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Uno dei modi più comuni di dividere il mondo è tra quelli che credono e quelli che non credono - in religiosi e atei. E nell'ultimo decennio, è abbastanza chiaro cosa significhi essere ateo. Ci sono state persone dichiaratamente atee che hanno fatto notare, non solo che la religione è sbagliata, ma che è ridicola. Questa gente, la maggior parte della quale ha vissuto a North Oxford, ha sostenuto - ha sostenuto che credere in Dio è come credere nelle fate e sostanzialmente che è tutto un gioco per bambini.
Credo che sia troppo facile. Credo che sia troppo facile archiviare tutta la religione in questo modo. Ed è facile come sparare a una mosca con un cannone. E quello che vorrei inaugurare oggi è un nuovo modo di essere ateo - se volete, una nuova versione di ateismo che potremmo chiamare Ateismo 2.0. Cos'è l'Ateismo 2.0? Si parte da una premessa di base: ovviamente, non c'è nessun Dio. Ovviamente, non ci sono divinità o spiriti soprannaturali o angeli, ecc. Ora andiamo avanti; non è la fine della storia, questo è solo l'inizio.
Mi interessano quel tipo di persone che pensano cose del tipo: che pensano, "Non credo in tutta questa roba. Non credo nelle dottrine. Non credo che queste dottrine siano giuste. Ma", un ma molto importante, "Adoro i canti natalizi. Adoro l'arte di Mantegna. Adoro visitare le vecchie chiese. Mi piace girare le pagine dell'Antico Testamento". Qualunque cosa sia, sapete di cosa sto parlando - le persone attratte dagli aspetti rituali, dalla morale, dal lato collettivo della religione, ma non sopportano la dottrina. Fino ad ora, questa gente ha dovuto affrontare una scelta spiacevole. È come se si dovesse accettare la dottrina e avere tutta questa bella roba, o rifiutare la dottrina e vivere in una specie di terra spirituale abbandonata sotto la guida della CNN e di Walmart.
È una scelta difficile. Non credo che siamo costretti a fare questa scelta. Credo che ci sia un'alternativa. Credo che ci siano altri modi - e sono sia rispettoso che totalmente profano - nel rubare dalle religioni. Se non credete in una religione, non c'è nulla di male a selezionare e mescolare, tirando fuori il meglio della religione. E secondo me, ateismo 2.0 vuol dire entrambe le cose, come dicevo, un modo rispettoso e profano di analizzare una religione e dire, "Qui cosa potremmo usare?" Il mondo laico è pieno di lacune. Abbiamo laicizzato male, direi. Uno studio approfondito della religione potrebbe darci molti indizi in aree della vita che non vanno molto bene. E oggi vorrei percorrerne qualcuna di queste.
Vorrei partire analizzando l'educazione. L'educazione è un campo in cui il mondo laico crede molto. Quando pensiamo a come rendere il mondo un posto migliore, pensiamo all'educazione; è lì dove investiamo molto. L'educazione vi darà, non solo capacità commerciali, capacità industriali, ci renderà anche delle persone migliori. Sapete quelle cose da discorso di apertura, da cerimonie di consegna diplomi, quelle dichiarazioni liriche quell'educazione, il processo educativo - in particolare l'educazione superiore - ci renderà persone più nobili e dei migliori esseri umani. È un'idea splendida. Interessante vedere da dove proviene.
All'inizio del 19° secolo, la frequentazione delle chiese in Europa Occidentale ha cominciato a calare drammaticamente e la gente ha cominciato a spaventarsi. Si facevano la seguente domanda. Dicevano, la gente dove troverà la moralità, dove troveranno una guida, e dove troveranno fonti di consolazione? E voci influenti sono venute fuori con una risposta. Hanno detto la cultura. Dovremmo guardare alla cultura come guida, come consolazione, come morale. Guardiamo i drammi di Shakespeare, i dialoghi di Platone, i romanzi di Jane Austen. Lì, troveremo molte verità che prima potevamo trovare nei Vangeli di Giovanni. Credo che sia una bellissima idea e che sia molto vera. Volevano sostituire le scritture con la cultura. Ed è un'idea plausibile. È anche un'idea che abbiamo dimenticato.
Se andaste in un'importante università - diciamo Harvard, Oxford o Cambridge - a dire, "Sono venuto qui perché sono in cerca di moralità, guida e consolazione; voglio sapere come vivere", vi mostrerebbero la strada per il manicomio. Semplicemente non è a questo che sono preposte le nostre migliori e più grandi istituzioni universitarie. Perché? Non credono che sia necessario. Non credono che abbiamo bisogno urgente di assistenza. Vedono in noi adulti, adulti razionali. Quello di cui abbiamo bisogno è informazione. Abbiamo bisogno di dati, non di aiuto.
