Gli alberi sono magnifici teatri di scoperta per la loro altezza, la struttura complessa, la biodiversità che ospitano e la loro silenziosa bellezza. Da piccola mi arrampicavo sempre sugli alberi per divertimento, e ora che sono cresciuta, ho fatto dello studio di alberi e foreste la mia professione, attraverso il mezzo della scienza.
La parte più misteriosa delle foreste è la canopea, lo strato superiore. Nel 1983, l'entomologo Terry Erwin, chiamò la canopea "l'ultima frontiera biotica". Mi piacerebbe portarvi in un viaggio lassù, sulla canopea, e mostrarvi le domande che si pongono i ricercatori e come comunicano con chi non appartiene al mondo scientifico.
Iniziamo il nostro viaggio dalla base della foresta di uno dei miei siti di studio, in Costa Rica. A causa delle foglie e dei rami sovrastanti, l'ambiente sottostante è molto buio, molto tranquillo. Ora voglio portarvi in alto, alla canopea, non con corde e imbragature, ma mostrandovi una breve clip da un film del National Geographic intitolato "Heroes of the High Frontier." È stato girato a Monteverde, in Costa Rica e credo renda benissimo l'idea di com'è arrampicarsi su un fico strangolatore gigante. (Musica) (Urlo) (Fruscii)
L'atmosfera che si trova lassù è come quella di un campo aperto, e c'è un'infinità di piante e animali che si sono adattati e riescono a vivere nella canopea. Le specie comuni, come i bradipi, hanno chiari segni di adattamento, in questo caso i forti artigli per aggrapparsi. Ma vorrei descrivere un caso meno evidente di diversità, e parlarvi delle formiche. I tassonomisti - gli studiosi che classificano e danno nomi agli animali - hanno individuato 10.000 specie di formiche. Di queste, 4.000 vivono esclusivamente nella canopea.
Una delle ragioni per cui vi parlo delle formiche è mio marito, che è appunto un tassonomista, e quando ci siamo sposati, mi ha promesso di dare il mio nome a una formica, cosa che ha fatto: Procryptocerus nalini, una formica della canopea. Abbiamo due figli, August Andrew ed Erika e ha dato anche i loro nomi a delle formiche. Forse siamo l'unica famiglia in cui ognuno ha una formica col proprio nome.
Ma la mia passione, oltre a Jack e i miei figli, sono le piante, le cosiddette epifite, quelle piante che crescono sugli alberi, e non hanno radici che vanno nei tronchi né sul fondo della foresta. Sono le foglie ad essersi adattate ad intercettare i nutrienti dissolti che gli arrivano in forma di nebbia e bruma. Queste piante sono presenti in grande varietà, oltre 28.000 specie nel mondo. Crescono in foreste tropicali come questa e anche in foreste pluviali temperate, ad esempio nello stato di Washington.
Le epifite sono principalmente muschi. Una cosa interessante è che sotto a queste epifite vive, quando muoiono e si decompongono, si forma un terreno arboreo, sia nelle zone temperate che nei tropici. Questi muschi, generati dalla decomposizione, in primis dei muschi, sono come i muschi della torba nei vostri giardini, hanno un'incredibile capacità di trattenere nutrienti e acqua.
Una delle cose sorprendenti che ho scoperto è che sollevando questo spesso strato di epifite sotto di esse si trovano collegamenti, reticolati che chiamiamo radici della canopea. Non sono radici di epifite, sono radici che emergono dal fusto e dai rami degli stessi alberi ospite. Le epifite in pratica pagano al padrone di casa un piccolo affitto per poter stare in alto, sopra il fondo della foresta.
