Beh, come disse Alexander Graham Bell nella sua famosa prima telefonata, "Pronto, è la Domino's Pizza?" (Risate) VI ringrazio davvero moltissimo. E come disse Jerry Garcia, un altro uomo famoso, "Che viaggio lungo e strano." Invece avrebbe dovuto dire, "Che viaggio lungo e strano sta per cominciare." In questo momento state guardando la mia metà superiore. Quella inferiore è ad un'altra conferenza -- (Risate) in un altro Stato. Si può essere, pare, in due posti diversi nello stesso istante. Mi dispiace, però, di non poter essere con voi di persona. Ve lo spiegherò un'altra volta.
Sebbene io sia una rockstar, vi assicuro che tra le cose che desidero non c'è una vasca idromassaggio. Tuttavia, ciò che mi appassiona della tecnologia non è solo la possibilità di stipare più canzoni in un lettore mp3. La rivoluzione -- questa rivoluzione -- è molto più di tutto ciò. Lo spero, anzi, lo credo. Ciò che mi appassiona dell'era digitale, quello che personalmente mi emoziona, è il fatto che è stata colmata la distanza tra il sognare una cosa e realizzarla. Vedete, in passato, di solito, per registrare un brano musicale serviva uno studio di registrazione e un produttore. Oggi ti basta avere un laptop. Per fare un film, servivano una infinità di attrezzature e finanziamenti Hollywoodiani. Oggi serve solo una videocamera compatta e qualche spicciolo per un DVD vergine. L'immaginazione è stata liberata dalle limitazioni del passato. Tutto questo mi emoziona davvero. Mi emoziona cogliere quel modo di pensare in grande stile.
Ciò che desidererei vedere è l'idealismo liberato dalle vecchie limitazioni. Politiche, economiche, psicologiche, di ogni tipo. Il mondo geopolitico ha molto da imparare dal mondo digitale. Dalla facilità con cui vengono rimossi ostacoli che nessuno poteva persino immaginare di spostare. Questo è ciò di cui vorrei parlare oggi. In primo luogo, credo che io debba spiegare perché e come sono giunto qui. E' un viaggio cominciato 20 anni fa. Forse ricordate il brano "We Are the World", oppure, "Do They Know It's Christmas?" Band Aid, Live Aid. Un'altra rockstar, uno spilungone brizzolato, il mio amico Sir Bob Geldof, lanciò la sfida di "nutrire il mondo". Fu un grande momento e, in assoluto, cambiò la mia vita. Quell'estate, io e mia moglie Ali andammo in Etiopia. Ci andammo con discrezione per vedere con i nostri occhi cosa succedeva. Abbiamo vissuto un mese in Etiopia lavorando in un orfanotrofio. I bambini mi diedero un nome. Mi chiamavano, "La ragazza con la barba".
Non chiedetemi perché. Comunque, trovammo che l'Africa fosse un posto magico. Cieli immensi, cuori grandi, un continente sterminato e magnifico. Persone splendide, eccellenti. Chiunque abbia donato qualcosa all'Africa ha ricevuto molto di più. L'Etiopia non ha solo cambiato il mio modo di pensare: ha allargato le mie vedute. Comunque, l'ultimo giorno all'orfanotrofio un uomo mi diede suo figlio e mi disse: "Porteresti mio figlio con te?" Sapeva che in Irlanda suo figlio sarebbe sopravvissuto, in Etiopia, invece, sarebbe morto. Eravamo proprio nel pieno di quella terribile carestia. Beh, rifiutai. Fu una sensazione pessima, ma rifiutai. Ed è una sensazione che non potrò mai più dimenticare. In quel momento, iniziai questo viaggio.
In quell'istante divenni la cosa peggiore del mondo: una rockstar con una causa. Solo che questa non è una causa, vero? In Africa, ogni giorno, 6500 persone muoiono di AIDS -- una malattia che si può curare e prevenire -- per mancanza di medicinali che da noi sono in ogni farmacia. Questa non è una causa. E' un'emergenza. 11 milioni di orfani per l'AIDS in Africa. 20 milioni entro la fine del decennio. Questa non è una causa. E' un'emergenza. Oggi, ogni giorno, ulteriori 9000 africani contrarranno l'HIV a causa della stigmatizzazione e della mancanza di istruzione. Questa non è una causa. E' un'emergenza. Stiamo parlando di diritti umani. Del diritto di vivere come un essere umano. Il diritto alla vita, punto! Quello a cui stiamo assistendo in Africa è una minaccia senza precedenti all'eguaglianza ed alla dignità umana.
