Andatevene in giro per quattro mesi con tre desideri e le idee cominceranno a venir fuori. Credo che tutti dovrebbero farlo – immaginare di avere tre desideri. Ma che farsene? È effettivamente un bell'esercizio per andare a fondo nelle cose che consideriamo importanti e che agiscono davvero sul mondo intorno a noi. In questo senso, può un individuo fare effettivamente qualcosa, o arrivare a capire qualcosa, che possa davvero diventare un traino e fare la differenza? Ispirato dalla natura, questo è l'argomento. Credo, sinceramente, sia da qui che ho cominciato.
Come canadese ho sviluppato un grande interesse per il paesaggio. Noi abbiamo questo grande nord. La popolazione non è così numerosa e mio padre amava la vita all'aria aperta, così ho avuto la possibilità di conoscere bene quel paesaggio. Non ho mai davvero capito che cosa fosse esattamente, né come mi stesse ispirando. Ma credo volesse dirmi che noi siamo questa cosa transitoria che sta accadendo, e che la natura là fuori, la costa incontaminata, la foresta incontaminata che ho potuto vedere, porta davvero con sé l'idea di un tempo geologico, l'idea che tutto questo continui da molto tempo, e noi lo viviamo in modo diverso.
Questo, per me, è stato un punto di riferimento di cui credo avessi bisogno per fare il lavoro che ho fatto. Allora sono uscito e ho fatto la foto di quest'erba che spuntava in primavera sul ciglio della strada. Questa rinascita dell'erba. Poi sono uscito per anni cercando di fotografare il paesaggio incontaminato. Ma come fotografo fine art mi sono reso conto che non avrebbe funzionato, che sarebbe stato difficile farne nascere una carriera artistica. Ma ho continuato a farmi risucchiare da quel tipo di fotografia da calendario, o qualcosa del genere, e non riuscivo a tirarmene fuori. Poi ho cominciato a dirmi, come posso ripensare il paesaggio? Decisi di ripensare il paesaggio come qualcosa che abbiamo trasformato noi.
Ebbi una specie di epifania mentre ero in Pennsylvania. Mi ero perso e feci inversione per cercare di tornare in autostrada, quando mi ritrovai in una cittadina di nome Frackville. Scesi dall'auto e rimasi lì, in piedi. Era una cittadina mineraria, estraevano carbone. Feci un giro su me stesso: era il paesaggio più surreale che avessi mai visto. Totalmente traformato dall'uomo. Questo mi spinse a cercare altre miniere come quella, a cercare i più grandi interventi industriali sul paesaggio che potessi trovare. Quella divenne la linea guida di ciò che stavo facendo, e anche l'argomento su cui capii di potermi concentrare senza dovermi per forza reinventare daccapo. L'argomento era abbastanza vasto da richiedere il lavoro di una vita, era qualcosa in cui avrei potuto affondare i denti, semplicemente cercando e trovando quelle industrie.
Una delle cose che avrei voluto dire nei miei ringraziamenti, ma che ho in qualche modo dimenticato, è grazie a tutte le corporation che mi hanno aiutato. Perché ho dovuto trattare per quasi ciascuna di queste foto, per entrare nei luoghi in cui le ho scattate. Se non fosse stato per le persone che mi hanno fatto entrare, ai vertici di quelle corporation, non avrei mai realizzato questa serie di immagini. Quindi riguardo a questo, devo dire, non sono contro le corporation. Ho anch'io una corporation. Lavoro con loro, e credo che tutti ne abbiamo bisogno, che siano importanti. Ma sono anche per la sostenibilità.
Quindi c'è qualcosa che mi attrae in entrambe le direzioni. Non sto puntando il dito su quello che sta succedendo, ma si tratta di una lenta progressione. Così ho cominciato a pensare: beh, abbiamo attraversato tutte le età dell'uomo, l'età della pietra, l'età del ferro e quella del rame. E queste ere sono in corso ancora oggi. Ma siamo del tutto disconnessi da loro. C'è qualcosa che non vediamo, ed è qualcosa di spaventoso, anche. Perché se cominciamo a guardare alla brama collettiva per il nostro stile di vita, e a quello che stiamo facendo al paesaggio, è per me qualcosa che posso contemplare con equilibrio in questo momento.
