Buon pomeriggio, buonasera, come preferite. Possiamo dire jambo, Guten Abend, bonsoir, e anche: ooh, ooh, ooh, ooh, ooh, ooh, ooh, ooh, ooh. Questo è il verso che fanno gli scimpanzé prima di andare a dormire la sera. Lo si sente echeggiare da un lato all'altro della valle, da un gruppo di nidi all'altro.
Questa sera voglio riprendere il discorso dal punto in cui ieri si è interrotto Zeray. Ci ha parlato di questa straordinaria australopitecina di 3 anni, Selam. E della storia, dell'albero genealogico degli esseri umani ricostruito attraverso il profilo genetico del DNA. E fu proprio un paleontologo, l'ormai defunto Louis Leakey, a indirizzarmi verso lo studio degli scimpanzé. All'epoca era una cosa piuttosto straordinaria. Oggi è più comune, ma il punto era questo: siccome aveva cercato i resti fossili dei primi esseri umani in Africa -- e dai fossili si possono capire molte cose... Si può capire che aspetto avessero quelle creature osservando la forma dei legamenti muscolari. Si può capire come vivessero studiando i vari manufatti trovati con loro. Ma come si comportavano? Era questo che lui voleva sapere. E, naturalmente, il comportamento non si fossilizza. Lui sosteneva -- e oggi è una teoria piuttosto diffusa -- che se avessimo trovato modelli di comportamento simili o uguali ai nostri nei nostri parenti più prossimi, le grandi scimmie, è probabile che quei comportamenti fossero presenti nei nostri antenati, metà uomini e metà scimmie, circa sette milioni di anni fa. E quindi, magari avevamo portato con noi tali caratteristiche da un passato molto, molto remoto.
Se sfogliate testi moderni che parlano dell'evoluzione umana, troverete spesso ipotesi sul comportamento dei primi esseri umani basate sul comportamento degli scimpanzé. Gli scimpanzé ci somigliano più di qualsiasi altra creatura vivente e di questo, qui a TED, abbiamo già sentito parlare. Non mi resta che commentare gli aspetti del comportamento che rendono gli scimpanzé così simili a noi.
Ogni scimpanzé ha la sua personalità. Naturalmente, ho dato un nome a ognuno di loro. Possono vivere fino a 60 anni e più, anche se riteniamo che la maggior parte non arrivi a 60 anni nel mondo selvatico. Mister Wurzel. La femmina ha il suo primo cucciolo a 11 o 12 anni. Dopodiché, ha solo un cucciolo ogni cinque o sei anni, un lungo periodo di dipendenza in cui il cucciolo viene allattato, dorme con la madre e viene trasportato sul dorso di lei. Noi crediamo che questa infanzia prolungata sia importante per gli scimpanzé, come lo è per noi, in relazione all'apprendimento. Poiché il cervello diventa sempre più complesso nel corso dell'evoluzione in diverse forme di animali, sappiamo che l'apprendimento svolge un ruolo chiave nella vita di un individuo. E i giovani scimpanzé passano molto tempo a osservare quello che fanno gli adulti. Oggi sappiamo che sono in grado di imitare i comportamenti che vedono. E crediamo che sia così che i diversi modi di usare gli utensili, osservati nelle varie popolazioni di scimpanzé in Africa, vengono trasmessi da una generazione all'altra, ovvero attraverso l'osservazione, l'imitazione e la pratica. Possiamo così definire questi comportamenti come una cultura primitiva.
Gli scimpanzé non hanno una lingua parlata. Ne abbiamo già discusso. Possiedono però un repertorio molto ricco di gesti e posture, molti dei quali sono simili, se non identici, ai nostri, e usati nello stesso contesto. Per salutarsi, gli scimpanzé si abbracciano. Si baciano, si tengono per mano, si danno pacche sulla schiena. Si pavoneggiano e lanciano pietre. Nella loro società troviamo moltissimi esempi di compassione, precursori di amore e vero altruismo. Purtroppo, la loro natura ha un lato oscuro, proprio come la nostra. Sono capaci di una brutalità estrema, persino di una forma primitiva di guerra. E, per lo più, questi comportamenti estremamente aggressivi sono rivolti contro individui dei gruppi sociali vicini. Si tratta di un'aggressività territoriale. Credo che gli scimpanzé, più di qualsiasi altra creatura, ci abbiano aiutato a capire che non esiste una linea netta che separa gli uomini dal resto del regno animale.