L'altro argomento da chiarire è stabilire cos'è questo problema, e cosa non è. Perché qui non si tratta di carità. Si tratta di giustizia. Sul serio. Non si tratta di carità. Si tratta di giustizia E' così. Ed è peggio, perché noi siamo molto caritatevoli. Gli americani, cosi come gli irlandesi, sono bravi in questo. Perfino le comunità più povere donano più di quello che potrebbero permettersi. Ci piace fare donazioni, lo facciamo spesso. Prendete, per esempio, la risposta allo tsunami: è sorprendente. La giustizia, però, è ad un livello maggiore rispetto alla carità. L'Africa si prende gioco della nostra idea di giustizia. Rende farsesca la nostra idea di uguaglianza. Deride il nostro senso di pietà. Mette in dubbio le nostre preoccupazioni. Mette in discussione il nostro impegno. Poiché in nessun modo noi potremmo vedere quello che accade in Africa, e, onestamente, affermare che permetteremmo che ciò accadesse da un'altra parte.
Come avete sentito nel film, da un'altra parte, non qui. Non qui, non in America, non in Europa. Infatti, un capo di stato che conoscete bene l'ha ammesso di fronte a me. Senza dubbio, è vero. Non c'è alcuna possibilità che questa emorragia di vite umane fosse permessa in qualsiasi altro luogo, tranne in Africa. L'Africa è un continente in fiamme. E se siamo realmente convinti che gli africani siano uguali a noi, allora dovremmo tutti impegnarci a spegnere il fuoco. Ce ne stiamo tutt'intorno con dei secchi d'acqua, mentre avremmo bisogno dei pompieri.
Capite? Non è drammatico come lo tsunami. In realtà, a pensarci bene, è folle. Ma davvero oggigiorno le cose devono apparire come nei film perché ci sembrino vere? Il lento estinguersi di innumerevoli vite non appare abbastanza drammatico. Le catastrofi che possiamo prevenire non interessano quanto quelle che potremmo prevenire. E' spassoso! Comunque, credo che quel modo di pensare offenda l'onestà intellettuale che c'è qui. 6500 morti al giorno in Africa possono significare la crisi dell'Africa, ma la realtà è che tutto questo non fa notizia, che noi in Europa, o voi in America, non lo consideriamo una emergenza. Stasera vorrei discutere con voi del fatto che questa è la nostra vera crisi. Vorrei discutere del fatto che sebbene l'Africa non sia il fronte della guerra al terrorismo, potrebbe diventarlo molto presto. Gli estremisti religiosi occupano un villaggio africano ogni settimana. Cercano di portare l'ordine dove regna il caos. Perché non lo facciamo noi?
La miseria genera disperazione. Ne siamo consapevoli. La disperazione genera violenza. Sappiamo anche questo. Nei momenti di difficoltà non è forse più facile e saggio farsi amici i potenziali nemici piuttosto che doversi difendere da essi in seguito? La guerra contro il terrorismo è strettamente legata a quella contro la povertà. Non l'ho detto io, è stato Colin Powell. Quando i militari affermano che questa è una guerra che non si può vincere con la sola potenza militare, forse li dovremmo ascoltare. Qui c'è una opportunità concreta. Non è una invenzione. Né una falsa illusione. I problemi che il mondo in via di sviluppo deve affrontare offrono a noi, nel mondo sviluppato, la possibilità di ridefinirci nei confronti del mondo. Non solo cambieremo le vite degli altri, cambieremo anche il modo in cui essi ci vedono. Potrebbe essere una cosa saggia, di questi tempi.
Non credete che a livello puramente commerciale i farmaci anti-HIV siano una magnifica pubblicità per la tecnologia e l'ingegno dell'occidente? Forse la compassione non si addice a noi? Per una volta, diciamo le cose come stanno. In alcune zone del mondo, l'Unione Europea, gli USA, non sono certamente al massimo. L'insegna è decadente. Qualcuno ha spaccato la vetrina con un mattone. I governatori locali si innervosiscono. Mai prima d'ora siamo stati così tanto sotto giudizio. I nostri valori: ne abbiamo qualcuno? La nostra credibilità? A livello globale queste cose sono tutte messe in discussione. Agli USA farebbe bene una ripulita. Lo dico sinceramente, da appassionato. Da consumatore. Pensateci su. Una maggiore quantità di farmaci anti-HIV è una cosa sensata. Questa però è la parte semplice, o almeno dovrebbe.