Io e i miei colleghi ricercatori della canopea, ci siamo interessati alle dinamiche delle piante che vivono nella canopea della foresta. Abbiamo fatto esperimenti di rimozione, abbiamo rimosso spessi strati di epifite ed esaminato i tassi di ricolonizzazione. Prevedevamo che sarebbero ricresciute molto rapidamente riformandosi a partire dai lati. Invece abbiamo scoperto che impiegano moltissimo tempo, oltre 20 anni, per rigenerarsi, e partono dalla base, crescendo verso l'alto. E persino adesso, dopo 25 anni, non sono arrivati fin lì, la ricolonizzazione non è completa. E uso questa piccola immagine per dire che questo è ciò che succede ai muschi. Se spariscono, spariscono, e sarete davvero fortunati se ricrescerà qualcosa.
Quindi, la ricolonizzazione è davvero molto lenta. Queste comunità della canopea sono fragili. Se guardiamo oltre la canopea della foresta primaria intatta, vediamo un enorme tappeto di carbonio. Uno degli attuali obiettivi dei ricercatori della canopea è scoprire la quantità di carbonio che viene assorbito. Sappiamo che è molto, ma non sappiamo ancora quantificare, né tramite quale processo il carbonio viene preso dall'atmosfera, trattenuto nella biomassa, e rimesso in circolazione nell'ecosistema.
Spero di avervi dimostrato che gli abitanti della canopea non sono solo insignificanti pezzetti di verde che interessavano solo a Tarzan e Jane, ma che invece favoriscono la biodiversità contribuiscono ai cicli dei nutrienti dell'ecosistema, e aiutano a mantenere stabile il clima globale.
Se foste seduti accanto a me, lassù nella canopea, oltre a quegli ecosistemi della foresta primaria, vedreste anche scene come questa. Scene di distruzione, di deforestazione e frammentazione della foresta, che rendono il tappeto della canopea incapace di funzionare nel modo meraviglioso in cui funziona quando non viene sconvolta dagli umani.
Ho visto anche centri urbani come questo e pensato alle persone che vivono dissociate dagli alberi. Chi è cresciuto in un posto come questo non ha avuto la possibilità di arrampicarsi sugli alberi e creare una connessione con alberi e foreste, come ho fatto io da bambina. Questo mi preoccupa.
Non è facile, nel 2009, essere un'ecologista della foresta, dedicarsi a questo tipo di domande e cercare di capire come poter rispondere. E specialmente, in quanto donna di colore, in una piccola università, nel nord ovest del nostro paese, lontana dai centri del potere e della ricchezza, mi sono chiesta: "Cosa posso fare? Come posso far riavvicinare le persone agli alberi?"
Beh, credo di poter fare qualcosa. So che come scienziata, ho informazioni e come essere umano, posso comunicare con chiunque, dentro e fuori dal mondo accademico. Ed è quello che faccio; voglio presentarvi l'International Canopy Network. Forniamo consulenze ai media in tema di canopea, abbiamo una newsletter dedicata, una mailing list, cerchiamo di diffondere informazioni sull'importanza della canopea, la sua bellezza, la necessità di preservarla, al di fuori del mondo accademico. Riconosciamo anche che molti dei nostri prodotti, i video e così via, non raggiungono tutti, quindi stiamo promuovendo progetti che raggiungano le persone comuni, e non a chi già sa queste cose, come fanno molti ecologisti,
Barbie Treetop è un buon esempio. Io e i miei studenti all'università compriamo Barbie ai mercatini dell'usato, le vestiamo con abiti fatti fare a delle sarte e le distribuiamo assieme a un libro sulla canopea. E io sento che...
...che abbiamo preso questa icona pop e l'abbiamo sistemata un po' per farla diventare un'ambasciatrice del messaggio che essere una scienziata che studia le cime degli alberi è una cosa fantastica.
Abbiamo anche avviato dei partenariati con artisti, con persone che capiscono e possono comunicare la bellezza estetica degli alberi e delle canopee della foresta. Mi piacerebbe raccontarvi di uno dei nostri progetti, che è la produzione di Canopy Confluences. Mettiamo insieme scienziati e artisti di tutti i tipi, passiamo una settimana nella foresta su queste piccole piattaforme, e osserviamo la natura, gli alberi, la canopea, e comunichiamo, condividiamo ed esprimiamo quello che vediamo. I risultati sono stati fantastici.
