Ho lavorato a un film intitolato "Apollo 13", e durante la lavorazione, ho scoperto come funziona il nostro cervello, e funziona così, quando siamo pieni sia di entusiasmo che meraviglia o tenerezza o qualunque altra cosa, questo cambia e altera la nostra percezione delle cose. Cambia quello che vediamo. Cambia quello che ricordiamo. E per fare un esperimento, poiché ho fatto l'arduo lavoro di ricreare il lancio del Saturno V per questo particolare film, poiché l'ho creato io, mi sentivo un po' nervoso, avevo bisogno di fare un esperimento e portare un gruppo di persone come queste in una sala di proiezione e proiettare questo vecchio filmato, e quando l'ho proiettato, volevo semplicemente scoprire cosa si ricordassero le persone, cosa c'era di davvero memorabile? Cosa dovrei effettivamente cercare di replicare? Cosa dovrei cercare in parte di emulare?
Ecco il filmato che ho fatto vedere a tutti. E quello che ho scoperto è che, a causa della natura del filmato e del fatto che stiamo facendo questo film, c'era un'emozione che si andava ad aggiungere al filmato e nelle nostre memorie collettive di quello che questo lancio ha significato per noi e tutte queste varie cose. Quando l'ho proiettato, ho chiesto subito dopo la fine della proiezione, cosa ne pensassero, quali erano le scene memorabili, e gli spettatori le hanno cambiate. Avevano aggiunto dei movimenti della videocamera. Avevano fatto ogni sorta di cose. Le scene erano state combinate, ed ero davvero curioso: cosa diavolo stavi guardando fino a pochi minuti fa e com'è che sei arrivato a questo tipo di descrizione? E quello che ho scoperto è che non dovevo replicare ciò che avevano visto, ma replicare quello che ricordavano.
Ecco il nostro filmato del lancio sulla base dei nostri appunti, di quello che la gente pensava, e poi la combinazione di tutte le diverse scene e di tutte le varie cose messe insieme ha creato il loro tipo di coscienza collettiva di ciò che ricordavano di come era andato, ma non di come era andata veramente. Questo è ciò che abbiamo creato per "Apollo 13".
Letteralmente ciò che vediamo ora è la confluenza di un insieme di persone diverse, un insieme di ricordi diversi, compresi i miei, e di un po' di libertà con il soggetto del film. Ho registrato in pratica tutto con obiettivi corti, il che significa che siamo davvero vicini all'azione, ma ho inquadrato tutto in modo simile alle riprese con obiettivi lunghi che dà un senso di distanza. Stavo quindi impostando qualcosa che avrebbe ricordato al pubblico qualcosa che non avevano mai visto prima. (Musica) E poi vi mostrerò esattamente a cosa avete reagito quando avete reagito.
Tom Hanks: Salve, Houston, qui è la Odyssey. È bello rivedervi. (Applausi) (Musica)
Rob Legato: Faccio sempre finta che stiano applaudendo me.
Eccomi in un parcheggio. In sostanza è una lattina, e fondamentalmente sto ricreando il lancio con degli estintori, del fuoco, ho buttato della cera davanti all'obiettivo per farla sembrare ghiaccio, quindi se avete creduto a una qualsiasi delle cose che vi ho appena mostrato, stavate reagendo e vi stavate emozionando per una cosa completamente falsa, e penso che questo sia piuttosto affascinante.
In questo caso particolare, questo è il punto culminante del film, e, sapete, la difficoltà nel ricrearlo è stata semplicemente prendere un modellino, buttarlo fuori da un elicottero e filmarlo. Ed è semplicemente quello che ho fatto. Quello che riprende sono io e onestamente sono un operatore mediocre, in questo modo ho ottenuto quel bel senso di verosimiglianza, seguendo il razzo fino in fondo e dandogli quel bordo intorno: cercavo disperatamente di tenerlo inquadrato. Ed eccomi al punto successivo. Avevamo un consulente NASA, un vero astronauta, che era stato davvero in alcune delle missioni, sull'Apollo 15, e lui era lì per rivedere le mie nozioni scientifiche. Qualcuno deve aver pensato che era necessario.
