Pensavo, riflettendo sul mio desiderio per TED, di cominciare a dare una prospettiva a quello che cerco di fare e farlo coincidere con quello che cerca di fare TED. Viviamo in un mondo che tutti sanno essere interdipendente ma essenzialmente inadeguato in tre modi. Esso è, prima di tutto, permeato di disuguaglianze. La metà della popolazione mondiale vive ancora con meno di due dollari al giorno; un miliardo di persone non ha accesso all'acqua potabile; due miliardi e mezzo non hanno accesso ad impianti igienici, un miliardo va a letto affamato ogni sera. Una morte su quattro ogni anno è causata da AIDS, tubercolosi, malaria e dalle infezioni associate all'acqua non potabile -- l'80% di queste colpiscono i bambini al di sotto dei cinque anni.
Anche nei paesi ricchi ormai è normale veder aumentare le diseguaglianze. Negli Stati Uniti, dal 2001 abbiamo avuto cinque anni di crescita economica, cinque anni di aumento di produttività nei posti di lavoro, ma il salario medio è stagnante e la percentuale di famiglie lavoratrici al di sotto della soglia di povertà è aumentata del 4%. La percentuale delle famiglie lavoratrici senza assistenza medica è aumentata del 4%. Dunque questo mondo interdipendente, che è stato abbastanza buono con molti di noi -- e grazie al quale siamo tutti qui nella California del nord, con le nostre professioni, a goderci questa serata -- è profondamente ingiusto. Ed è anche instabile. Instabile per via delle minacce di terrorismo, delle armi di distruzione di massa, della diffusione globale delle malattie e di un senso di vulnerabilità diverso da quello che sentivamo fino a pochi anni fa. E forse, cosa più importante, non è sostenibile per via del cambiamento climatico, l'esaurimento delle risorse, e la distruzione delle specie.
Quando penso al mondo che vorrei lasciare a mia figlia e ai nipoti che spero di avere, vedo un mondo che si allontana da un' interdipendenza ingiusta, instabile, insostenibile e si muove verso comunità -- localmente, nazionalmente e globalmente - integrate che condividono le caratteristiche di tutte le comunità di successo. Una serie di opportunità accessibili e ampiamente condivise, un senso di responsabilità condiviso per il successo dell'impresa comune ed un autentico senso di appartenenza. Tutto più facile a dirsi che a farsi. Quando il Regno Unito fu colpito dagli atti di terrorismo di qualche anno fa, credo che anche se non hanno mietuto tante vittime quanto negli Stati Uniti l'11 settembre, credo che la cosa che più turbò gli inglesi fu il fatto che i colpevoli non erano invasori, ma cittadini del posto le cui identità religiose e politiche erano più importanti ai loro occhi delle persone con cui erano cresciuti, andati a scuola, con cui lavoravano, passavano i fine settimana, condividevano i pasti. In altre parole, pensavano che le loro differenze fossero più importanti della loro umanità comune. Questa è la piaga psicologica principale dell'umanità nel ventunesimo secolo.
In questo contesto, quelli come noi che non ricoprono cariche pubbliche sono ora nella posizione di fare del bene più che in qualunque altro periodo della storia perché più della metà delle persone nel mondo vivono sotto governi per cui hanno votato e che possono, col voto, destituire. Ed anche i governi non democratici sono più sensibili all'opinione pubblica. Principalmente per via del potere di Internet, persone di mezzi modesti si possono unire e raccogliere vaste somme di denaro che possono cambiare il mondo per il bene pubblico, se lo decidono. Quando lo tsunami colpì il Sudest Asiatico, gli Stati Uniti contribuirono con 1,2 miliardi di dollari. Il 30% delle famiglie donò qualcosa. La metà lo fece via Internet. Il contributo medio fu di circa 57 dollari. E terzo, per via dell'emergere delle organizzazioni non governative Esse, assieme ad aziende commerciali ed altri gruppi di cittadini, hanno l'enorme potere di cambiare le vite di altri esseri umani come noi. Quando diventai presidente nel 1993, in Russia non esisteva alcuna di queste organizzazioni. Adesso ce ne sono un paio di centinaia di migliaia. Nessuna in India. Adesso ce ne sono almeno mezzo milione attive. Nessuna in Cina. Ora ce ne sono 250.000 registrate col governo, e probabilmente il doppio tra quelle che non sono state registrate per motivi politici.
