Se prendiamo 10.000 persone a caso, 9.999 hanno una cosa in comune: le loro attività professionali vertono su quanto succede in prossimità della superficie terrestre, o su di essa. L'intruso è l'astronomo, e io sono un esponente di questa strana razza. (Risate) Il mio discorso è diviso in due parti. Parlerò prima nella mia veste di astronomo, e poi esprimerò la mia preoccupazione in quanto essere umano. Ma cominciamo col ricordare che Darwin ha mostrato che noi siamo il risultato di un'evoluzione che dura da quattro miliardi di anni. E quel che ci sforziamo di fare nel campo dell'astronomia e della cosmologia è di risalire a prima della semplice origine di cui parla Darwin, per sistemare la Terra in un contesto cosmico.
Voglio mostrarvi qualche diapositiva. Questo è l'impatto che ha avuto luogo la scorsa settimana su una cometa. Se avessero lanciato un proiettile nucleare, sarebbe stato più spettacolare di quello che effettivamente è accaduto lunedì scorso. Questo è un altro progetto per la NASA. Questo è Marte visto dall'European Mars Express, all'inizio dell'anno. Questa immagine, prodotta da un artista, è diventata realtà quando un paracadute è atterrato su Titano, la luna gigante di Saturno. E' atterrato sulla superficie. Queste sono immagini riprese durante la discesa. Questa sembrerebbe una linea costiera. E in effetti lo è, ma l'oceano è costituito da metano liquido -- la temperatura è di meno 170 gradi centigradi. Andando oltre il nostro sistema solare, abbiamo scoperto che le stelle non sono punti di luce tremolanti. Ciascuna di esse è come un sole con una scorta di pianeti che le orbitano intorno, e siamo in grado di osservare stelle in via di formazione, come la Nebulosa dell'Aquila. Vediamo stelle che stanno morendo. Fra sei miliardi di anni il sole avrà questo aspetto. Alcune stelle muoiono in maniera spettacolare con un'esplosione che da' origine a una supernova, lasciando residui simili a questi.
Su scala ancora maggiore, vediamo intere galassie di stelle. Vediamo interi ecosistemi dove il gas viene riciclato. E per il cosmologo, queste galassie non sono che gli atomi di questo universo su larga scala. Questa immagine mostra una porzione di cielo così piccola che ce ne vorrebbero un centinaio per coprire la luna piena. Attraverso un piccolo telescopio, questa immagine sembrerebbe vuota, qui invece vedete centinaia di piccoli sbaffi pallidi. Ciascuno di essi è una galassia, proprio come la nostra, o come Andromeda, che sembra così piccola e pallida perché la sua luce ha impiegato 10 miliardi di anni luce per giungere fino a noi. Le stelle in quelle galassie probabilmente non hanno pianeti intorno. La possibilità di vita qui è minima, in quanto non vi è stato tempo sufficiente perché la fusione nucleare che ha luogo nelle stelle fabbricasse silicio, carbonio e ferro, i mattoni di cui sono fatti i pianeti e la vita. Riteniamo che tutto questo sia emerso da un Big Bang -- uno stato caratterizzato da calore e densità estremi. Ma come ha fatto quel Big Bang amorfo a trasformarsi nel nostro cosmo così complesso?
Voglio mostrarvi una simulazione, accelerata rispetto alla realtà di un fattore di 10 elevato alla 16ma potenza, che mostra una porzione dell'universo dove le espansioni hanno lasciato un'impronta. Ma vedrete, col passare del tempo in giga-anni, lì in basso, vedrete strutture che si evolvono per via della forza di gravità che si nutre di piccole, dense irregolarità, e strutture si sviluppano. E dopo 13 miliardi di anni finiremo con qualcosa che assomiglia abbastanza al nostro universo. E noi paragoniamo simili universi simulati -- in conclusione vi mostrerò una simulazione migliore -- con quello che effettivamente vediamo nel cielo. Ebbene, possiamo risalire agli stadi iniziali del Big Bang. ma continuiamo a non sapere cosa abbia fatto 'bang' e perché l'abbia fatto.