Ed eccoci qui, lui è un eroe, un astronauta, e siamo tutti piuttosto eccitati e io mi sono concesso la libertà di dire che alcune delle riprese che avevo fatto non erano poi male. E forse ci sentivamo piuttosto orgogliosi del lavoro fatto e quindi l'ho portato qui dentro per fargli vedere davvero quel che stavamo facendo, per darci la pagella con 10 e lode, e così gli ho fatto vedere alcune delle riprese a cui stavamo lavorando, e mi aspettavo una reazione positiva, che ho ottenuto. (Musica) (Rumori di lancio) Gli ho mostrato queste due riprese, e poi lui mi ha detto cosa ne pensava.
OK. (Risate) La risposta dei miei sogni.
Allora nel darmi la risposta si volta verso di me e dice, "Nessun razzo può essere progettato in questo modo. In nessun caso un razzo può andare su mentre i supporti della torre di lancio si allontanano. Puoi immaginare che tragedia potrebbe accadere in questo modo? Non si potrebbe mai progettare un razzo in questo modo." Ed era lì che mi guardava. E io ero lì che pensavo hey, non so se ci hai fatto caso, ma sono il tizio che là nel parcheggio ha ricreato uno dei momenti più sublimi della storia d'America con degli estintori.
E non voglio litigare con te. Tu sei un astronauta, un eroe, e io vengo dal New Jersey, quindi --
Ora ti farò vedere un filmato. Ti farò vedere un filmato e tu dovrai dirmi che ne pensi. E lì ho ottenuto la reazione in cui speravo.
Gli ho fatto vedere questo, si tratta di un filmato reale in cui c'era anche lui. Questo è Apollo 15, era la sua missione. Gli ho fatto vedere questo, e la reazione che ho ottenuto è stata interessante.
("Anche questo è sbagliato.") (Risate)
E così, quello che era successo - quello che ho per così dire intuito è che lui lo ricordava diversamente. Lui ricordava una torre di lancio perfettamente sicura, un lancio perfettamente sicuro, perché è seduto in un razzo con quasi cinquantamila chili di gittata, costruito dal minor offerente. Lui sperava che funzionasse come si deve.
E così ha alterato i suoi ricordi.
Ron Howard incontrò per caso Buzz Aldrin, che non era su quel lancio, e non sapeva stessimo simulando questi filmati. La sua risposta fu completamente diversa. Ve lo faccio vedere.
Ron Howard: Buzz Aldrin venne da me e mi disse "Hey, quel filmato del lancio: ho visto delle riprese che non avevo visto prima. In quale cantina avete trovato quella roba?" E io gli dissi "Nessuna cantina, Buzz, l'abbiamo ricreato dal nulla."
E lui disse, "Ah, non è affatto male. Possiamo usarlo?"
(Esplosione) ("Certo!") (Risate)
RL: Penso sia un americano incredibile.
Allora, "Titanic", se conoscete la storia, non finisce bene.
Jim Cameron ha fotografato il vero Titanic. Lui ha davvero creato, o meglio distrutto, la sospensione dell'incredulità, poiché quello che lui ha fotografato era la cosa reale, un sottomarino Mir che andava giù, o meglio due sottomarini Mir che andavano giù fino al vero relitto, e ha creato un filmato davvero indimenticabile. Davvero bellissimo, richiama tutte queste emozioni diverse, ma lui non poteva riprendere tutto e per raccontare la storia, ho dovuto riempire i vuoti, il che è stata davvero una sfida, perché ho dovuto ricreare alla lettera quello che è davvero accaduto e io ero l'unico che poteva veramente rovinare tutto a quel punto.
Ecco il filmato che lui ha ripreso, ed era davvero commovente e sbalorditivo. Lo lascerò scorrere, per farvelo davvero assorbire e descriverò le mie reazioni quando l'ho guardato per la prima volta. Ho avuto la sensazione che il mio cervello desiderasse davvero vederlo tornare in vita. Volevo immediatamente vedere questa nave, questa nave magnifica, in tutta la sua gloria, e allo stesso tempo volevo vederla non in tutta la sua gloria, volevo farla tornare a quello che è ora.
E così ho ricreato un effetto che più tardi vi farò vedere quello che ho provato a fare, che sta più o meno al cuore del film, per me, ed è il motivo per cui volevo fare il film, il motivo per cui ho creato ciò che ho creato.