Quando organizzai la mia fondazione, e pensavo al mondo così com'è, ed al mondo che spero di lasciare alla prossima generazione, cercai di essere realista riguardo a quello che ho ritenuto importante tutta la vita e sul quale potevo ancora avere un impatto. Volevo puntare su attività che potessero alleviare la povertà, lottare contro le malattie, combattere il cambiamento climatico, colmare i divari religiosi, razziali e di altro genere che tormentano il mondo, ma farlo in un modo che utilizzasse le capacità particolari che potevamo riunire nel nostro gruppo per cambiare il modo in cui veniva amministrata la gestione dei beni pubblici in modo da farla diffondere ancora di più nel mondo.
Avete visto un riferimento a questo in quello che siamo riusciti a fare con i farmaci per l'AIDS. E vorrei dire che il capo della nostra iniziativa AIDS, colui che è anche principalmente coinvolto nel desiderio che esprimerò stasera, Ira Magaziner, è qui con me e lo vorrei ringraziare per tutto quello che ha fatto. Eccolo là. (Applauso) Quando ho lasciato la mia carica pubblica e mi è stato chiesto di lavorare, prima nei Caraibi, per cercare di dare aiuto con la crisi dell' AIDS, i farmaci generici erano disponibiil per circa 500 dollari a persona all'anno. Comprandoli in grosse quantità, li potevi avere per poco meno di 400 dollari. Il primo paese in cui abbiamo lavorato, le Bahamas, pagava 3.500 dollari per questi farmaci. Il mercato era così terribilmente disorganizzato che compravano questo farmaco tramite due agenti che aumentavano il prezzo di sette volte. Così la prima settimana di lavoro, siamo riusciti ad abbassare il prezzo a 500 dollari. D'un tratto, potevano salvare sette volte il numero di vite con la stessa quantità di denaro.
Siamo quindi andati a lavorare con i produttori di medicine contro l'AIDS, uno dei quali è stato citato nel film, ed abbiamo negoziato un totale cambiamento di strategia del business. Perché anche a 500 dollari, queste medicine venivano vendute sulla base di margini elevati, piccoli volumi e pagamenti incerti. Abbiamo pertanto lavorato al miglioramento della produttività delle operazioni e della fornitura, e siamo passati ad un'attività basata su bassi margini, grandi volumi, e pagamenti assolutamente certi. Ho scherzato sul fatto che il nostro principale contributo alla battaglia contro l'AIDS è stato ottenere che i produttori cambiassero da una strategia da gioiellieri ad una strategia da fruttivendoli. Ma il prezzo è sceso da 500 a 140 dollari. E quasi subito il prezzo medio è arrivato a 192 dollari. Adesso, si possono acquistare a circa 100 dollari. Le medicine per i bambini costavano circa 600 dollari, perché nessuno poteva permettersi di comprarle. Abbiamo negoziato ribassandolo a 190. Poi, i francesi hanno imposto la loro ingegnosa tassa sulle compagnie aeree per creare un qualcosa chiamato UNITAID e hanno ottenuto l'aiuto di altri paesi. Le medicine per i bambini sono scese a 60 dollari per persona all'anno.
L'unica cosa che ci sta impedendo al momento di salvare le vite di tutti coloro che hanno bisogno di farmaci per restare in vita è la mancanza di un sistema necessario a diagnosi, trattamento e cura delle persone e alla consegna delle medicine. Abbiamo lanciato un'iniziativa contro l'obesità dei bambini con la Heart Association (associazione del cuore) in America. Abbiamo provato a fare la stessa cosa, negoziando degli accordi equi con i produttori di bevande e di snacks per diminuire il contenuto calorico e gli altri ingredienti dannosi nei cibi che mangiano i nostri bambini nelle scuole. Abbiamo appena riorganizzato i mercati. E ho capito che in tutto questo mondo non governativo, qualcuno deve pensare all'organizzazione dei mercati dei beni pubblici. Ed è ciò che noi stiamo provando a fare, e stiamo lavorando con questo gruppo di grandi città per combattere il cambiamento climatico, per negoziare grandi accordi di volume che permetteranno alle città che generano il 75% dei gas serra del mondo di ridurne in maniera drastica e veloce le emissioni senza che l'economia ne debba risentire. E tutta questa discussione, come fosse una sorta di fardello economico, per me è un mistero. Credo che sia manna caduta dal cielo.
Quando Al Gore vinse il suo meritato Oscar per il film "Inconvenient Truth", ne fui felice, ma lo spronai a fare presto un secondo film. Per quelli di voi che hanno visto "An Inconvenient Truth" la più importante diapositiva nella lezione di Gore è l'ultima, che mostra, qui, dove i gas serra stanno andando se non facciamo niente, e qui, dove potrebbero andare. Ed infine ci sono sei diverse categorie di cose che possiamo fare per cambiarne la traiettoria. Ci serve un film su quelle sei categorie. E tutti voi dovete fissarvele bene in testa ed organizzarvi di conseguenza. Ecco quello che noi stiamo provando a fare.
