Chris Anderson: Molte grazie, Primo Ministro, è stato affascinante e davvero ispiratore. Allora, abbiamo bisogno di un'etica globale. La descriverebbe come una cittadinanza globale? E' un'idea in cui crede, e come la definirebbe?
Gordon Browm: penso che riguardi la cittadinanza globale. Riguarda il riconoscere le nostre responsabilità nei confronti degli altri. C'è così tanto da fare nei prossimi anni questo è ovvio a molti di noi per costruire un mondo migliore. E ci sono così tante ragioni condivise su ciò che abbiamo bisogno di fare, che diventa vitale unirsi. Ma non abbiamo sempre i mezzi per farlo.
Quindi ci sono sfide da raccogliere. Credo che il concetto di cittadinanza globale nascerà dalle persone che discutono tra loro attraverso i continenti. Ma in seguito, naturalmente, il compito è creare le istituzioni che fanno funzionare questa società globale. Ma non penso che dovremmo sottostimare la portata dei pesanti cambiamenti tecnologici nel rendere possibile i contatti tra persone in giro per il mondo.
CA: La gente è entusiasta di quest'idea di cittadinanza globale, ma subito dopo diventa confusa quando comincia a pensare al patriottismo, e a come combinare le due cose. Quello che voglio dire, lei viene eletto Primo Ministro con un mandato da portare avanti per la Gran Bretagna. Come concilia le due cose?
GB: Certo, l'identità nazionale rimane importante. Ma accettare delle responsabilità globali non sottrae niente alla gente. E penso che uno dei problemi della recessione è che la gente diventa più protezionista, si guarda dentro, cerca di proteggere la propria nazione, probabilmenete a spese di altre nazioni. Quando guardiamo realmente al motore dell'economia mondiale, non può andare avanti senza che ci siano scambi tra i diversi paesi. E qualsiasi nazione che diventi protezionista nei prossimi anni si priverebbe della possibilità di ottenere benefici dalla crescita dell'economia mondiale.
Quindi, bisogna possedere un sano senso patriottico; è assolutamente importante. Ma bisogna rendersi conto che il mondo è profondamente cambiato, e i problemi che abbiamo non possono essere risolti da una sola nazione.
CA: Bè, certo. Ma lei cosa fa quando i due aspetti entrano in conflitto ed è costretto a prendere una decisione che sia per l'interesse della Gran Bretagna, o per l'interesse dei Britannici, o per i cittadini di qualche altra parte del mondo?
GB: Penso che si possa convincere la gente che ciò che è necessario per l'interesse a lungo termine della Gran Bretagna, ciò che è necessario per l'interesse a lungo termine dell'America, è un impegno autentico con il resto del mondo, prendendo le decisioni che sono necessarie.
C'è una storia famosa, ancora una volta, che si racconta su Richard Nixon. 1958, il Gana diventa indipendente quindi è poco più di 50 anni fa, Richard Nixon va a rappresentare il governo degli Stati Uniti alla celebrazioni per l'indipendenza del Ghana. Ed è una delle sue prime uscite come vicepresidente in un paese Africano. Non sa esattamente cosa fare, quindi comincia a andare in giro tra la folla e comincia a parlare con la gente tra la folla e dice alla gente in quel suo modo così unico, "Come ci si sente ad essere liberi?" E va in giro, "Come ci si sente ad essere liberi?" "Come ci si sente ad essere liberi?" A un certo punto qualcuno dice, "Come faccio a saperlo? Vengo dall'Alabama." (Risate) E questo era negli anni 50.
Quindi, quello che è straordinario è che i diritti civili in America sono stati conquistati negli anni 60. Ma l'altra cosa rilevante è che i diritti socioeconomici in Africa non sono migliorati rapidamente sin dall'età del colonisalismo. Eppure, America e Africa hanno un interesse comune. E dobbiamo renderci conto che se non ci uniamo a coloro che sono le voci sensibili e le voci democratiche dell'Africa, per lavorare insieme per cause comuni, allora il pericolo di Al Qaeda e gruppi ad essa legati che avanzano in Africa è molto grande.
Quindi, direi che ciò che sembra talvolta altruismo, relativamente all'Africa, o relativamente ai paesi in via di sviluppo, è più di quello che sembra, è un interesse personale illuminato lavorare insieme ad altri paesi. E direi che l'interesse nazionale e, se volete, ciò che chiamiamo interesse globale nell'affrontare la povertà e il cambiamento climatico alla lunga si incontreranno. E qualunque sia il prezzo di breve periodo per prendere decisioni sul cambiamento climatico o per prendere decisioni sulla sicurezza, o per intraprendere azioni che diano alla gente opportunità per l'educazione, questi sono prezzi che vale la pena pagare così da costruire una società globale più forte dove la gente si sente a proprio agio con gli altri ed è in grado di comunicare con gli altri in modo da costruire realmente legami più forti tra i diversi paesi.
