Kurt Andersen: Così come molti architetti, David è a suo agio sotto la luce dei riflettori ma è piuttosto schivo... o almeno finge di esserlo... cosicché mi ha chiesto di fargli delle domande anziché tenere lui un discorso. In effetti, ciò di cui parleremo credo sia un argomento che si presta meglio a un dialogo, più che a un discorso. E immagino che abbiamo un filmato da mostrare prima.
Dan Rather: Dall'attacco alle Torri Gemelle dell'11 Settembre, un gran numero di persone si è radunato nel centro di New York per vedere, e rendere omaggio, a quello che ora è un cimitero che si estende per più di 6 ettari. Ora, come ci riferisce Jim Axelrod della CBS, si stanno facendo gli ultimi ritocchi a un nuovo modo di visitare e osservare questo scenario.
Jim Axelrod: Dimenticate l'Empire State Building o la Statua della Libertà... c'è un nuovo luogo a New York dove le folle si accalcano... Ground Zero.
Turista: Ho portato la mia figliastra qui da Indianapolis. Questo luogo... fra tutti le attrazioni turistiche di New York City... era il numero uno della sua lista.
JA: In migliaia stanno sfilano lungo lower Broadway.
Turista: E' da quando tutto questo è accaduto che desideravo venire qui.
JA: Persino nei giorni più freddi d'Inverno. Per rendere omaggio e ricordare.
Turista: E' una cosa reale, siamo noi. E' accaduto qui. Questo fa parte di noi.
JA: Così tanti, in effetti, che riuscire a vedere è diventato quasi problematico.
Turista: Credo proprio che la gente sia frustata dal fatto di non riuscire ad arrivare più vicini per vedere cosa sta succedendo.
JA: Ma questo sta per cambiare. In tempi da record, una squadra di architetti e operai edili hanno disegnato e costruito una piattaforma panoramica per alleviare il senso di frustrazione... permettendo alla gente di avvicinarsi di più.
Uomo: Si potrà avere una vista incredibile. E comprendere, credo, in modo più completo, la totale e profonda distruzione di questo luogo.
JA: Se ci pensate, Ground Zero è diverso da quasi ogni altra meta turistica in America. A differenza del Gran Canyon o del Monumento a Washington, la gente viene qui a vedere quel che non c'è più.
David Rockwell: La prima impressione che le persone avranno di questo luogo, quando lo vedranno, non sarà di un cantiere ma di un cimitero incredibilmente toccante.
JA: I muri sono volutamente nudi, cosicché la gente li riempia con i propri commenti, come ha già fatto lungo l'attuale perimetro.
Turista: Dal nostro cuore, ci ha riguardato allo stesso modo.
JA: Le rampe sono realizzate in materiale semplice... il genere di compensato che si vede nei cantieri... e questa è la cosa importante. A fronte della più grave distruzione che l'America abbia conosciuto la gente sta ricostruendo. Jim Axelrod, CBS News, New York.
KA: Questo non è soggetto scontato nel campo del design estetico, ma poco ma sicuro tu, David, sei noto come... lo so, è un'espressione che odi... un architetto dell'intrattenimento. Il tuo lavoro è altamente sensuale, persino edonistico.
KA: OK. Si parla di lusso... casinò, alberghi e ristoranti. Come ha potuto lo shock che tutti noi... e in particolare tutti noi a New York... abbiamo provato l'11 Settembre a trasformarsi nel tuo desiderio di realizzare questa cosa?
DR: Dunque, la realtà dei fatti è che, dopo l'11 Settembre, mi son sentito nella condizione di... prima di tutto, in quanto persona che vive a Tribeca, e il cui quartiere è stato devastato, e anche in quanto persona che lavora a poco più di un chilometro da lì... mi sono sentito nella condizione di dover spingere le 100 persone che lavorano con me, nella mia impresa, a continuare a porre lo stesso entusiasmo nel creare gli spazi che avevamo creato fino ad allora. In effetti, stiamo finendo un volume intitolato "Piacere", il quale tratta del piacere dei sensi entro degli spazi.
Ma devo ammetterlo... era diventato impossibile. Eravamo completamente paralizzati. E mi resi conto il venerdì dopo l'11 Settembre... due giorni dopo... che ero letteralmente incapace di motivare qualcuno, o di fare qualunque cosa. Abbiamo chiuso l'ufficio per qualche giorno.