La linea è molto sfumata, e diventa sempre più sfumata col procedere delle nostre osservazioni. La ricerca che ho iniziato nel 1960 è ancora in corso. Con le loro complesse vite sociali allo stato selvatico, questi scimpanzé hanno contribuito -- più di qualsiasi altra cosa -- a farci capire che siamo una sola famiglia, non siamo separati dagli straordinari animali con cui condividiamo il pianeta. Per questo, è molto triste scoprire che gli scimpanzé, come tante altre creature nel mondo, stanno perdendo il loro habitat. Questa è solo una fotografia dall'alto, e vi mostra le foreste degli altopiani di Gombe. Circa 16 anni fa, mentre sorvolavo in aereo quella zona, e guardavo il parco, questa foresta, che nel 1960 si estendeva quasi ininterrotta lungo la sponda orientale del lago Tanganika -- dove oggi si trovano i 50 chilometri quadrati del piccolo Parco Nazionale di Gombe -- mi chiesi: "Come possiamo sperare di salvare questi scimpanzé, quando la gente stessa che vive intorno al parco stenta a sopravvivere?" In quella zona vi abita più gente di quanta la terra possa sostenerne. Il numero è salito con i profughi del Burundi e quelli arrivati dal Congo. Gente molto povera, che non aveva soldi per comprarsi da mangiare.
Così è nato il programma TACARE, che utilizza un approccio decisamente olistico per migliorare la vita nei villaggi intorno al parco. Abbiamo cominciato con 12 villaggi. Oggi sono 24. Ora abbiamo poco tempo, ma il programma comprende iniziative come vivai e metodi di allevamento più adatti a questa zona montana, che oggi è molto degradata e quasi desertica. Comprende modi per controllare e prevenire l'erosione del suolo, modi per recuperare terreni agricoli sovrasfruttati e farli tornare produttivi nel giro di due anni. E poi lavoriamo con i locali per aiutarli ad ottenere acqua fresca dai pozzi, e magari anche a costruire aule scolastiche. Ma la cosa più importante, credo, è il lavoro svolto con piccoli gruppi di donne, a cui offriamo la possibiità di accedere a prestiti di micro-credito. E, come avviene nel resto del mondo, circa il 95 per cento dei prestiti vengono restituiti. Sosteniamo le donne puntando sull'istruzione, offrendo borse di studio così che le ragazze possano finire gli studi superiori, perché sappiamo che, in tutto il mondo, dove cresce l'istruzione femminile, diminuisce la dimensione delle famiglie. Forniamo informazioni sulla pianificazione familiare e sull'AIDS.
Questo programma ha effetti positivi anche sull'ambiente. Ad esempio, gli agricoltori che vivono in questi 24 villaggi, invece di considerarci come un branco di bianchi venuti a studiare un branco di scimmie -- e, tra parentesi, molti degli operatori oggi sono tanzaniani, ma quando abbiamo avviato il programma era una squadra tanzaniana che andava a parlare con gli abitanti dei villaggi, a chiedere a cosa fossero interessati. Alla tutela dell'ambiente? Assolutamente no. Erano interessati alla salute, all'istruzione. E col passare del tempo, via via che la loro situazione migliorava, hanno cominciato a capire l'importanza della tutela dell'ambiente. Hanno iniziato a capire che disboscare le fasce superiori delle colline provoca una terribile erosione del suolo e, di conseguenza, frane.
Oggi stiamo sviluppando quello che chiamiamo l'Ecosistema complessivo di Gombe. Si tratta di un'area molto più estesa del Parco Nazionale, che comprende diversi territori degradati. E più la qualità della vita di questi villaggi migliora, più la gente è disposta ad accantonare dal 10 al 20 per cento delle terre che possiede sull'altipiano affinché un giorno, quando gli alberi saranno riscresciuti, gli scimpanzé possano riavere corridoi di foglie attraverso i quali spostarsi e interagire -- com'è necessario per la sopravvivenza genetica -- con gli altri gruppi al di fuori del Parco Nazionale. Quindi TACARE è un successo. Lo stiamo replicando in altre regioni dell'Africa, intorno ad altre aree selvagge che devono affrontare problemi di sovrappopolazione.