CA: Siamo a Oxford, che è la casa del pensiero filosofico sperimentale. Quindi eccone uno che potrebbe andare -- Voglio semplicemente approfondire questo problema. Allora, lei è in vacanza su una bella spiaggia, E si vocifera che ci sia stato un gigantesco terremoto e che ci sia uno tsunami in arrivo sulla spiaggia. Su un lato della spiaggia c'è una casa con una famiglia di cinque Nigeriani. E sull'altro lato della spiaggia c'è un singolo Britannico. Lei ha giusto il tempo di -- (Risate) Ha il tempo di avvertire una sola casa. Cosa fa? (Risate)
GB: Comunicazione moderna. (Applausi) Avverto entrambi. (Applausi) Concordo sul fatto che la mia responsabilità riguarda prima di tutto essere sicuri che la gente del nostro paese sia al sicuro. E non vorrei che qualunque cosa venga detta oggi suggerisca che sto sminuendo l'importanza della responsabilità che ogni singolo leader ha per il proprio paese.
Ma sto cercando di suggerire che c'è una grande opportunità aperta che non ci è mai stata data prima. Ma il potere di comunicare al di fuori delle frontiere ci permette di organizzare il mondo in modo diverso. E penso, consideri lo tsunami, è un esempio classico. Dov'erano i sistemi di allarme preventivi? Dov'era il mondo che opera insieme per fronteggiare i problemi che si sapeva sarebbero sorti dai potenziali terremoti, così come dal potenziale cambio climatico? E quando il mondo comincia a lavorare congiuntamente, con migliori sistemi di allarme preventivi, allora si possono cominciare a fronteggiare meglio alcuni di questi problemi. Penso solo che non vediamo, per il momento, l'immensa opportunità che abbiamo che nasce dalla capacità delle persone di cooperare in un mondo in cui prima c'era isolazionismo o c'erano alleanze limitate basate sulla convenienza che, di fatto, non portavano mai ad affrontare alcuni dei problemi centrali.
CA: Ma penso che questa sia la frustrazione che forse hanno in molti, come la gente del pubblico qui presente, che adora il tipo di linguaggio con cui sta parlando. E' ispiratore. Molti di noi credono che questo debba essere il futuro del mondo. E tuttavia, quando la situazione cambia, si sentono improvvisamente i politici parlare come se, per esempio, la vita di un soldato Americano valesse più di un qualsiasi numero di civili Iracheni. Quando il pedale dell'acceleratore incontra un ostacolo, l'idealismo può essere messo da parte. Sto solo pensado -- se riesce a vedere questo cambiamento con il tempo, se vede in Gran Bretagna che gli atteggiamenti stanno cambiando, e che la gente sia realmente, maggiormente a favore del tipo di etica globale di cui sta parlando.
GB: Penso che ogni religione, ogni fede, e non sto parlando solo di gente di fede o religiosa -- abbia questa etica globale alla base del suo credo. Vuoi che sia Ebrea o Musulmana o Hindou, o Sikh, la stessa etica globale è al centro di ognuna di queste religioni. Quindi, stiamo parlando di qualcosa che la gente istintivamente vede come parte del suo senso di moralità. Stiamo costruendo su qualcosa che non è puro interesse personale. Stiamo costruendo sulle idee e i valori della gente -- che forse sono candele che ardono molto debolmente in certe occasioni. Ma questo è un set di valori che non può, dal mio punto di vista, estinguersi.
Allora la domanda è, come fare accadere questo cambiamento? Come persuadere la gente che è nel loro interesse costruire solidamente... Dopo la Seconda Guera Mondiale, abbiamo costruito istituzioni, le Nazioni Unite, il FMI, la Banca Mondiale, l'Organizzazione Mondiale del Commercio, il Piano Marshall. C'è stato un periodo in cui la gente parlava di un atto di creazione, perché queste istituzioni erano così nuove. Ma ora hanno fatto il loro tempo. Non fanno fronte ai problemi. Come dicevo, non si può far fonte al problema dell'inquinamento con le istituzioni esistenti. Non si può trattare il problema della sicurezza nel modo in cui ci sarebbe bisogno di farlo. Non si può risolvere il problema economico e finanziario. Quindi dobbiamo ricostruire le nostre istituzioni globali, costruirle in modo che siano adatte alle sfide del nostro tempo.