Organizzare questi mercati è una delle cose che stiamo provando a fare. Adesso siamo impegnati in una secondo progetto, che ci riporta al mio desiderio. La mia esperienza di lavoro nei paesi in via di sviluppo mi ha dimostrato che, anche se tutti i titoli pessimisiti dicono: "be', non possiamo fare questa o quell'altra cosa a causa della corruzione" nei paesi poveri l'incapacità è un problema ben più grave della corruzione ed alimenta la corruzione. A questo punto abbiamo il denaro, dati i bassi prezzi, per distribuire le medicine per l'AIDS in tutto il mondo a chi al momento non possiamo raggiungere. Oggigiorno, questi bassi prezzi sono disponibili nelle 25 nazioni dove lavoriamo, e in un totale di 62 nazioni. Circa 550.000 persone ne stanno godendo i benefici. Ma il denaro per raggiungere le altre persone c'è. Sono i sistemi per raggiungerle che mancano.
Così, quello che noi abbiamo cercato di fare, lavorando prima in Ruanda e poi in Malawi ed in altre zone -- ma voglio parlare del Ruanda stasera -- è stato sviluppare un modello di sanità rurale in una zona molto povera che possa essere usato per curare AIDS, TB, malaria ed altre malattie infettive, la salute di madri e bambini, ed un'intera gamma di problemi sanitari che le persone devono affrontare nei paesi in via di sviluppo, che possa essere in primo luogo riprodotto per l'intera nazione del Ruanda, e sarà poi un modello che potrebbe letteralmente essere implementato in ogni nazione povera del mondo.
E il test chiede: è, prima di tutto, quello che ci vuole, svilupperà e fornirà cure di alto livello? Secondo, lo farà ad un prezzo che permetterà allo Stato di sostenere un sistema sanitario senza donazioni dall'estero, dopo cinque o dieci anni? Perché, più ho a che fare con questi problemi, più mi convinco che dobbiamo -- che si tratti di economia, salute, istruzione, o quant'altro -- dobbiamo costruire dei sistemi. E l'assenza di sistemi che funzionano spezza la connessione che ha portato tutti voi qui questa sera. Pensando a cosa è stata la vostra vita, per quanti ostacoli vi abbiate incontrato, nei momenti critici avete sempre saputo che c'era un legame prevedibile tra il vostro sforzo ed il risultato raggiunto. In un mondo caotico, senza sistemi, tutto diventa una battaglia senza regole, e questa prevedibilità non esiste. E diventa quasi impossibile salvare vite, educare ragazzi, sviluppare economie, o quant'altro.
La persona che, dal mio punto di vista, ha fatto il miglior lavoro nel campo della salute, nel costruire un sistema in un'area molto povera, è il Dott. Paul Farmer, che molti di voi conoscono, e che ha lavorato per 20 anni con il suo gruppo, Partners in Health (Soci in salute), soprattutto ad Haiti, dove ha iniziato. Ma hanno anche lavorato in Russia, Perù, e in altre zone del mondo. Per quanto povera Haiti sia, nell'area dove la clinica di Farmer è attiva -- in realtà, servono un bacino d'utenza molto più ampio di quello che i medici professionisti ritengono si possa servire -- dal 1988, non hanno perso nemmeno una persona a causa della tubercolosi, non una. Ed hanno raggiunto molti altri incredibili risutati sanitari, Così, quando abbiamo deciso di lavorare in Ruanda, provando ad innalzare drasticamente il reddito della nazione e combattere i problemi legati all'AIDS abbiamo voluto creare un sistema sanitario, dato che era stato totalmente distrutto durante il genocidio del 1994, ed il reddito pro capite era ancora al di sotto di un dollaro al giorno. Così ho preso il telefono, e ho chiesto a Paul Farmer di aiutarci. Perché mi sembrava che, se fossimo riusciti a provare che esistevano un modello ad Haiti, ed un modello in Ruanda che potevamo applicare a tutto il paese, per prima cosa, sarebbe stato meraviglioso per una nazione che ha sofferto come pochi negli ultimi 15 anni, e poi, avremmo avuto qualcosa da poter adattare ad ogni nazione povera del mondo. E così ci siamo messi all'opera.