Con le mie fotografie spero di riuscire a catturare l'attenzione di chi le guarda, di farlo avvicinare al mio lavoro senza che venga respinto dall'immagine. Non dovrebbe dire: «Oh, mio Dio, che cos'è?» ma che si senta stimolato. Dovrebbe dire: «Wow, è bellissimo, da un lato, ma dall'altro fa anche paura. Non dovrebbe piacermi affatto.» È come un piacere proibito. E quel piacere proibito credo sia ciò che attrae, e che spinge le persone a cercare queste cose, ad avvicinarvisi e conoscerle. Inoltre, in un certo senso, definisce quello che sento. Sono attratto da un certo stile di vita. Voglio una casa, voglio una macchina, ma questo ha delle conseguenze. Come ho iniziato a provare attrazione-repulsione insieme? Ce l'ho persino nella mia coscienza, e nel mio lavoro sto cercando di riprodurre quello stesso tiremmolla.
Queste cose che ho fotografato – in questo mucchio c'erano 45 milioni di copertoni, il più grande che ho visto. Era solo a un'ora e mezza da dove stavo io e ha preso fuoco circa quattro anni fa. Era dalle parti di Westley, in California, vicino a Modesto. Ho deciso di cercare qualcosa che avesse, per me – se il mio lavoro precedente sul paesaggio era una specie di lamento per quello che stavamo facendo alla natura, questo sul riciclaggio dei rifiuti ha cominciato a indicarmi una direzione. Per me era la nostra redenzione. Nel lavoro sul riciclaggio che stavo facendo cercavo una procedura, un'attività umana che fosse sostenibile. Perché se continuiamo a reimmetere cose, attraverso realtà industriali e urbane, di nuovo nel sistema, se riusciamo a fare questo possiamo andare avanti. Certo, ascoltando la conferenza vengono in mente molte altre cose. La biomimetica… e poi altre ancora… la nanotecnologia, che potrebbero anche evitarci di andare in quel paesaggio e farlo a pezzi. Tutti aspettiamo con ansia queste cose.
Ma nel frattempo queste altre sono in aumento. Queste cose continuano a verificarsi. Ciò che vedete qui – sono andato in Bangladesh, ho cominciato a uscire dal Nordamerica. Ho cominciato a guardare al nostro mondo in maniera globale, e queste immagini del Bangladesh sono nate da un programma radiofonico che stavo ascoltando. Stavano parlando della Exxon Valdez, dicevano che ci sarebbe stato un eccesso di petroliere a causa delle compagnie assicurative. Dicevano che quelle petroliere andavano disarmate e che il 2004 sarebbe stato l'apice di questa situazione. Al che ho pensato: «Mio Dio, questa sarebbe un'occasione!» Vedere le più grandi navi costruite dall'uomo che vengono disarmate a mano, letteralmente, nei Paesi del terzo mondo. All'inizio avevo intenzione di andare in India, ma non mi hanno fatto entrare a causa di una questione con Greenpeace, poi sono riuscito a entrare in Bangladesh e ho visto per la prima volta il terzo mondo, un'immagine di quel mondo che non pensavo neppure possibile. 130 milioni di persone che vivono in un'area grande come il Wisconsin. Gente ovunque, con un inquinamento altissimo e condizioni di lavoro disumane.
Questi sono giacimenti petroliferi in California, alcuni dei più grandi. Di nuovo, ho cominciato a pensare che – ho avuto un'altra epifania – che il mondo in cui vivevo era il risultato del fatto che avessimo una gran quantità di petrolio. E questo, per me, è stato ancora un volta qualcosa su cui costruire, e ho continuato a farlo. Quindi questa è una serie che spero di concludere fra circa due o tre anni, più o meno, e si chiamerà La festa del petrolio. Perché credo che ogni cosa ci riguardi – i nostri vestiti, le auto, le strade e tutto il resto – ne sia il risultato diretto. Ora passiamo a qualche foto sulla Cina. Ho iniziato a fotografare la Cina quattro anni fa, e nella mia mente questo Paese è davvero una questione di sostenibilità.
