Questa è la prima di due straordinarie fotografie che vi mostrerò oggi. Fu scattata 18 anni fa, avevo 19 anni. Subito dopo una delle mie immersioni più profonde poco oltre i 60 metri. Qui catturai questo piccolo pesce e scoprimmo che nessuno lo aveva catturato vivo prima. Io non sono soltanto un ittiologo, sono un autentico nerd dei pesci e per un nerd dei pesci, questa è roba eccitante e ancora più eccitante fu il fatto che la persona che scattò questa foto era un tizio di nome Jack Randall, il più grande ittiologo vivente sulla Terra Il Gran Capo dei nerd dei pesci, per capirci. E quindi, fu estremamente eccitante per me fare questa esperienza, che determinò il corso del resto della mia vita.
In realtà la cosa più importante, la cosa più profonda di questa foto, è che fu scattata due giorni prima di rimanere completamente paralizzato dal collo in giù. Feci un tipo di errore molto stupido che molti maschi 19enni fanno quando credono di essere immortali. Ebbi un grave problema di decompressione e rimasi paralizzato e dovettero portarmi via in aereo per essere curato. Imparai due cose importanti quel giorno. La prima cosa che ho imparato – beh, sono mortale, che è tanto e la seconda cosa che imparai fu che sapevo, con profonda certezza, che questo era esattamente ciò che avrei fatto per il resto della mia vita. Dovevo focalizzarmi con tutte le mie forze nel trovare nuove specie nelle profondità delle barriere coralline.
Ora, quando pensate alla barriera corallina, questo è quello a cui molti pensano tutti questi coralli grossi, solidi, elaborati e un sacco di pesci e altre cose dai mille colori, ma in realtà questa è solo la cima dell'iceberg. Osservate questa specie di diagramma della barriera corallina, sappiamo un sacco su quella parte vicino alla cima, e il motivo per cui ne sappiamo così tanto è che i sommozzatori possono andare laggiù e accedervi molto facilmente.
Tuttavia i sommozzatori hanno un problema, ovvero hanno dei limiti sulla profondità a cui possono andare, e quel limite si trova a circa 60 metri. Spiegherò perché tra un minuto. Di solito i sommozzatori rimangono a meno di 30 metri di profondità, e molto raramente vanno oltre, almeno non se gli rimane un briciolo di cervello. Quindi, per andare più a fondo, la maggior parte dei biologi usa sommergibili. Ora, i sommergibili sono cose fantastiche, ma se proprio devi spendere 20.000 euro al giorno per usarne uno con il quale puoi andare a 600 metri sicuramente non starai a sollazzarti qui su a qualche decina di metri vorrai andare molto, molto, molto più in fondo. Quindi, la morale è che la maggiorparte delle ricerche fatte coi sommergibili si sono svolte molto al di sotto dei 150 metri.
Ora, è piuttosto scontato a questo punto, che ci sia questa zona qui, a metà, e che questa la zona su cui si centra il mio personale percorso verso la felicità. Voglio scoprire cosa c'è in questa zona. Non ne sappiamo praticamente niente. I sommozzatori non ci possono arrivare, i sottomarini vanno direttamente oltre.
Mi ci è voluto un anno per tornare camminare, dopo il mio incidente a Palau, e durante quell'anno ho passato molto tempo a studiare la fisica e la fisiologia delle immersioni e a capire come superare questi limiti. Quindi voglio giusto mostrarvi una semplice idea. Tutti noi respiriamo aria ora. L'aria è un miscuglio di ossigeno e azoto, c'è circa il 20 percento ossigeno e 80 percento di azoto nei nostri polmoni. C'è un fenomeno chiamato legge di Henry che dice che i gas si dissolvono nei fluidi in proporzione alla pressione parziale a cui li sottoponi. In pratica, il gas si dissolve nel nostro corpo. L'ossigeno viene utilizzato dal metabolismo, lo usiamo per l'energia. L'azoto resta a vagare nel sangue e nei tessuti, che è tutto ok, siamo progettati così. Il problema sorge quando cominci ad andare sott'acqua.
Ora, più a fondo vai, più è alta la pressione. Se andaste a una profondità di circa 40 metri, che è il limite consigliato per la maggiorparte dei sommozzatori, ottenete questo effetto di pressione. L'effetto della pressione è che vi trovate una densità più alta di molecole di gas in ogni respiro che fate. Col tempo, queste molecole si dissolvono nel sangue e nei tessuti e cominciano a riempirvi. Ora, se andaste fino a, diciamo, 90 metri, non vi trovate con il triplo delle molecole di gas nei polmoni, vi trovate con 10 volte più molecole di gas nei polmoni. Potete contarci, anche queste si dissolveranno nel vostro sangue e nei vostri tessuti. Ovviamente, se doveste andare dove ce ne sono 15 volte tanto – più profondi andate, più il problema diventa grave. Il problema di immergersi con l'aria sono tutti quei puntini nel vostro corpo – tutto l'azoto e l'ossigeno.