E credo che se guardiamo alla più grande sfida che abbiamo di fronte, è convincere la gente ad avere fiducia che possiamo costruire una vera società globale con le istituzioni che sono basate su queste regole. Quindi, tornando indietro al mio punto iniziale. Talvolta pensiamo che le cose siano impossibili. Nessuno avrebbe detto 50 anni fa che l'apartheid sarebbe stato abolito nel 1990, o che il Muro di Berlino sarebbe caduto tra gli anni 80 e 90, o che la polio sarebbe stata sradicata, o 60 anni fa nessuno avrebbe detto che un uomo sarebbe potuto andare sulla luna. Tutte queste cose sono successe. Affrontando l'impossibile, rendiamo possibile l'impossibile.
CA: Abbiamo avuto uno speaker che ha detto esattamente la stessa cosa, ed ha ingoiato una spada subito dopo. Il che è stato piuttosto drammatico. (Risate)
GB: La mia spada sarà la prossima.
CA: Certo, una vera etica globale equivale a dire, "Credo che la vita di ogni essere umano sul pianeta abbia lo stesso valore, eguale considerazione, senza distinzione di nazionalità e religione." E ci sono politici che lo dicono -- Lei è eletto. In un certo senso, lei non lo può dire. Anche se, come essere umano, lei ci crede non lo può dire, lei è eletto per l'interesse Britannico.
GB: Abbiamo la responsabilità di proteggere. Voglio dire, guardi, 1918, il Trattato di Versailles, e tutti i trattati precedenti, il Trattato di Westfalia e tutti gli altri, avevano come scopo la protezione del diritto sovrano di singoli paesi di fare quello che volevano. Da allora, il mondo è andato avanti, in parte come risultato di ciò che è successo con l'Olocausto, e la preoccupazione della gente per i diritti degli individui all'interno dei territori dove hanno bisogno di protezione, in parte a causa di ciò che abbiamo visto in Ruanda, in parte a causa di ciò che abbiamo visto in Bosnia. L'idea della responsabilità di proteggere tutti gli individui che sono in situazioni di rischio umanitario è ora stabilito come principio che governa il mondo.
Quindi, mentre non posso dire automaticamente che la Gran Bretagna correrà in aiuto di ogni cittadino di ogni paese, in pericolo, posso dire che la Gran Bretagna è in una posizione in cui lavorare con altri paesi così che l'idea di avere una responsabilità nel proteggere persone che sono vittime di genocidi o di un attacco umanitario, diventi un concetto che è accettato dal mondo intero.
Ora, in fin dei conti, ciò può essere raggiunto solo se le istituzioni internazionali lavorano abbastanza bene da poterlo realizzare. E qui torniamo su quello che è il ruolo futuro delle Nazioni Unite, e quello che realmente può fare. Ma la responabilità di proteggere è un'idea nuova che è, in un certo senso, derivata dall'idea di autodeterminazione come principio che governa la comunità internazionale.
CA: Può immaginare, ai giorni nostri, un politico andare sul palco per un tipo di etica globale completa, di cittadinanza globale? E sostanzialmente dire "Credo che tutte le persone del pianeta hanno uguale valore, e se andrò al potere agiremo in questo senso. E crediamo che le persone di questo paese ora sono anche cittadini globali e supporteranno quest'etica..."
Gordon Brown: Non è quello che stiamo facendo nel dibattito sul cambiamento climatico? Stiamo dicendo che non si può risolvere il problema del cambio climatitico in un paese; bisogna coinvolgere tutti i paesi. Stiamo dicendo che dobbiamo, e abbiamo il compito di aiutare quei paesi che non possono sostenere i problemi del cambiamento climatico da soli.
Stiamo dicendo che vogliamo un accordo con tutti i paesi del mondo dove siamo tutti vincolati a tagliare le emissioni di CO2 in modo che tutto il mondo possa trarne beneficio. Prima non abbiamo avuto questa possibilità perché Kyoto non ha funzionato. Se riuscissimo ad arrivare ad un accordo a Copenhagen, dove la gente concordasse, A, che c'è un obiettivo a lungo termine nel taglio delle emissioni di CO2,
B, che ci sono obiettivi di breve termine da raggiungere questo non è semplicemente astratto; sono le persone che prendono realmente decisioni che oggi farebbero la differenza, e se si potesse trovare un meccanismo di finanziamento che garantisca ai paesi poveri più danneggiati dalla nostra incapacità di fronteggiare i cambiamenti climatici in tanti anni e decenni un aiuto speciale per passare a tecnologie energeticamente efficienti, e una posizione finanziaria che consenta loro di sostenere investimenti a lungo termine associati al taglio delle emissioni di CO2, allora stiamo trattando il mondo equamente, dando la giusta considerazione a ogni parte del pianeta e ai bisogni che hanno.
