La National Portrarit Gallery è il posto dedicato a presentare i grande personaggi Americani, persone straordinarie. Ed ecco di cosa stiamo parlando. Usiamo il ritratto per rappresentare queste vite, tutto qui. Quindi oggi non parlerò del ritratto dipinto. Parlerò di un programma che ho realizzato, e che, dal mio punto di vista, è la cosa più coraggiosa che io abbia mai fatto.
Iniziai a preoccuparmi del fatto che tante persone non si fanno più fare un ritratto, e sono persone sorprendenti, di cui vogliamo lasciare qualcosa alle generazioni future. Come possiamo fare? Così ho tirato fuori l'idea della serie di autoritratti viventi. E la serie di autoritratti viventi è stata essenzialmente l'idea di me con un pennello in mano e di persone che sarebbero venute e che avrei intervistato.
Quindi quello che farò è, non tanto darvi il resoconto del successo di questo programma, ma piuttosto darvi la nozione di come si incontrano persone in questo tipo di situazione, cosa si cerca di ottenere da loro, e quando la gente trasmette e quando non lo fa e perché.
Ora, avevo due prerequisisti. Uno era che fossero americani. Questo solo perché, la natura della National Portrait Gallery, è creata per analizzare vite americane. Questo era facile, ma poi ho preso una decisione, forse arbitraria, che dovevano essere persone di una certa età, che a quel punto, quando ho creato il programma, sembrava un po' datato. Anni 60, 70, 80 e 90. Per ovvie ragioni, non mi sembra più così datato.
E perché l'ho fatto? Bene, per una ragione, siamo una cultura ossessionata dalla gioventù. E ho pensato che quello di cui avevamo realmente bisogno è un programma di persone più anziane solo per sedersi ai piedi di persone straordinarie e ascoltarle parlare. Ma la seconda parte - e più vecchio divento, più mi convinco che è vero. E' sorprendente ciò che la gente dice quando sa come è finita la storia. Questo è uno dei vantaggi che ha la gente più vecchia. A dire il vero, hanno altri piccoli vantaggi, ma hanno anche degli svantaggi, ma la cosa che hanno, che abbiamo, è che abbiamo raggiunto un punto della vita in cui sappiamo come va a finire la storia. Quindi, possiamo guardare indietro, se abbiamo un intervistatore che lo capisce, e comincia a riflettere su come ci siamo arrivati. Tutti quegli eventi che si sono conclusi creando il racconto di vita che abbiamo eriditato.
Qundi, ho pensato, adesso, cosa ci vorrà per fare funzionare il tutto? Ci sono tanti tipi di interviste, Le conosciamo. Ci sono le interviste giornalistiche, che sono le interrogazioni che ci aspettiamo. Questo è in qualche modo contro le resistenze e l'astuzia dalla parte dell'intervistato. Poi ci sono le interviste alle celebrità, dove è più importante chi sta facendo la domanda rispetto a chi deve rispondere. Per esempio Barbara Walters e altri come lei, e queste ci piacciono. Per esempio Frost-Nixon, dove Froste sembra essere importante quanto Nixon nel processo. E' ragionevole.
Ma volevo interviste che fossero diverse. Volevo essere, come poi iniziai a pensare, empatico, cioè, sentire quello che volevano dire ed essere agente della loro auto-rivelazione. Comunque, è sempre stato fatto in pubblico. Non era un programma di storia orale. Riguardava sempre 300 persone sedute ai piedi di questo individuo, con me come pennello dell'autoritratto.
Ora, a quanto pare ero molto bravo in questo. Non lo sapevo prima di cominciare. E l'unico motivo per cui lo so è a causa di un'intervista che ho fatto al Senatore Williamo Fullbright, sei mesi dopo il suo colpo apoplettico. E non era mai apparso in pubblico da allora. Non è stato un colpo devastante, ma ha influenzato il suo modo di parlare e così via. E ho pensato che valeva la pena, e ha pensato che valeva la pena, e così siamo andati sul palco, e abbiamo chiacchierato per un'ora della sua vita, e dopo una donna è corsa verso di me, lo ha fatto, e mi ha detto, "Dove si è formato come medico?"
