Aimee ed io abbiamo pensato... Ciao, Aimee. - Ciao.
Aimee ed io abbiamo pensato di fare quattro chiacchiere, e io vorrei che raccontasse a tutti come è diventata un'atleta molto particolare.
Beh, per chi ha visto la foto nella mia breve presentazione biografica... ...la foto la dice lunga. Ho una doppia amputazione, sono nata senza il pèrone in entrambe le gambe. Me le hanno amputate quando avevo un anno, e da allora corro come una pazza, dappertutto.
Cheryl: Racconta anche a loro, ad esempio, come sei arrivata a Georgetown. Cominciamo da lì?
Sono all'ultimo anno del programma dei Servizi Internazionali a Georgetown. Dopo le superiori ho vinto una borsa di studio per l'intero corso universitario; scelgono ogni anno tre studenti in tutta la nazione per questo programma sugli affari internazionali, e così ho vinto il giro completo a Georgetown e sono stata lì per quattro anni. Mi è piaciuto un sacco.
Cheryl: Quando Aimee era lì ha pensato che era, come dire, interessata all'atletica leggera, e così ha deciso di contattare qualcuno e ha iniziato ad informarsi... Dai, perché non ci racconti quella storia?
Certo. Beh, credo di aver sempre fatto sport. Da bambina ho giocato per cinque anni a softball... ...ho sciato in modo competitivo durante tutte le superiori, al college ero un po' insoddisfatta, perché in quel periodo non ho fatto nulla di sportivo per un anno o due. E non avevo mai partecipato a gare per disabili, ecco. Avevo sempre gareggiato contro altri atleti senza disabilità fisiche. Era sempre andata così. In effetti, non ho mai incontrato altre persone amputate finché non ho avuto 17 anni. E sentii, ecco, che facevano queste gare con corridori disabili, e mi sono detta: "Non ne so nulla, ma prima di giudicare, andiamo a vedere di cosa si tratta". Così, mi sono iscritta e ho preso il volo per Boston - era il '95, avevo 19 anni ed ero certamente l'outsider in quella corsa. Era la prima volta. Avevo corso su un sentiero di ghiaia un paio di settimane prima della gara per vedere quanto veloce andavo, e dopo 50 metri ne avevo già abbastanza, ero senza fiato. E avevo queste gambe che erano, beh... ...un groviglio di legno e plastica, stavano attaccate col velcro - con sopra quei calzettoni grossi e spessi - cioè, non il massimo della comodità, ma era quello che avevo da sempre.
E arrivo lì a Boston, a concorrere con questa gente con queste super gambe di carbonio, grafite e, sai, ammortizzatori incorporati e tutto il resto, e mi guardavano come - beh, sai: "Ok, sappiamo chi NON vincerà questa gara." E, insomma, ero andata là e mi aspettavo... Beh, non lo so cosa mi aspettavo in realtà ma, sai, quando ho visto un uomo a cui mancava tutta una gamba partecipare al salto in alto, darsi la spinta con una gamba e superare l'asta a 6 piedi e 2 pollici... Dan O'Brien ha saltato 5'11'' nel '96 ad Atlanta, beh, questo vi dà un'idea - questi sono, cioè, veri atleti, in senso completo, senza alcuna limitazione alla parola "atleta". E così ho deciso di mettercela tutta, e, sai, col cuore in gola ho corso la mia prima gara, e ho battuto il record nazionale di 3 centesimi di secondo e sono diventata detentrice del nuovo record al mio primo tentativo.
E sai, la gente mi diceva: "Aimee, tu sei veloce - tu hai un talento naturale per la velocità - ma non hai la tecnica, non hai stile. Correvi tutta scomposta. Abbiamo visto tutti quanta fatica facevi." Così decisi di chiamare l'allenatore di atletica a Georgetown. E per fortuna non sapevo che gigante fosse nel campo dell'atletica leggera! Ha allenato cinque atleti olimpionici, sai, e il suo ufficio è ricoperto dal pavimento al soffitto con tutti i certificati All America, sai, di tutti gli atleti che ha allenato... ...un personaggio che mette abbastanza in soggezione. E io l'ho chiamato e gli ho detto: "Senta, ho corso ad una gara e ho vinto e...