Ma i problemi in Africa, come abbiamo già detto in questi primi due giorni di conferenze, sono problemi enormi. C'è molta povertà. Quando grandi numeri di persone vivono in territori poco fertili, soprattutto se si tagliano gli alberi e si espone il suolo al vento e all'erosione, perché la gente disperata abbatte sempre più alberi per coltivare la terra e sfamare le famiglie, cosa succede? Si crea uno squilibrio. E ci sono altri problemi -- non solo in Africa, ma in tutti gli altri paesi in via di sviluppo, in tutto il mondo. Che cosa stiamo facendo al nostro pianeta? Il famoso scienziato E.O. Wilson ha detto che, se ogni abitante di questo pianeta vivesse secondo gli standard dell'europeo o dell'americano medio, ci vorrebbero tre pianeti. Oggi dicono quattro. Ma non ce li abbiamo. Ne abbiamo uno.
E cosa è successo? Insomma, il problema è questo: eccoci qui, apparentemente gli esseri più intelligenti che abbiano mai abitato il pianeta, con un cervello straordinario, capace di creare tecnologie come quelle così bene illustrate da queste conferenze TED. Eppure, stiamo distruggendo l'unica casa che abbiamo. Le popolazioni indigene di tutto il mondo, prima di prendere una decisione importante, si sedevano in circolo e si domandavano: "Che effetti avrà questa decisione sulle prossime sette generazioni?" Oggi, quando prendiamo decisioni importanti -- e non parlo solo dell'Africa, ma del mondo sviluppato -- decisioni importanti con in ballo milioni di dollari e milioni di persone, ci chiediamo soltanto: "Che effetti avrà sulla prossima riunione degli azionisti?" E queste decisioni colpiscono l'Africa.
Quando ho iniziato a viaggiare in Africa per parlare dei problemi degli scimpanzé e delle foreste che scompaiono, mi sono resa conto di quanti problemi dell'Africa siano riconducibili al suo passato sfruttamento coloniale. Ho quindi cominciato a tenere conferenze fuori dall'Africa, in Europa, negli Stati Uniti, in Asia. E ovunque ho trovato gli stessi terribili problemi. Sapete di quali problemi parlo. Parlo di inquinamento.... dell'aria che respiriamo e che ci avvelena. Il suolo sta avvelenando il nostro cibo. L'acqua... forse è il più critico dei problemi che dovremo affrontare in questo secolo. E ovunque l'acqua viene inquinata da sostanze chimiche usate in agricultura, nell'industria e a casa, e che vengono ancora impiegate in tutto nel mondo. Evidentemente, l'esperienza non ci ha insegnato niente. Le mangrovie vengono abbattute, e gli effetti di fenomeni come gli tsunami peggiorano. Abbiamo già parlato dell'erosione del suolo. E poi c'è l'uso sconsiderato dei combustibili fossili che, insieme ai cosiddetti "gas serra", portano al cambiamento climatico. Finalmente, la gente nel mondo ha cominciato a capire che sta succedendo qualcosa di grave al nostro clima.
Gli sconvolgimenti climatici, in tutto il mondo, colpiscono soprattutto i poveri. Lo vediamo già in Africa. In molte zone dell'Africa sub-sahariana la siccità è peggiorata moltissimo, e quando arriva la pioggia, spesso causa alluvioni, e provoca sofferenza, alimentando il ciclo di povertà, fame e malattie. E aumentano le persone che vivono in zone dove la terra non basta per tutti, che sono troppo povere per comprare cibo, che non possono spostarsi perché tutta la regione è degradata. E così si arriva alla desertificazione, che continua ad avanzare mentre gli ultimi alberi vengono abbattuti. E questo non succede solo in Africa, ma in tutto il mondo.
Quindi non mi ha sorpreso, viaggiando molto, incontrare tanti giovani che avevano perso ogni speranza. Sembra che abbiamo perso la saggezza dei popoli indigeni. Mi sono chiesta: "Perché?" Non vi sembra che ci sia uno scollamento tra la straordinaria intelligenza del nostro cervello, il tipo di intelligenza esemplificata dalle tecnologie di TED, e il nostro cuore? Inteso nel suo senso non-scientifico. Inteso come amore e compassione. Sono scollegati? E questi giovani, quando parlavo con loro, erano fondamentalmente depressi o apatici, o amari o arrabbiati. E dicevano più o meno la stessa cosa: "Ci sentiamo così perché avete compromesso il nostro futuro e noi non possiamo farci niente."