L'uguaglianza per l'Africa, invece, è un concetto enorme ed estenuante. Chiaramente, la scala della sofferenza ci rende insensibili. Cosa possiamo fare? Beh, molto più di quello che pensiamo. Non possiamo risolvere tutti i problemi, ma quelli possibili, propongo che debbano essere risolti! Poiché è possibile, lo dobbiamo fare! E' la verità, pura esemplice. Non è una teoria. La nostra è la prima generazione che può guardare negli occhi la povertà estrema e le malattie, che può osservare l'Africa attraverso l'oceano e dire questo, dirlo sul serio. Tutto questo è intollerabile. Un intero continente cancellato. Non dobbiamo tollerarlo.
Lasciatemelo dire senza ironia prima di tornare da un gruppo di ex-hippies. Dimenticate gli anni '60. Possiamo cambiare il mondo. Non io, né voi, da soli, ma insieme possiamo cambiare il mondo. Io ci credo davvero, lo dico a tutti voi. Prendete, per esempio, la Fondazione Gates. Hanno fatto cose inimmaginabili, incredibili. Lavorando insieme, però, possiamo veramente cambiare il mondo. Possiamo prevenire conseguenze inevitabili e migliorare la qualità della vita di milioni di esseri umani che vedono e sentono esattamente come noi, quando si è vicini. Scusatemi se ora rido, ma apparite molto diversi da come eravate a Haight-Ashbury negli anni 60.
Voglio però dirvi che questo è il momento che attendevate. E' la fioritura dei semi che avete piantato in giorni inebrianti, lontani nel passato. Idee che avete sviluppato in gioventù. E' per questo che mi emoziono. Siete nati per questo, in tutta sincerità, stasera, ve lo ribadisco. La maggior parte di voi all'inizio voleva cambiare il mondo, no? Parecchi di voi lo hanno fatto: il mondo digitale. Beh, oggi, grazie a voi, possiamo cambiare il mondo fisico. E' vero. Gli economisti lo confermano e loro ne sanno più di me. Allora perché non innalziamo i pugni al cielo? Probabilmente perché se ammettessimo di poter fare qualcosa, poi saremmo costretti a farla. E' una gran rottura di scatole. Questa questione dell'uguaglianza e veramente una gran rottura di scatole. Ma, per la prima volta nella storia, la tecnologia è dalla nostra, abbiamo la conoscenza ed anche il denaro, abbiamo i farmaci salvavita.
Ma la volontà ce l'abbiamo? Io non sono un hippie, spero sia evidente. Non mi sento neanche un tipo con la testa tra le nuvole. Non porto fiori tra i capelli. A dirla tutta, provengo dalla scena punk. I Clash portavano gli anfibi, non i sandali. Ma so riconoscere la forza quando la vedo. Ed in tutti quei discorsi sulla pace e l'amore fatti nella West Coast, c'era vigore per il movimento che è cominciato qui. L'idealismo avulso dall'azione è solo una illusione. Ma l'idealismo legato al pragmatismo, rimboccandosi le maniche e facendo si che il mondo possa essere plasmato, è molto eccitante. Molto vero. Molto potente. E tra di voi è presente in quantità.
L'anno scorso, presso DATA, l'organizzazione che ho contribuito a costituire, abbiamo lanciato una campagna di sensibilizzazione nella lotta all'AIDS e alla povertà estrema. L'abbiamo chiamata la campagna ONE. L'idea di base è che l'azione di una singola persona può cambiare molte cose, ma l'azione congiunta di molte persone può cambiare il mondo. Noi crediamo che sia venuto il momento di dimostrarlo. Ci sono momenti nella storia in cui una civiltà si mette in discussione. Crediamo che questo sia uno di quelli. Siamo convinti che sia finalmente giunta l'ora in cui il mondo decida che la sconsiderata perdita di vite umane in Africa non sia ulteriormente tollerabile. Potrebbe essere finalmente giunta l'ora in cui prendiamo sul serio l'idea di cambiare il futuro di moltissime persone sulla Terra.
Si stanno creando le condizioni. A piccoli passi, ma comunque si stanno creando. Questo anno è, per tutti noi, una prova, soprattutto per i leader delle nazioni del G8, i quali, in questa sede, sono davvero in difficoltà, con tutto il mondo li osserva. Negli ultimi tempi sono stato in disaccordo con il governo Bush. All'inizio hanno promesso molto all'Africa. Hanno davvero fatto promesse colossali, e, a dire il vero, molte le hanno mantenute. Ma, alcune altre, no davvero! A dire la verità, essi non avvertono la spinta dal basso. Il mio disaccordo acquisisce molteplici prospettive quando parlo al popolo americano e ascolto le loro preoccupazioni per il deficit ed il benessere economico del Paese. Lo comprendo. La pressione dal basso potrebbe essere maggiore di quello che si pensa se ci si organizza.