E le ho detto, "Non ho una formazione medica. Non ho mai preteso di averla."
E mi ha detto, "Be, stava succedendo qualcosa di molto strano. Quando cominciava una frase, in particolare nella prima parte dell'intervista, e faceva le pause, gli dava la parola, il tempo di arrivare alla fine della frase, e alla fine, stava facendo frasi compiute da solo." Non sapevo cosa stava succedendo, ma ero parte del processo per arrivare a questo risultato.
Così ho pensato, bene, sono empatico, o l'empatia, a qualsiasi livello, è l'elemento critico in questo tipo di intervista. Ma poi ho cominciato a pensare ad altre cose. Chi fa grandi interviste in questi contesti? Non avevo niente in comune con il loro intelletto la qualità del loro intelletto. Alcuni di loro erano brillanti, alcuni di loro erano, sapete, gente ordinaria che non prentendeva di essere intellettuale, ma non si trattava di questo. Si trattava della loro energia. E' l'energia che crea interviste straordinarie e vite straordinarie. Ne sono convinto. E non aveva niente a che vedere con l'energia dell'essere giovani. C'erano persone intorno ai 90 anni.
In realtà, la prima persona che ho intervistato è stato George Abbott, che aveva 97 anni, e Abbott era pieno di forza vitale -- Forse era il mio modo di vedere -- ne era pieno. E così ha riempito la stanza, e abbiamo fatto una chiacchierata straordinaria. Doveva essere l'intervista più difficile per chiunque perché era famoso per essere silenzioso, per non dire mai niente tranne un paio di parole. E, in realtà, si è aperto -- comunque, la sua energia viene fuori in altri modi. Dopo si è risposato a 102 anni, quindi, per intenderci, aveva tanta forza vitale.
Ma dopo l'intervista, ho ricevuto una telefonata, una voce molto aspra, da una donna, Non sapevo chi fosse, e mi ha detto, "E' riuscito a fare parlare George Abbott?"
E ho detto, "Si. Apparentemente, si."
E ha detto, "Sono la sua ex fidanzata, Maureen Stapleton, e non ci sono mai riuscita." E dopo mi ha chiesto di mandarle il video come prova che George Abbott poteva realmente parlare.
Quindi, sapete, volete energia, volete forza vitale, ma in realtà volete anche che pensino di avere una storia che vale la pena di raccontare. La peggiore intervista che possiate fare è con persone che sono modeste. Non andate mai sul palco con persone modeste perché tutte queste persone sono state messe insieme per essere ascoltate, e stanno li sedute e dicono, "Ah, ma dai, è stata una coincidenza." Non capita mai niente che giustifica che la gente dedichi qualche ora per stare con loro.
La peggiore intervista che io abbia mai fatto: William L. Shirer. Il giornalista che ha scritto "La Storia del Terzo Reich." Quest'uomo ha conosciuto Hitler e Gandhi nel giro di sei mesi, e ogni volta che glielo chiedevo, diceva, "Oh, ero solo li per caso. Non ha importanza." Comunque. Terribile. Non avrei mai dato il mio consenso a intervistare una persona modesta. Devono pensare che hanno fatto qualcosa e che vogliono condividerlo.
Ma si trasmette, alla fine, come superare tutti questi ostacoli. Tutti noi siamo personaggi pubblici e privati, e se tutto quello che si riesce a ottenere dall'intervistato è il personaggio pubblico, non c'è scopo. E' pre-programmato. E' un comunicato, e abbiamo tutti comunicati sulle nostre vite. Conosciamo i fatti più importanti, i momenti più belli, sappiamo cosa non condivideremo, e il punto è di non imbarazzare nessuno. Questo non è -- e qualcuno di voi ricorderà le vecchie interviste di Mike Wallace -- toste, aggressive e così via. Hanno il loro perché.