Non vuol dire che tutti fanno la stessa cosa, perché in realtà noi dobbiamo fare di più finanziariamente per aiutare i paesi più poveri, ma ciò vuol dire che diamo uguale peso ai bisogni dei cittadini in un singolo pianeta.
CA: Si. E ovviamente la teroria è ancora che queste discussioni vengono trascurate da parte dei diversi paesi che litigano per il loro interessi individuali.
GB: Si, ma penso che l'Europa ha preso una posizione ciò vuol dire che 27 paesi sono già d'accordo. Intendo dire, la grande difficoltà in Europa si presenterebbe se in un meeting 27 persone parlassero, questo comporterebbe tantissimo tempo. Ma abbiamo trovato un accordo sul cambiamento climatico. L'America ha dato la sua prima disposizione sulla questione con il disegno di legge per il quale il Presidente Obama dovrebbe essere elogiato per averlo fatto passare al Congresso. Il Giappone ha fatto un annuncio. Cina e India hanno controfirmato l'evidenza scientifica. E ora dobbiamo portarli ad accettare un obiettivo a lungo termine, e subito dopo traguardi a breve termine. Ma progressi sono stati fatti, penso, nelle ultime settimane più di quanto sia stato fatto negli ultimi anni.
E credo veramente che ci siano forti probabilità di riuscire a trovare un accordo a Copenhagen, se lavoriamo insieme. Ho sicuramente portato avanti delle proposte che avrebbero permesso alle parti più povere del mondo di sentire che abbiamo preso in considerazione le loro esigenze specifiche. E li aiuteremmo ad adattarsi. Li aiuteremmo nella transizione verso un'economia a basso consumo di CO2.
Penso veramente che una riforma delle istituzioni internazionali sia vitale a questo scopo. Quando il FMI è stato creato negli anni 40, è stato creato con risorse che rappresentavano il cinque per cento circa del PIL mondiale. Il FMI ora ha risorse limitate, uno per cento. Non può realmente fare la differenza che si dovrebbe fare in un periodo di crisi. Allora, dobbiamo ricostruire le istituzioni mondiali. E questo è un compito importante: convincere tutti i vari paesi con i diversi poteri di voto in queste istituzioni a procedere in questa direzione.
C'è una barzelletta su tre leader mondiali del giorno in cui hanno la possibilità di ottenere un consiglio da Dio. E la barzelleta dice che Bill Clinton va da Dio e chiede quando ci sarà un accordo riuscito sul cambiamento climatico e un'economia a basso consumo di carbonio Dio scuote la testa a dice, "Non quest'anno, non questo decennio, probabilmente mai in tutta la tua vita." E Bill Clinton si allontana in lacrime perché fallisce nell'ottenere quello che vuole.
Poi, la barzelletta continua con Barroso, il presidente della Commissione Europea, va da Dio e chiede, "Quando ci sarà una ripresa della crescita globale?" E Dio dice, "Non quest'anno, non in questo decennio, probabilmente mai in tutta la tua vita." Allora Barroso se ne va via piangendo in lacrime.
E poi il segretario generale delle Nazioni Unite si presenta per parlare con Dio e dice, "Quando le nostre istituzioni internazionali funzioneranno?" E Dio piange.
(Risate) E' molto importante riconoscere che questa riforma delle istituzioni è il prossimo passo dopo aver concordato tra di noi che c'è una chiara etica su cui possiamo costruire.
CA: Primo Ministro, penso che ci sia tanta gente tra il pubblico che realmente apprezza gli sforzi che lei ha fatto per tirarci fuori dal casino finanziario in cui ci siamo messi. E c'è sicuramente tanta gente tra il pubblico che la incoraggerà nella sua ricerca di un' etica globale. Molte grazie per essere intervenuto a TED.
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Possono gli interessi individuali di una nazione conciliarsi con il bene dell'umanità? Può un politico patriottico eletto a livello nazionale mostrare la stessa considerazione per gente di altri paesi? Nel suo TEDTalk sull'etica globale il Primo Ministro della Gran Bretagna Gordon Brown risponde alle domande del curatore Chris Anderson.
Britain's former prime minister Gordon Brown played a key role in shaping the G20 nations' response to the world's financial crisis, and was a powerful advocate for a coordinated global response to problems such as climate change, poverty and social justice. Full bio »
Translated into Italian by Anna Cristiana Minoli
Reviewed by Santa Pedone
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16:43 Posted: Jul 2009
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