Per non dire che la Cina ha anche avuto una notevole influenza sulle industrie intorno a cui sono cresciuto. Provengo da una cittadina di colletti blu, una cittadina General Motors, mio padre ha lavorato alla General Motors. Avevo quindi una certa familiarità con quelle industrie, cosa che ha anche ispirato il mio lavoro. Ma vedere la Cina e la velocità con cui si sta sviluppando è un'altra cosa. Questa è la diga delle Tre Gole, la diga più grande mai tentata dall'uomo. Gran parte degli ingegneri di tutto il mondo ha abbandonato il progetto perché dicevano che era troppo grande. Infatti, quando un anno e mezzo fa è stata riempita d'acqua, hanno potuto misurare un'oscillazione nella terra mentre avveniva. Ci sono voluti quindici giorni per riempirla, e ha creato un riserva d'acqua lunga 600 chilometri, una delle più grandi mai costruite. Ma l'altro grande progetto di quell'area fu lo spostamento di tredici intere città al di sopra del livello dell'acqua e l'abbattimento di tutti i palazzi per fare strada alle imbarcazioni.
Questo è un prima e un dopo. Qui è prima e qui è dieci settimane dopo, tutto demolito a mano. Credo che per undici edifici abbiano usato la dinamite, il resto è stato fatto a mano. Qui era dieci settimane dopo. Questo vi dà un'idea. E fu la gente che viveva in quelle case a lavorare e rimuovere tutto. Veniva pagata a mattone per abbattere le proprie città. Ecco alcune immagini di allora. Ho fatto tre viaggi alla diga delle Tre Gole, in cerca di quella massiccia trasformazione del paesaggio. Sembra un paesaggio bombardato, ma non lo è. In realtà è un paesaggio del tutto intenzionale. È il bisogno di energia, e sono decisi a portare avanti una trasformazione del genere, di questa portata, per avere l'energia.
Ancora, è effettivamente un sollievo per ciò che sta accadendo in Cina perché credo siano in costruzione 27 centrali nucleari. In Nordamerica non ne hanno costruita una per vent'anni per il problema NIMBY (Not In My Backyard), ma in Cina dicono: «No, noi ne tiriamo su 27 nei prossimi dieci anni». E i forni per il carbone continuano a funzionare laggiù, per l'energia idroelettrica, ogni settimana. Quindi il carbone è forse uno dei problemi maggiori. Una delle altre cose che sono successe nelle Tre Gole è che molta terra coltivabile, che vedete lì sulla sinistra, è andata perduta. Parte di una delle terre coltivabili più fertili è andata perduta. In un colpo solo circa due milioni di persone sono state rilocate, dipende da quali dati consultate. E questo è ciò che stanno costruendo.
Questa è Wushan, una fra le città rilocate più grandi. Questo è il quartier generale della città, il palazzo del municipio. E ancora, la ricostruzione della città. Per me era triste vedere che non ne sapevano molto, immagino, di quello che qui chiamiamo piano regolatore. Non c'erano parchi, niente aree verdi. Tutto ammassato sul crinale di una collina. Hanno avuto la possibilità di ricostruire intere città. ma su questo non abbiamo punti in comune.
Questo cartello dice: «Rispetta le legge sul controllo delle nascite. Costruisci la nostra scienza. Un'idea civile e avanzata del matrimonio e della procreazione». In questo cartello ci sono tutti i simboli della cultura occidentale. C'è lo smoking, il bouquet di fiori. Ma ciò che secondo me è davvero inquietante in questo cartello è la raffineria sullo sfondo. È come sposare tutte le cose che abbiamo, è un adattamento del nostro stile di vita, punto. E ancora, quando cominci a vedere quel tipo di abbraccio. e inizi a vederli passare da uno stile di vita rurale a impatto ambientale molto basso a uno stile di vita urbano, con effetti decisamente maggiori, la cosa si fa più preoccupante.