Stavo cercando di fare loro dire ciò che probabilmente volevano dire, per farli uscire dal bozzolo del loro personaggio pubblico, e più pubblici sono stati, più radicato era il personaggio pubblico. E lasciatemi dire brevemente il peggiore momento e il miglior momento di questa serie di interviste. Tutto riguarda quel guscio che molti di noi abbiamo, e particolarmente certe persone.
C'è una donna straordinaria di nome Claire Boothe Luce. Sarà il vostro determinante generazionale se il suo nome significa molto per voi. Ha fatto così tanto. Era una commediografa. Ha scritto una commedia straordinaria chiamata "The Women." Era membro del congresso quando non c'erano molte donne membro del congresso. Era redattrice di Vanity Fair, una delle donne più fenomenali dei suoi tempi. E, casualmente, l'ho chiamata la Eleanor Roosevelt della destra. Nella destra la adoravano nel modo in cui la sinistra adorava Eleanor Roosevelt. E quando abbiamo fatto l'intervista, Ho fatto l'autoritratto vivente con lei, c'erano tre ex direttori della CIA seduti ai suoi piedi, solo per godere della sua presenza.
E ho pensato, sarà fantastico, perché faccio sempre una chiacchierata preliminare con queste persone anche solo per 10 o 15 minuti. Non parliamo mai prima di quel momento perché se si parla prima, non si ottiene niente sul palco. Così io e lei abbiamo fatto una piacevole conversazione.
Eravamo sul palco e poi -- comunque, spettacolare. Faceva tutto parte del look di Claire Boothe Luce. Portava un magnifico abito da sera. Aveva 80 anni, quasi, il giorno dell'intervista, e lei era lì e io ero lì, e ho cominciato con le domande. Ed è rimasta pietrificata. E' stato incredibile. Qualsiasi cosa chiedessi, ci girava intorno, respingeva, e io ero li -- chiunque di voi più o meno immerso nel mondo dello spettacolo sa cosa vuol dire morire sul palco. E stavo morendo. Non mi stava dando assolutamente niente.
E ho cominciato a immaginare cosa stava succedendo, e pensi mentre parli, e alla fine, ho pensato, ci sono. Quando eravamo soli, ero il suo pubblico. Ora sono il suo concorrente per il pubblico. Ecco il problema, e sta facendo a gara con me per questo, così le ho fatto una domanda -- Non sapevo come fare per uscirne -- Le ho fatto una domanda sul periodo in cui era commediografa, e di nuovo, tipicamente, invece di dire, "Oh certo, ero una commediografa, e blah blah blah," ha detto, "oh, commediografa. Tutti sanno che scrivevo commedie. Molti pensano che ero un'attrice. Non sono mai stata un'attrice." Ma non le avevo chiesto questo, e poi le è scappata una lacrima, e ha detto, "Oh, c'è stata una volta in cui sono stata attrice. E' stato per beneficienza nel Connecticut quand'ero membro del Congresso, e sono salita," e andava avanti,"E poi sono salita sul palco."
Poi si è girata verso di me e ha detto, "E sa cosa hanno fatto quei giovani attori? Mi hanno messo in ombra." E ha detto, "E sa cos'è?" fulminando nel suo disprezzo.
E mi ha guardato, ed era come vincere a braccio di ferro, e poi, dopo tutto ciò, ha fatto un resoconto straordinario di com'era la sua vera vita.
Ora devo concludere. Questo è il mio tributo a Claire Boothe Luce. Di nuovo, una persona straordinaria. Non sono politicamente attratto da lei, ma attraverso la sua forza vitale, Sono attratto da lei come persona. E il modo in cui è morta -- si è spenta per un tumore al cervello. E' probabilmente un modo terribile per morire come potete immaginare, e pochi di noi sono stati invitati a una cena.