E vi farò vedere un'altra cosa che ho trovato molto interessante: quello a cui reagiamo quando lo vediamo. Ecco il dietro le quinte, un paio di piccole riprese. Quando avete visto il mio filmato, avete visto circa questo: un gruppo di persone che girano una nave al contrario, e i piccoli sottomarini Mir sono delle dimensioni di piccole palle da football, e sono ripresi nel fumo. Jim è andato tre miglia giù, io mi sono allontanato a tre miglia dallo studio e ho ripreso tutto in un garage.
E quindi, quello a cui reagite, o quello che vedete offriva la stessa sensazione e la stessa qualità incancellabile, del filmato di Jim, e io l'ho trovato così affascinante che i nostri cervelli, una volta che credi che qualcosa è vero, trasferiscono tutto ciò che risenti questa qualità, ed è totalmente artificiale. È completamente finto, ma non lo è per voi, e io penso che si tratti di una cosa davvero interessante da esplorare e usare e mi ha spinto a creare il prossimo effetto che vi mostrerò, una specie di transizione magica. Quello che tentavo di fare era fare in modo che il pubblico credesse nell'effetto, per farlo diventare un'esperienza continua, che non vi stavo mostrando la mia interpretazione, vi stavo mostrando ciò che voi volevate vedere. E la prossima ripresa, subito dopo questa, così sapete cosa stavo facendo.
In generale, se ci sono due sottomarini nella ripresa, l'ho fatta io, perché dove sta la cinepresa? Quando Jim l'ha ripresa, era solo un sottomarino, perché riprendeva dall'altro, e io non ricordo se questo l'ho fatto io o l'ha fatto Jim. Diciamo che è stato Jim perché una pacca sulla spalla non è mai di troppo.
OK, ed ecco ora la transizione del Titanic. A questo mi riferivo quando ho detto che volevo spostare magicamente il Titanic da uno stato all'altro. Ve lo farò vedere una volta sola. (Musica)
Quello che speravo di ottenere è di scioglierlo davanti ai vostri occhi.
Gloria Stuart: Fu l'ultima volta che il Titanic vide la luce del giorno.
RL: In pratica quello che ho fatto è andare un'altra volta in sala di proiezione dove in pratica mi sono segnato quello che stavo osservando, o che stavamo osservando, e chiaramente si guardano le due persone sulla prua della nave, e a un certo punto, cambio il margine della ripresa, lo cambio, diventa il relitto arrugginito, e poi lo faccio proiettare ogni giorno, e quindi trovo il momento esatto in cui smetto di guardare loro e inizio a notare tutto il resto, il momento in cui il mio occhio si sposta, l'abbiamo segnato sul fotogramma. Nel momento in cui il mio occhio si sposta, li ho subito cambiati, e ora in qualche modo non si sa quando inizia e quando finisce. Ve lo mostrerò un'altra volta. (Musica) È creato letteralmente in base a quello che il nostro cervello fa spontaneamente per noi, cioè, appena si sposta l'attenzione, qualcosa cambia, e poi lascio svolazzare il foulard, perché gli volevo dare un che di evanescente, volevo davvero dare la sensazione che fossero ancora sul relitto, sostanzialmente. Lì sono stati sepolti per sempre.
O qualcosa del genere, l'ho appena inventata.
È stata, tra l'altro, l'ultima volta che vidi la luce del giorno. È stato un film lungo su cui lavorare. (Risate)
Anche "Hugo Cabret" è stato un film interessante, perché il film in sé parla di illusione nei film. Parla di come il nostro cervello viene ingannato quando guarda una persistenza delle immagini che creano un film, e una delle cose che dovetti fare è -- Sasha Baron Cohen è un tipo molto intelligente, molto sveglio, un attore comico, in pratica voleva fare un omaggio alla Buster Keaton, un tipo di farsa, e voleva che il suo gambaletto ortopedico si impigliasse nel treno in movimento. Molto pericoloso, quasi impossibile da realizzare e in particolare sulla nostra scena, perché non c'è modo di muovere il treno, perché entra giusto giusto nel nostro set.
Vi mostro la scena, e in pratica ho usato il trucco inventato da Sergej Eisenstein, cioè, se hai una macchina da presa che si muove con un oggetto che si muove, quello che non si muove sembra che si muova, e quello che si muove sembra che sia fermo, quindi quello che state vedendo ora è che il treno non si muove affatto, e quello che in realtà si muove è il pavimento.