Quello che vorrei esprimere, e se siete d'accordo aiutatemi, è che aiutare l'Africa è un grande investimento per questa America bisognosa. In termini molto terra terra, tale investimento assicura enormi guadagni. Non solamente per le vite salvate, ma anche per il benessere, la stabilità e la sicurezza che otterremo. E' quello che spero farete, se potessi essere tanto coraggioso senza che ciò mi sia scalato dalla lista dei desideri.
Ciò che spero, al di la di caritatevoli azioni individuali, è che diciate ai politici di impegnarsi per l'Africa, per l'America e per il mondo. Consentitegli, se volete, di spendere il loro capitale politico e il vostro capitale economico, il vostro portafoglio personale per salvare le vite di milioni di persone. Questo è ciò che vorrei che faceste. Perché abbiamo bisogno anche del vostro capitale intellettuale: le vostre idee, il vostro talento, il vostro ingegno. E voi, a questa conferenza, siete in una posizione unica. Parte della tecnologia di cui abbiamo parlato l'avete inventata voi, o almeno ne avete rivoluzionato l'utilizzo. Tutti insieme avete cambiato lo zeitgeist, dall'analogico al digitale, e ne avete ridefinito i limiti. Ci piacerebbe che ci deste quel tipo di energia. Donateci quel modo di sognare e di fare.
Come ho detto, due cose, qui, sono in forte difficoltà. Una di queste è l'Africa. Ma c'é anche il nostro amor proprio. La gente comincia a capirlo. Sorgono movimenti. Artisti, politici, popstar, predicatori, imprenditori, ONG, sindacati delle madri e degli studenti. Moltissime persone si uniscono e lavorano sotto questo cartello di cui ho parlato prima, la Campagna ONE. Io ritengo che abbiano in testa una idea fissa secondo cui il luogo del mondo in cui uno vive non debba determinare il fatto che uno viva.
La Storia, e pure Dio, ci osservano. Sui prossimi libri di storia credo che la nostra epoca sarà ricordata per tre cose. Sicuro, questa epoca verrà ricordata solo per tre cose. La rivoluzione digitale, sì! La guerra al terrorismo, sì! E quello che sarà stato o non sarà stato fatto per l'Africa. C'è chi dice che non ne siamo capaci. Io dico che non possiamo non esserlo. Grazie, grazie tantissimo.
Va bene, ecco i miei tre desideri. Quelli che TED ha promesso di esaudire. Se è vero, ed io credo che lo sia, che il mondo digitale da voi creato ha separato la creatività dalle limitazioni fisiche della materia, allora questo dovrebbe essere una bazzecola.
Aggiungerei che all'inizio la lista dei desideri era molto più lunga. Molti erano irrealizzabili, alcuni poco pratici e almeno uno o due sicuramente immorali.
Tutto questo porta ad una sorta di dipendenza, sapete a cosa mi riferisco, quando è qualcun altro a pagare il conto. Comunque, ecco il numero uno. Desidero che voi contribuiate a fondare un movimento sociale di più di un milione di attivisti americani per l'Africa. questo è il mio primo desiderio. Credo che si possa realizzare. Pochi minuti fa ho parlato di manifestazioni cittadine che stanno sorgendo. Se ne registrano molte in giro. Con questa iniziativa come cartello, la mia organizzazione, DATA, insieme ad altri gruppi ha catalizzato l'energia e l'entusiasmo dei movimenti da Hollywood fino al cuore dell'America. Sappiamo che c'è energia a sufficienza per alimentare questo movimento. Abbiamo solo bisogno del vostro aiuto perché ciò accada.
Vi vogliamo tutti qui, l'America religiosa, l'America industriale, l'America della Microsoft, della Apple, della Coca Cola, della Pepsi, l'America intelligente, l'America rumorosa, Non possiamo dirci di successo e non fare nulla a riguardo. Sono certo che se formassimo un movimento di un milione di americani non potrebbero ignorarci. Il Congresso dovrà ascoltarci. Saremo il primo appuntamento sull'agenda di Condi Rice, e proprio nella Sala Ovale. Se ci sono un milione di americani -- e lo so per certo -- disposti a fare una telefonata, disposti a spedire email, sono sicurissimo che potremo davvero cambiare il corso della storia per il continente africano. Quindi, vorrei che mi aiutaste a metterci la firma. So che John Gage e Sun Microsystems sono già dei nostri ma vorremmo parlare con molti altri di voi.