Parlandone con altri architetti, avevamo sentito gente dire alla stampa che si sarebbe dovuto ricostruire le torri così com'erano... che si sarebbe dovuto ricostruirle di 50 piani più alte. E ho pensato che fosse incredibile fare delle ipotesi, come se si trattasse di una competizione, su una ferita così recente. Così ho avuto dei confronti... in primis con Rick Scofidio e Liz Diller, che hanno collaborato con noi in tutto questo, e con molti altri... e ho sentito che dovevamo trovare un significato in qualunque cosa avremmo fatto. E che, in quanto persone che creano spazi, l'unico modo di offrire aiuto non fosse pontificando o facendo speculazioni mentali, ma offrendo aiuto subito. Così abbiamo cercato di trovare il modo, come gruppo, di creare una sorta di corpo speciale di design. E questa è stata la missione che ci siamo dati.
KA: Eri cosciente del fatto che improvvisamente... in quanto designer il cui lavoro è rivolto a soddisfare desideri... improvvisamente eri chiamato a soddisfare bisogni?
DR: Dunque, quello di cui ero consapevole era che eravamo sopraffatti dal bisogno di agire subito. Ci avevano chiesto di partecipare ad alcuni progetti prima di questo. C'era una scuola, la PS 234, che era stata evacuata lì a Ground Zero. Allora avevano trasferito i bambini in una scuola abbandonata. Abbiamo impiegato 20 o 30 fra architetti, designers e artisti, e più di quattro giorni... il corrispettivo urbano di una comunità Amish che tira su un fienile... per ristrutturarla, e ognuno ha voluto dare il proprio contributo. E' stato davvero straordinario. Tom Otterness ha contribuito, Maira Kalman ha contribuito, ed è diventata un'esperienza catartica per noi.
KA: Ed è stato portato a termine, effettivamente, in tre settimane... per l'otto di Ottobre o giù di lì?
KA: Naturalmente, una cosa che dovete aver affrontato, cercando di realizzare qualcosa di così importante come questo progetto... e questo è solo uno dei quattro che avete progettato per circondare il sito... dovete esservi per forza imbattuti nell'incomprensibile, intricata burocrazia e nei gruppi di potere presenti nel mondo immobiliarista e nella politica newyorkese?
DR: Dunque, questo è divertente. Avevamo terminato PS 234 e stavamo cenando con un piccolo gruppo. In effetti, mi era stato chiesto di presiedere la commissione per la ricostruzione dell'Istituto Americano di Architetti. Sono stato presente a numerose riunioni e c'erano complessi progetti di ogni sorte che avessero a che fare con infrastrutture di lungo termine e con la ricostruzione dell'intera città. Ma il fatto è che c'erano ferite e bisogni di cui ci si doveva occupare, e giravano voci di integrazione e di volere che fosse un processo inclusivo. Ma non era un gruppo inclusivo. Così ci siam detti, che cosa accadrebbe se...
KA: Non era un gruppo inclusivo?
DR: Non era un gruppo inclusivo. Era, soprattutto, un gruppo di bianchi, ricchi soci di aziende importanti che non era rappresentativo della città.
DR: Si, sorprendente. Così a Rick, Liz, Kevin e me venne in mente un'idea. In realtà fu la città a rivolgersi a noi. La prima volta che ci siamo relazionati alla città è stato per il Molo 94. Avevamo visto come aveva funzionato con PS 234. Le famiglie... le famiglie delle vittime... andavano su questo molo, un luogo assolutamente deumanizzante.
DR: Si. Così, effettivamente, l'amministrazione cittadina... dapprima attraverso Tim Zagat, poi attraverso Christyne Nicholas, ed infine si è arrivati a Giuliani... disse, sai, noi non vogliamo far nulla, nell'immediato, del Molo 94, ma abbiamo giù a Ground Zero una piattaforma di osservazione per le famiglie che vorremmo fosse resa più dignitosa per le famiglie, proteggendola anche dalle intemperie.