...vorrei sapere se posso, cioè, vorrei sapere se posso assistere a qualche suo allenamento, vedere che esercizi fa, cose del genere." Ecco cosa volevo - solo un paio di allenamenti. "Posso solo venire a guardare quello che fa?" E lui ha risposto: "Beh, è meglio che ci incontriamo, prima di decidere qualunque cosa." Sai, avrà pensato: "In che cosa mi sto imbarcando?" Così l'ho incontrato, sono entrata nel suo ufficio, e ho visto tutti i poster e le copertine con gli atleti che aveva allenato... ...ci siamo seduti e abbiamo iniziato a parlare. E ne è venuta fuori una grande collaborazione perché lui non aveva mai allenato un atleta diversamente abile, e così non aveva preconcetti su cosa ero o non ero in grado di fare, e io non ero mai stata allenata prima, così era come - eccoci qui, iniziamo questa avventura.
Così ha cominciato dedicandomi la sua pausa pranzo quattro giorni alla settimana, nel suo tempo libero, io lo raggiungevo in pista e mi allenavo con lui. Ecco come ho conosciuto Frank. Era l'autunno del '95, e poi, mentre finiva l'inverno, mi ha detto: "Sai, sei abbastanza brava. Puoi correre con la nostra squadra femminile di atletica." Io gli ho detto: "No, dai, stai scherzando." E lui: "No, no, davvero. Tu puoi. Puoi correre con la nostra squadra femminile." Così nella primavera del '96, con il mio obiettivo di entrare nella squadra Paralimpica degli States in maggio - che si avvicinava alla velocità della luce - sono entrata nella squadra dell'università. Questa cosa non l'aveva mai fatta prima un disabile, correre a livello universitario. Così, non so, ha cominciato ad esserci una combinazione di cose interessante.
Cheryl: Bene, racconta anche come, sulla strada verso le Olimpiadi, ti sono capitate un paio di situazioni indimenticabili a Georgetown, perché non ce le racconti? Sì, beh, sapete... avevo vinto tutto quello che un disabile può vincere, ogni competizione a cui avevo partecipato, e, sai, allenandomi a Georgetown sapevo che dovevo abituarmi al fatto che avrei visto le altre atlete sempre di schiena sai, correvo contro le future campionesse come era stata Flo-Jo e loro mi guardavano come... ...mmh, chi è quella, cioè, cosa succede qui? Be', insomma, mi mettevo l'uniforme di Georgetown, andavo là fuori e sapevo che lo facevo per migliorare - nel mio campo ero già la migliore del Paese - sai, per migliorare devi allenarti con gente che è migliore di te.
Così mi ero messa sotto, e mi ero iscritta alla Big East, che è una specie di campionato, alla fine della stagione e faceva molto, molto caldo. E per la prima volta - mi ero appena presa queste nuove gambe da corsa che avete visto nella foto all'inizio - quindi non mi ero ancora resa conto, sai, della quantità di sudore che avrei fatto nella calza, che fa letteralmente da lubrificante e io mi muovevo come un pistone nel cilindro. Allora, dopo circa 85 metri della corsa dei 100, nel pieno del mio splendore, sono caduta giù dalle gambe. E sono caduta davanti a - tipo - 5000 persone. E insomma, ero proprio mortificata... ...perché poi ero iscritta nei 200 metri, pensa, che iniziavano dopo mezz'ora.
Allora sono andata dal mio allenatore. "Per favore, non farmelo fare. Non posso correre così davanti a tutta quella gente. Mi verranno via le gambe. Se mi son venute via dopo 85 metri non ho speranze di arrivare a 200!" E lui, lui si è messo a sedere proprio così. Ed è stato insensibile alle mie suppliche - per fortuna - perché lui è - ecco - quello che viene da Brooklyn - è grande e grosso - e mi ha detto: "Aimee, le tue gambe saltano via? E allora? Tu le raccogli, ti rimetti quei maledetti aggeggi e finisci quella stramaledetta gara!"
(Applausi) E l'ho fatto! E questo mi ha, sai, mi ha fatto andare avanti. Mi ha tenuta sulla strada giusta.
Cheryl: Allora, in seguito Aimee va alle Paralimpiadi del 1996, ed è molto eccitata. La raggiunge tutta la famiglia - è una cosa importante. Erano - erano due anni che stavi correndo?
Cheryl: Un anno. Perché non racconti quello che è successo appena prima della gara?