Questa è una delle piazze più grandi del Guangdong. Qui arrivano dalle campagne molti lavoratori migranti. Ci sono circa 130 milioni di persone che migrano verso i centri urbani in qualsiasi momento. Nei prossimi 10-15 anni si prevede che altri 400-500 milioni arriveranno nei centri urbani come Shanghai e altre località industriali. Le industrie sono… Si può riconoscere un'industria statale dal fatto che tutti indossano uniformi dello stesso colore. Qui ne indossano una rosa. È una fabbrica di scarpe. E hanno i dormitori per gli operai. Quindi li prendono dalle campagne e li mettono nei dormitori.
Questa è una delle più grandi fabbriche di scarpe, a Yuyuan, vicino Shenzhen. Ha 90.000 opeari che fanno scarpe. Questo è il cambio del turno, uno dei tre. A ogni cambio – ci sono due fabbriche di queste dimensioni nella stessa città. In questa ci sono 45.000 operai. Quindi a ogni pausa pranzo circa 12.000 operai escono fuori. Si siedono e hanno circa venti minuti, poi ricominciano. È una forza lavoro incredibile che si sta creando. Shanghai – Sto osservando la ricostruzione urbana di Shanghai, e quest'area verrà interamente spianata per costruire grattacieli nei prossimi cinque anni.
A Shanghai sta anche succedendo – la Cina sta cambiando perché questo non sarebbe potuto succedere cinque anni fa, per esempio. Questo è un tentativo di resistenza. Si chiamano dengzahoos, sono come inchiodati al terreno. Non intendono muoversi. Non stanno negoziando. Non ricevono abbastanza, quindi non si muovono. Allora cercano di resistere finché non potranno trattare. Ed effettivamente sono riusciti a ottenere trattamenti migliori, mentre la maggior parte viene trattata male. Vengono sbattuti fuori in un paio d'ore. Comunità che stanno lì da centinaia di anni, o anche migliaia di anni, vengono disgregate e disperse nelle aree suburbane fuori Shanghai. Tutte queste persone si oppongono alla ricostruzione di Shanghai. Forse è il più grande progetto di rinnovamento urbano, dell'intero pianeta, io credo.
E poi la varietà di cose con cui rimpiazzavano tutto – uno dei miei desideri, ma non l'ho mai fatto, era dirgli in qualche modo che c'erano modi migliori per costruire una casa. L'intreccio di stili era davvero qualcosa di speciale. Queste vengono chiamate «le ville». Anche adesso stanno spostando tutto. L'impalcatura è ancora su, e questa è un area di riciclo di apparecchiature elettroniche. Se guardate in basso nell'immagine grande potete notare che l'industria, la loro industria, ricicla tutto. Quindi l'industria sta già crescendo intorno a questi nuovi agglomerati.
Questa è una sopraelevata a cinque livelli a Shanghai. Shangahi è una città molto intrigante, sta esplodendo a una velocità che nessun'altra città ha mai sperimentato. Infatti anche Shenzhen, nella zona industriale, o dell'economia, una delle prime, 15 anni fa aveva 100.000 abitanti e oggi è arrivata a 10-11 milioni. Quindi questo dà l'idea del tipo di migrazioni e a che velocità avvengono. Questi sono solo i taxi fabbricati dalla Volkswagen. Ce ne sono 9000 in questa foto, e sono stati costruiti per le principali grandi città, Pechino, Shanghai e Shenzhen. E questo non è il mercato interno dell'auto, ma solo quello dei taxi. Qui vediamo un esempio di sviluppo delle zone suburbane. Sono tutti edifici alti. Ne tirano su 20 o 40 alla volta, tutti allo stesso modo, come sistemazioni per famiglie che vengono in quest'area.