E soffriva terribilmente. Lo sapevamo tutti. Stava nella sua stanza. Sono venuti tutti. Il maggiordomo portava stuzzichini. La solita cosa. Poi a un certo punto, la porta si è aperta ed è uscita perfettamente vestita, assolutamente composta. Il personaggio pubblico, la bellezza, l'intelligenza, e andava in giro parlava con tutti e dopo è tornata nella stanza e non è mai più stata vista. Voleva il controllo del suo momento finale, e lo ha fatto in maniera straordinaria.
Ora, ci sono altri modi per fare aprire qualcuno, e questo è solo un breve riferimento. Non è stato quel braccio di ferro, ma è stato abbastanza sorprendente per la persona coinvolta. Ho intervistato Steve Martin. Non è stato molto tempo fa. Ed eravamo seduti li, e quasi all'inizio dell'intervista, mi sono girato verso di lui e ho detto, "Steve," o "Mr. Martin, si dice che tutti gli attori abbiano avuto infanzie infelici. La sua è stata infelice?"
E mi ha guardato, sapete, come per dire, "E' questo il modo in cui vuoi cominciare?" Poi si è girato verso di me, non stupidamente, e ha detto, "Com'è stata la sua infanzia?"
E ho detto -- questi sono tutti braccio di ferro, ma sono affettuosi -- e ho detto, "Mio padre è stato amorevole e mi incoraggiava, questo è il motivo per cui non sono divertente."
E mi ha guardato, e poi abbiamo ascoltato la grande triste storia. Suo padre era un bastardo, e, in realtà, era anche lui attore con un'infanzia infelice, ma a quel punto eravamo partiti. Quindi la domanda è: Qual è la chiave per fare in modo che questo succeda?
Ora, queste sono domande da braccio di ferro, ma vi voglio parlare di domande che riguardano più che altro l'empatia e che veramente, molto spesso, sono le domande che la gente aspetta di farsi fare da tutta la vita. E ve ne darò solo due esempi perché il tempo stringe.
Una è l'intervista che ho fatto con uno dei più grandi biografi americani. Di nuovo, alcuni di voi lo conosceranno, la maggior parte no, Dumas Malone. Ha scritto una biografia in cinque volumi di Thomas Jefferson, ha passato virtualmente tutta la sua vita con Thomas Jefferson, comunque, a un certo punto gli ho chiesto, "Le sarebbe piaciuto incontrarlo?"
E mi ha detto, "Be', certo, ma in realtà, lo conosco meglio di chiunque lo abbia mai incontrato, perché ho dovuto leggere tutte le sue lettere." Quindi, era molto soddisfatto del tipo di relazione che hanno avuto per più di 50 anni.
E gli ho fatto una domanda. Ho detto, "Jefferson l'ha mai delusa?"
E viene fuori l'uomo che ha dato tutta la sua vita a scoprire Jefferson e mettersi in contatto con lui, e mi ha detto, "Bene..." -- imiterò un pessimo accento del sud. Dumas Malone era originario del Mississippi. Ma ha detto, "Be'," dice, "Ahimé, si." Ha detto, "Sa, ho letto tutto, e qualche volta Mr Jefferson addolciva un pochino la verità."
E in sostanza stava dicendo che era un uomo che mentiva più di quanto lui desiderasse, perché aveva visto le lettere. Ha detto, "Ma capisco" Ha detto, "Capisco." Ha detto, "Noi del sud amiamo le superfici lisce, quindi c'erano momenti in cui semplicemente non voleva il confronto."
E ha detto, "John Adams era troppo onesto." E ha cominiciato a parlarne, e più avanti mi ha invitato a casa sua, e ho conosciuto sua moglie che era del Massachusetts, e lui e lei avevano esattamente la relazione di Thomas Jefferson e John Adams. Lei era quella del New England e ruvida, e lui era il tipo raffinato.
Ma veramente la domanda più importante che ho mai fatto, e la maggior parte delle volte quando ne parlo, la gente trattiene il respiro alla mia audacia, o crudeltà, ma, vi giuro, era la domanda giusta. Era a Agnes de Mille. Agnes de Mille è una delle più grandi coreografe della nostra storia. Per intenderci ha creato le coreografie in "Oklahoma," trasformando il teatro americano. Una donna straordinaria.