Ci sono tre limiti fondamentali nella subacquea. Il primo limite è l'ossigeno – la tossicità dell'ossigeno. Ora, tutti noi conosciamo la canzone – "L'amore è come l'ossigeno. Ne prendi troppo, ti sballa troppo. Non abbastanza e morirai." Bene, nelle immersioni, ne prendi troppo e muori anche così. Muori anche perché la tossicità dell'ossigeno può causare una crisi – ti prendono le convulsioni sott'acqua, non è una cosa buona mentre sei sott'acqua. Succede perché c'è una concentrazione di ossigeno troppo alta nel corpo.
L'azoto ha due problemi. Uno è quello che Jacques Cousteau chiamò "l'estasi da profondità." È la narcosi da azoto. Ti fa diventare folle. Più vai a fondo, più folle diventi. Non volete guidare ubriachi, non volete immergervi ubriachi, quindi questo è un problema sul serio. Ovviamente, il terzo problema è quello che ho scoperto nella maniera peggiore a Palau. Che è la MDD (malattia da decompressione). Una cosa che ho dimenticato di dire, è che per ovviare al problema della narcosi da azoto – tutti quei puntini blu nel nostro corpo – si toglie l'azoto e lo si rimpiazza con l'elio. Gas di elio, ci sono un sacco di ragioni per cui l'elio è buono, è una molecola minuscola, è inerte, non ti causa la narcosi. Questo è il concetto base che usiamo. La teoria, tuttavia, è abbastanza semplice. La parte complicata è l'implementazione.
Fu così che cominciai, circa 15 anni fa, e lo ammetto, non fu la partenza più intelligente, ma lo sapete, bisogna pure cominciare da qualche parte. A quel tempo non ero l'unico che non sapesse cosa stavo facendo, praticamente non lo sapeva nessuno. Questo macchinario fu usato davvero per un immersione a 90 metri. Col tempo però diventammo un po' più bravi, e mettemmo su questo attrezzo dall'aria sofisticata con quattro bombole e cinque regolatori, tutte le miscele giuste e tanta roba utile. Funzionava ed era bello, e ci permise di andare giù e trovare nuove specie. Questa foto fu scattata a 90 metri di profondità, mentre catturavamo nuove specie di pesci. Il problema però era che non ci dava molto tempo. Con tutto quell'ingombro e la grande dimensione ci dava appena 15 minuti, come massimo, a quelle profondità. Avevamo bisogno di più tempo. Ci doveva essere una soluzione migliore. E una soluzione migliore esiste davvero.
Nel 1994 fui abbastanza fortunato da poter ottenere questi prototipi di autorespiratori a circuito chiuso. Ok, autorespiratori a circuito chiuso – che cos'ha di diverso dalle bombole e perché è migliore? Beh, un autorespiratore ha tre vantaggi principali. Uno, sono silenziosi, non fanno alcun rumore. Due, ci permettono di stare sott'acqua più a lungo. Tre, ti permettono di andare più in profondità. E come fanno a farlo? Beh, per capire bene come ci riescono devi praticamente togliere il coperchio e vedere che succede al di sotto.
In un autorespiratore a circuito chiuso ci sono tre sistemi di base. Il più importante è chiamato il circuito di respirazione. È un circuito di respirazione perché è da lì che si prende l'aria ed è un circuito chiuso, si respira lo stesso gas che gira e rigira intorno. C'è un boccale che si mette in bocca e c'è anche un contro-polmone o, in questo caso, due contro-polmoni. Ora, i contro-polmoni non sono alta tecnologia, sono semplicemente delle sacche flessibili. Permettono di respirare meccanicamente, o ventilare meccanicamente. Quando si espira, l'aria va nel contro-polmone di espirazione, Quando si inspira, l'aria arriva dal contro-polmone di inspirazione. È semplice meccanica, ti permette di far circolare l'aria in questo circuito di respirazione. L'altro componente del circuito è il contenitore del filtro di anidride carbonica. Ora, quando respiriamo, produciamo anidride carbonica, e quell'anidride carbonica deve essere spazzata via dal sistema. Quindi c'è un filtro chimico lì dentro, che tira fuori l'anidride carbonica dal gas respirato. Così che quando torna a farci respirare, non è nocivo. In breve, questo è il circuito respiratorio.