E la densità della popolazione è qualcosa di incredibile. Con questa foto volevo evidenziare una caratteristica di questi palazzi che mi ha scioccato, cioè che non hanno un sistema unico per l'aria condizinata. Ogni finestra ha il suo condizionatore. Di sicuro ci sono persone qui che ne sanno più di me di efficienza, ma non credo che mettere un condizionatore per ogni appartamento sia il modo migliore per raffreddare un edificio di queste dimensioni. E quando cominci a osservarla e ti inoltri in una città delle dimensioni di Shanghai, è letteralmente una foresta di grattacieli. Toglie il fiato vedere la velocità con cui la città si sta trasformando. In primo piano in questa foto si vede ancora una delle vecchie aree rimaste intatte. Ormai hanno spianato tutto, circa otto mesi fa, edifici più alti sono in costruzione in quello spazio al centro. Un grattacielo viene costruito letteralmente in una notte a Shanghai.
Di recente sono andato in Cina e ho cominciato a cercare alcune fra le industrie più grandi. Questa è la Baosteel, appena fuori Shanghai. Questa è la scorta di carbone per l'acciaieria, 18 chilometri quadrati. È una cosa di proporzioni incredibili, credo 15.000 operai, cinque forni verticali e il sesto in fase di costruzione. Stanno costruendo altoforni molto grandi per cercare di soddisfare la domanda di acciaio in Cina. Qui se ne vedono tre nella stessa foto. Guardando queste immagini si nota una specie di foschia costante. Qui vediamo in tempo reale un assemblatore che monta un interruttore. 10 ore al giorno a questa velocità. Credo che uno degli aspetti che stiamo riscontrando riguardo alla Cina, è che usano molte delle recenti produzioni tecnologiche.
C'erano 400 persone che lavoravano in quel piano. Ho chiesto al direttore di indicarmi i cinque assemblatori più veloci, poi sono andato a osservarli ciascuno per 15-20 minuti e infine ho scelto questa donna. Era un fulmine, lavorava in un modo quasi incredibile. Ma è questo l'espediente che sfruttano adesso e che li rende vincenti: usano tutte le ultime tecnologie e macchine di estrazione, mettono in gioco tutti i componenti. Ma è con l'assemblaggio che stanno effettivamente attirando lavoratori dalle campagne. Gente volenterosa che vuole lavorare. C'è una massa enorme di gente che vuole un lavoro. E questa situazione andrà avanti per i prossimi 10-15 anni, se realizzano ciò che vogliono, il che significa 400-500 milioni di persone che si trasferiscono nelle città.
In questo caso particolare – ecco la catena di montaggio di prima, in questo scatto. Ho dovuto usare un diaframma molto chiuso per avere profondità di campo. Avevo bisogno che stessero immobili per 10 secondi per scattare la foto. Ho dovuto fare cinque prove perché continuavano a muoversi. Farli rallentare era letteralmente impossibile. Erano come agitati a forza di assemblare tutto il giorno. Poi è intervenuto il direttore con voce severa: «Ok, tutti fermi!» Non è stato troppo brusco, però gli fanno assemblare quelle cose a velocità pazzesca…
Questo è uno stabilimento tessile in cui fanno seta sintetica, con il petrolio. Ciò che vedete qui è uno degli opifici più all'avanguardia. Ci sono 500 di queste macchine, 200.000 dollari ognuna, e solo 12 persone a farle funzionare. Le tengono solo d'occhio, assicurandosi che tutto fili liscio. Tutte le macchine sono in funzione. Davvero incredibili le dimensioni di queste fabbriche… Ho cercato di addentrarmi sempre di più nelle fabbriche. Questo è un dittico. Ho fatto molti accoppiamenti per cercare di rendere la grandezza di questi luoghi. Questa è una catena dove prendono i fili e li arrotolano prima di portarli all'opificio.
Questo è qualcosa che richiede molta più manodopera, cioè la fabbricazione di scarpe. In questo questo piano ci sono 1500 operai. L'azienda intera ha circa 10.000 impiegati e produce scarpe per il consumo nazionale. Non era facile accedere alle fabbriche delle multinazionali, perché per aziende come Nike e Adidas serviva il permesso, e non è facile ottenerlo. E poi non vogliono che io entri. Ma nelle fabbriche statali è stato più facile. Ti danno un senso di… È qui che è cominciata la migrazione del lavoro in Cina per fare le scarpe. Nike è stata una delle prime. La componente manodopera era talmente rilevante che era logico correre dietro a quel mercato del lavoro.