Le religioni partono da un punto completamente diverso. Tutte le religioni, tutte le religioni più importanti, in vari momenti ci chiamano bambini. E come i bambini, credono che abbiamo una seria necessità di assistenza. Stiamo solo tenendo insieme le due cose. Forse sono solo io, forse voi. Comunque, li stiamo solo tenendo insieme. E abbiamo bisogno di aiuto. Certo che abbiamo bisogno di aiuto. E quindi abbiamo bisogno di assistenza e abbiamo bisogno di apprendimento didattico.
Sapete, nel 18° secolo nel Regno Unito, il più grande predicatore, il più grande predicatore religioso, era un uomo di nome John Wesley, che ha viaggiato in lungo e in largo per questo paese tenendo sermoni, dando consigli alla gente su come vivere. Ha tenuto sermoni sui doveri dei genitori nei confronti dei loro figli e dei figli nei confronti dei genitori, i doveri dei ricchi nei confronti dei poveri e dei poveri nei confronti dei ricchi. Cercava di dire alla gente come vivere tramite sermoni, il classico strumento delle religioni.
Ora abbiamo abbandonato l'idea dei sermoni. Se diceste a un moderno individualista liberale, "Ehi, cosa ne dici di un sermone?" vi risponderebbe, "No, no. Non ne ho bisogno. Sono indipendente, una persona individuale". Qual è la differenza tra un sermone e il nostro moderno, laico mezzo di trasmissione, la lezione? I sermoni vogliono cambiarvi la vita e una lezione vuole darvi delle informazioni. E credo che abbiamo bisogno di tornare alla tradizione dei sermoni. La tradizione di fare sermoni ha un enorme valore, perché abbiamo bisogno di una guida, moralità e consolazione - e le religioni lo sanno.
Un altro punto sull'educazione: abbiamo tendenza a credere nel moderno mondo laico che se si dice qualcosa a qualcuno una volta, se lo ricorderanno. Fateli sedere in una classe, raccontate loro di Platone a 20 anni, mandateli a fare carriera in consulenza manageriale per 40 anni, e quella lezione rimarrà loro per sempre. Le religioni dicono, "Assurdo. Bisogna ripetere la lezione 10 volte al giorno. Quindi, mettetevi in ginocchio e ripetetela". Ecco cosa ci dicono le religioni: "In ginocchio e ripetetela 10 o 20 o 15 volte al giorno". Altrimenti le nostre menti sono dei colabrodo.
Le religioni sono culture di ripetizione. Girano intorno alle grandi verità ancora e ancora e ancora. Associamo la ripetizione alla noia. "Dateci le novità", continuiamo a dire. "Il nuovo è meglio del vecchio". Se vi dicessi, "Ok, non faremo più nuovi video TED. Scorreremo solo quelli vecchi e li guarderemo cinque volte perché sono così autentici. Guarderemo Elizabeth Gilbert cinque volte perché quello che dice è così ingegnoso", vi sentireste truffati. Non se adottaste una mentalità religiosa.
L'altra cosa che fanno le religioni è organizzare il tempo. Tutte le principali religioni ci danno dei calendari. Cos'è un calendario? Un calendario è un modo di essere certi che durante l'anno andiate a sbattere contro determinate idee molto importanti. Nella cronologia cattolica, il calendario cattolico, alla fine di marzo penserete a San Girolamo e la sua umiltà e la sua bontà e la sua generosità nei confronti dei poveri. Non lo farete per caso; lo farete perché siete portati a farlo. Non pensiamo in quella maniera. Nel mondo laico pensiamo, "Se un'idea è importante, ci andrò a sbattere. Mi ci imbatterò". Assurdo, dice il punto di vista religioso nel mondo. Il punto di vista religioso dice che abbiamo bisogno di calendari, di tempo strutturato, dobbiamo sincronizzare gli incontri. Questo succede anche nel modo in cui le religioni fissano i riti intorno ai sentimenti importanti.