Quando gliel'ho proposto -- comunque, glielo avrei proposto; era straordinaria -- ma gliel'ho proposto ed è venuta. Ha detto, "Venga a casa mia." Viveva a New York. "Venga al mio appartamento e parleremo per questi 15 minuti, e poi decideremo se procedere."
Così mi sono presentato in questo cupo, sconnesso appartamento di New York, e mi ha convocato, ed era a letto. Sapevo che aveva avuto un colpo apoplettico, ed era successo più o meno 10 anni prima. Così passava quasi tutta la sua vita a letto, ma -- e vi parlo della forza vitale -- i suoi capelli erano spettinati. Non si era truccata per l'occasione.
E stava li seduta circondata da libri, e ciò che possedeva di meglio in quel momneto era il suo testamento, che avevo accanto. Non era infelice. Era rassegnata. Ha detto, "Tengo il testamento vicino al letto, memento mori, e lo cambio continuamente solo perché lo voglio." E le piaceva l'idea della morte così come aveva amato la vita. Ho pensato, questo è qualcuno che devo avere per la mia serie di interviste.
Lei era d'accordo. E' venuta. Naturalmente aveva la sedia a rotelle. Metà del suo corpo era paralizzata, l'altra metà no lo era. Era, naturalmente, elegante per l'occasione, ma questa donna pativa grandi sofferenze fisiche. E abbiamo fatto questa chiacchierata, e poi le ho fatto questa domanda impensabile. Ho detto, "E' stato un problema durante la sua vita il fatto di non essere bella?"
E il pubblico -- sapete, sono sempre dalla parte dell'intervistato, e hanno pensato che fosse una specie di assalto, ma questa era la domanda che aspettava da tutta la vita. E ha cominicato a parlare della sua infanzia, quand'era bella, e si è letteralmente girata -- era così, in questo corpo martoriato -- e si è girata verso il pubblico e si è descritta come una splendida signorina con i suoi capelli rossi e il passo leggero e così via, e poi ha detto, "E poi la pubertà ha colpito."
E ha cominciato a parlare di cose che erano successe al suo corpo e al suo viso, e come non poteva più contare sulla sua bellezza, e poi la sua famiglia la trattava come la sorella più brutta rispetto a quella più bella a cui erano riservate tutte le lezioni di danza. E doveva andarci solo per stare in compagnia della sorella, e in quel processo, ha preso delle decisioni. Prima di tutto, la danza, anche se non era offerta a lei, era la sua vita. E in secondo luogo, era meglio essere, anche se aveva fatto danza per un certo periodo, una coreografa perché allora il suo aspetto non avrebbe contato. Ma era emozionata di poterne parlare come un vero, reale evento della sua vita.
E' stato uno straordinario priviliegio fare questa serie. Ci sono stati altri momenti come questo, pochi momenti di silenzio. Il punto essenziale era l'empatia perché tutti nella propria vita aspettano persone che facciano domande, così da essere onesti su chi sono e come sono diventati quello che sono, e vi sottolineo questo, anche se non fate interviste. Siate così con i vostri amici e in particolare con i membri più anziani della vostra famiglia.
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Marc Pachter ha condotto interviste dal vivo con alcuni dei personaggi più interessanti della recente storia americana come parte di una incredibile serie creata per la Smithsonian's National Portrait Gallery. Rivela il segreto di una grande intervista e condivide storie straordinarie parlando di Steve Martin, Clare Booth Luce e molti altri.
Marc Pachter has spent his career curating and creating intimate portraits of the lives of others. Full bio »
Translated into Italian by Anna Cristiana Minoli
Reviewed by Tonito Solinas
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18:48 Posted: Oct 2008
Views 218,287 | Comments 46
09:25 Posted: Nov 2009
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23:05 Posted: Feb 2007
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