Il secondo componente più importante di un autorespiratore a circuito chiuso è il sistema dei gas. Lo scopo principale del sistema dei gas è di fornire ossigeno, per rimpiazzare l'ossigeno che il corpo consuma. La bombola principale, la cosa più critica, è il cilindro della scorta di ossigeno che abbiamo qui. Tuttavia, se avessimo solo un cilindro di scorta dell'ossigeno non potremmo andare molto a fondo, perché finiremmo intossicati dall'ossigeno molto, molto velocemente. Quindi abbiamo bisogno di un altro gas, qualcosa con cui diluire l'ossigeno e che è chiamato, giustamente, la scorta di gas diluente. Ora, nei nostri casi di solito li riempiamo con aria perché è una fonte di azoto pratica e molto economica. È proprio da qui che prendiamo l'azoto. Ma se vogliamo andare più in profondità c'è bisogno, ovviamente, di un'altra scorta di gas. È l'elio è quello che di cui abbiamo bisogno per andare davvero a fondo. Di solito finiamo con l'avere una bombola un po' più grande, montata sull'esterno del autorespiratore, così. E questo è quello che introduciamo quando cominciamo ad andare a fondo. Abbiamo anche una seconda bombola di ossigeno, ma solo per sicurezza così che in caso ci siano problemi con la prima scorta possiamo continuare a respirare. Il modo in cui gestiamo tutti questi gas diversi, tutte queste riserve d'aria, è questo blocco tecnologicamente molto sofisticato che vedete qui davanti dove è facile da raggiungere. Ha tutte le valvole, manopole e aggeggi di cui hai bisogno per introdurre i giusti gas al momento giusto.
In realtà normalmente non c'è bisogno di farlo perché è tutto automatizzato tramite i controlli elettronici, il terzo sistema dell'autorespiratore. I componenti più critici dell'autorespiratore sono i sensori dell'ossigeno. Ce ne vogliono tre, così che se uno si rompe, sai qual è. C'è bisogno di una logica di maggioranza. Ci sono anche tre microprocessori, ciascuno dei quali può gestire l'intero sistema e quindi bisogna perderne due. C'è anche un'alimentazione elettrica di scorta. E ovviamente, le informazioni sono visibili al sommozzatore su schermi multipli. Questa è l'attrezzatura high-tech che ci permette di fare quello che facciamo in questo genere di immersioni profonde. Potrei parlarne tutto il giorno, chiedete a mia moglie. Però voglio continuare con qualcosa di molto più interessante.
Vi porterò in un'immersione profonda. Sto per mostrarvi cosa vuol dire fare una delle nostre immersioni. Cominciamo sulla barca. Con tutta questa costosissima attrezzatura high-tech questo è ancora il modo migliore per entrare in acqua -- semplicemente...pluf! -- ribaltarsi dal lato della barca. Ora, come vi ho mostrato nel diagramma di prima, queste barriere dove ci immergiamo cominciano vicino alla superficie e vanno giù dritte, praticamente in verticale. Così ci buttiamo in acqua, andiamo qui sul ciglio dello strapiombo, e poi ci caliamo, caliamo, caliamo. La gente mi dice: "Ci deve voler tanto per arrivare laggiù!" No, ci vogliono solo un paio di minuti per fare tutta la strada fino a 90-120 metri, che è il nostro obiettivo. Praticamente è come fare paracadutismo al rallentatore. È davvero interessante -- avete mai visto "Abyss", no? quando Ed Harris sta sprofondando lungo il lato della parete? Ci si sente più o meno così. È davvero spettacolare.
Oltretutto quando arrivi laggiù, scopri che l'acqua è molto, molto limpida. È acqua estremamente limpida perché praticamente non c'è plancton. Eppure quando accendi la luce e guardi attorno nelle caverne, tutto a un tratto ti trovi di fronte a una diversità tremenda, molto più di quanto chiunque si aspettasse. Ora, non tutte sono nuove specie, come quel pesce con la striscia bianca che vedete, è una specie conosciuta. Tuttavia, se guardate attentamente nelle crepe e nelle spaccature, vedrete delle cosine scappare a destra e a manca. C'è davvero un'incredibile diversità. E non sono neanche soltanto pesci. Ci sono crinoide, spugne, coralli neri – e qualche altro pesce. Tutti questi pesci che state vedendo ora sono nuove specie. Sono ancora nuove perché in questa immersione avevo una macchina fotografica invece che la mia rete e quindi stanno ancora aspettando che qualcuno vada a ripescarli. Questo però è quello che si vede e questo tipo di habitat continua per chilometri e chilometri. Questa è Papua, Nuova Guinea.