Prendete la Luna. È molto importante guardare la Luna. Quando guardate la Luna pensate, "Sono molto piccolo. Quali sono i miei problemi?" Metto tutto in prospettiva, ecc... Dovremmo tutti guardarla un po' più spesso. Non lo facciamo. Perché no? Non ha niente da dire, "Guardate la Luna". Ma se siete un Buddista Zen a metà settembre, vi diranno di uscire di casa, salire su un classico podio e dovrete celebrare il festival della Luna Tsukimi, dove vi verranno dati poemi da leggere in onore della Luna e del passare del tempo che ci dovrebbero ricordare la fragilità della vita. Vi daranno delle gallette di riso. E la Luna e la riflessione sulla Luna avrà un posto sicuro nel vostro cuore. È bellissimo.
L'altra cosa di cui sono consapevoli le religioni è: parlare bene - Non sto facendo un gran lavoro su questo - ma l'oratoria per le religioni è assolutamente chiave. Nel mondo laico, potete fare l'università ed essere dei pessimi oratori e fare comunque carriera. Ma il mondo religioso non la pensa in questo modo. Quello che dite deve essere supportato da un modo di esporre assolutamente convincente.
Se andate in una chiesa Pentecostale afroamericana nel sud degli Stati Uniti e ascoltate come parlano, bontà divina, parlano bene. Dopo ogni punto convincente, la gente fa, "Amen, amen, amen". Alla fine di ogni discorso di incitamento, si alzano in piedi, e fanno, "Grazie Gesù, grazie Cristo, grazie Salvatore". Se ora facessimo come loro - non facciamolo, ma se dovessimo farlo - vi direi qualcosa come, "La cultura dovrebbe sostituire le scritture". E voi rispondereste, "Amen, amen, amen". E alla fine del mio discorso vi alzereste in piedi dicendo, "Grazie Platone, grazie Shakespeare, grazie Jane Austen". E sapremmo di avere il ritmo giusto. Certo, certo. Ci stiamo arrivando. Ci stiamo arrivando.
L'altra cosa che le religioni sanno è che non siamo solo cervello, siamo anche corpo. E quando ci insegnano una lezione, lo fanno tramite il corpo. Quindi per esempio, prendete l'idea che gli ebrei hanno del perdono. Gli ebrei sono molto interessati al perdono e come dovremmo ricominciare da capo e ripartire da zero. Non ci fanno solo sermoni. Non ci danno solo libri o parole sull'argomento. Ci dicono di fare un bagno. Nella comunità degli ebrei ortodossi, ogni venerdì andate al Mikveh. Vi immergete nell'acqua, e un'azione fisica supporta un'idea filosofica. Non siamo portati a farlo. Le nostre idee sono in un'area e il nostro comportamento con il corpo sono in un'altra. Le religioni sono affascinanti per il modo in cui combinano le due aree.
Ora guardiamo l'arte. L'arte è qualcosa che in un mondo laico teniamo molto in considerazione. Crediamo che l'arte sia molto, molto importante. Gran parte dell'eccedenza di ricchezza va nei musei, ecc. Talvolta sentiamo dire che i musei sono le nostre nuove cattedrali, o le nostre nuove chiese. L'avete sentito dire. Credo che ci sia il potenziale, ma siamo totalmente delusi. E il motivo per cui siamo delusi è che non stiamo studiando nel modo appropriato la maniera in cui le religioni gestiscono l'arte.
Le due pessime idee che ronzano nel mondo moderno che ci impediscono di trarre forza dall'arte: La prima idea è che l'arte dovrebbe essere per amore dell'arte - un'idea ridicola - un'idea secondo cui l'arte dovrebbe vivere in una bolla ermetica e dovrebbe avere niente a che fare con questo mondo problematico. Non potrei essere meno d'accordo. L'altra cosa di cui siamo convinti è che l'arte non dovrebbe essere chiara, che gli artisti non dovrebbero dire quello che pensano, perché se lo dicessero, potrebbe spezzare l'incantesimo e troveremmo tutto troppo facile. Ecco perché un sentimento molto comune quando siete in un museo - ammettiamolo - è, "Non so che cosa sia". Ma siamo gente seria, non lo ammettiamo. Ma quella sensazione di perplessità è strutturale all'arte contemporanea.
Le religioni hanno un atteggiamento molto più sano nei confronti dell'arte. Non hanno problemi a dire di cosa tratta l'arte. L'arte parla di due cose in tutte le principali fedi. Prima di tutto, cerca di ricordarvi che cosa si deve amare. E in secondo luogo, cerca di ricordarvi che cosa temere e odiare. Ecco cos'è l'arte. L'arte è un incontro viscerale con le idee più importanti della vostra fede. Quindi mentre girate in una chiesa, in una moschea o una cattedrale, quello che cercate di assimilare, quello che assimilate, con gli occhi, con i sensi, verità che altrimenti vi sarebbero arrivate tramite il pensiero.