Ok, bene. Atlanta. Le Paralimpiadi, giusto per chiarire un attimo, sono le Olimpiadi per persone con disabilità fisiche - con amputazioni, paralisi, atleti su sedia a rotelle - a differenza delle Special Olympics, che sono per persone con ritardo mentale. Allora, siamo ad Atlanta, una settimana dopo le Olimpiadi, e a me non passa nemmeno per la testa che solo un anno prima, su una stradina di ghiaia, non ero riuscita a correre neanche per 50 metri. Adesso, io sono lì - non ho mai perso. Ho fatto dei nuovi record agli U.S. Nationals - le prove olimpiche - in maggio, e sono, ecco, sicura di tornare a casa con l'Oro. Ero anche l'unica, come la chiamano loro, "sotto il ginocchio bilaterale". Ero l'unica donna che faceva il salto in lungo. Avevo già fatto il salto in lungo, e un ragazzo a cui mancavano entrambe le gambe era venuto da me e mi aveva detto: "Come hai fatto a farlo? Sai, noi abbiamo un piede dritto, non riusciamo a darci la spinta dalla pedana." Io gli ho detto: "Boh, l'ho fatto e basta, nessuno me l'aveva detto".
Che buffo! Sono a meno di tre pollici dal record mondiale, e continuavo da quel punto, sai, e così sono iscritta nel salto in lungo - iscritta? No, il salto in lungo l'ho già fatto - e sono iscritta nei 100 metri. E sono proprio sicura di farcela, sai. Ero già nella prima pagina del quotidiano della mia città, proprio quello che per sei anni avevo consegnato di casa in casa. Insomma, era il mio momento di massimo splendore. Ed eravamo nello stadio di riscaldamento, nel circuito di prova, che è a un paio di isolati dallo stadio olimpico. E queste gambe che avevo - che vi prendo fuori adesso - sono stata la prima persona nel mondo con queste gambe. Ho fatto da cavia - e, insomma, erano come una specie di attrazione turistica.
Tutti mi scattavano delle foto, "Su cosa corre quella ragazza?" E io mi guardo tutt'intorno per capire, dov'è la mia competizione? È il mio primo incontro a livello internazionale. Cercavo di avere informazioni da chiunque, sai, chi sono, come sono, sai, contro chi devo gareggiare? "Oh, Aimee, adesso ci informiamo e poi ti diciamo di quello." Volevo vedere il tabellone con i tempi. "Ma non ti preoccupare, lo sai, sei stata grande." Questo 20 minuti prima della mia corsa nello stadio olimpico, e arrivano i tempi delle prove. Io vado a vedere... Il mio tempo migliore, che era il record mondiale, era 15,77. Ora guardo - la corsia successiva, la numero 2, è 12,8. Corsia 3: 12,5. Corsia 4: 12,2. Chiedo: "Ma cosa sta succedendo?" Ci infilano tutti nella navetta per lo stadio, e... ...tutte le donne che c'erano erano senza una mano!
E io sono così... Tutti gli altri mi guardavano con una faccia da "Quale è diversa da tutte le altre?" - Avete presente? E io sto lì seduta, "Oh mio Dio, oh mio Dio." Ve l'ho detto, non avevo mai perso, cioè, dalla borsa di studio, al resto... ...avevo vinto sei medaglie d'oro sugli sci. In tutto, arrivavo prima. Anche a Georgetown, sai, era stato grandioso. Stavo perdendo, ma quello è stato l'allenamento migliore di tutti, perché ero ad Atlanta. Eccomi lì, la crème de la crème, e non c'erano dubbi che avrei perso di un bel po'. E pensavo, sai, "Mio Dio, tutta la mia famiglia, sai, che si è messa sul furgone ed è arrivata fin qui dalla Pennsylvania." E poi, ve l'ho detto: ero l'unica donna sprinter per gli Stati Uniti. E allora, ecco, ci chiamano fuori: "Signore, avete un minuto." E mentre prendevo posizione ai blocchi di partenza, ero così indignata, perché c'era tutto un mormorio che veniva dalla folla, sai, da quelli che erano abbastanza vicini alla linea di partenza per vedere. Mi sentivo come "Lo so! Guardate, lo vedete anche voi. Non è giusto!" Ho pensato che la mia ultima carta da giocare lì era, almeno, sai, se non posso battere queste ragazze voglio fare un po' di casino, ok?