Abbiamo compromesso il loro futuro. Io ho tre nipoti piccoli, e ogni volta che li guardo e penso a come abbiamo rovinato questo bellissimo pianeta da quando ero bambina io, provo un senso di disperazione. Per questo è nato il programma Roots and Shoots, "Radici e germogli", che ha preso il via qui in Tanzania, e oggi è attivo in 97 paesi del mondo. È simbolico. Le radici formano solide fondamenta. I germogli sono piccoli, ma cercando il sole sono in grado di rompere muri di mattoni. Il muro rappresenta tutti i problemi che abbiamo causato al pianeta, ambientali e sociali. È un messaggio di speranza. Centinaia di migliaia di giovani in tutto il mondo possono abbattere il muro e rendere il mondo migliore per tutte le forme di vita. Il messaggio più importante di Roots and Shoots: ognuno di noi può fare la differenza, ogni singolo giorno. Abbiamo una scelta. Ognuno di noi, in questa stanza, può scegliere che tipo di differenza vuole fare. I più poveri non possono scegliere. Tocca a noi cambiare le cose perché anche i poveri possano scegliere.
I gruppi Roots and Shoots possono scegliere fra tre progetti: a seconda dell'età dei ragazzi, del paese in cui vivono, e se si trovano in città o in campagna. Ma in pratica abbiamo programmi dall'asilo fino all'università, con un numero sempre maggiore di adulti che avvia nuovi gruppi. E ogni gruppo sceglie uno di questi tre progetti per migliorare il mondo, perché sappiamo che tutti i problemi sono collegati tra loro e si influenzano a vicenda. Uno dei progetti consiste nell'aiutare la comunità umana in cui vivono. E poi, se ci riescono, possono raccogliere soldi per aiutare comunità in altre parti del mondo. Un altro dei progetti è aiutare gli animali: non solo quelli selvatici, anche gli animali domestici. E il terzo dei progetti è aiutare l'ambiente che è di tutti noi. E in tutto questo è contenuto un messaggio: dobbiamo imparare a vivere in pace e in armonia con noi stessi, le nostre famiglie, le nostre comunità; con paesi diversi, culture diverse, religioni diverse; e con il mondo naturale. Abbiamo bisogno del mondo naturale. Non possiamo continuare a distruggerlo a questo ritmo. Questo è l'unico pianeta che abbiamo.
Prendiamo uno o due dei progetti avviati qui in Africa dai gruppi Roots and Shoots. Uno o due progetti soltanto -- in Tanzania, Uganda, Kenya, Sudafrica, Congo-Brazzaville, Sierra Leone, Camerun, e altri gruppi. Come dicevo, ce ne sono in 97 paesi del mondo. Naturalmente, piantano alberi, coltivano ortaggi organici. Lavorano nei campi profughi, con i polli e vendono uova a pochi soldi, oppure le usano per sfamare le loro famiglie. Questo dà loro un senso di forza e di orgoglio, perché non sono più impotenti e dipendenti dagli altri, con i loro ortaggi e i loro polli. In Uganda, il programma viene usato per dare un aiuto psicologico agli ex bambini-soldato. Lavorare a progetti come questo li distrae dai loro problemi. Si sentono di nuovo membri utili della società. Il programma è impiegato anche nelle carceri. Ora non c'è tempo per continuare a parlare di Roots and Shoots, ma... Ah, lavorano anche su HIV e AIDS. È una componente molto importante del programma. I ragazzi più grandi parlano ai più giovani di gravidanze indesiderate e cose del genere, che i giovani ascoltano più volentieri da altri giovani che non da adulti.
Speranza. Ecco la domanda che mi fanno in giro per il mondo: "Jane, tu hai visto tante cose terribili, hai visto il numero dei tuoi scimpanzé calare da circa un milione alla fine del secolo, a non più di 150mila oggi. E lo stesso è successo a tanti altri animali. Foreste che scompaiono, deserti dove un tempo c'erano foreste. Davvero speri ancora?" Be', sì. Non puoi venire a parlare a TED se hai perso le speranze, vi pare? Certo che spero. Una ragione di speranza è il nostro incredibile cervello.
