Avete visto? Adesso sta comincia ad aggirare il "muro", sta aggirando i miei piedi per pulire tutto intorno a me. Vediamo... Ehi, chi ha rubato i miei Rice Krispies? Mi hanno rubato i Rice Krispies! (Risate) Non preoccupatevi. È un robot intelligente. (Risate) I bambini di tre anni prendono confidenza subito. Sono i grandi, che si agitano. (Risate) Mettiamo qui un po' di schifezze... (Risate) Ok. (Risate) Non so se riuscite a vedere... Ho gettato una manciata di Rice Krispies e qualche moneta. Vediamo se li pulisce. Perfetto, ok. Quindi... Lo lascio lì per dopo. (Applausi)
Parte del problema, in realtà, è stata la costruzione di un migliore meccanismo pulente; i meccanismi di rilevazione erano abbastanza semplici. E la stessa cosa vale per molti robot. Siamo tutti diventati, credo, un po' fanatici dell'informatica, e crediamo che la programmazione sia tutto. Ma la meccanica resta importante. Ecco un altro robot, il PackBot, che abbiamo prodotto per alcuni anni. È un robot di sorveglianza militare, da mandare in avanscoperta, ad esempio per esplorare le grotte, Ma abbiamo dovuto costruirlo abbastanza robusto, molto più robusto dei nostri robot di laboratorio. (Risate) Il robot monta un PC con sistema operativo Linux. Può resistere ad un impatto di 400G. Il robot ha un'intelligenza ambientale: può ribaltarsi da solo, connettersi alle linee di comunicazione, salire le scale da solo, eccetera. Ok, adesso sta esplorando la zona. Un soldato gli dà l'ordine di salire le scale, e lui lo fa. Quella non era una discesa controllata. (Risate) Ora ne sta venendo fuori. La vera svolta, per questi robot, è stata l'11 Settembre. I nostri robot si trovavano al World Trade Center già la sera tardi. Non potevano fare molto nella pila di macerie, le cose erano troppo... non c'era più niente da fare. Ma siamo andati in tutte le strutture circostanti, che erano state evacuate, e abbiamo cercato eventuali superstiti negli edifici dove era troppo pericoloso entrare. Lasciate che vi mostri questo video. Reporter: "..sul campo di battaglia, questi strumenti aiutano a ridurre i rischi di guerra. Dal nostro inviato Nick Robertson. Rodney Brooks: Possiamo vederne un altro? Ok, ottimo. Solo due settimane prima, il caporale non aveva ancora visto questi robot. Ora li sta mandando nelle grotte, a controllare cosa succede. Il robot è completamente autonomo. La peggior cosa successa ai robot dentro una grotta, finora, è stata una caduta da 10 metri.
Un anno fa, l'esercito americano non aveva questi robot. Oggi, in Afghanistan, svolgono lavori importanti ogni giorno. Anche per questo parlo di invasione imminente dei robot. C'è un cambiamento di rotta su come -- dove la tecnologia sta andando. Grazie. E nei prossimi due mesi, manderemo dei robot all'interno di pozzi petroliferi perché estraggano l'ultimo petrolio disponibile. Un ambiente veramente ostile: 150 gradi centigradi e una pressione di 700 BAR. [Ma] questi robot sono autonomi, andranno giù e faranno il lavoro. Robot come questi, tuttavia, sono un po' difficili da programmare. Come programmeremo, in futuro, i nostri robot, e come li renderemo più facili da utilizzare? Be', voglio servirmi di un robot, ora... un robot di nome Chris... Alzati. Perfetto. Ok. Da questa parte. Adesso notate, lui pensa che i robot debbano essere dei musoni. Lui lo è, in un certo senso. Ma sto per... Chris Anderson: No, sono solo inglese. RB: Oh. (Risate) (Applausi) Sto per mostrare a questo robot un compito. Un compito veramente difficile. Attenzione ora, annuisce, mi sta facendo capire di comprendere il flusso di comunicazione. E se dicessi qualcosa di completamente bizzarro, mi guarderebbe di traverso, e adatterebbe la conversazione. Ora gli metto questa di fronte. Guardando i suoi occhi, ho visto che fissava la cima della bottiglia. Compio questa azione, e lui sta osservando. I suoi occhi si muovono avanti e indietro, per vedere cosa sto guardando, quindi siamo l'uno attento all'altro. Faccio questa azione, lui osserva, e osserva me per vedere cosa succederà dopo. Adesso gli consegno la bottiglia, e vediamo se riesce ad eseguire il compito. Riesci a farlo? (Risate) Ok. È abbastanza bravo. Bene, bene. Non ti ho mostrato come fare questo. Prova a rimetterlo a posto, ora. (Risate) Pensa che un robot debba essere lentissimo. Bravo robot, ottimo lavoro.