Essenzialmente si tratta di propaganda. Rembrandt faceva propaganda dal punto di vista Cristiano. La parola "propaganda" attiva un allarme. Pensiamo a Hitler, pensiamo a Stalin. Non necessariamente. La propaganda è un modo di essere didattici in onore di qualcosa. Ed è una cosa buona, non c'è nessun problema.
Il mio punto di vista è che i musei dovrebbero prendere ispirazione dai libri di religione. E dovrebbero accertarsi che quando entriamo in un museo - se fossi curatore di un museo, farei una stanza per l'amore, una per la generosità. Tutte le opere d'arte ci dicono qualcosa. E se fossimo in grado di sistemare gli spazi in modo che ci si potesse trovare di fronte le opere dove ce le propongono, utilizzare queste opere d'arte per consolidare queste idee nella vostra mente, impareremmo molto di più dall'arte. L'arte si prenderebbe in carico il compito che aveva un tempo e che abbiamo trascurato per colpa di idee non fondate. L'arte dovrebbe essere uno di quegli strumenti con cui migliorare la nostra società. L'arte dovrebbe essere didattica.
Pensiamo ad un'altra cosa. La gente nel mondo moderno, nel mondo laico, interessata in questioni dello spirito, in questioni della mente, in questioni dell'anima più elevate, tendono ad essere individui più isolati. Sono poeti, sono filosofi, sono fotografi, sono registi. E tendono a stare per conto proprio. Sono il nostro artigianato. Sono vulnerabili, persone sole. E sono depressi e si intristiscono da soli. E non cambiano molto.
Pensate adesso alle religioni, pensate alle religioni organizzate. Cosa fanno le religioni organizzate? Si raggruppano, creano istituzioni. E questo ha tutta una serie di vantaggi. Prima di tutto, la dimensione, la forza. La Chiesa Cattolica ha raccolto 97 miliardi di dollari l'anno scorso secondo il Wall Street Journal. Sono macchine imponenti. Sono collaborative, sono marche, sono multinazionali, e sono molto disciplinate.
Sono tutte ottime qualità. Lo apprezziamo nelle aziende. E le aziende sono come le religioni in un certo senso, tranne che sono al gradino più basso della piramide dei bisogni. Ci vendono scarpe e automobili. Mentre quelli che ci vendono cose di più alto livello - gli analisti, i poeti - stanno per conto loro e non hanno nessun potere, non hanno nessuna forza. Quindi le religioni sono il primo esempio di istituzioni che si battono per le cose della mente. Potremmo non essere d'accordo con quello che le religioni tentano di insegnarci, ma possiamo ammirare la maniera istituzionale con cui lo fanno.
I libri da soli, i libri scritti da singoli individui, non cambieranno niente. Dobbiamo unirci. Se volete cambiare il mondo, dovete unirvi, dovete essere collaborativi. Ed è quello che fanno le religioni. Sono multinazionali, come dicevo, hanno un marchio, hanno un'identità chiara, non si perdono nel mondo indaffarato. Ed è una cosa da cui possiamo imparare.
Vorrei concludere. Quello che voglio veramente dire è che per molti di voi che operano in tanti settori diversi, c'è da imparare dall'esempio della religione - anche se non credete in nessuna di loro. Se siete coinvolti in qualcosa di collettivo, che coinvolge tante persone che si mettono insieme, la religione potrebbe interessarvi. Se siete coinvolti, diciamo, nel settore dei viaggi, guardate i pellegrinaggi. Osservate attentamente i pellegrinaggi. Non abbiamo neanche iniziato a grattare la superficie di quello che potrebbero essere i viaggi perché non abbiamo visto quello che le religioni fanno con i viaggi. Se siete nel mondo dell'arte, guardate l'esempio di quello che la religione fa con l'arte. E se siete un educatore di qualunque tipo, ancora una volta, guardate come la religione diffonde le idee. Potreste non essere d'accordo con queste idee, ma Dio solo sa quanto i meccanismi siano efficaci.
Il mio punto conclusivo è che potreste non essere d'accordo con la religione, ma alla fin fine, la religione è così astuta, così complicata, così intelligente, in un certo modo che non dovrebbe essere lasciata alle sole persone religiose; è per tutti noi.
Chris Anderson: Beh, è un discorso molto coraggioso, perché lei potrebbe in qualche modo essere ridicolizzato in alcuni ambienti.
AB: Si può essere uccisi su entrambi i fronti. Si può essere uccisi dagli atei convinti, e si può essere uccisi da coloro che credono profondamente.