Questa è una fabbrica di telefoni cellullari. La Bird telefoni cellulari. Una delle più grandi fabbriche di cellulari in Cina. Credo che le aziende di telefoni cellulari nascano da queste parti letteralmente ogni settimana, e hanno avuto una crescita esplosiva. Questa è un'industria tessile in cui fanno camicie, la Youngor, la più grande fabbrica di camicie e abbigliamento della Cina. In quest'altro scatto si vede una delle sale mensa. Tutto è molto efficiente. Mentre preparavo questo scatto la gente impiegava 8-10 minuti per pranzare. Questa è una delle fabbriche più grandi che abbia mai visto. Qui fanno macchinette per il caffé, i più grandi produttori di macchine per il caffé e di ferro. Ne fanno 20 milioni in tutto il mondo. Ci sono 21.000 impiegati. Questa fabbrica, e ne hanno diverse, è lunga mezzo chilometro. Questi sono scatti recenti, sono tornato circa un mese fa, quindi siete i primi a vedere queste nuove immagini di fabbriche.
Ho impiegato quasi un anno per avere accesso a questi luoghi. L'altro aspetto di ciò che sta succedendo in Cina è che hanno un reale bisogno di materie prime. Quindi molti materiali riciclabili vengono portati in Cina con le navi. Questo è metallo pressato a cubi. Queste sono armature elettriche, qui estraggono il rame e l'acciaio dei motori elettrici e li riciclano. Questo ha sicuramente a che vedere con la California e la Silicon Valley ma è ciò che succede a gran parte dei computer. Il 50 % dei computer del mondo finisce in Cina per essere riciclato.
Si chiamano «rifiuti elettronici» da quelle parti, e costituiscono un bel problema. Perché per riciclare le schede interne usano mattonelle combustibili di carbone, le usano in tutta la Cina. Scaldano le schede e con un paio di pinze tirano via tutti i componenti. Cercano di prendere tutti i metalli preziosi da questi pezzi, ma i fumi tossici, quando entri in una città che usa questa tecnica per bruciare le schede, li puoi respirare anche a 5-10 chilometri di distanza. Questa è un'altra procedura. È tutto lavoro a domicilio, quindi non sono posti grandi, avviene tutto sotto i portici delle case della gente, nei loro cortili, ma bruciano schede persino in casa.
C'è la preoccupazione che qualcuno li scopra, perché in Cina questo è illegale, ma non possono impedire che gli portino i pezzi. Questo ritratto – di solito non faccio ritratti, ma in questo caso non ho resistito. Questa donna ha vissuto l'epoca di Mao, il Grande balzo in avanti e la rivoluzione culturale, e ora se ne sta seduta sotto il portico con questi rifiuti elettronici. Davvero incredibile. Questa è una strada inondata di schede dei computer in una delle più grandi città in cui riciclano. Quindi questo è il genere di foto che volevo mostravi.
Voglio rivolgere i miei desideri alle mie due ragazze. Sono sempre nella mia mente e nei miei pensieri. Una è Megan, sulla destra, l'altra è Katja. Per me tutta l'dea… le cose che fotografo hanno parecchio a che fare con le proporzioni del nostro progresso e ciò che noi chiamiamo progresso. Ci saranno grandi cose dietro l'angolo, e questo è palpabile anche in questa sala, cose che stanno per irrompere e che potranno risolvere molti problemi, spero davvero si diffondano in tutto il mondo e comincino ad avere un effetto positivo. E non è qualcosa che influenza solo il nostro mondo ma comincia a crescere, perché forse possiamo correggere l'impronta che lasciamo noi, ma c'è un'impronta che sta crescendo in Asia, e sta crescendo a grande velocità, quindi non credo potremo eguagliarla. Alla fine la strategia, credo, sia quella di interessarsi alla loro evoluzione, perché è strettamente legata alla nostra.