Ecco una sfida per la scienza del XXI secolo. Se il mio gruppo di ricerca avesse un logo, sarebbe questa immagine: un ouroboros [il serpente che si morde la coda],dove vedete il mondo microscopico a sinistra -- il mondo quantistico -- e a destra l'universo su larga scala dei pianeti, delle stelle e delle galassie. Ma noi sappiamo che i nostri universi sono uniti -- con collegamenti fra la sinistra e la destra. Il mondo quotidiano è determinato da atomi, dal modo in cui si uniscono a formare molecole. Le stelle vengono alimentate dai nuclei di quegli atomi che reagiscono gli uni agli altri. E, come abbiamo appreso negli ultimi anni, le galassie vengono tenute insieme dall'attrazione gravitazionale della cosiddetta materia oscura: immensi sciami di particelle molto più piccole dei nuclei degli atomi. Ma quello che vorremmo capire è la sintesi simbolizzata proprio in cima. Il micro-cosmo dei quanti è cosa nota. A destra, la gravità la fa da padrona. Einstein ce l'ha spiegato. Ma la questione che rimane aperta per la scienza del XXI secolo consiste nel collegare il cosmo e il micro-cosmo con una teoria unica -- simbolizzata, per così dire, in maniera 'gastronomica' nella parte alta dell'immagine. (Risate) E fino a che non avremo questa sintesi, non saremo in grado di capire come l'universo abbia avuto inizio perché quando il nostro universo era lui stesso grande quanto un atomo, gli effetti quantistici erano capaci di scombussolare tutto.
Abbiamo bisogno di una teoria che unifichi l'infinitamente grande e l'infinitamente piccolo, teoria che ancora non possediamo. Un'idea, fra l'altro -- e d'ora in poi quanto esporrò sono solo congetture -- --è che il nostro Big Bang non sia stato l'unico. Un'idea è che il nostro universo tridimensionale possa trovarsi incastrato in uno spazio multi-dimensionale, proprio come voi potreste immaginare su questi fogli di carta. Potete immaginare su uno di essi delle formiche che pensano che si tratti di un universo bi-dimensionale, e sono ignare di un'altra popolazione di formiche sull'altro foglio. Dunque ci potrebbe essere un altro universo a un millimetro dal nostro, ma noi non ce ne rendiamo conto perché quel millimetro viene misurato in una quarta dimensione dello spazio, mentre noi siamo imprigionati nelle nostre tre dimensioni. Per questo crediamo che vi possa essere molto di più nella realtà fisica di quello che normalmente chiamiamo il nostro universo -- il prodotto del nostro Big Bang. Eccovi un'altra immagine. In basso a destra c'è il nostro universo. che sull'orizzonte non va oltre a quello, ma persino quello non è che una bolla, per così dire, in una realtà più vasta. Sono in molti a sospettare che - proprio come siamo passati dal credere in un sistema solare a una moltitudine di sistemi solari, da una galassia a più galassie, dovremo passare da un Big Bang a più Big Bang. Forse numerosi Big Bang che mostrano una gamma immensa di proprietà diverse.
Beh, torniamo a questa immagine. C'è una sfida simbolizzata qui in alto, ma c'è un'altra sfida alla scienza simbolizzata qui in basso. Non solo vogliamo arrivare a una sintesi fra l'infinitamente grande e l'infinitamente piccolo, ma vogliamo anche capire l'infinitamente complesso. E la cosa più complessa siamo noi, a metà strada fra atomi e stelle. Dipendiamo dalle stelle per creare gli atomi dei quali siamo fatti. Dipendiamo dalla chimica per determinare la nostra complessa struttura. Indubbiamente dobbiamo esere grandi, paragonati agli atomi, per poter avere tutti questi strati di struttura complessa. Indubbiamente dobbiamo essere piccoli, paragonati a stelle e pianeti -- altrimenti saremmo schiacciati dalla forza gravitazionale. Siamo, infatti, a metà strada. Per ottenere il sole, occorrerebbe un numero di corpi umani pari al numero di atomi che ci compongono. La media geometrica della massa di un protone e della massa del sole è di 50 kg, che è circa la metà della massa dei presenti. Beh, della maggior parte dei presenti... La scienza della complessità è probabilmente la più grande sfida di tutte, più grande di quella rappresentata dall'infinitamente piccolo a sinistra e dall'infinitamente grande a destra. Ed è questa scienza, che non solo sta gettando luce sulla nostra comprensione del mondo biologico ma sta anche trasformando il nostro mondo più in fretta che mai. E ancor di più, sta dando origine a nuovi tipi di cambiamento.
E' tempo di passare alla seconda parte del mio contirbuto, Qualcuno ha menzionato il libro 'Our Final Century' [Il nostro ultimo secolo]. Se non fossi tipicamente inglese e modesto, lo menzionerei io stesso, e aggiungerei che è disponibile in edizione economica.
In America è stato pubblicato con il titolo "Our Final Hour" [La nostra ultima ora] perché gli americani non amano aspettare...