CA: Missili in arrivo da North Oxford in qualunque momento.
CA: Ma ha trascurato un aspetto della religioni che secondo molti potrebbe includere nel suo programma, che è il senso - in realtà è probabilmente la cosa più importante per chi è religioso - l'esperienza spirituale di un qualche tipo di connessione con qualcosa di più grande di noi. C'è spazio per quell'esperienza nell'Ateismo 2.0?
AB: Certamente. Io, come molti di voi, incontro persone che dicono cose come, "Non c'è qualcosa di più grande di noi, qualcos'altro?" E dico, "Certo". E loro dicono, "Quindi lei non è in qualche modo religioso?" E io, "No". Perché questo senso di mistero, quel senso di immensità dell'universo, deve essere accompagnato da un sentimento mistico? La scienza e la sola osservazione ci danno da sole quella sensazione, quindi non ne sento il bisogno. L'universo è grande e noi siamo piccoli, senza la necessità di ulteriori superstrutture religiose. Quindi chiunque può avere dei momenti cosiddetti spirituali senza credere nello spirito.
CA: Mi lasci fare una domanda. Quanta gente qui direbbe che la religione per loro è importante? C'è un processo equivalente per cui esiste una sorta di ponte tra quello di cui parla e quello che direbbe loro?
AB: Direi che ci sono molte, molte lacune della vita laica e possono essere colmate. Però non vuol dire, come tentavo di suggerire, che o si è religiosi e allora si accetta qualunque cosa, o non si è religiosi e allora si rimane tagliati fuori da tutte queste cose positive. È triste dover dire costantemente, "Non credo, quindi non posso fare parte di una comunità, sono tagliato fuori dalla moralità, quindi non posso andare in pellegrinaggio". Verrebbe da dire, "Assurdo. Perché no?" E questo è veramente lo spirito del mio discorso. Abbiamo così tanto da assorbire. L'ateismo non dovrebbe tagliarsi fuori dalla ricchezza delle risorse della religione.
CA: Ho l'impressione che nella comunità TED ci siano molti atei. Ma probabilmente molti nella comunità certamente non pensano che la religione sparirà presto e vogliono trovare una lingua per instaurare un dialogo costruttivo e sentire di poter parlare l'uno con l'altro e perlomeno condividere alcune cose. Siamo sciocchi ad essere ottimisti sulla possibilità di un mondo in cui invece della religione come parola d'ordine di divisione e guerra, possa essere collegamento?
AB: No, dobbiamo essere riguardosi nei confronti delle differenze. Il riguardo è una virtù molto trascurata. È vista come ipocrisia. Ma dobbiamo arrivare ad uno stadio in cui se siete atei e qualcuno vi dice. "Sai, ho pregato l'altro giorno", educatamente lo ignorate. Andate avanti. Perché siete d'accordo con il 90% delle cose, perché avete una visione comune su molte cose, e dissentite educatamente. E credo che sia questo che le guerre di religione hanno ignorato. Hanno ignorato la possibilità di un disaccordo pacifico.
CA: E infine, questa cosa nuova che sta proponendo non è religione, ma qualcos'altro, ha bisogno di un capo, si offre volontario per fare il papa?
AB: Beh, diffidiamo sempre molto dei singoli leader. Non ne ha bisogno. Quello che ho cercato di comporre è una struttura e spero che la gente la possa riempire. Ho abbozzato una sorta di quadro di base. Ma chiunque siate, come dicevo, se siete nel settore dei viaggi, fate un po' di quei viaggi. Se siete nell'industria comunitaria, guardate la religione e prendete spunto. È un progetto wiki.
CA: Alain, dovrebbe innescare molte conversazioni più tardi, grazie.
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Che aspetti della religione dovrebbero adottare (con tutto rispetto) gli atei? Alain de Botton suggerisce una "religione per atei" - chiamata Ateismo 2.0 - che incorpora forme religiose e tradizioni per soddisfare i nostri bisogni umani di connessione, di rituali e di trascendenza.
Through his witty and literate books -- and his new School of Life -- Alain de Botton helps others find fulfillment in the everyday. Full bio »
Translated into Italian by Anna Cristiana Minoli
Reviewed by Ana María Pérez
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When you look at the Moon, you think, ‘I’m really small. What are my problems?’ It sets things into perspective. We should all look at the Moon a bit more often.” (Alain de Botton)
16:51 Posted: Jul 2009
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24:45 Posted: Jul 2006
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21:28 Posted: Mar 2008
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