Voglio dire, mi sentivo certamente come Rocky IV, io contro la Germania, sai, tutte le altre, Estonia, Polonia, che mi stavano davanti. E poi lo sparo ha dato il VIA! e tutto quello che mi ricordo è, sai, arrivare ultima e cacciare indietro le lacrime di frustrazione e, da non crederci proprio, questa sensazione di essere sopraffatta. E ho dovuto ripensare al perché di tutto questo, sai, se fino ad allora avevo sempre vinto tutto, allora, qual era il punto? Con tutto quell'allenamento, avevo trasformato la mia vita. Ero diventata un'atleta universitaria, ero diventata un'atleta olimpica. E mi sono davvero messa a pensare su come, sai, il risultato finale portasse lì. Insomma, mi sono rivista quando, solo un anno e tre mesi prima, pensando di diventare un'atleta olimpica mi dicevo, sai, qui c'è la mia vita, va in questa direzione, voglio tenerla per un po', e vedere quanto lontano posso spingermi in questo verso.
E il fatto che ho chiesto aiuto? Quanta gente è salita a bordo? Quanta gente ha messo il suo tempo, la sua esperienza, la sua pazienza, sai, per darmi una mano? Quello era stato un successo collettivo: c'erano, cioè, 50 persone dietro di me che avevano condiviso questa cosa incredibile di andare ad Atlanta. E così, adesso... adesso applico questo tipo di filosofia a tutto quello che faccio, come questo, ecco, mi metto lì e mi concentro sul percorso, tipo: quanta strada ho fatto oggi verso quell'obiettivo, sai. È importante focalizzarmi su un obiettivo, credo, ma, sai, anche saper capire i tuoi progressi nell'arrivarci, e quanto sei cresciuto come persona, capite. È questo il risultato, penso. Il vero risultato.
Cheryl: facci vedere le tue gambe.
Aimee: Oh, certo! Cheryl: Intendo, facci vedere anche altre paia di gambe.
Aimee: beh, queste sono le mie gambe belle.
No, davvero, queste sono le mie gambe estetiche, sul serio, e sono assolutamente bellissime. Dovreste venire qui e vederle da vicino. Ci sono i pori, e mi posso dare lo smalto sulle unghie. E, essenziale, posso mettermi i tacchi. Cioè, voi uomini non potete capire cosa vuol dire poter entrare in un negozio di scarpe e comprare quello che vi piace. Cheryl: Puoi scegliere l'altezza? Aimee: posso scegliere l'altezza, esatto.
Patrick Ewing, che giocava a basket per Georgetown negli anni '80, torna a casa tutti gli anni in estate. E io mi sono divertita un sacco scherzando con lui in palestra perché aveva delle ferite ad un piede... "Toglitelo! Non c'è problema, lo sai, puoi diventare alto anche 2 metri e mezzo, fatteli tagliare".
Comunque non lo trovava così divertente come me, credo. Ok, queste invece sono le mie gambe da corsa, fatte di grafite, come vi dicevo prima, e devo guardare bene di metterci le calze giuste, oh, ho troppe gambe qui dentro... Queste sono... - me la puoi tenere un attimo? - Queste sono altre gambe che uso per il tennis, il softball, eccetera. Hanno un ammortizzatore dentro, si sente questo "shhhh", questo suono pulito quando ci salti sopra. Bene. E questa è quella cosa in silicone che devo arrotolare, una guaina di silicone che mi devo arrotolare su per tenerla ferma quando sudo, sai, qui sembro un pistone che fa su e giù.
Cheryl: Hai un'altezza diversa?
Aimee: Non lo so. Credo di no. Forse sono un po' più alta. A proposito, posso anche mettermele tutte e due.
Cheryl: Aimee non riesce a stare ferma su questo paio di gambe. Deve muoversi...
Aimee: Eh sì, certo, devo essere in movimento, e l'equilibrio è come una parte stessa dell'arto, con queste. Ma senza le calze di silicone, su queste scivolo. Ecco, correndo su queste gambe ho sconvolto mezzo mondo.
Queste sono fatte per simulare la forma reale di un velocista mentre corre. Se avete mai guardato un velocista, l'unica cosa che tocca terra è l'avampiede. E io, quando sono su queste gambe, ho i glutei e i tendini posteriori contratti come se avessi i piedi, e fossi appoggiata sulla loro punta.
(qualcuno dal pubblico: "Chi le ha fatte?")
Aimee: un'azienda di san diego, la Flex-Foot. Ho fatto da cavia, e spero di farlo ancora per ogni nuovo arto protesico che inventeranno. Ma queste, come ho già detto, sono il prototipo più recente. Devo prenderne un nuovo paio perché nell'ultima gara è successo, sai, come un... ho fatto tutto il giro in tondo.