Insomma, pensate alle nuove tecnologie! Finalmente posso parlare alla gente delle latrine a compostaggio, che sono uno dei miei cavalli di battaglia. Buttiamo via tanta di quell'acqua nel gabinetto, è terribile. Ma parliamo anche di energie rinnovabili, che sono essenziali. Ci importa del pianeta, per i nostri figli? Quanti di noi hanno figli o nipoti, bambine e bambini? Ci importa del loro futuro? E se ci importa del loro futuro, siamo noi privilegiati che possiamo fare qualcosa. Possiamo scegliere ogni giorno come vivere, cosa comprare, cosa indossare. E compiere ogni scelta ponendoci la domanda: quali effetti avrà sull'ambiente in cui vivo? Quali effetti avrà sulla vita di mio figlio, quando sarà grande? O sulla vita di mio nipote. Dobbiamo mettere insieme cuore e cervello e prenderci per mano in tutto il mondo. È quello che ci aiutano a fare TED, Google e ESRI, con la mappatura del Parco Nazionale di Gombe. (Environmental Systems Research Institute) Abbiamo a disposizione tutte queste tecnologie.
Ora colleghiamole, e le cose cambieranno. Lo avete sentito nel pomeriggio. Stanno già cambiando. Cominciamo a capire quali cose dobbiamo cambiare, se teniamo al futuro. Un'altra ragione di speranza è la straordinaria resilienza della natura. Prendete un'area completamente distrutta: col tempo e un po' d'aiuto può rigenerarsi. Un buon esempio è il programma TACARE. Dove c'è un ceppo d'albero apparentemente morto, se smetti di tagliarlo per farne legna da ardere - e non c'è bisogno di farlo perché ci sono risorse apposite - dopo cinque anni avrai un albero alto 9 metri. E anche agli animali in via di estinzione si può dare una seconda possibilità. Ne parlo nel mio nuovo libro. È esaltante. E mi porta alla mia ultima ragione di speranza, di cui abbiamo sentito molto parlare negli ultimi due giorni: l'indomito spirito umano. La determinazione della gente, la resilienza dello spirito umano. Gente che immagineresti distrutta dalla povertà, o dalle malattie o altro, può rimettersi in piedi, magari con un piccolo aiuto, riprendere il suo posto nella società, e contribuire a cambiare il mondo.
Solo per citare un paio di africani che hanno dato un esempio straordinario... la lista sarebbe lunga, ma naturalmente c'è Nelson Mandela, che dopo 17 anni di duro lavoro fisico e 23 di carcere, ha conservato l'incredibile disposizione al perdono, con cui ha guidato il suo paese fuori dagli orrori dell'apartheid senza un bagno di sangue. Ken Saro-Wiwa, in Nigeria, si è battuto contro i giganti del petrolio e, nonostante la mobilitazione mondiale, è stato giustiziato. Persone così sono fonte di ispirazione. Persone così sono i modelli comportamentali di cui hanno bisogno i ragazzi africani. Abbiamo bisogno anche di modelli comportamentali ambientalisti, e oggi, qui, ne ho ascoltati alcuni. Quindi sono molto grata di aver avuto l'opportunità di condividere questo messaggio ancora una volta, con tutti voi di TED. E spero che alcuni di noi possano incontrarsi e parlare di queste cose, soprattutto del programma Roots and Shoots.
Un'ultima parola, a questo proposito... la giovane donna che dirige questo centro di conferenze, l'ho conosciuta oggi. È venuta da me tutta emozionata, col suo attestato di Roots and Shoots. Era responsabile del programma a Dar es Salaam. Ha detto che l'ha aiutata a fare quello che fa. È stato molto emozionante per me conoscerla, e vedere un esempio di come i giovani, quando diamo loro gli strumenti e la possibilità di agire in concreto per rendere il mondo migliore, siano davvero la nostra speranza per il domani. Grazie.
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Jane Goodall, la leggendaria studiosa degli scimpanzé, parla di TACARE e dei suoi altri progetti comunitari che aiutano gli abitanti di città africane in rapida crescita a convivere con animali a rischio di estinzione.
Jane Goodall, dubbed by her biographer "the woman who redefined man," has changed our perceptions of primates, people, and the connection between the two. Over the past 45 years, Goodall herself has also evolved -- from steadfast scientist to passionate conservationist and humanitarian. Full bio »
Translated into Italian by diana corsini
Reviewed by Silvia Mazzobel
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17:25 Posted: Apr 2007
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20:31 Posted: Jan 2008
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16:41 Posted: May 2007
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