Ma il mio argomento sostiene che in questo secolo, non solo la scienza ha cambiato il mondo più rapidamente di quanto abbia mai fatto prima, ma lo ha fatto in modi nuovi e differenti. Medicine mirate, modificazioni genetiche, intelligenza artificiale, magari persino impianti al cervello, potrebbero cambiare gli esseri umani stessi. E gli esseri umani, il loro aspetto fisico e il loro carattere, non sono cambiati per migliaia di anni. Potrebbero cambiare durante questo secolo. E' nuovo nella nostra storia. E l'impatto del genere umano sull'ambiente terrestre - riscaldamento planetario, estinzioni di massa, e così via - anche quello è senza precedenti. E cosi', questo fa di questo secolo una sfida. Le bio e cybertecnologie sono benefiche per l'ambiente in quanto offrono prospettive meravigliose, e nel contempo riducono la domanda di energia e risorse. Ma avranno un lato oscuro. Nel nostro mondo interconnesso, nuove tecnologie potrebbero permettere a un singolo fanatico, a un pazzoide con la mente di quelli che adesso creano virus informatici, di innescare un disastro. In effetti, una catastrofe potrebbe nascere semplicemente da una distrazione tecnica -- errore piuttosto che terrore. Ma persino una piccolissima probabilità di catastrofe è inaccettabile quando il risultato potrebbe avere conseguenze a livello planetario.
Infatti, alcuni anni fa, Bill Joy espose, in un articolo, serissime preoccupazioni nei confronti di robot che si sarebbero impadroniti di noi, ecc. Non condivido questo tipo di preoccupazione, ma è interessante il fatto che lui avesse una soluzione semplice. Quello che lui chiamava 'abbandono al setaccio'. Lui voleva abbandonare il tipo di scienza pericoloso e tenere le parti buone. Si tratta di una proposta assurdamente ingenua per due ragioni. Prima di tutto, ogni scoperta scientifica ha conseguenze benefiche e conseguenze pericolose. Inoltre, quando uno scienziato fa una scoperta, normalmente non ha idea di quelle che saranno le applicazioni. E quindi ciò significa che dobbiamo accettare i rischi se vogliamo godere dei benefici della scienza. Dobbiamo accettare che ci saranno pericoli. E penso che dobbiamo ripensare a ciò che accadde nel dopoguerra, dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando gli scienziati nucleari che avevano partecipato alla realizzazione della bomba atomica in molti casi erano preoccupati del fatto che avrebbero dovuto fare tutto il possibile per avvertire il mondo dei pericoli.
Ed erano ispirati non dal giovane Einstein, che aveva realizzato il lavoro sulla relatività, ma dall' Einstein maturo, l'icona dei poster e delle t-shirt, che aveva fallito nei suoi sforzi scientifici di unificare le leggi della fisica. I tempi non erano maturi, ma lui era una bussola morale -- un'ispirazione per gli scienziati, preoccupati per il controllo degli armamenti. E forse la più grande persona vivente è qualcuno che ho il privilegio di conoscere, Joe Rothblatt. Stesso ufficio disordinato, come potete vedere. Ha 96 anni ed è il fondatore del movimento Pugwash. Fu lui a persuadere Einstein, come suo atto finale, a firmare il famoso memorandum di Bertrand Russell. Lui è il modello dello scienziato con degli scrupoli. E io penso che per imbrigliare la scienza in maniera ottimale, per scegliere quali porte aprire e quali lasciar chiuse, abbiamo bisogno oggi di gente come Joseph Rothblatt.
Abbiamo bisogno non solo di fisici impegnati, ma di biologi, di informatici e anche di ambientalisti. E ritengo che accademici e imprenditori indipendenti abbiano un obbligo particolare, in quanto hanno maggiore libertà di quanti sono al servizio del governo, o di chi lavora per una società ed è soggetto a pressioni commerciali. Ho scritto il mio libro, "Our Final Century", da scienziato, semplicemente da scienziato. Ma vi è un aspetto, credo, grazie al quale essere un cosmologo mi ha offerto un punto di vista particolare, quello che mi rende consapevole dell'immenso futuro. I periodi incredibilmente lunghi del passato evoluzionario ora fanno parte della cultura comune -- perlomeno al di fuori dell'American Bible Belt -- (Risate) ma la maggior parte della gente, persino coloro che hanno familiarità con l'evoluzione, non pensano che periodi ancora piu' lunghi verranno dopo di noi.
Il sole risplende da quattro miliardi e mezzo di anni, e ci vorranno altri sei miliardi di anni prima che esaurisca il proprio combustile. In questo schema,in una specie di immagine senza tempo, noi ci troviamo a metà strada. E passeranno altri sei miliardi di anni prima che succeda, e che qualsiasi forma di vita ancora sulla Terra venga vaporizzata. C'è una tendenza irrazionale a credere che gli esseri umani saranno ancora là, testimoni della morte del sole, ma qualsiasi forma di vita e di intelligenza che esisterà allora sarà diversa da noi quanto noi siamo siamo diversi dai batteri. Il dispiegarsi di intelligenza e complessità ha ancora moltissima strada da percorrere, qui sulla Terra e probabilmente ben oltre. Non siamo che all'inizio del manifestarsi della complessità della nostra Terra e oltre. Se rappresentiamo l'esistenza della Terra come un solo anno, diciamo da gennaio, quando è stata creata, a dicembre, il XXI secolo sarebbe un quarto di secondo in giugno -- una frazione infinitesimale dell'anno. Ma persino in questa prospettiva cosmica ridotta, il nostro secolo è molto, molto particolare. Per la prima volta gli esseri umani sono in grado di modificare se stessi e il pianeta che li ospita.