Il mio secondo desiderio, il numero due. Vorrei un servizio sui media per ogni persona sulla terra che vive con meno di un dollaro al giorno. Significa un miliardo di servizi. Lo potrebbe fare Google, oppure AOL. Steve Case, Larry, Sergey -- hanno già fatto molto. Potrebbe farlo la NBC. O la ABC. Di fatto, stiamo andando a parlare degli Oscar con la ABC. Abbiamo realizzato un film, prodotto da Jon Kamen della Radical Media. Però vorremmo, avremmo bisogno di una diretta per le nostre idee. E' necessario che il popolo americano conosca i numeri e le statistiche. Io credo fermamente a Truman quando dice che se porti il popolo americano a conoscenza dei fatti, questo farà la cosa giusta. L'altra cosa importante è che noi non siamo come Sally Struthers. La nostra è paragonabile ad una avventura, non ad un fardello.
(Video): Avanzano, uno dopo l'altro, una infermiera, un insegnante, una casalinga, e si salvano vite. Il problema è gigantesco. Ogni tre secondi muore una persona. Altri tre secondi, ne muore un'altra. La situazione è talmente disperata in alcune zone dell'Africa, dell'Asia, perfino dell'America che i gruppi di solidarietà, così come fu per lo tsunami, si uniscono ed operano come una sola entità. Possiamo sconfiggere la povertà estrema, la fame, l'AIDS. Ma abbiamo bisogno di voi. Una persona, una lettera, una voce in più farà la differenza tra la vita e la morte per milioni di persone. Per favore, unitevi a noi per lavorare insieme. Agli americani viene offerta una opportunità senza precedenti. Possiamo scrivere la storia. Possiamo far sì che la povertà diventi storia. Uno ad uno, uno ad uno. Per favore, visitate ONE a questo indirizzo. Non vogliamo denaro, vogliamo la vostra voce.
Bono: Bene. Desidero che TED ci dimostri il potere dell'informazione. Il potere di riscrivere le regole e di trasformare le vite mettendo in collegamento ogni ospedale, clinica medica e scuola di uno Stato africano. Mi piacerebbe che fosse l'Etiopia. Credo che sia possibile collegare tutte le scuole d'Etiopia, tutte le cliniche mediche e tutti gli ospedali. Possiamo collegarli ad internet. E' un mio desiderio, il terzo. Penso che sia possibile. Penso che qui ci siano il denaro e le teste per poterlo fare, e che si realizzerebbe un desiderio rivoluzionario. Sono stato in Etiopia, l'ho detto prima. Per me tutto è cominciato lì. Il pensiero che internet, che ci ha cambiato la vita, possa trasformare un Paese -- e un continente che sta a malapena conoscendo l'analogico, lasciamo perdere il digitale -- mi impressiona. Ma non è cominciato così.
La prima linea telefonica a lunga distanza da Boston a New York fu inaugurata nel 1885. Fu solo nove anni più tardi che Addis Abeba venne collegata telefonicamente a Harare, distante 500 chilometri. Da allora è cambiato molto poco. Il tempo medio di attesa per realizzare una linea telefonica fissa in Etiopia è, di fatto, di circa sette o otto anni. Ma allora non si conosceva ancora la tecnologia wireless. Beh, io sono irlandese e come vedete so quanto sia importante parlare. La comunicazione è importantissima per l'Etiopia -- trasformerà il Paese. Le infermiere riceveranno una formazione migliore, i farmacisti saranno in grado di ordinare rifornimenti, i medici potranno condividere la propria esperienza in tutti gli aspetti della medicina. Quella di collegarli è davvero una idea eccellente. E questo è il mio terzo e ultimo desiderio che esprimo a tutti voi presenti alla conferenza TED. Grazie infinite di nuovo.
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Bono, rockstar politicamente impegnata, ritira il TED Prize del 2005 con un discorso avvincente nel quale afferma che aiutare l'Africa non è solamente un'altra causa perorata dalle celebrità, bensì un'emergenza globale.
Bono, the lead singer of U2, uses his celebrity to fight for social justice worldwide: to end hunger, poverty and disease, especially in Africa. His nonprofit ONE raises awareness via media, policy and calls to action. Full bio »
Translated into Italian by Aldo Caprini
Reviewed by Alberto Pagani
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17:31 Posted: Aug 2007
Views 505,143 | Comments 136
18:23 Posted: Aug 2007
Views 323,310 | Comments 90
20:13 Posted: May 2007
Views 326,430 | Comments 106
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