Quindi parte del mio pensiero, e dei miei desideri, vanno di pari passo con questo. Mi dico: «Come sarà la loro vita quando vorranno avere figli, o quando vorranno sposarsi, diciamo, fra vent'anni, o fra quindici?» Queso è stato il fulcro del mio pensiero e del mio lavoro, anche per questa occasione incredibile che è l'avere desideri. Primo desiderio: cambiamento del mondo. Voglio usare le mie immagini per coinvolgere milioni di persone in una discussione globale sulla sostenibilità. Ed è grazie alla comunicazione di oggi che credo questa non sia un'idea assurda. Sono andato in cerca… Ho voluto mettere quello che avevo in mente, appiccicarlo su qualcosa. Non volevo un desiderio che nascesse dal nulla.
Uno nasce quasi dal nulla, ma l'altro… Volevo scoprire cos'è che funziona adesso, e Worldchanging.com è un blog fantastico, un blog visitato da quasi mezzo milione di persone al mese. È nato circa 14 mesi fa, e il bello del blog è che il tono della conversazione è quello che preferisco. Quello che stanno facendo è che non sono – credo che il movimento ambientalista abbia fallito usando troppo la bacchetta, usando troppo un tono apocalittico. Non è riuscito a trasmettere gli aspetti positivi dell'essere impegnato nella causa ambientale, mentre la discussione in corso in questo blog è sui movimenti positivi. Come cambiare il mondo e renderlo migliore, rapidamente. Guarda alla tecnologia, ai nuovi dispositivi per il risparmio energetico, al modo di ripensare e di riorganizzare il movimento per orientarlo verso la sostenibilità.
Quindi per me, una delle cose a cui ho pensato è mettere a disposizione parte del mio lavoro per promuovere Worldchanging.com. Alcuni di voi forse sapranno che Stephen Sagmeister e io stiamo lavorando ad alcuni layout. Queste sono ancora le fasi preliminari. Niente di definitivo, ma queste immagini, con la scritta Worldchanging.com, possono essere riprodotte su ogni media. Possono essere usate sul web, come cartelloni pubblicitari o alle pensiline degli autobus, o altro del genere. Qundi è questo che stiamo cercando di fare. E alla fine ci siamo ritrovati a constatare che in gran parte dei media trovi soprattutto un'immagine con molto testo spalmato da tutte le parti.
L'aspetto insolito, secondo Stephen, è che meno del 5% delle pubblicità sono basate sull'immagine. Quindi nel nostro caso, poiché si tratta di molte immagini come queste, ciò che rappresentano e il tipo di domande che sollevano, abbiamo pensato di lasciar parlare le immagini, così che chi le guarda dica: «Ma che cos'ha a che fare Worldchanging.com con queste immagini?» sperando che qualcuno si incuriosisca e vada sul sito. Quindi Worldchanging.com, che è un blog, non lo vedo come il tipo di blog dove andare per seguirsi a vicenda in continuazione. Questo è un blog che parlerà chiaro, che andrà e approderà lontano. Perché adesso sono in corso discussioni in India, Cina, Sudamerica… ci sono commenti che arrivano da tutto il mondo. Credo ci sia una possibilità di avere un dialogo, una discussione sulla sostenibilità su Worldchanging.com. E se potete fare qualcosa per promuoverlo sarebbe fantastico.
Il secondo desiderio è il più ambizioso e innovativo a cui sto cercando di lavorare. Ed è questo: voglio lanciare un nuovo tipo di concorso che spinga i bambini a investire, e creare, idee sulla sostenibilità. Una delle cose che sono venute fuori – Allison, che ha proposto il mio nome, ha detto una cosa in un brainstorming. Ha detto che in Canada il riciclaggio dei rifiuti si è fatto largo nella nostra mente grazie ai bambini tra la quarta e la sesta classe. E pensandoci, beh, la quarta - mia moglie e io diciamo che i sette anni sono l'età della ragione - quindi quei bambini sono nell'età della ragione, e prima della pubertà. Quindi sono in questa grande finestra in cui puoi condizionarli. Sapete che succede nella pubertà… beh, lo sappiamo dalle presentazioni di prima…
Quindi credo che dobbiamo cercare di motivare quei bambini affinché portino a casa delle idee. Lasciamogli capire che cos'è la sostenibilità, e che loro stessi hanno un interesse preciso affinché si compia. Uno dei modi a cui ho pensato per fare questo è usare il mio premio, quindi terrò 30 o 40 mila dollari e il resto andrà a finanziare il progetto, però in forma di premi da assegnare ai bambini. Ma l'altra cosa che ho pensato sarebbe fantastica è creare questi… chiamiamoli obiettivi-premio. Quindi uno potrebbe essere per la migliore idea sostenibile per un progetto scolastico. La migliore per un progetto domestico. O potrebbe essere il miglior progetto comunitario per la sostenibilità.