Abbiamo visto alcune cose, dunque. Abbiamo visto che quando interagiamo, e proviamo a insegnare qualcosa a qualcuno, attiriamo la sua attenzione. L'altro ci comunica il suo stato interiore, se sta capendo o no, e modula un'interazione sociale. L'attenzione di entrambi era sullo stesso oggetto, e alla fine riconosce un rinforzo comunicato socialmente. Abbiamo cercato, in laboratorio, di inserire tutto questo nei nostri robot, perché pensiamo sia così che in futuro vorrete comunicare coi robot. Voglio mostrarvi un solo diagramma tecnico. Per costruire un robot con cui poter interagire socialmente, la cosa più importante è il suo sistema di attenzione visiva. Perché il robot presta attenzione a ciò che vede e con cui interagisce, e a quello che capisce che stai facendo. Nel video che sto per mostrarvi, quindi, vedrete un sistema di attenzione visiva in un robot che comprende -- cerca una tonalità pelle in uno spazio HSV, quindi funziona tramite tutte le colorazioni "umane". Cerca colori molto saturi, come i giocattoli. Cerca oggetti che si muovono intorno, pondera tutti questi oggetti in una finestra d'attenzione, e cerca quello col punteggio più alto, dove stanno accadendo le cose più interessanti. Ed è su quel punto che i suoi occhi si dirigono. E lo osserva. Nel contempo, possono sopraggiungere altre istanze: potrebbe decidere che si sente solo, e cercare una tonalità di pelle, o che è annoiato, e cercare un giocattolo con cui giocare. E così i pesi dell'equazione cambiano.
Qui, sulla destra, abbiamo quello che chiamiamo "Modulo del ricordo di Steven Spielberg". Avete visto il film "AI"? Pubblico: Sì.
RB: Sì, era davvero pessimo, ma...
ricordate quando Haley Joel Osment, il piccolo robot, restava a guardare la fata turchina per 2000 anni senza distogliere lo sguardo? Questo robot ne fa a meno, perché ha una gaussiana dell'abitudine che diventa sempre più negativa, se osserva una cosa soltanto. Così si annoia, e guarda da un'altra parte. Ora che tutto è più chiaro... ecco il nostro robot, ecco Kismet che sta cercando un giocattolo. Si capisce cosa sta guardando. Si intuisce la direzione del suo sguardo guardando gli occhi che che gli coprono la telecamera, e quando sta guardando proprio il giocattolo, si capisce. Qui c'è una piccola risposta emotiva. (Risate) Ma continuerà comunque a prestare attenzione a qualcos'altro di più significativo, nel caso in cui entrasse nel suo campo visivo -- come Cynthia Breazeal, che ha costruito questo robot -- sulla destra. La vede, le presta attenzione. A basso livello, Kismet ha uno "spazio emotivo" vettoriale tridimensionale, per elaborare le emozioni. E si esprime in punti differenti di questo spazio -- possiamo alzare il volume? Potete sentire adesso, laggiù? Pubblico: Sì.
Kismet: Lo pensi veramente? Lo pensi veramente? Lo pensi veramente?
RB: Sta esprimendo le sue emozioni attraverso la faccia e la prosodia della voce. E Chris, il robot, mentre interagivo con lui stava misurando la prosodia nella mia voce, quindi il robot misura la prosodia in quattro messaggi basilari come quelli che le mamme trasmettono ai bambini prima che parlino. Alcune soggetti naive, qui, lodano il robot.
Voce: Bravo robot. Sei proprio un piccolo bel robot. (Risate) E il robot reagisce a tono.
Voce: ...molto bene, Kismet. (Risate)
RB: Sorride. Sta imitando il sorriso. Questo succede spesso. Questi sono soggetti naive. In questo caso abbiamo chiesto loro di attirare l'attenzione del robot e indicare quando la ottengono.
Voce: Ehi Kismet, ah, eccolo qua.
RB: Ecco che capisce di avere la sua attenzione. Voce: Kismet, ti piace il giocattolo? Oh.
RB: Qui abbiamo chiesto di vietare al robot qualcosa, e la prima donna chiude davvero il robot in un angolo emotivo.
Voce: No. No. Non puoi fare questo. No. (Risate)
Voce: Non va bene. No. No. (Risate)
RB: Mi fermo qui. Abbiamo assemblato
tutto questo, e poi abbiamo inserito i "turni". Quando discutiamo con qualcuno, prima parliamo noi, poi alziamo le sopracciglia, muoviamo gli occhi, e facciamo capire all'altra persona che è il suo turno di parlare. Allora parlano loro, e il testimone passa di mano. Abbiamo messo nei robot anche questo. Abbiamo chiamato alcuni soggetti naive, senza dir loro nulla del robot, facendoli sedere di fronte al robot e dicendo loro: "Parlategli". Loro non sapevano che il robot non capiva una parola di quel che dicevano, e non "parlava" inglese: stava soltanto pronunciando fonemi inglesi a caso. Vorrei che guardaste bene l'inizio di questa clip, dove questa persona, Ritchie, che ha parlato con il robot per 25 minuti -- (Risate) -- dice: "Voglio mostrarti qualcosa. Voglio mostrarti il mio orologio." Quindi porta l'orologio al centro del campo visivo del robot, lo punta, gli dà un spunto emotivo, e il robot guarda l'orologio abbastanza bene. Non sappiamo se ha capito o no che il robot -- Notate lo scambio dei "turni". R: Ok, voglio mostrarti qualcosa. Questo è un orologio che mi ha dato la mia ragazza. Robot: Oh, forte. R: Si, guarda, ha anche una piccola luce blu dentro. L'ho quasi perso questa settimana. (Risate) RB: Sta creando un contatto visivo, seguendo i suoi occhi. R: Puoi fare la stessa cosa? Robot: Certo, sicuro. RB: E riescono a comunicare, per così dire.