Ora, laggiù non ci sono solo pesciolini e invertebrati. Si incontrano anche squali, molto più frequentemente di quanto mi aspettassi e non sappiamo bene perché, ma quello che voglio che facciate è immaginare di essere a 120 metri sott'acqua, con tutta questa attrezzatura ad alta tecnologia sulle spalle, in una barriera corallina sperduta al largo di Papua, Nuova Guinea, a migliaia di chilometri dalla camera iperbarica più vicina e completamente circondati da squali.
Guardateli... o-oh...o-Oh! Credo abbiamo attirato la loro attenzione.
Richard Pyle: Quando cominci a parlare come Paperino non c'è alcuna situazione al mondo che possa sembrare tesa.
Così siamo laggiù – e questo è a 120 metri, tra l'altro, questa inquadratura guarda dritto in alto, così potete farvi un'idea di quanto lontana sia la superficie. Se foste un biologo e conosceste gli squali e voleste misurare realmente quanto sono in pericolo in questa situazione, c'è una domanda che mi viene in mente all'istante, che è:
Oh, uno squalo dalle punte argentee.
Squali dalle punte argentee – in realtà ci sono tre specie di squali qui. Quelli dalle punte argentee sono quelli con i bordi delle pinne bianchi, ma ci sono anche squali grigi del reef e alcuni squali martello in lontananza. Ebbene sì, è una situazione un po' snervante.
Video: Oooo! Quel ragazzino è vivace!
Ora, avete visto un sacco di video così in televisione, è molto angosciante e credo dia una visione sbagliata degli squali. Gli squali in realtà non sono animali molto pericolosi ed è per questo che non eravamo troppo preoccupati, mentre ci divertivamo là sotto. Ci sono più persone uccise da maiali o colpite da fulmini, o uccise alle partite di calcio in Inghilterra. Ci sono un sacco di altri modi in cui si può morire e non me lo sto inventando. Noci di cocco! È più probabile essere ucciso da una noce di cocco che da uno squalo. Gli squali, quindi, non sono così pericolosi come la maggior parte vuole far credere.
Ora, non so se a voi arrivi il U.S. News and World Report – io ho il numero più recente. C'è l'articolo di copertina che parla dei grandi esploratori del nostro tempo. L'ultimo articolo è intitolato "Nessuna nuova frontiera." Si chiede se esistano ancora nuove frontiere là fuori, se ci sia qualche scoperta vera, reale, potente, che debba essere ancora fatta e questo è il pezzo dell'articolo che preferisco. Da nerd dei pesci, io devo ridere, perché, sapete, non ci chiamano nerd dei pesci per nulla, ci emozioniamo davvero per la scoperta di una nuova spina sul dorso di un guppy. Tuttavia c'è molto di più e voglio mostrarvi alcuni dei guppy che abbiamo trovato negli anni.
Questo qui – dai, potete vedere quanto è brutto. Anche se ignoraste il valore scientifico di questa cosa, pensate solo al valore monetario di questa cosa. Un paio di questi finirono per essere venduti al Giappone attraverso il mercato degli acquari per 15.000 dollari ciascuno. Vuol dire tre quarti di milioni di euro al chilo.
Ecco un nuovo pesce angelo che scoprimmo. Questo, in realtà, venne scoperto tempo addietro nei giorni dell'aria, i brutti, vecchi giorni dell'aria, come dicevamo quando facevamo questo tipo di immersioni con l'aria, eravamo a 110 metri. Mi ricordo la risalita di una di queste immersioni profonde, e mi prese questa nebbia, e la narcosi ci impiega un po' ad andarsene, sapete. È come tornare sobri. Avevo questa vaga reminiscenza di aver visto questi pesci gialli con una macchia nera e pensai, "Oh, cavolo. Avrei dovuto catturarne uno. Credo sia una nuova specie." Alla fine riuscii a guardare nel mio secchio. Ovviamente ne avevo preso uno – mi ero semplicemente dimenticato di averlo fatto. Così decidemmo di chiamarlo Centropyge Narcosis. Quello è il suo nome scientifico ufficiale, riferito alle sue abitudini di vita in profondità.
Questo è un altro carino. Quando lo trovammo non sapevamo neanche a che famiglia appartenesse, così lo chiamammo semplicemente pesce Dott. Seuss, perché assomigliava a qualcosa che veniva da quei libri lì.