Allora ci sono andato con Rick, Liz e Kevin, e, devo proprio dirlo, è stata l'esperienza più toccante della mia vita. E' stato devastante vedere la scarna piattaforma di compensato con un parapetto attorno su cui le famiglie delle vittime avevano lasciato loro delle dediche. Non c'era nulla a mediare tra noi e ciò che stavamo vivendo. Nessun filtro.
E la mia mente è tornata all'11 Settembre, sulla 14esima Strada, il tetto del nostro edificio... si possono vedere svettare le Torri del World Trade... e ho visto il primo edificio collassare da una sala conferenze all'ottavo piano su una TV che avevamo installato. E allora tutti andarono sul tetto e sono corso anch'io. E' stupefacente quanto fosse più difficile crederci nella vita reale che nella TV. In qualche modo il filtro offriva una sorta di sollievo e sai bene quanta informazione si è frapposta tra noi e quella esperienza. Quindi, il fatto di vedere tutto ciò in una semplicissima, eppure dignitosa maniera, è stata davvero un'esperienza molto forte.
Così, siamo tornati in città dicendo di non essere particolarmente interessati a trasformare quella struttura in una piattaforma da VIP, ma abbiamo trascorso un po' di tempo laggiù. Sta di fatto, però, che la città aveva questa necessità. Stavano cercando una soluzione per far fronte a 30-40 mila persone al giorno che si recavano lì, ma si trovavano completamente allo sbaraglio. Inoltre, era impossibile gestire il traffico intorno al sito. Perciò, far fronte a questo costituiva già un immediato piano generale. C'era un modo... doveva per forza esserci un modo... per aiutare le persone a muoversi attorno al sito.
KA: Ma dopo avete dovuto immaginarvi un modo per... salteremo la trafila, tediosa sino allo sfinimento, per procurarsi permessi e far aderire tutti al progetto... ma semplicemente abbiamo trovato i finanziamenti. Sai, sembra una cosa piuttosto semplice. Ma questo era o non era un progetto da mezzo milione di dollari?
DR: Dunque, sapevamo che se non fosse stato finanziato da privati non sarebbe stato realizzato e sapevamo anche che, in tutta franchezza, se non fosse stato realizzato entro la fine del mandato di Giuliani, tutti coloro con cui stavamo trattando al Dipartimento dei Trasporti e al Dipartimento di Polizia e tutto il resto... avevamo a che fare con 20, 30 persone della amministrazione pubblica alla volta. Era tutto organizzato dall'Ufficio per la Gestione dell'Emergenza. C'era da parte loro questo sforzo incredibile, perché volevano davvero tutto questo, e sentivano che bisognava fosse realizzato.
KA: Quindi il tempo stringeva? Visto che, ovviamente, Giuliani sarebbe uscito di scena dopo tre mesi?
DR: Si. Così la prima cosa che dovevamo fare era trovare la maniera di riuscire in questo... dovevamo collaborare con le famiglie delle vittime in tutta la città, per far sì che sapessero che del progetto. Perché non doveva essere una sorpresa. E, inoltre, dovevamo passare il più possibile inosservati, per quanto sia possibile a New York, perché era essenziale che il progetto non destasse troppe obiezioni e procedesse, per così dire, più silenziosamente possibile.
Ci venne l'idea di creare una Fondazione, soprattutto perché quando avevamo trovato il costruttore che avrebbe dovuto realizzare i lavori, questo si rifiutò di farlo, anche se l'avessimo pagato noi. Avevamo bisogno di una fondazione. Così l'abbiamo messa in moto noi e, in effetti, quel che accadde è che un immobiliarista di grande rilievo a New York...
KA: Di cui non si potrà fare il nome, immagino?
DR: Si. Le sue iniziali sono JS, e possiede il Rockfeller Center, se questo può essere d'aiuto a qualcuno... si è offerto di aiutarci. Così ci incontrammo. I prezzi dei costruttori andavano dai cinque ai 700 mila dollari. L'Atlantic-Heydt, la più grande impresa di impalcature del Paese, si offrì di farlo a prezzo di costo. Allora, questo immobiliarista disse: "Sai che c'é? Noi sottoscriviamo l'intera spesa." Ci siamo detti: "È incredibile!"
Credo che fosse il 21, e sapevamo che l'opera doveva essere costruita entro il 28. Dovevamo cominciare a costruire il giorno dopo. Quella sera ci incontrammo con il costruttore da lui designato, e il costruttore si presentò con i disegni della piattaforma grandi circa la metà di come li avevamo disegnati noi.