Ecco ora un altro aspetto di ciò che io e Chris stavamo facendo. Questo è un altro robot, Cog. Prima creano un contatto visivo, e poi, quando Christie guarda questo giocattolo, il robot valuta la direzione del suo sguardo e guarda la stessa cosa che lei sta guardando. (Risate) Perciò vedremo nei laboratori sempre più robot come questi, nei prossimi anni. Ma la domanda importante, due importanti domande che la gente mi chiede sono: se costruiamo questi robot sempre più "umani", li accetteremo, avremo -- avranno diritti da rivendicare, ad un certo punto? E l'altra domanda che mi si fa è: "Vorranno sostituirsi a noi?" (Risate) La prima è una domanda molto "hollywoodiana", con molti film [sul tema]. Probabilmente riconoscete questi personaggi -- in ciascuno di questi film, i robot chiedono più rispetto. Dovremo mai riconoscere ai robot più rispetto? Dopotutto, sono soltanto macchine... Be', penso si debba accettare il fatto che [anche] noi siamo soltanto macchine. È questo, dopotutto, quello che la biologia molecolare moderna dice su di noi. Non troverete mai una descrizione come, per esempio: "Compare la molecola A, si lega a quest'altra molecola, si muove in avanti, spinta da varie cariche... ...poi subentra l'anima e pizzica queste molecole in modo che si uniscano." È tutto meccanicistico, siamo dei meccanismi. E se siamo macchine, allora almeno in linea di principio dovremmo poter costruire macchine vive quanto noi. Ma per ammettere questo, credo sia necessario abbandonare la nostra convinzione di essere speciali. La nostra "specialità" si è ridotta molte volte, almeno negli ultimi secoli, ad ogni progresso di scienza e tecnologia. 500 anni fa abbiamo dovuto rinunciare all'idea di essere al centro dell'Universo, quando la Terra "cominciò" a girare intorno al Sole; 150 anni fa, con Darwin, abbiamo dovuto rinunciare all'idea di essere diversi dagli animali. E ogni volta è un cambiamento difficile, per noi. Di recente, ha iniziato a circolare l'idea che forse non c'è neanche stata la Creazione, qui sulla Terra. Un'idea che la gente non ha molto amato. Inoltre, stando al genoma umano, forse abbiamo solo 35.000 geni. E quello a molta gente non è andato giù, [pensavano che] avessimo molti più geni. Non ci piace rinunciare alla nostra convinzione di essere speciali. Quindi l'idea che i robot possano realmente emozionarsi, o possano essere delle creature viventi sarà per noi dura da accettare, credo. Comunque impareremo ad accettarlo, nei prossimi 50 anni circa.
E la seconda domanda è: "Le macchine vorranno sostituirci?" Lo scenario "classico", in queste riflessioni, è che creiamo queste cose, loro crescono, le alleviamo, imparano un sacco da noi... ... poi loro decidono che siamo piuttosto noiosi, lenti, e vogliono prendere il nostro posto. Quelli, tra voi, che hanno figli adolescenti sanno di che cosa parlo. (Risate) Ma Hollywood estende il tema ai robot. E la domanda è: qualcuno costruirà accidentalmente un robot che ci sostituirà? È come se qualcuno, in giardino, da solo, dicesse: "Ho costruito un 747 per errore." Non penso che succederà mai. E non credo -- (Risate) -- non credo che costruiremo deliberatamente robot che ci mettano a disagio. Non ci sarà un robot super cattivo: prima di quel robot, ne uscirà un altro moderatamente cattivo, e prima ancora uno non così cattivo. (Risate) E impediremo loro di prendere quella piega. (Risate) Quindi credo che concluderò dicendo: i robot stanno arrivando, non abbiamo molto di cui preoccuparci, ci sarà da divertirsi un sacco, e spero che vi godrete questo viaggio, nei prossimi 50 anni. (Applausi)
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In questo profetico intervento del 2003, l'esperto di robotica Rodney Brooks ci parla di come i robot stanno per invadere le nostre vite, dai giocattoli fino alle faccende domestiche... e oltre.
Rodney Brooks builds robots based on biological principles of movement and reasoning. The goal: a robot who can figure things out. Full bio »
Translated into Italian by Martino Caldarella
Reviewed by Michele Gianella
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19:24 Posted: Nov 2007
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06:18 Posted: Oct 2007
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08:13 Posted: Sep 2007
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