Ora, questo è proprio forte. Se andate in Papua, Nuova Guinea e andate giù a 90 metri, vedrete questi grossi rilievi tondeggianti. Potrebbe essere difficile da vedere, ma sono circa – un paio di metri di diametro. Se guardate da vicino, vedrete un pesciolino bianco e grigio che ci gironzola intorno. Beh, si scopre che è lui a costruire questi cumuli giganti, una pietruzza alla volta. Scoprire una cosa del genere è davvero straordinario. Non si tratta solo di nuove specie, è un nuovo comportamento, una nuova ecologia, è tutta una serie di cose nuove.
Quindi, quello che vi mostrerò ora, molto velocemente, è solo un campione di alcune specie nuove che abbiamo scoperto. La cosa straordinaria non è solo il numero in sé di specie che stiamo scoprendo – anche se potete vedere che è parecchio stupefacente, questo è solo la metà di quello che abbiamo trovato – la cosa straordinaria è la velocità a cui le scopriamo. Arriviamo a sette nuove specie all'ora, nel tempo che passiamo a quella profondità. Ora, se andate nella giungla dell'Amazzonia e spruzzate un albero con l'insetticida, potreste trovare un sacco di insetti, ma per i pesci, non c'è un posto al mondo dove puoi scoprire sette nuove specie all'ora. Ora, abbiamo fatto alcuni calcoli veloci, e prevediamo che ci siano qualcosa nell'ordine delle 2.000-2.500 nuove specie soltanto nell'Indo-Pacifico. Ci sono soltanto fra le cinque e le sei mila specie conosciute. Quindi una vasta percentuale di quello che c'è là fuori non la conosciamo ancora. Pensavamo di aver compreso tutta la diversità dei pesci di barriera, ma evidentemente no.
Vado a chiudere con una nota molto grave. All'inizio vi dissi che vi avrei mostrato due straordinarie fotografie. Questa è la seconda straordinaria fotografia che vi mostrerò. Fu scattata nel momento esatto in cui ero laggiù a filmare quegli squali, e questa fu scattata esattamente 90 metri sopra la mia testa. Il motivo per cui questa foto è straordinaria è che cattura un momento dell'ultimo minuto della vita di una persona. Meno di 60 secondi dopo lo scatto, questo tipo era morto. Quando recuperammo il suo corpo scoprimmo cosa andò storto. Fece un errore molto semplice. Girò la valvola sbagliata quando riempì la sua bombola – aveva 80 percento di ossigeno nella bombola, quando avrebbe dovuto averne il 40 percento. Ebbe una crisi di tossicità da ossigeno e annegò.
Il motivo per cui vi mostro questa cosa – non per sminuire tutto – ma voglio solo introdurre la mia filosofia di vita in generale, che è che tutti abbiamo due obiettivi. Il primo obiettivo lo condividiamo con tutti gli esseri viventi del pianeta, che è quello di sopravvivere – lo chiamo perpetuazione. La sopravvivenza delle specie e quella nostra, perché entrambe mirano a perpetuare il genoma. Il secondo obiettivo, per coloro che hanno acquisito il controllo sul primo, è quello di – sapete, chiamatelo realizzazione spirituale, chiamatelo successo finanziario, potete chiamarlo con un sacco di nomi, Io lo chiamo cercare la gioia – la ricerca della felicità. Quindi, credo che la mia tesi a riguardo è che questo tizio visse la sua vita al massimo, lo fece davvero. Bisogna trovare un equilibrio fra questi due obiettivi. Se vivi tutta la vita nella paura – cioè, la vita è una malattia sessualmente trasmissibile con il 100% di mortalità. Quindi non si può vivere la vita nella paura.
Pensavo fosse una battuta vecchia.
Ma allo stesso tempo è meglio non focalizzarsi troppo sulla regola numero due o l'obiettivo numero due, tanto da dimenticare l'obiettivo numero uno. Perché una volta morto, non puoi certo goderti niente dopo. Auguro a tutti buona fortuna nel mantenere quell'equilibrio nelle vostre imprese future. Grazie.
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In questo discorso illuminante, Richard Pyle ci mostra la ricchezza di vita che esiste sui dirupi delle barriere coralline e le grandi innovazioni tecnologiche da lui sperimentate per esplorare quei luoghi. Insieme al suo team rischia di tutto per svelare i segreti di specie ancora sconosciute.
Ichthyologist Richard Pyle is a fish nerd. In his quest to discover and document new species of fish, he has also become a trailblazing exploratory diver and a pioneer of database technology. Full bio »
Translated into Italian by Luca Sorgiacomo
Reviewed by Els De Keyser
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17:43 Posted: Jun 2007
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18:16 Posted: Feb 2009
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13:20 Posted: Sep 2008
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