KA: Un po' come aggirarsi tra le casettine dei Lilliput, immagino? (Risate)
DR: Effettivamente, è come se fossero dovute essere impalcature per lavavetri. Mancava la concezione che questo luogo è... accanto alla chiesa di San Paolo... che questo è davvero un posto che richiede, per così dire, solennità, è un posto per riflettere e ricordare. E devo dire che abbiamo passato molto tempo nel farci il quadro completo, osservando la folla che si riuniva a San Paolo... che è appena sulla destra... e girando attorno al sito. E poi, io vivo da quelle parti, perciò abbiamo dedicato molto tempo a definire ciò di cui ci fosse bisogno.
Penso che la gente fosse stupita di due cose... credo fosse attonita dalla portata della distruzione, ma penso ci fosse un senso di incredulità per il contegno eroico dei NewYorkesi, che trovai estremamente toccante. Semplicemente il quotidiano eroismo dei Newyorkesi.
Quindi, eravamo a questa riunione e il costruttore disse letteralmente: "Dovrò chiudere la porta a chiave, perchè questo immobiliarista non ammette che vi lasci andare prima che abbiate firmato" E noi: " Beh, questo è metà di quel che dovrebbe essere, non ha nessuno dei dettagli di design approvati tutti... tutti i quelli della città. Dovremmo ricominciare dall'inizio." E l'ho convinto che avremmo dovuto lasciare la stanza con l'accordo di costruirlo così come era stato progettato.
Il giorno dopo ho ricevuto una mail dall'immobiliarista che diceva che ritirava i finanziamenti. A questo punto non sapevamo cosa fare, ma decidemmo di gettare una rete molto larga. Abbiamo inviato email a quante più persone potemmo... molte presenti in questo pubblico... che sono state di grande aiuto.
KA: Nessuna tentazione, a questo punto, di abbandonare la nave?
DR: No. In realtà dissi al costruttore di andare avanti. Aveva già ordinato il materiale con la mia approvazione. Sapevamo che, in un modo e nell'altro, il progetto sarebbe andato in porto. E noi sentivamo che doveva andare così.
KA: Eravate finanziati, a questo punto, da donazioni e dalla fondazione. Credo che Richard, in maniera assolutamente corretta abbia chiarito la questione all'inizio... prima che venissero fuori tutti quei designer di sedie... riguardo la storia di design che impone soluzioni estetiche a questo genere di universale, banale, comune problema del sedersi. Ma mi sembra che si tratti proprio dell'esatto opposto. Perchè questo era un problema di progettazione senza precedenti, unico.
DR: Beh, questo è il punto. Sapevamo che questo non era nel senso di... riflettiamo sul sito, e sull'esigenza di un memoriale. Era importate che questo non venisse catalogato come memoriale. Che questo fosse un luogo per la gente dove riflettere, ricordare... un posto tranquillo.
Ciò ci ha condotti a usare soluzioni progettuali che creassero meno filtri possibile fra l'osservatore... come si diceva per la piattaforma per le famiglie... e l'esperienza in se, per quanto possibile. E' tutto materiale incredibilmente umile. Sono impalcature e compensato e consente... creando un flusso simile a una processione lungo la chiesa di San Paolo e poi giù per l'altro lato, permette per circa 90 metri di salire a 4 metri rispetto al piano stradale, da dove si ha una vista a 360 gradi.
La linea di design è stata realizzata tenendo sempre a mente la necessità di essere rapida, economica, sicura, rispettosa e flessibile. Fra l'altro, l'impalcatura è progettata per essere trasportabile. Perché guardando le quattro piattaforme presenti nel sito, una delle quali è quella dei famigliari, capimmo che dovevano essere trasportabili per rispondere ai cambiamenti delle condizioni, e ai cambiamenti in quello che è Ground Zero.
KA: Il tuo lavoro... sai, ne abbiamo parlato prima... molta parte del tuo lavoro, credo, è basata su come tu credi, su come sei focalizzato sulla temporaneità delle cose, e sulla loro evanescenza. Una sorta di "Chi vuol essere lieto, sia. Di doman non v'è certezza" senso dell'esistenza. E questa chiaramente non è un'opera che passa i secoli. Sai, fra un paio d'anni quest'opera non sarà più qui. Questo ti ha richiesto, come architetto, un modo nuovo di pensare a ciò che stavi facendo? Pensarla come la semplice installazione temporanea che vediamo?