Moderatore: "Aimee e il designer di quelle gambe saranno a TED Med 2, e parleremo della loro ideazione".
Aimee: Allora, queste sono le gambe da corsa, posso rimettermi le altre...
Cheryl: Chi ha progettato le altre?
Aimee: Queste le ho prese in un posto che si chiama Bournemouth, in Inghilterra, circa due ore a sud di Londra. Sono l'unica persona ad averle qui negli Stati Uniti, ed è un vero peccato, perché sono proprio belle. E non voglio mica dire, cioè, le dita e tutto il resto, è che, sai, così come in pista sono un'atleta seria, così fuori dalla pista voglio essere femminile; penso che sia molto importante non essere limitati in nessun senso, si tratti, che so, di potersi muovere o anche di vestirsi alla moda. Insomma, mi piace molto il fatto che posso entrare in ogni negozio e scegliermi quello che voglio, le scarpe che mi piacciono, le gonne che mi piacciono. Spero di riuscire a farle arrivare anche qui e renderle accessibili a un gran numero di persone. Anche queste sono di silicone. Qui sotto è una protesi molto molto elementare, e qui c'è un piede come quello di Barbie.
Sì, insomma, sta sempre bloccato in questa posizione, e io devo indossare un tacco di due pollici. E così, è molto... fatemelo togliere, così potete vedere. Non so se lo vedete bene, ma, è così... Ci sono le vene dei piedi... quelle sul tallone, sono rosate... e anche il tendine d'Achille, si muove anche un pochino. È un tipo di gamba proprio incredibile. Ce le ho da un anno e due settimane. Questo è un pezzo di pelle fatta col silicone. Insomma, è successo che due anni fa questo signore in Belgio ha detto, sai: "Santo cielo, se puoi andare al museo delle cere di Madame Tussauds e vedere Jerry Hall riprodotta fin nel colore dei suoi occhi che pare così vera che ti sembra che respiri, perché non possono fare una protesi per qualunque persona che assomigli a una gamba, un braccio o una mano veri?" Insomma, fanno le orecchie per chi ha subito delle ustioni. Fanno della roba incredibile col silicone.
Cheryl: Due settimane fa Aimee partecipava alla consegna del riconoscimento Arthur Ashe al premio ESPY. È arrivata in città tutta di corsa, dicendo: "Devo comprare un paio di scarpe nuove!" Mancava un'ora alla cerimonia, pensava di aver preso scarpe con tacchi di due pollici ma in realtà erano tacchi altri tre pollici.
Aimee: Questo era un problema, perché voleva dire camminare in quel modo tutta la serata.
Cheryl: Per 45 minuti, abbiamo... per fortuna quell'hotel era fantastico. Hanno mandato qualcuno a segare le scarpe.
Aimee: Ho detto alla reception: "Insomma, ho molta fretta." Cheryl era di fianco a me. Ho detto: "Senta, avete qualcuno qui che può aiutarmi con questo problema?" Beh, ovviamente subito stavano per mandarmi a quel paese: "Guarda, siamo desolati che non ti piacciano le tue scarpe. Ma è un po' tardi." "No, no, no, no... Ho questi piedi particolari, ok? Vanno con tacchi di due pollici. Ho tacchi di tre pollici. Ho bisogno di una tagliatina". Ok. Sai, non si sono nemmeno avvicinati, non ne volevano sapere di toccare le gambe. Hanno giusto tagliato i tacchi! Davvero, queste gambe sono grandiose. Fra un paio di settimane torno dove le fabbricano per avere qualche miglioria. Vorrei un paio di gambe come queste fatte per scarpe basse, per potermi mettere delle scarpe da tennis, perché con queste non posso. Moderatore: È tutto!
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In questo video del 1998 dall'archivio TED, la scattista Aimee Mullins parla della sua carriera piena di record nella corsa, e delle strabilianti protesi alle gambe in carboresina (allora ancora un prototipo) che l'hanno aiutata a tagliare il traguardo.
A record-breaker at the Paralympic Games in 1996, Aimee Mullins has built a career as a model, actor and advocate for women, sports and the next generation of prosthetics. Full bio »
Translated into Italian by Annalisa Paini
Reviewed by Francesco Rustichelli
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05:10 Posted: Aug 2007
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