Ho anche pensato ci debba essere un bel premio per la migliore opera artistica per In My World. Ne nascerebbe una cosa crescente. E se convinciamo la gente a donare cose – che siano attrezzature per un laboratorio multimediale, oppure soldi per rendere il premio abbastanza significativo e farvi partecipare tutte le scuole pubbliche, o scuole frequentate da bambini che abbiano quell'età, così da renderla una competizione ampia e aperta affinché loro aspirino e facciano il possibile per quei premi. Il premio deve essere una cosa verificabile, quindi non solo un'idea. Le opere d'arte riguardano le idee e il modo di presentarle e realizzarle, ma la cosa effettiva dev'essere verificabile. In questo senso, ciò che succede è che stimoliamo un gruppo di una certa età affinché pensi. E loro faranno crescere la cosa dal basso e la porteranno, io credo, nelle case. E i genitori reagiranno cercando di aiutarli con i progetti.
Credo che questo inizierà a condizionare le idee di tutti sulla sostenibilità in maniera positiva, inizierà a insegnargliela. Sanno che cos'è il riciclo, ma non hanno ancora, credo, capito fino in fondo la sostenibilità, e quanto conta l'impronta energetica. Insegnarglielo sarebbe per me una cosa fantastica, sarebbe qualcosa in cui metterei tutto me stesso. E ancora, In My World, il concorso… useremmo le opere del concorso per promuoverlo. Mi piace il nome, In My World, perché mette il mondo in mano alle persone che lo fanno. È il mio mondo, non di qualcun'altro, e voglio aiutarlo. Voglio farne qualcosa. Qundi credo sia una grande occasione per stimolare l'immaginazione – le grandi idee, credo, vengono dai bambini – stimolare la loro immaginazione in questo progetto e fare qualcosa per le scuole. Tutte le scuole apprezzerebbero attrezzature o soldi extra, sarebbe un incentivo per spingerli a farlo. Queste sono alcune idee su dove potremmo mettere un po' di promozione per In My World.
Il terzo desiderio è un film Imax. Mi hanno detto che dovrei farne uno per me, ed effettivamente ho sempre voluto fare davvero qualcosa. La misura del mio lavoro, e il tipo di idee che metto in gioco – la prima volta che visto un film Imax ho subito pensato: «C'è una vera risonanza tra quello che sto cercando di fare e la misura di quello che cerco di fare come fotografo». E credo ci sia una possibilità reale di fare un forte – di raggiungere nuovo pubblico se ne avessi la possibilità. Quindi sto cercando, davvero, un mentore, perché ho appena compiuto gli anni, ne ho 50, e non ho tempo di tornare a scuola adesso, ho troppo da fare. Quindi mi serve qualcuno che mi metta rapidamene in condizioni di fare una cosa del genere, e mi guidi nel labirinto del come farla. Sarebbe fantastico. Quindi questi sono i miei tre desideri.
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Accettando il TED Prize 2005, il fotografo Edward Burtynsky esprime un desiderio: che le sue immagini – incredibili paesaggi che documentano l'effetto dell'umanità sul pianeta – aiutino a persuadere milioni di persone a partecipare a una discussione globale sulla sostenibilità.
2005 TED Prize winner Edward Burtynsky has made it his life's work to document humanity's impact on the planet. His riveting photographs, as beautiful as they are horrifying, capture views of the Earth altered by mankind. Full bio »
Translated into Italian by Giuseppe Doldo
Reviewed by Alberto Pagani
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11:14 Posted: Jun 2008
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21:56 Posted: Apr 2007
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16:17 Posted: Apr 2007
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