Abbiamo iniziato a lavorare insieme 18 mesi fa. Stiamo lavorando in un'area chiamata Kayonza del Sud, una delle zone più povere del Ruanda, con un gruppo che include originariamente circa 400.000 persone. Stiamo essenzialmente implementando ciò che Paul Farmer ha fatto ad Haiti, dove, retribuendoli, forma professionalmente operatori sanitari sociali in grado di identificare i problemi legati alla salute, di assicurarsi che i malati di AIDS o TB ricevano diagnosi accurate e prendano regolarmente i farmaci necessari, Essi devono diffondere l'educazione alla salute, acqua pulita e sistemi igienici sanitari, fornendo supplementi nutritivi ed indirizzando le persone verso centri di cura più specializzati se le loro condizioni lo richiedono. Le procedure che permettono di fare tutto ciò sono state perfezionate, come ho già detto, da Paul Farmer e dal suo team, durante il loro lavoro ad Haiti negli ultimi 20 anni. Di recente abbiamo effettuato una valutazione dei primi 18 mesi del nostro lavoro in Ruanda, Ed i risultati sono stati talmente buoni, che il governo del Ruanda, adesso ha accettato di adottare il modello per la nazione intera, ha appoggiato il progetto e ha messo a piena disposizione le risorse statali necessarie.
Vi dirò ora qualcosa sul nostro team perché spiega ció che facciamo. Abbiamo circa 500 persone nel mondo che lavorano nei nostri programmi contro l'AIDS, alcuni di loro gratis -- altri con i soli rimborsi per trasporto e sistemazione. E poi abbiamo altre persone che lavorano ad altri programmi correlati. Il nostro progetto in Ruanda è stato organizzato sotto la direzione di Diana Noble, una donna dalle doti insolite, ma non insolita tra le persone che si dedicano a questo tipo di lavoro. Era la partner più giovane da Schroder Ventures a Londra quando aveva vent'anni, E' stata Amministratore Delegato di una e-venture di successo -- ha creato e costruito Reed Elesevier Ventures -- ed all'età di 45 anni ha deciso di fare qualcosa di diverso con la propria vita. Ora lavora a tempo pieno per un salario molto basso. Lei ed il suo team di ex economisti hanno ideato un piano che ci permetterà di ricreare questo sistema su vasta scala per l'intero paese. E sarebbe degno del tipo di lavoro d'investimenti che era solita fare quando guadagnava un sacco di soldi.
Quando arrivammo in quest'aera rurale, il 35% dei bambini sotto i 5 anni soffriva di rachitismo da malnutrizione, e il 23% moriva prima di raggiungere i 5 anni. La mortalità natale era di oltre il 2,5%. Più del 15% delle morti tra adulti e bambini era causata da parassiti intestinali e diarrea per l'acqua non potabile e gli impianti igienici inadeguati, tutti aspetti interamente prevedibili e curabili. Oltre il 13% delle morti erano dovute a malattie respiratorie -- di nuovo, tutte prevedibili e curabili. E non una sola anima in quest'area era in cura contro l'AIDS o la tubercolosi.
Ecco cosa è accaduto nei primi 18 mesi: siamo passati da 0 a 2000 persone in cura per l'AIDS, ossia l'80% dei bisognosi di cure in quest'area. Sentite questa: meno dei quattro decimi dell'1% di quelli in cura ha smesso di prendere le medicine o ha abbandonato la cura. E' un valore più basso di quello degli Stati Uniti. Meno di tre decimi dell'1% sono dovuti passare a farmaci più cari di seconda fascia. 400.000 donne incinte hanno avuto accesso ad un consultorio e partoriranno per la prima volta in una struttura organizzata. Si tratta di circa il 43% di tutte le gravidanze. Il 40% circa di tutte le persone -- Ho detto 400.000, intendevo 40.000. Circa il 40% delle persone che avevano bisogno di cure per la TB, ora ne hanno accesso. In soli 18 mesi, e partendo da zero. Il 43% dei bambini che avevano bisogno di assistenza alla nutrizione per prevenire malnutrizione e morte precoce hanno ora accesso ai supplementi nutritivi necessari a sopravvivere e crescere.