Vi mostro qualche esempio. Questa è una fantastica installazione di Bruce Chao, presidente del Dipartimento di Scultura e Vetro Soffiato alla Rhode Island School of Design. Ad una Canopy Confluence nel nordovest pacifico ha visto dei nidi, e ha creato questa bellissima scultura. Anche dei ballerini sono stati con noi nella canopea. Jodi Lomask, e la sua meravigliosa troupe Capacitor, mi hanno raggiunta nel mio sito nella foresta pluviale in Costa Rica. Hanno fatto un balletto favoloso intitolato "Biome".
Hanno ballato nella foresta, e con questa coreografia, con la mia comunicazione scientifica, e con la collaborazione di gruppi ambientalisti per andare in diverse città e presentare al pubblico la scienza, la danza e l'attivismo ambientale che speriamo farà la differenza. Nella canopea abbiamo portato musicisti, che hanno composto musica fantastica. C'erano flautisti, oboisti, cantanti d'opera, chitarristi, e cantanti rap. Vorrei farvi sentire un breve passaggio di "Canopy Rap" di Duke Brady. Questo era Duke!
Dall'esperienza di lavoro con Duke è nato anche un programma chiamato Sound Science. Ho visto il potere della sua canzone tra i giovani della città, un pubblico che io, come professoressa di mezza età, non ho nessuna possibilità di riuscire a convincere dell'importanza di aree naturali intatte. Quindi ho coinvolto Caution, un cantante rap, con un gruppo di giovani del centro di Takoma. Siamo andati nella foresta, ho scelto un ramo sul quale Caution ha fatto un rap, e improvvisamente quel ramo è diventato favoloso. Poi gli studenti sono venuti nei nostri studi di registrazione, e hanno composto dei pezzi rap. Hanno finito col fare un CD che hanno portato a casa da amici e parenti, esprimendo così le loro esperienze personali con la natura con un mezzo tutto loro.
L'ultimo progetto di cui vi parlo mi è molto caro, e riguarda il valore economico e sociale associato alle piante epifitiche. Nel nordovest pacifico c'è tutta un'industria di raccolta del muschio che cresce nelle foreste secolari. I muschi vengono raccolti e usati nell'industria della floricoltura, dai fiorai, per fare composizioni decorative. È un'industria da 256 milioni di dollari e sta crescendo rapidamente. Se vi ricordate quell'uomo pelato, saprete che ciò che è stato tolto da quei tronchi nella foresta secolare del nordovest pacifico avrà bisogno di decenni e decenni per ricrescere. Quindi questa industria non è sostenibile. Cosa posso fare io al riguardo, in quanto ecologista?
Magari potrei imparare come far crescere i muschi così da non doverli prelevare dalla natura. E ho pensato che se avessi avuto dei partner ad aiutarmi sarebbe stato grandioso. Così ho pensato che i detenuti, uomini e donne, che non hanno accesso alla natura, che spesso hanno molto tempo, e spazio, e che non devono usare strumenti appuntiti per coltivare muschi, sarebbero stati dei partner perfetti. E sono diventati partner eccellenti. I migliori che potessi desiderare. Erano davvero entusiasti.
Erano davvero entusiasti del lavoro, hanno imparato a distinguere le differenti specie di muschi, che, a dire il vero, è molto più di quello che sanno fare i miei studenti all'Evergreen College. E hanno accettato di collaborare allo sviluppo di un progetto di ricerca per la coltivazione dei muschi. Assieme siamo riusciti a scoprire quali specie crescono più velocemente, e i risultati mi hanno lasciata senza parole. Poiché anche i direttori del carcere erano entusiasti, ho avviato un seminario di scienza e sostenibilità in carcere, ho portato i miei colleghi scienziati ed esperti di sostenibilità, tenevamo delle conferenze una volta al mese, che hanno portato alla creazione di alcuni incredibili progetti di sostenibilità in carcere: orti biologici, vermicilture, riciclaggio, bacini idrici e apicoltura.