DR: No, non credo. Credo che questa, ovviamente, differisca in maniera sostanziale da tutto ciò che abbiamo mai pensato di fare finora, semplicemente per la sua natura. Dove va a coincidere con lo spirito del nostro lavoro in generale è, uno... il principio della collaborazione come un modo per riuscire a portar a termine i programmi. E Kevin Kennon, Rick Scofidio, Liz Diller e tutti quanti della amministrazione cittadina... Norman Lear, con cui ho parlato quattro ore prima che scadessero i nostri termini per ottenere i finanziamenti, ci ha offerto un prestito a breve termine per aiutarci ad arrivare al traguardo. Per cui, principio di collaborazione... penso che questo sottolinei quanto importante fosse l'opera.
E per quel che riguarda la sua natura temporanea, il nostro obiettivo non era quello di creare qualcosa che stesse lì più a lungo di quanto fosse necessario. Credo che quel che fossimo più interessati a promuovere fosse una specie di dialogo che sentivamo probabilmente non esserci stato abbastanza in questa città, riguardo a quel che sta realmente avvenendo.
E uno o due giorni prima dell'inaugurazione c'era stato il discorso di congedo di Giuliani, in cui aveva proposto l'idea che tutto il Ground Zero diventasse un memoriale. Idea piuttosto controversa, ma che ebbe molta risonanza fra la gente. Credo, inoltre, che a prescindere dallo specifico parere su come questo sacro pezzo di terra debba essere usato, il fatto che venga fuori nella realtà, vederlo in un incontro reale, penso lo renda un dialogo più potente. Ed è questo che ci interessava. Questo, davvero, è nell'ambito di quello a cui mi interessavo già da prima.
KA: A me sembra, fra le altre cose, un bell'esemplare di infrastruttura civica. Permette a quel dialogo di farsi serio. E sei mesi dopo gli eventi... e solo a pochi mesi di distanza da quando il sito è stato sgomberato... ci stiamo con grande rapidità avvicinando, ora, al momento in cui quelle conversazioni su cosa debba sorgere lì si stanno facendo serie. Dato che sei stato così fisicamente coinvolto sul sito, lavorando al progetto... non hai idea di cosa dovrebbe o non dovrebbe esser fatto?
DR: Dunque, credo che una cosa che non dovrebbe essere fatta sia giudicare... penso che il dibattito proprio ora sia serratamente concentrato sul piano generale. La Galleria Protetch ha tenuto recentemente una mostra di idee per edifici, che ha presentato delle idee di edifici in qualche modo creative.
KA: Ma c'erano anche delle idee assolutamente pessime.
DR: Ed è stata percepita in parte anche come una specie di gara di idee, dove, invece, credo che le idee dovrebbero preoccuparsi di concepire la pianificazione e gli usi. E credo che sii dovrebbero valutare molte più possibilità... il che sta iniziando a succedere. Il dialogo si sta davvero aprendo intorno alla questione: cosa intende essere questo sito realmente? Credo in tutta franchezza che, sin tanto che la questione del memoriale non verrà risolta, sarà molto difficile avere un dibattito intelligente. Ci sono al momento alcuni dibattiti, credo, molto positivi, che riguardano l'abbassamento del West Side Highway e il suo raccordo, così da formare un unico ininterrotto tracciato.
KA: Beh, credo che questo sia interessante. E ci porta ad un'altra questione che era probabilmente inopportuno discutere sei mesi fa, ma che forse non lo è ora, vale a dire, non molti di noi amano il World Trade Center come esempio architettonico, e per ciò che ha comportato per questa città e quella immensa piazza. E' questa un'opportunità, l'aspetto positivo... un aspetto positivo, a questo punto... per ricostruire un tipo più tradizionale di impianto urbano, o no?