Abbiamo iniziato il primo trattamento anti malaria della zona, I primi pazienti sono stati ricoverati all'ospedale distrutto durante il genocidio, che abbiamo ricostruito insieme ad altre 4 cliniche, E' dotato di generatori elettrici solari, buone tecnologie di laboratorio. Stiamo ora curando 325 persone al mese, nonostante quasi il 100% dei pazienti con AIDS sia ora in cura domiciliare. E la cosa più importante è che, avendo utilizzato il modello di Paul Farmer, che impiega operatori sanitari locali, abbiamo stimato che questo sistema può essere avviato in tutto il Ruanda per un valore di circa il 5 o 6% del PIL, e che il governo sarà in grado di sostenerlo senza ricorrere agli aiuti internazionali entro 5 o 6 anni. E per quelli tra voi che comprendono l'economia sanitaria, voi sapete che tutte le nazioni benestanti spendono tra il 9 e l'11% del PIL in assistenza sanitaria, tranne gli Stati Uniti, dove spendiamo il 16% -- ma è una storia che lascio per un'altra volta. (Risate)
Adesso stiamo lavorando con Partners in Health (Soci in salute), il Ministero della Salute in Ruanda, e la gente della nostra Fondazione per ampliare questo modello. Stiamo anche iniziando a portarlo in Malawi e Lesoto. Ed abbiamo simili progetti in Tanzania, Mozambico, Kenia ed Etiopia, con altri partner che vogliono raggiungere gli stessi risultati, per salvare quante più vite nel minor tempo possibile, ma facendolo in una maniera sistematica da impiegare su scala nazionale e quindi con un modello che possa essere implementato in tutti i paesi. Abbiamo bisogno di un investimento iniziale per formare dottori, infermieri, personale amministrativo e assistenti sociali sanitari in tutta la nazione, per organizzare le infrastrutture informatiche, per portare l'energia solare, l'acqua, gli impianti igienici e le linee di trasporto. Ma in un periodo tra i 5 ed i 10 anni, ridurremo il bisogno di assistenza esterna che alla fine verrà gradatamente eliminato.
Il mio desiderio è che TED ci assista nel nostro lavoro e ci aiuti a costruire un sistema sanitario rurale di alta qualità in un paese povero come il Ruanda, che possa essere un modello per l'Africa, e di fatto per ogni paese povero del mondo. Io credo che questo ci aiuterà a creare un mondo più integrato con più cooperazione e meno terrorismo, con cittadini più produttivi e meno odio, un luogo dove vorremmo veder crescere figli e nipoti. E' stato un onore per me, particolarmente il lavoro in Ruanda, dove abbiamo anche un progetto notevole di sviluppo economico in collaborazione con Sir Tom Hunter, il filantropo scozzese, grazie al quale, l'anno scorso, usando gli stessi metodi impiegati per le medicine per l'AIDS, abbiamo ridotto del 30% i costi dei fertilizzanti e dei tassi d'interesse sui microprestiti ed ottenuto un incremento del 300 /400 % nel raccolto.
Queste persone hanno attraversato momenti molto difficili e nessuno di noi, soprattutto io, li ha aiutati quando erano sull'orlo dell'autodistruzione reciproca. Stiamo rimediando adesso; loro hanno superato questo momento e sono proiettati verso il futuro. Stiamo agendo in maniera ecologicamente responsabile. Sto facendo del mio meglio per convincerli a non utilizzare la rete elettrica per il 35% di persone che non vi hanno accesso, ma di fornire energia pulita, ed implementare progetti di rimboschimento. I ruandesi sono stati molto bravi, Mr. Wilson nel proteggere lo strato superficiale del loro terreno. Ci sono un paio di ragazzi che vengono da famiglie di contadini del sud -- la prima cosa che ho fatto quando sono stato lì è stato di mettermi carponi e scavare nella terra e vedere che cosa ne avevano fatto.
Adesso abbiamo la possibilità di dimostrare che un paese che si è quasi massacrato cancellandosi dal mondo può riconciliarsi, riorganizzarsi e concentrarsi sul domani e fornire assistenza sanitaria totale e di qualità con un minimo aiuto esterno. Sono grato per questo premio e lo userò a questo scopo. Ci farebbe comodo un po' piú d'aiuto per fare ciò, ma pensate cosa significherebbe se potessimo avere un sistema sanitario di prima classe in Ruanda -- in un paese con un PIL pro capite inferiore ad un dollaro al giorno, un sistema che potrebbe salvare centinaia di milioni di vite nei prossimi dieci anni se attivato in ogni nazione sulla Terra nella stessa situazione. Vale la pena provare e credo che potrà avere successo. Grazie e che Dio vi benedica. (Applausi)
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Accettando il premio TED 2007, Bill Clinton chiede aiuto per portare assistenza medica al Ruanda -- e al resto del mondo.
Through his William J. Clinton Foundation, former US President Bill Clinton has become a vital and innovative force for world change. He works in four critical areas: health, economic empowerment, citizen service, and reconciliation. Full bio »
Translated into Italian by Roberta Mura
Reviewed by Elena Montrasio
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27:52 Posted: Oct 2006
Views 327,617 | Comments 106
20:13 Posted: May 2007
Views 326,556 | Comments 106
14:23 Posted: May 2008
Views 125,758 | Comments 35
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