Di recente abbiamo ricevuto una sovvenzione
dall'ente del sistema carcerario dello Stato di Washington, che ci ha chiesto di espandere questo progetto ad altre tre prigioni. E il nostro nuovo progetto è imparare, noi e i detenuti, come allevare la rana pretiosa,un anfibio che si trova nello stato di Washington e in Oregon, ad alto rischio d'estinzione. Le alleveranno, in cattività ovviamente, da uova a girini fino a rane. E avranno il piacere, molti di loro, di vedere queste rane che hanno aiutato a crescere, e che hanno nutrito, trasferite in aree protette per aumentare il numero di esemplari presenti in natura.
Ritengo quindi, per una serie di motivi, ecologici, sociali, economici e forse persino spirituali, che questo sia stato un progetto importantissimo e non vedo l'ora non solo di seguirlo con i miei studenti, ma anche di promuoverlo e insegnare ad altri scienziati come farlo. Il mondo accademico, si sa, tende spesso all'isolazionismo. Sto cercando di aiutare i ricercatori a farsi avanti, a cercare dei partenariati con persone al di fuori della comunità accademica, chissà, magari mio marito Jack, il tassonomista delle formiche, potrebbe lavorare con la Mattel per fare Ken Tassonomista. Ben Zander e Bill Gates potrebbero collaborare e scrivere un'opera sull'AIDS. O Al Gore e Naturally 7 potrebbero fare una canzone sul cambiamento climatico che ci faccia davvero battere le mani.
Sebbene questa sia fantasia, credo che sia anche una realtà. Data l'impellenza dei problemi ambientali, è tempo per gli scienziati di uscire all'esterno, e per le persone comuni di andare incontro al mondo della scienza. La mia carriera è iniziata cercando di capire i misteri delle foreste con gli strumenti della scienza. Attraverso questi partenariati che vi ho descritto ho davvero aperto la mente, e anche il cuore, ad una comprensione più grande, per fare nuove scoperte sulla natura e su me stessa.
Quando guardo nel mio cuore, vedo alberi. Questa è l'immagine di un cuore umano. Nei nostri cuori ci sono alberi, nei vostri cuori ci sono alberi. Quando arriviamo a capire la natura, tocchiamo la parte più profonda e importante del nostro io. Ho anche imparato che le persone tendono a suddividersi in informatici, divi del cinema, scienziati, ma quando condividiamo la natura, quando condividiamo le nostre idee sulla natura, troviamo un comune denominatore.
Come scienziata e come persona e ora, come parte della comunità di TED, sento di avere strumenti migliori per andare tra gli alberi, nelle foreste, nella natura, per fare nuove scoperte sulla natura, e sul posto degli umani nella natura dovunque siamo e chiunque siamo.
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Un ecosistema unico di piante, uccelli e scimmie si sviluppa sulle cime degli alberi della foresta pluviale. Nalini Nadkarni esplora i mondi di questa canopea, e condivide le sue scoperte con il mondo sottostante, attraverso danza, arte e partenariati coraggiosi.
Called "the queen of canopy research," Nalini Nadkarni explores the rich, vital world found in the tops of trees. She communicates what she finds to non-scientists -- with the help of poets, preachers and prisoners. Full bio »
Translated into Italian by Maria Gitto
Reviewed by Federica Tonni
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20:42 Posted: Mar 2009
Views 401,734 | Comments 124
18:18 Posted: Jul 2008
Views 170,740 | Comments 33
19:31 Posted: Dec 2008
Views 276,087 | Comments 43
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