DR: Credo ci sia effettivamente un'opportunità di iniziare un dibattito sul perché viviamo nelle città. E, poi, perché viviamo in luoghi dove persone così dissimili collidono l'uno contro l'altro ogni giorno? Io non credo abbia molto a che fare con le 50, 60, 70, 80 mila nuovi uffici, indipendentemente da quale sia il numero. Perciò, sì, penso ci sia una possibilità di rivedere ciò che pensiamo delle città
Ed infatti, c'è ora una proposta sul tavolo che riguarda l'edificio numero sette.
KA: Che era l'edificio immediatamente a nord delle Torri Gemelle?
DR: Esatto, quello su cui sono piombate le Torri. E la motivazione che è stata addotta è essenzialmente, vera e propria offesa alla collettività, che non riapriranno la strada per ricollegare questa zona al resto della città. Perciò credo che un dialogo pubblico... vedi, penso che mi piacerebbe vedere un concorso internazionale, un bando per idee sugli usi possibili.
KA: Che si tratti di arte, o che si tratti di abitazioni, o di un caterva di negozi?
DR: Esatto. E siamo in cerca di altre possibilità. La piccola fondazione che abbiamo messo su sta cercando anche altre maniere attraverso cui essere d' aiuto. Inclusa quella di prendere un piccolo lotto contiguo al sito ed invitare 10 architetti che al momento non hanno voce a New York perché realizzino abitazioni d'autore. E trovare modi diversi per incoraggiare il dibattito così da opporsi al genere di soluzione monolitica, unica, e abbracciare invece la molteplicità delle cose.
KA: Prima di chiudere, so che hai qualche immagine da un video sull' esperienza di stare su questa piattaforma, vero?
DR: John Kamen... che si trova qui, peraltro... ha messo insieme un pezzo da due minuti e mezzo che mostra la piattaforma in uso. E ho creduto che fosse bene terminare con questo.
DR: Il nostro punto di osservazione è su Fulton Street, ad ovest. Uno dei problemi più delicati che abbiamo avuto con l'amministrazione Giuliani è stato che avevo dimenticato quanto Giuliani fosse contrario ai murales. E la nostra struttura, essenzialmente, era stata disegnata perché ci si scrivesse su.
KA: Come tu stesso dici, non è un memoriale. Ma avevate tenuto in considerazione i memoriali? Il Memoriale del Vietnam? Questo tipo di forme?
DR: Abbiamo certamente fatto quante più ricerche possibili, e avevamo tenuto in considerazione gli altri memoriali. Ed anche la complessità ed il tempo che richiedono per realizzarli. Ci sono 350 persone nel Consiglio di Oklahoma City, ragione per la quale abbiamo pensato a questa come ad una sorta di spontanea soluzione ad hoc che si è estesa a Union Square e a quei luoghi che nella città erano già dei memoriali.
L'impalcatura che vedi costruita sormontando la strada è smontabile.
Quel che è colpisce ora è che la natura del sito è completamente cambiata, così che ciò di cui prendi consapevolezza non è solo la distruzione degli edifici nel Ground Zero, ma di tutti gli edifici intorno ad esso... e delle ferite sugli edifici intorno ad esso, che sono enormi. Questo mostra la chiesa di San Paolo sulla sinistra.
KA: Voglio solo ringraziarti a nome dei Newyorkesi per aver fatto sì che questo venisse realizzato e per averlo realizzato. Di certo, la natura istantanea della sua costruzione, il suo essere lì, quasi prima che tu potessi credere che potesse essere raggiunta una risposta di questa entità, fanno parte della sua, io credo, straordinaria... non so se bellezza sia la parola... ma quantomeno presenza
DR: E' stato un onore farlo. E ci ha emozionati poterlo mostrare qui.
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In questo colloquio di grande impatto emotivo con il giornalista Kurt Andersen, il designer David Rockwell esamina il processo di realizzazione a Ground Zero di una piattaforma di osservazione poco tempo dopo l'11 Settembre.
Architect David Rockwell draws on his love of drama and spectacle to create fantastic, high-impact restaurants, malls, airline terminals, theater sets -- and playgrounds. Full bio »
Translated into Italian by Francesca Pisano
Reviewed by Monica Scalici
Comments? Please email the translators above.
19:58 Posted: Jul 2006
Views 364,783 | Comments 41
19:24 Posted: Oct 2008
Views 271,246 | Comments 52
20:40 Posted: Apr 2007
Views 249,853 | Comments 46
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