Come avrei dovuto mostratvi prima, non saranno gli esseri umani a essere testimoni della fine del Sole bensì creature differenti da noi quanto noi lo siamo dai batteri. Quano Einstein morì, nel 1955, un tributo notevole alla sua fama mondiale fu questa vignetta di Herblock pubblicata dal Washington Post. Dice: "Qui ha vissuto Albert Einstein". E vorrei terminare con un'immagine, ispirata da quest'ultima. Da 40 anni questa immagine ci è familiare: la fragile bellezza di terra, oceano e nuvole, che contrasta con lo sterile paesaggio lunare sul quale gli astronauti hanno lasciato le proprie orme. Ma supponiamo che degli alieni avessero osservato il nostro punto azzuro nel cosmo da molto lontano, non solo per quarant'anni, ma per l'intera storia della nostra Terra, che dura da 4 miliardi e mezzo di anni. Che cosa avrebbero visto? Per quasi tutto quel lunghissimo periodo, L'apparenza della Terra sarebbe cambiata in maniera molto graduale. L'unico cambiamento improvviso a livello planetario sarebbe stato l'impatto di asteroidi di larga taglia, o super eruzioni vulcaniche. Eccezion fatta per brevi traumi, niente vi accade all'improvviso.
Le masse continentali si sono spostate. La coltre di ghiaccio si è espansa e si eè ritirata. Successioni di nuove specie sono apparse, si sono evolute e si sono estinte. Ma in una porzione minuscola della storia della Terra, l'ultima sua millionesima parte, poche migliaia di anni, la distribuzione della vegetazione è cambiata molto più in fretta di prima. Ciò è coinciso con l'inizio dell'agricoltura. Il cambiamento si è accelerato con l'aumento della popolazione umana. Altre cose poi sono successe, in maniera ancora più improvvisa. Nello spazio di soli 50 anni -- che equivalgono a un centinaio di un milionesimo dell'età della Terra -- la quantità di anidride carbonica nell'atmosfera ha cominciato ad aumetanre. in maniera minacciosamente rapida.
Il pianeta è diventato molto attivo nell'emettere onde radio -- l'emissione totale da tutte le televisioni, dai telefoni cellulari e dalle trasmissioni radar. E qualcos'altro è accaduto. Oggetti metallici - anche se molto piccoli, solo qualche tonnellata i più pesanti -- sono sfuggiti e orbitano intorno alla Terra. Alcuni hanno viaggiato verso lune e pianeti. Un razza di extra-terrestri progrediti che osservasse il nostro sistema solare da lontano potrebbe fiduciosamente predire la distruzione della Terra fra sei miliardi di anni. Ma avrebbero forse potuto predire questa impennata senza precedenti a meno di metà strada dell'esistenza della Terra? Predire queste alterazioni provocate dall'uomo che occupano in tutto meno di un milionesimo della storia del pianeta e che accadono con velocità da capogiro? Se continuassero la loro veglia, che cosa potrebbero osservare questi ipotetici extraterrestri nei prossimi cento anni? Un qualche spasmo dichiarerà la fine anticipata del futuro della Terra? O la biosfera si stabilizzerà? O forse uno degli oggetti metallici lanciati dalla Terra darà origine a nuove oasi, a una forma di vita post-umana in altri luoghi?
La scienza portata avanti dal giovane Einstein continuerà fino a quando durerà la nostra civiltà. Ma perché la civilta' sopravviva, avremo bisogno della saggezza del vecchio Einstein -- umana, globale e lungimirante. E qualsiasi cosa accada in questo secolo singolarmente cruciale avrà ripercussioni sul futuro più lontano e forse ben oltre la Terra, ben oltre la Terra come la si vede qui. Grazie mille.
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Nella sua doppia veste di astronomo e di "essere umano preoccupato", Martin Rees esamina il nostro pianeta e il suo futuro da una prospettiva cosmica. Rees invita ad agire per evitare le conseguenze perniciose del nostro sviluppo scientifico e tecnologico.
Martin Rees, one of the world's most eminent astronomers, is a professor of cosmology and astrophysics at the University of Cambridge and the UK's Astronomer Royal. He is one of our key thinkers on the future of humanity in the cosmos. Full bio »
Translated into Italian by Anna Beria
Reviewed by Elena Montrasio
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29:42 Posted: Sep 2007
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19:11 Posted: Jan 2007
Views 516,610 | Comments 106
18:21 Posted: Oct 2008
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