Questa è la ripresa. Questo è un piccolo video di quello che state guardando, che è un nostro piccolo test, questo è quello che vedete, e pensavo fosse qualcosa di interesante, perché era parte dell'omaggio al film stesso che è venuto fuori con questo tipo di trucco geniale di cui non mi posso predere il merito. Mi piacerebbe ma non posso, poiché è stato inventato nel 1910 o giù di lì. Ho detto a Marty, ed è una di quelle cose mentali che è davvero difficile da capire fino a quando non la vedi funzionare, e ho detto quello che avevo intenzione di fare, e lui ha detto, "Allora, vediamo se ho capito bene. La cosa con le ruote? Non si muove."
"E la cosa senza le ruote, si muove."
Questo mi porta alla successiva, quella finale --
Marty non lo vedrà, vero? (Risate) Non verrà trasmesso fuori da -- (Risate)
La prossima illustrazione è qualcosa che è tipo la teoria di tutto in una ripresa. È un modo molto elegante per raccontare una storia, specie se state seguendo qualcuno in un viaggio, e quel viaggio in pratica racconta qualcosa sulla loro personalità in modo molto conciso e quello che volevamo fare basandoci sulla ripresa in "Quei Bravi Ragazzi", che è una delle migliori riprese in assoluto, un film di Martin Scorsese, seguendo in pratica Henry Hill attraverso la sensazione di essere un gangster che cammina e attraversa il Copacabana e viene trattato con i guanti bianchi. Era il padrone del suo universo e volevamo che Hugo provasse la stessa cosa, così abbiamo creato questa ripresa.
(Musica) Questo è Hugo. (Musica) E sapevamo che se potevamo seguirlo com la macchina da presa avremmo capito come ci si sente ad essere questo ragazzo che in pratica è il padrone del suo universo e il suo universo è dietro le scene nei meandri di questa speciale stazione del treno che lui solo può percorrere e farlo in questo modo. Dovevamo renderlo una cosa normale, tipo la vita di tutti i giorni, quindi l'idea di una sola ripresa era molto importante, e chiaramente, girarla in 3D -- che in pratica è una macchina enorme che pende da un'asta gigante. Quindi il lavoro consisteva nel ricreare una ripresa con la steadycam, e renderla simile alla reazione che avete avuto quando avete visto la ripresa di "Quei Bravi Ragazzi".
Quello che andrete a vedere ora è come l'abbiamo creata. Sono in realtà cinque set diversi ripresi in cinque momenti diversi con due ragazzi diversi. Quello a sinistra è quando finisce la ripresa, e la ripresa a destra è quella che subentra, e ora scambiamo i ragazzi, così si passa da Asa Butterfield, che è la star del film, alla sua controfigura. (Musica) Non direi il suo stuntman. Abbiamo costruito un'attrezzatura pazzesca per questo. (Musica) Ed ecco, e ora questo è il set numero tre dove siamo, e poi andremo -- in pratica, l'ultimo momento della ripresa in pratica è la ripresa con la steadycam. Tutto il resto è stato girato con una gru e cose del genere, ed è stato fatto letteralmente su cinque set diversi, due ragazzi diversi, momenti diversi, e tutto doveva dare la sensazione di essere una sola ripresa, e quello che secondo me è stato grandioso è il fatto che probabilmente è stata la ripresa meglio recensita a cui ho lavorato, e, sapete, ne ero molto orgoglioso quando l'ho finita, non si dovrebbe mai essere orgogliosi delle cose materiali, credo.
Così ne ero molto orgoglioso, e sono andato da un mio amico, e ho detto: " Sai, questa è la ripresa meglio recensita a cui ho lavorato. Quale pensi sia il motivo?"
E lui ha detto," Perché nessuno sa che tu non c'entri niente."
Tutto quello che posso dire è, grazie, e questa è la mia presentazione per voi. (Applausi)
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Rob Legato crea effetti cinematografici così bene che (qualche volta) superano la realtà. Con il suo modo di raccontare cordiale e divertente, condivide la sua visione su come superare la realtà sullo schermo in film come Apollo 13, Titanic and Hugo Cabret.
Rob Legato creates surprising and creative visual illusions for movies. Full bio »
Translated into Italian by Alessandra Agliata
Reviewed by Alessandra Tadiotto
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19:16 Posted: Mar 2012
Views 1,045,622 | Comments 164
18:02 Posted: Jan 2008
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17:08 Posted: Mar 2010
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